| Attività della missione archeologica italiana a Nisa Vecchia – Mitridatocerta (Turkmenistan) – di Carlo LippolisRedazione Archaeogate, 29-08-2005 Pag. 3 di 3  Interventi di restauro, studio e documentazione al Museo Nazionale di AshgabatAssieme ai lavori sul campo da anni la missione italiana del Centro Scavi di Torino conduce (in collaborazione con specialisti e tecnici del Dipartimento SAAST dell'Università di Torino) studi, ricerche ed interventi di restauro sui materiali provenienti dai vecchi scavi di Nisa oggi conservati presso il Museo Nazionale della capitale. Hanno preso parte all'ultima fase delle operazioni due restauratrici (Giusi Bertolotto, Francesca Salvatori), due archeologi (Niccolò Manassero, Ariela Bollati) e un architetto-disegnatore (Claudio Fossati). Durante la campagna 2005, infatti, si sono portati a termine interventi di integrazione, pulitura e conservazione di parti di mobilia in avorio e di frammentari intonaci decorativi e si è ulteriormente arricchita la documentazione grafica e fotografica di due rilevanti classi di materiali: le sculture di marmo ed i rhyta in avorio (per entrambe le classi è prevista una prossima pubblicazione). Questi materiali provengono da alcune felici campagne di scavo sovietiche (anni '40) condotte all'interno del complesso settentrionale della cittadella: essi costituiscono i materiali più rappresentativi del gusto e degli orientamenti artistici della corte arsacide. L'edificio settentrionale, infatti, divenne in una fase avanzata della storia di Nisa una sorta di magazzino delle preziose suppellettili che originariamente dovevano arredare gli edifici della cittadella. Tali ritrovamenti sono pertanto eccezionali sia per la qualità che per la quantità di materiali che, solitamente, è difficile ritrovare all'interno degli altri edifici della cittadella. L'importanza di questi oggetti non risiede ovviamente nella preziosità del materiale in cui sono fatti (l'avorio, a sua volta arricchito da inserti, colore e foglie d'oro), ma nel costituire un esito felicissimo di quella fusione di elementi greci con elementi iranici e centro-asiatici, attraverso un gusto tipicamente locale, attento alle origini nomadiche della dinastia. Il rhyton è un recipiente atto a versare e mescere il vino, di origine iranica seppure ben noto fin dall'epoca arcaica anche in Grecia. Quelli di Nisa (fig. 8), di grandi proporzioni (alcuni raggiungono i 50-60 cm di altezza) e di un materiale prezioso quanto insolito (l'avorio al posto del metallo o della terracotta), sono composti da diversi pezzi di corno lavorato e assemblato attraverso incastri, chiodi e listelle lignee. Il terminale inferiore era lavorato a tutto tondo, mentre il fregio che ornava l'orlo superiore poteva essere eseguito ad alto rilievo, a basso rilievo o ad intaglio. Intarsi di pasta vitrea e pietre e inserti in rame e oro arricchivano ulteriormente (assieme al colore) questi veri e propri capolavori. L'iconografia e i temi trattati, soprattutto nei fregi, hanno un carattere evidentemente greco: sono rappresentati i 12 dèi dell'Olimpo, oppure processioni (thiasoi dionisiaci) e sacrifici. Tuttavia si tratta di un ellenismo di forte sapore centro-asiatico che poco ha a che fare con la produzione contemporanea greca occidentale. Questi capolavori sono probabilmente un prodotto dell'Asia ellenizzata e la loro produzione deve essere messa in relazione a botteghe orientali, forse centro-asiatiche. E' ancora accesa la disputa sull'esatta provenienza di queste opere d'arte: se ritratti di un bottino (forse proveniente dalle regioni dell'Asia occidentale) oppure di una commissione locale o ancora di una produzione di botteghe centro-asiatiche locali (nei dintorni di Nisa o della vicina Battriana). Il secondo gruppo di oggetti che la missione italiana ha preso in considerazione sono le sculture di marmo anch'esse provenienti da una delle stanze del suddetto complesso settentrionale; sono di piccole dimensioni (1/3 del vero) e non si conosce la loro originaria esatta collocazione all'interno degli edifici di Nisa. Infatti, non si è rinvenuto finora nessun dispositivo o base che possa essere messo in relazione con la loro presenza negli ambienti. E' evidente, tuttavia, che esse dovevano ornare i palazzi della cittadella, come quegli edifici che gli scavi recenti hanno riportato alla luce. Le due statue meglio conservate sembrano raffigurare divinità in vesti puramente greche: è il caso della cosiddetta "Rodogune" (fig. 9) il cui tipo iconografico corrisponde alla Afrodite Anadiomene e che dunque è un'immagine tipicamente ellenistica (è il tipo della celebre Afrodite di Milo). Ma è anche il caso della statua arcaicizzante, forse identificabile con una Artemide o Iside. Quanto preme sottolineare è la presenza, a Nisa, di opere "ellenizzate" perfettamente in linea con gli orientamenti della contemporanea scultura ellenistica: stile classico (Rodogune) e stile arcaico (Artemide?) sono entrambi contemplati in queste opere che difficilmente sono importazioni dal Mediterraneo. Si notano, infatti, quei caratteri che già nei rhyta definiscono l'ambito asiatico (ellenizzato) d'origine delle opere. Queste ed altre statue frammentarie da Nisa, che noi leggiamo come divinità greche, dovevano in realtà rappresentare il loro equivalente iranico: il fenomeno sincretistico (in arte come in architettura e in generale nella cultura, anche religiosa) portò gli artisti di Nisa a raffigurare divinità iraniche con vesti e attributi greci. Esisteva insomma un duplice piano di lettura, iranico e greco che per i contemporanei era immediato mentre per noi è difficilmente accessibile. In concomitanza dei lavori di restauro e documentazione (grafica e fotografica) sui materiali conservati presso i magazzini del Museo Nazionale di Ashkhabad, una collaborazione del Centro Scavi di Torino con tecnici e specialisti di altri enti (Bruno Radicati, Istituto di Fisica Applicata nello Carrara -CNR- di Firenze e Lorenzo Appolonia, direttore della Soprintendenza Archeologica Valle d'Aosta) ha permesso di condurre puntuali analisi fisiche e chimiche al fine di individuare le eventuali tracce di policromia (analisi con spettrofotometro a raggi X; fig. 10-11) sulle statue e sui rhyta e la composizione chimica dei pigmenti e delle argille di intonaci e statue d'argilla cruda: tali analisi hanno dunque selezionato alcuni campioni fra tutte le principali classi di materiali da Nisa: rhyta, statue di marmo, statue di argilla, elementi architettonici in terracotta e pietra. Per il prossimo anno (campagna 2006) è prevista la conclusione degli scavi nei settori esterni a est e sud dell'Edificio Rosso e l'apertura di sondaggi in nuove aree della cittadella. I dati delle ricerche sul campo, degli studi e delle analisi al museo confluiranno in una prossima pubblicazione dedicata alle attività della missione italiana in Turkmenistan dal 1990 al 2006. Carlo Lippolis Cliccare sull'immagine per l'ingrandimento  Fig. 1 - Veduta aerea della cittadella di Nisa Vecchia, da Nord (Copyright Archivio Centro Scavi di Torino).
 Fig. 2 - Interno della Sala Rotonda al termine degli scavi: si distinguono le buche da palo servite per l’allestimento delle impalcature di cantiere durante l’erezione dell’edificio (Copyright Archivio Centro Scavi di Torino).
 Fig. 3 - Ritratto frammentario di Mitridate I dalla Sala Rotonda Copyright Archivio Centro Scavi di Torino).
 Fig. 4 - Particolare del fregio di facciata dell’Edificio Rosso con ancora conservati i colori originari (Copyright Archivio Centro Scavi di Torino).
 Fig. 5 - Aula centrale a colonne dell’Edificio Rosso, da Sud-Ovest (Copyright Archivio Centro Scavi di Torino).
 Fig. 6 - Settore meridionale dell’Edificio Rosso durante la campagna 2005 (Copyright Archivio Centro Scavi di Torino).
 Fig. 7 - Corridoio meridionale dell’Edificio Rosso da est, al termine dei lavori (Copyright Archivio Centro Scavi di Torino).
 Fig. 8 - Rhyton in avorio (Museo Nazionale di Ashkhabat; Copyright Archivio Centro Scavi di Torino).
 Fig. 9 - La cosiddetta “Rodogune”, marmo (Museo nazionale di Ashkhabat; (Copyright Archivio Centro Scavi di Torino).
 Fig. 10 - Analisi spettrofotometriche delle tracce di colore sulle statue di marmo (Copyright Archivio Centro Scavi di Torino).
 Fig. 11 - Diagramma relativo alle tracce di pigmenti su di un reperto (Copyright Archivio Centro Scavi di Torino).
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