Una nuova rivista di Archeologia si propone oggi all'attenzione degli studiosi, «Archaeologia Maritima Mediterranea, An International Journal on Underwater Archaeology». Un periodico scientifico, dunque, che ospita argomenti legati al mondo dell'Archeologia subacquea, o, come preferisco dire, all'Archeologia sott'acqua; in altre parole, temi attinenti alla problematica connessa con la ricerca archeologica svolta in ambiente umido o subacqueo e con la conservazione ed il restauro dei manufatti provenienti da tali contesti. Quale è il significato e quali gli scopi di una nuova rivista dedicata a questo peculiare aspetto degli studi? Il Mediterraneo costituisce la motivazione e l'ispirazione di questo progetto, così come è chiaramente evidenziato nel titolo. Il Mediterraneo, infatti (che nella storia è stato, per le civiltà che si sono sviluppate lungo le sue rive, più spesso strumento di scambio di esperienze reciproche e di crescita, piuttosto che di divisione) ha visto i primi passi di questa branca della ricerca archeologica. Accanto al fondamentale contributo dato alla materia da pionieri europei quali Nino Lamboglia e Fernand Benoit, bisogna ricordare il primo cantiere subacqueo diretto da un archeologo in immersione, che ebbe luogo proprio nel Mediterraneo nel 1960, a Capo Chelidonia, davanti alle coste della Turchia, dove un americano, George F. Bass, aprì la strada di quel percorso che avrebbe condotto alle attuali frontiere dell'Archeologia degli alti fondali.
Ancora oggi il Mediterraneo non è venuto meno al suo ruolo di peculiare teatro internazionale della ricerca e della sperimentazione nell'ambito dell'Archeologia subacquea e non potrebbe essere altrimenti, considerate le caratteristiche culturali e storiche di questo contesto geografico. Sulle rive di questo Mare Interno si affacciano Europa, Asia e Africa in una continuità senza soluzione di coste, sempre diverse e pure simili, di tradizioni e memorie fatte di incontri, di scontri, di sangue e di conquiste irripetibili nel percorso del progresso dell'umanità. «Archaeologia Maritima Mediterranea» si offre, dunque, come efficace e diretto strumento di informazione per i ricercatori che operano nel Mediterraneo e «per» il Mediterraneo, in qualsiasi Paese del mondo. Il nostro è un giornale scientifico internazionale aperto sia ai rendiconti definitivi di ricerche sul campo, sia agli studi specifici di Archeologia, sia agli studi di natura biologica, chimica e fisica volti a delineare le caratteristiche dei contesti e dei materiali rinvenuti. Verrà, dunque, conferita adeguata importanza alle relazioni scientifiche intese nel senso più ampio del termine, in maniera che si possa coprire il più ampio angolo speculativo nei confronti degli argomenti trattati. Grande risalto avranno i temi legati alla conservazione ed al restauro, come si evince da questo primo numero, nel quale trovano spazio contributi di diversi autori che affrontano, tra l'altro, l'argomento attualissimo della conservazione in situ. Per le comunicazioni sono gradite le principali lingue parlate nella Comunità Europea (inglese, francese, tedesco, spagnolo e italiano), con un breve riassunto in inglese. Le novità bibliografiche e le recensioni di lavori pervenuti alla redazione sono esposte in un repertorio apposito, mentre una speciale rubrica, alla quale è stato dato il nome di Acta Diurna, accoglie sintetiche notizie riguardanti ricerche e lavori in corso, comunicazioni preliminari, attualità scientifiche. Le grandi tematiche ed i lavori di ampio respiro potranno essere oggetto di edizioni mono-grafiche, se l'importanza e la consistenza dei contributi ne faranno ravvisare l'opportunità, come già alcune proposte pervenute lasciano prevedere. Il mio augurio è che un numero sempre crescente di studiosi possa, da domani, servirsi di questo spazio messo a loro disposizione per diffondere e ricevere informazioni.
Roberto Petriaggi