INDICE
R. Petriaggi
Editoriale
Saggi
Piero Dell'Amico
Le navi cucite del''antico Egitto: una nuova interpretazione della tecnica di assemblaggio
Daniela Giampaola et alii
La scoperta del porto di Neapolis: dalla ricostruzione topografica allo scavo e al recupero dei relitti
Gianfranco Purpura
Osservazioni sulla pesca del corallo rosso nell'antichità
Nicola Severino
Un'anfora di tipo 'misenate' rinvenuta nelle acque di Vivara
Eric Fouache et alii
Evolution of the Croatian shore line between Porec and Split over the past 2000 years
Roberto Petriaggi
Nuove esperienze di restauro conservativo nel Parco sommerso di Baia
Flavio Enei
Ricostruzione sperimentale di una pompa di sentina del tipo a bindolo presso il Museo del Mare e della Navigazione Antica (Santa Severa, Roma)
Roberto Petriaggi, Barbara Davidde
The Analytical Data Card of underwater archaeological finds (SAMAS) for diagnosing the deterioration
Acta diurna, comunicazioni e aggiornamenti scientifici
Roberto Petriaggi
Per una Carta del rischio del Patrimonio sommerso dei mari italiani e delle acque interne
Maria Gloria Calì, «I Mercoledì di Palazzetto Mirto». Conferenze di Archeologia Subacquea della neonata Soprintendenza del Mare (Palermo)
Flavio Enei
Nel luogo dell'antico porto di Pyrgi inaugurato il nuovo "Museo del Mare e della Navigazione Antica"
Piero Dell'Amico
L'Archeologie navale: alcune considerazioni sui concetti e sui metodi della costruzione navale a seguito della pubblicazione del manuale di P. Pomey e E. Rieth.
Recensioni
Flavio Enei
Pyrgi Sommersa. Ricognizioni archeologica subacquee nel porto dell'antica Caere (Roberto Petriaggi)
De Triremibus
Festschrift in honour of Joseph Muscat (Piero Dell'Amico)
EDITORIALE di Roberto Petriaggi
Vede oggi la luce il secondo numero di «Archaeologia Maritima Mediterranea», ad un anno dalla prima uscita. Noi che abbiamo creduto alla vocazione funzionale di questo spazio di informazione scientifica, non possiamo non esprimere la nostra soddisfazione, anche se il 2005 si chiude senza confortanti novità e il nuovo anno si apre alla luce di contraddizioni e prospettive inquietanti per l'archeologia subacquea in Italia. Se è vero che sono ormai numerosi gli insegnamenti universitari concernenti la Materia in varie regioni della Penisola, sconcerta la soppressione dello specifico Corso di Laurea attivato dall'Università della Tuscia di Viterbo appena nell'anno accademico 2002-2003. Eppure non manca l'interesse dei giovani nei confronti di questo aspetto della ricerca ; mancano, se mai, le occasioni per fare esperienza, perché sono pochissimi i cantieri aperti e le difficoltà di ordine giuridico e burocratico inducono i direttori dei lavori ad affidare il cantiere ad Imprese specializzate e a non coinvolgere volontari, anche se questi sono studenti universitari. Il Patrimonio archeologico sparso lungo le nostre coste, a partire dalla profondità di pochi decimetri, fino alle quote frequentate dai subacquei sportivi, sopravvive in un quadro diffuso di semi abbandono. Gli Organismi territoriali preposti alla tutela, tranne alcune eccezioni, versano in uno stato di sostanziale inconsapevolezza per la mancanza di notizie verificate riguardo alla consistenza e allo stato di conservazione dei Beni sommersi.
La vicenda del relitto del Polluce, un piroscafo affondato nel 1841 nelle acque dell'Isola d'Elba con un carico di tesori e saccheggiato a colpi di benna nel 2000 da moderni pirati inglesi, che agirono indisturbati per quasi un mese in barba a Capitaneria e Soprintendenza, insegna qualcosa in proposito a chi volesse un esempio. La Regione Siciliana, con un apposito articolo della legge finanziaria regionale del 2004, in apparente contro-tendenza, si è dotata, invece, di un Organo specifico per la tutela e la ricerca in campo subacqueo, la Soprintendenza del Mare, che si ispira all'esperienza del DRASSM francese e della Eforia Enalion Archaiotiton greca. Speriamo che questo si riveli un valido strumento per attuare la sorveglianza e la tutela di un Patrimonio archeologico subacqueo di consulenza ed importanza inestimabile, quale quello custodito dai mari della Sicilia. Quali sono, poi, le prospettive di lavoro per i giovani laureati? La «verifica preventiva dell'interesse archeologico», prevista nel Codice dei Beni Culturali e introdotta dal DL 63/2005 recentemente convenite in legge, da ora occasione ai Soprintendenti di decidere saggi archeologici preventivi a spese del committente dell'opera pubblica. La documentazione relativa «...è raccolta, elaborata e validata dai dipartimenti archeologici delle università, ovvero da soggetti in possesso di diploma di laurea e specializzazione in archeologia o di dottorato di ricerca in archeologia. (Ari. 2-ter) ». E' prematuro preconizzare quale meccanismo virtuoso questi provvedimenti siano in grado di attivare nel settore specifico dell'archeologia subacquea; per ora constatiamo che, per il 2006, non c'è un solo intervento di ricerca, scavo, sperimentazione in archeologia subacquea, finanziato con fondi ordinari del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Per contro (cfr. «Archaeologia Maritima Mediterranea» i, p. 202) è giunto alla fase conclusiva il progetto Archeomar che, al costo di € 7.500.000 da spendere in 18 mesi (Legge 8 Novembre 2002, n. 264, ari. 13), prevedeva il censimento dei Beni archeologici sommersi di quattro Regioni del sud della Penisola ed il riesame della preesistente documentazione di archivio. I lavori, inoltre, comprendevano una fase ricognitiva con il pattugliamento in mare mediante tre navi oceanografiche, altri natanti minori e mezzi sommergibili per rilevamenti strumentali fino a 500 metri di profondità. Il risultato, in definitiva, sarà quello di conoscere l'esatto posizionamento di alcune altre centinaia o migliaia di target da aggiungere a quelli noti, per i quali già ora non siamo in grado di provvedere sufficientemente, considerando gli strumenti e l'entità dei fondi ordinari di cui dispone il Ministero per queste finalità. I contributi pubblicati in questo numero di « Archaeologia Maritima Mediterranea » rispecchiano in parte la situazione sopra esposta: mancano, si, rendiconti di scavo subacqueo, tuttavia, si ha il privilegia di ospitare un dettagliato e articolato intervento sulla topografia del piano antico di Napoli e sui relitti rinvenuti nel corso dei lavori in piazza Municipio. All'interno della rivista esso si presenta come una corposa monografia, alla quale hanno collaborato diversi Autori, coordinati da Daniela Giampaola. A Lei si deve lo studio degli aspetti relativi alla topografia antica del piano di Neapolis, mentre V. Carsana e G. Boetto hanno preso in esame, rispettivamente, la morfologia dei fondali, con le pertinenti stratigrafie, ed i relitti delle navi romane, dal punto di vista delle caratteristiche architettoniche e funzionali. Le metodologie di intervento e di recupero sono state affrontate da F. Crema, C. Florio e D. Panza, mentre gli aspetti legati alla diagnostica ed alle analisi chimiche e biologiche sui reperti sono stati curati da M. Bartolini, C. Capretti, G. Calotta, G. Giachi, N. Macchioni, M. P. Nugari e B. Pizzo.
Continua anche in questo numero il resoconto dei lavori di restauro conservativo subacqueo presso il Parco sommerso di Baia, con le nuove esperienze svolte durante la campagna del 2004 e, in aggiunta, viene proposto un modello di scheda per la registrazione del degrado delle strutture sommerse, che potrebbe risultare uno strumento interessante per la programmazione razionale degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. Infatti, solo la consapevolezza riguardo alla consistenza, alla distribuzione e, soprattutto allo stato di conservazione del patrimonio sommerso consente una efficace azione combinata di tutela, e conservazione, come si osserva in un altro contributo che, ricollegandosi alla problematica affrontata dal progetto Archeomar, si sofferma sulla necessità di concepire, per il mondo sommerso, una iniziativa paragonabile a quella che è stata la Carta del rischio del Patrimonio monumentale messa a punto dall'Istituto Centrale per il Restauro. Saggi che riesaminano alcuni temi legati alla costruzione navale, quali quello sulle navi cucite o quello sulla ricostruzione funzionante di un modello di pompa di sentina, introducono, poi, alla riflessione critica sugli aspetti teorici e tecnici dell'architettura navale. Questi sono discussi da P. Dell'Amico in un contributo che prende lo spunto dalla recente pubblicazione del libro L'Archéologie navale di P. Pomey ed E. Rieth. Una riflessione sui diversi aspetti tecnici, giuridici ed antropologici della pesca del corallo nell'antichità ed un'altra sulla coltivazione della vite in età tardo antica e sull'utilizzo di particolari contenitori tipici dell'area di Misene ci permettono, poi, di spostare la nostra attenzione sulle tracce delle attività svolte dalle popolazioni che da sempre hanno visto il mare come fonte di sostentamento e di ricchezza. Sempre in questa prospettiva si propone un interessante esame dell'evoluzione del profilo delle coste croate, in relazione alle presenze archeologiche che là si riscontrano e che testimoniano la frequentazione umana nel corso degli ultimi 2000 anni. Da ultimo si segnala una relazione sulle conferenze di archeologia subacquea avviate dalla neonata Soprintendenza siciliana con lo scopo di informare il pubblico, con linguaggio accessibile ma rigorosamente controllato dal punto di vista scientifico, delle novità nell'ambito di pertinenza, e la recente inaugurazione del nuovo Museo del Mare e della navigazione antica presso il sito di Pyrgi, che svolge analoga funzione di promozione culturale nella zona dell'alto Lazio e che costituisce un esempio valido di divulgazione attiva. Nonostante tutto, dunque, noi continuiamo a credere che un'altra realtà è possibile e che l'impegno di raccogliere, diffondere e condividere il racconto della Storia, anche quella che riemerge dalle acque attraverso il lavoro anonimo che ognuno di noi compie quotidianamente con le proprie ricerche, ci rafforzi nella coscienza dell'alto valore morale insito nell'attività di conservare e trasmettere le tracce della Cultura dell'uomo.
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