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"Tesori sommersi": realtà o mito? Archeologia subacquea e media. Alla ricerca di un equilibrio fra una scienza storica e l'industria dell'immagine .


Le missioni archeologiche subacquee sono molto più costose di quelle terrestri: le operazioni richiedono non soltanto tempi di lavori molto lunghi, ma anche l'impiego di personale specializzato, di sofisticate attrezzature che abbisognano di costante manutenzione, di tecnologie moderne. Le organizzazioni statali, come le Università ed i centri di ricerca, hanno raramente la possibilità di coprire la totalità delle spese. Costretto a cercare fondi al di fuori delle istituzioni cui appartiene, l'archeologo subacqueo entra così in contatto con il mondo degli sponsor, delle sovvenzioni private, dei mecenati…. Animato dalla volontà di contribuire al progresso scientifico o desideroso d'appagare la sua curiosità intellettuale, il mecenate è capace di finanziare ricerche senza porre agli archeologi condizioni particolari e senza pretendere risultati in tempi brevi. Pochi sono tuttavia gli scienziati che beneficiano di un vero mecenato. Nella maggior parte dei casi, l'archeologo subacqueo deve accettare l'aiuto degli sponsor: l'aiuto cioè di aziende commerciali che si servono della spettacolarità di certe immagini subacquee per promuovere la propria immagine o il proprio prodotto. Nella sponsorizzazione delle ricerche archeologiche subacquee i « media » occupano, ovviamente, un posto d'eccezione: da sempre, infatti, gli oggetti antichi che il mare custodisce ed il lavoro dell'archeologo subacqueo suscitano nel grande pubblico il fascino dell'ignoto e dell'avventura.
Non è raro, quindi, che le agenzie d'immagini e le aziende televisive contribuiscano alla relizzazione di campagne archeologiche subacquee. Seguendo la logica di mercato, però, esse dettano talora all'archeologo condizioni spesso incompatibili con le esigenze di una normale ricerca scientifica: risultati spettacolari, interpretazioni indiscutibili, tempi brevissimi, pubblicazioni veloci.
Vivendo sul commercio delle immagini, i media privilegiano spesso gli aspetti più « spettacolari » della ricerca a scapito di quelli scientifici e, delusi dai normali risultati dell'archeologia ufficiale, talora non esitano a finanziare spedizioni amatoriali, nelle quali personaggi sprovvisti di scrupolo scientifico sono pronti a fornire con più facilità i risultati sensazionali richiesti senza esitare, se necessario, a forzare la verità….
Anche i professionisti dell'archeologia però, alla costante ricerca di fondi, talora tendono ad accrescere l'importanza delle loro ricerche per finanziarne di nuove…
L'archeologia subacquea entra dunque spesso nel mondo degli affari, ma fatica per uscirne indenne. Comincia cosi' la difficile ricerca di un compromesso tra scienza e mercato dell'immagine. Se da un lato l'archeologia subacquea non puo' sempre fare a meno degli sponsor, è altrettanto vero che essa costituisce una fonte importante nel commercio dell'immagine.
Il rapporto difficile tra archeologia subacquea e sponsor è dunque il tema che verrà affrontato in due giornate a Carrara, dal 9 all'11 di febbraio, in un convegno promosso da Marenostrum e dalla Missione Archeologica ad Abuqir (Università di Torino).
Nel corso di queste due giornate, archeologi subacquei di tutto il mondo si ritroveranno con rappresentanti di sponsor e media. Lo scopo del congresso è quello di trovare un'intesa, una mediazione tra le richieste degli archeologi e quelle degli sponsor. Ciascuno parlerà delle proprie esperienze ed esporrà le proprie esigenze alla ricerca di una formula di lavoro comune. Aspetti della deontologia professionale dell' archeologo e del divulgatore scientifico verranno ugualmente analizzati.

Paolo Gallo
Direttore della Missione
Archeologica ad Abuqir

Orlando Pandolfi
Responsabile Marenostrum

Carrara