| Piero dell'Amico "Relitti del Mediterraneo. Guida all'Archeologia Subacquea", Luna Editore, La Spezia, 200504 luglio 2005  Introduzione II presente lavoro non ha la pretesa di trattare in maniera completa l'argomento "Archeologia subacquea", ma di compendiare e tratteggiare quelli che sono gli aspetti e le linee principali di tale argomento. Esso nasce, infatti, nel 1987, come dispensa per i corsi di "Orientation to Underwater Archaeology" e successivamente quale supporto di base (pubblicato, ampliato ed aggiornato, su CD ROM nel 1994-95) sul quale si sono sviluppate, per ogni materia, delle lezioni più approfondite, svoltesi nell'ambito di un Corso di Archeologia Subacquea facente parte dei corsi di formazione professionale promossi in questi ultimi anni dall'Unione Europea. Ora, nuovamente ampliato ed aggiornato, diventa un manuale. Le intenzioni di chi scrive sono state quelle di realizzare un manuale diretto a tutti: gli addetti ai lavori potranno forse trovarci qualche nuovo spunto o particolare; a chi frequenta dei corsi più o meno approfonditi e professionali di archeologia subacquea può servire da base per un approfondimento presente o successivo; per i semplici appassionati della materia può essere il passaporto per capire meglio la stessa e per sensibilizzarsi ai suoi problemi. Perché capire e sensibilizzarsi? Perché, purtroppo, molti pensano ancora che l'archeologia, e quella subacquea in particolare, altro non siano che il ricupero di oggetti antichi dopo il loro rinvenimento; troppi credono ancora che, in archeologia, l'importante sia l'oggetto, piuttosto che il contesto nel quale esso si trova. Ciò porta a pensare che fare l'archeologo sia un hobby, un mestiere della domenica: niente di più sbagliato! Quante persone mi hanno chiesto se durante qualche scavo mi sia capitato di trovare la "pignatta col tesoro"! Certo, l'oggetto di per se stesso è importante per le informazioni tecniche, tipologiche, artistiche che può dare; ma per l'archeologo ancor più importante è il contesto, cioè il rapporto, la relazione tra l'oggetto e ciò che lo circonda e lo contiene. Prelevare indiscriminatamente un oggetto significa perdere irrimediabilmente i rapporti che lo legavano agli altri reperti ed alterare il contesto stesso. Ecco perché, su un sito archeologico, prima di spostare o prelevare qualunque cosa bisogna documentare il tutto al meglio possibile: tale regola deve essere seguita, come vedremo, anche durante uno scavo regolare. Per chiarire meglio il concetto vorrei utilizzare un'immagine allegorica, spesso sfruttata dagli archeologi, che nasce dal fatto che tanto i recuperi arbitrari quanto lo scavo regolare di un sito archeologico sono distruttivi: una volta manomesso, un contesto non può più essere ricostruito. Si tratta di paragonare un sito archeologico ad un libro del quale esiste un'unica copia al mondo e nel quale ad ogni pagina corrisponde uno strato archeologico. La caratteristica di tale libro consiste nel fatto che per poterne leggere una pagina bisogna prima strappare e bruciare quella che la precede. Dovremo quindi, prima di passare alla pagina successiva, leggere e documentare ogni singola pagina il più accuratamente possibile: la documentazione e le ceneri sono tutto ciò che rimane dopo la lettura. Allo stesso modo, la documentazione, le campionature ed i materiali sono tutto ciò che ci resta in mano dopo aver scavato un giacimento. Un intervento che non venga adeguatamente documentato o che non segua la giusta sequenza tra documentazione, scavo (eventuale) e ricupero, non è da definirsi "scavo" ma "sterro" archeologico. La ricerca del perché una documentazione è indispensabile ed importante ci porta ad andare al di là del concetto di "intervento archeologico" e ad arrivare al cuore dell'Archeologia stessa. Una campagna archeologica ben impostata tecnicamente e sul piano documentario non è sufficiente a rendere positivo il bilancio poiché, di per se stessa, è sterile. Lo scopo ultimo dell'archeologia, infatti, è quello della ricostruzione storica e gli elementi forniti da un intervento correttamente condotto consentono all'archeologo di ricostruire un evento importante od un semplice momento della vita quotidiana, egualmente interessanti, del nostro passato. All'intervento archeologico devono sempre associarsi, quindi, lo studio dei dati emersi nel corso dell'intervento stesso e la pubblicazione delle informazioni storiche da essi desunte. Ecco perché, lo ripetiamo ancora una volta, una buona documentazione è necessaria e perché chiunque recuperi un oggetto archeologico a scopo, o per iniziativa, personale può sottrarre importanti dati agli studiosi. Una visione originale e simpatica dell'archeologia subacquea e quella di Serge Malcor, responsabile dello scavo del relitto "des Medailles", al largo dell'Ile des Embiez, nei pressi di Tolone. Serge dice che una campagna di scavo subacqueo gli ricorda "una reazione chimica fondamentale che recita: Acido + Base = Sale + Acqua. L'"Acido" rappresenta il gruppo degli scavatori che corrode, taglia... Esso non deve essere né troppo forte, né troppo corrosivo in modo da non andare eccessivamente in profondità ed agire quindi senza danno. Se l'acido non è selezionato e ben scelto la sua azione non sarà uniforme e falserà il lavoro previsto. La base è il relitto che sonnecchia; essa cela il mistero che è poi ciò a cui deve la sua importanza. Il "sale" risultato immediato della reazione, è composto dalle peripezie, dal sudore e dalle giornate di lavoro. E' il compimento dell'avventura che i sommozzatori hanno vissuto e che si deposita a poco a poco, col tempo. L'"acqua" quanto a lei, è quella materia fluida, pressoché impalpabile all'inizio, che impregna ogni giorno un po' di più, man mano che la campagna si svolge. E' anche quello che resta quando il sale è precipitato, quando tutto è finito e che in verità... tutto comincia! Infine il "catalizzatore", un ruolo ..." che spetta al responsabile o direttore della campagna di scavo. Se il catalizzatore è buono "il sale cristallizzerà le buone volontà. Quanto all'acqua, essa zampilla dalle pagine..." che lo studioso potrà scrivere grazie al lavoro di tutta l'equipe. Ricordiamo, infine, che la dizione "archeologia subacquea" ha un'accezione molto ampia e comprende tutto quanto abbia interesse storico-archeologico e sia ricoperto, anche solo parzialmente, dalle acque (da pochi centimetri a molti metri e siano esse dolci, salmastre o salate) o, in taluni casi, abbia una qualche attinenza con esse. Il termine "archeologia sottomarina", talvolta utilizzato come sinonimo della precedente, deve invece intendersi come relativo ai soli giacimenti marini. Piero Dell'Amico Clicca qui per accedere al sito della Luna Editore
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