Università degli Studi di Lecce - Scavi ad Artaxata e survey della valle del Fiume Azat (Repubblica d'Armenia), anno 2005 - G. Lepore e G. Traina (Università di Lecce), Z. Khachatryan e H. Petrosyan (Accademia delle Scienze, Rep. d'Armenia)
Redazione Archaeogate, 22-03-2006
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Scavi giugno e luglio 2005
Nei mesi di giugno e luglio sono stati ripresi i lavori di scavo del complesso monumentale all'estremità nord – occidentale della piana di Artaxata. Si è potuto constatare che il muro principale individuato nella prima trincea, all'estremità orientale, cambia direzione verso sud proseguendo per una lunghezza di 26,5 m. La messa in opera di questo muro presenta una tipologia costruttiva differente da quella degli altri elementi messi in luce: su uno zoccolo di blocchi di basalto e marmo nero si eleva una parte in blocchi di calcare "slegati", non tenuti insieme da graffe "a coda di rondine" (tecnica di costruzione d'epoca ellenistica). Probabilmente questo muro era stato costruito originariamente per scaricare il peso della piattaforma in calcare del blocco principale della costruzione. Successivamente in epoca medioevale la parte più antica del muro è stata innalzata di alcuni filari reimpiegando i blocchi di calcare della struttura ellenistica. A metà del muro sono stati evidenziati altri ambienti d'epoca medioevale (V-XVII sec.) costruiti principalmente con il reimpiego dei grossi blocchi tagliati con precisione e dalla superficie levigata che provengono dalla struttura monumentale d'epoca ellenistica.
Spessi strati di cenere di materiale combusto, riscontrati in diversi livelli, mostrano che gli ambienti medioevali furono spesso distrutti, bruciati e nuovamente costruiti.
Molto probabilmente i muri degli ambienti medioevali furono costruiti su un complesso abitativo di pianta regolare del I sec. d. C.
All'estremità nord orientale del muro principale è stata rinvenuta un denario di Nerone emesso da Antiochia. A nord-est del primo ambiente è stato ritrovato un tesoretto composto da 56 monete di bronzo tra le quali si è potuto identificare solo una moneta di Antonino Pio. Fino adesso sono state analizzate solo sei monete. Queste sono state fatte con la tecnica dello stampo e sono identificabili come rozze copie delle emissioni in rame di Antiochia. Sul rovescio riportano la didascalia SC, ma su alcuni esemplari la lettera S è stata cambiata di posizione. Fino ad ora è difficile dire se queste monete furono copiate in questo luogo oppure furono importate. Tra i muri del I sec. d.C. sono stati ritrovati frammenti di foglie di acanto e di altre decorazioni scultoree riconducibili ad un capitello corinzio.
E' stata rinvenuta anche una scultura in calcare di una testa d'aquila, il cui occhio è inciso mentre il collo è stretto da una fascia rossa di forma circolare. La fascia rossa circolare, molto probabilmente, ricollega la figura ad una divinità solare.
Questo reperto, insieme con gli altri ritrovamenti delle precedenti campagne di scavo confermerebbe l'ipotesi fino ad adesso più condivisa: che il complesso sia stato un tempio dedicato alla dività solare Areg-Mitra-Apollo.