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Missione Archeologica Italiana di Pyrgos/Mavroraki, Cipro, Attività di ricerca- 2008 - di Maria Rosaria Belgiorno

Premessa- introduzione
L'indagine archeologica del sito di Pyrgos (Limassol) a Cipro è iniziata nel 1995 con la scoperta dell'insediamento di Mavroraki nei pressi del villaggio di Pyrgos ( Limassol) a Cipro. Nel 1998 dopo le ricognizioni e i sondaggi preliminari sull'area prescelta è iniziato lo scavo sistematico del sito.
La missione è cofinanziata dall'Uff. V Culturali del Ministero degli Affari Esteri Italiano, dall'associazione culturale Tuscia Cultura, dal Centro per l'Archeologia Sperimentale "Antiquitates" di Blera e dalla Municipalità di Pyrgos. Nell'arco del 2008, 34 studenti e studiosi si sono avvicendati nelle diverse attività di scavo, ricerca e restauro. I risultati preliminari delle ricerche sono pubblicati sul sito web www.pyrgos-mavroraki.eu

L'indagine archeologica sta portando alla luce un vasto insieme architettonico unitario, proto palaziale, di ampiezza pari a 4000 metri quadri calcolati attraverso prospezioni geofisiche e sistema GIS, risalente alla metà del III millennio a. C., distrutto da un terremoto nel 1850 a.C. circa.

Di particolare rilevanza è la scoperta dell'area industriale organizzata intorno alla produzione dell'olio d'oliva, destinata alla raffinazione del rame, alla produzione di oggetti di bronzo, all'estrazione di essenze aromatiche in olio d'oliva e a mezzo distillazione per la preparazione di profumi, alla preparazione e tintura delle fibre tessili vegetali ed animali, alla tessitura, e alla preparazione di sostanze farmaceutiche. Un settore specifico conteneva per altro l'attrezzatura per la preparazione del vino che veniva impiegato anche a scopi aromatici e terapeutici.

I diversi ambienti in cui si svolgeva l'attività industriale erano intercomunicanti, e forse la loro disposizione aveva una ragione d'essere nel quadro dell'economia del riutilizzo dell'utensileria di pietra e dei materiali di scarto, secondo un sistema stagionale di impiego delle forze lavorative di cui si ha un'ampia documentazione nella cultura palestinese del IX-VII sec. a.C.

L'importanza del sito, non risiede solo nella sua rara identità di complesso industriale, ma nell'integrità dei livelli preistorici, sepolti dal crollo subitaneo dei muri per il terremoto, peculiarità che sta consentendo, attraverso le indagini archeologiche, archeometriche, paleobotaniche, paleozologiche ed etnoarcheologiche di ricostruire l'iter di metodologie di produzione metallurgica, agricola, medicinale e tessile risalenti all'inizio del II millennio a.C. Si tratta di un'occasione di ricerca unica nel suo genere che non ha per ora confronti mediterranei tangibili, ma solo testimonianze epigrafiche relative alle registrazioni amministrative, conservate nei sistemi palaziali dell'Egeo, del Vicino Oriente e dell'Egitto.

Risultati della campagna di scavo 2008
Comunicato in Inglese, pianta e foto disponibili sul sito web www.pyrgos-mavroraki.net


Un secondo edificio è stato scoperto e messo in luce nel 2008 a Sud dell'area industriale. Si tratta di una peculiare costruzione compresa in un perimetro triangolare, divisa in due ambienti, anch'essa distrutta e abbandonata verso il 1800 a.C. insieme al resto dell'insediamento preistorico.

La destinazione dell'edificio sembra cultuale data la presenza di un altare fiancheggiato su due lati, da un canale costruito in blocchi di basalto e intonacato di calce da ambo i lati, per la fuoriuscita del sangue e dell'acqua lustrale. Quest'ultima veniva attinta in un pozzetto squadrato situato sul lato Nord dell'altare medesimo.
La destinazione religiosa è inoltre confermata dai copiosi materiali rinvenuti, non solo ceramici, come i 4 corni in calcarenite di diverse dimensioni, le numerose ossa di animali sacrificati (per lo più frammenti di teste di toro e ariete) e le decine di conchiglie lavorate a mo' di amuleti. La singolare impostazione triangolare dell'edificio (il temenos) sembra imputarsi all'ultimo episodio di ricostruzione del tempio, data la presenza di ceramica databile dell'inizio del Bronzo Antico (2500-2350 a.C. in connessione ai resti delle fondazioni più antiche) al Bronzo Medio II (1800 a.C.). Di rilevanza e interesse storico, soprattutto per la datazione estremamente alta del complesso, sono i confronti con aree simili benché non triangolari, descritte in diversi passi della Bibbia, in particolare per quanto riguarda la tipologia dell'altare con apposito canale per la raccolta e lo smaltimento dei liquidi sacrificali. Per quanto concerne invece la singolare pianta triangolare del complesso che abbraccia un manufatto più piccolo, anch'esso triangolare (posizionato al centro dell'ipotenusa del triangolo maggiore), non si hanno attualmente confronti così antichi. Il triangolo più piccolo sembra una costruzione a se stante già preesistente, poiché le sue fondazioni sono più profonde di quelle del triangolo esterno. Una fossa circolare contornata da un doppio collare di pietre, quasi al centro del triangolo + piccolo indica probabilmente la posizione originale di una grande giara, forse quella trovata in frammenti all'interno ad Ovest dell'altare. Frammenti di una seconda giara sono stati trovati anche sul lato sud dell'altare vicino all'ingresso, mentre una tazza su quattro piedi di rara fattura è stata trovata nell'ultimo tratto del canale.

Di grande interesse è anche la stanza n°2, divisa dalla precedente solo nell'ultima fase di riassetto del complesso, con un muro divisorio sovrapposto ad un riempimento di. La stanza è rettangolare, rastremata sul lato Sud per seguire la forma triangolare del complesso, ma è divisa in due zone: quella nord coperta (a) e quella sud a cielo aperto (b). La parte Nord conserva intatta la giacitura del crollo delle strutture al momento del terremoto. Il crollo, che non è stato rimosso, ci da importanti indicazioni sull'aspetto originale dell'ambiente. Come per esempio il fatto che il muro del lato Ovest in a, era stato rinforzato, proprio nel punto in cui c'era una piccola finestra rettangolare.
Il crollo del muro Ovest, con le pietre ancora in connessione, mostra chiaramente la sua esistenza. Questo dettaglio ci ricorda il modellino fittile di santuario da Arkanes del I mill.a.C., che ha sul tetto un'apertura da cui si affacciano dei curiosi, ( J.Boardman, RDAC, 1971 37-42) e quello arcaico di Cipro con personaggi che spiano dalle finestre laterali un musico con la lira (Karageorghis, 2006, 103 fig.90).
In questi termini la finestra di Pyrgos rappresenta la prima testimonianza pratica di una realtà riportata solo dalla coroplastica, anche se non è possibile attribuirgli alcuna funzione cultuale.
Il materiale rinvenuto all'interno della stanza n°2 è molto diverso da quello della stanza n°1. Nessun vaso ricostruibile è stato trovato in connessione ai muri crollati, mentre alcune ciotole del Bronzo Medio e una brocca erano appoggiate vicino all'ingresso dell'area coperta. Nella zona all'aperto, così come in parte sopra i crolli della area coperta della stanza, sono venute alla luce una quantità di ossa di bue e di capre, specialmente parti delle teste, oltre a molte conchiglie di vario tipo lavorate in modo da poter essere utilizzate come pendenti o cucite a tessuti.

Tra i reperti più antichi ci sono, una ago di bronzo con foro perfettamente rotondo sulla cruna (tipico ago x cuoio), due rarisssimi orecchini di bronzo del tipo Philia (Fig.14, 2350 a.C.) e molti frammenti diagnostici di vasi in Red Polished I e II dalla caratteristica base piatta. La loro presenza suggerisce che il primo impianto dell'edificio risalga alla fine del terzo millennio a.C., ma non si può escludere che il piccolo complesso templare sia stato edificato sopra strutture domestiche più antiche di decenni.

A questo proposito va rilevato che lo scavo del 2008 ha confermato uno degli aspetti più interessanti dell'architettura di Pyrgos/Mavroraki, quello dell'orientamento assiale della pianta del "palazzo". Un'impostazione che viene mantenuta anche per l'edificio triangolare messo in luce nel 2008 .

Infatti, con piccolo scarto rispetto alle coordinate geografiche Nord-Sud ed Est Ovest, il palazzo di Pyrgos/mavroraki mostra un intenzionale orienamento dei muri principali e secondari, che dividono e abbracciano i grandi ambienti del complesso.

Benchè la struttura dei muri sia caratteristica dell'architettura domestica del Bronzo Antico e Medio Cipriota, si nota una meticolosa attenzione nel mantenere il complesso architettonico dentro una specie di "modulo" o modello architettonico, questo prevede regole ben precise, sia per l'erezione dei muri che nella sistemazione interna degli ambienti, dal punto di vista delle rifiniture strutturali.

Partendo dalle prime fasi di impostazione dell'impianto industriale, sembra che lo spazio sia stato in un primo momento diviso in settori di grandezza pressochè uguale. Vale a dire che ogni ambiente aveva per lo più la stessa dimensione, sia pur calcolata "ad occhio" di 13-15metri x 13- 15 metri. I tre grandi ambienti che si distinguono per diversa destinazione industriale erano infatti originariamente molto simili per dimensione, ma non per destinazione d'uso: la stanza del frantoio, la sala Ovest con l'area dei tessili, la corte sud della metallurgia. Infatti le divisioni interne di questi ambienti appartengono ad episodi successivi di riutilizzo degli spazi. La cosa non può essere casuale dato che la costruzione dei muri è stata fatta con regole ben precise che prevedevano le seguenti fasi: il livellamento dell'area da edificare, la definizione del perimetro, l'imposizione delle fondamenta, la costruzione di un reticolato di legno nel quale si disponevano le file dei mattoni crudi, la costruzione del tetto, lo scavo del livello interno del pavimento ad almeno 30 cm al di sotto delle fondamenta, l'intonacatura di tutte le superfici orizzontali e verticali e la costruzione di suppellettili fisse interne con fango ed intonaco.

Anche la posizione del complesso templare rispetto all'area industriale ci appare opportunamente scelta, se la confrontiamo con quella degli edifici di culto ciprioti della fine del II millennio, poiché si trova di fronte all'area in cui si svolgevano le attività metallurgiche. Questa peculiarità, oltre a confermare la destinazione d'uso dell'edificio, anticipa di svariati secoli la tradizione religiosa cipriota che, legava i luoghi di culto alla produzione del rame, e invocava la protezione divina sulle attività metallurgiche. Fatto che è ampiamente documentato dai famosi santuari ciprioti della fine del II millennio a.C. come Myrtou Pigadhes, Kytion, Athienou, Enkomi.






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