La Sicilia dei barbareschi - di Gianfranco Purpura
Redazione Archaeogate, 17-03-2001

II ritorno di un terrore antico dopo la fine di Costantinopoli
Il 28 maggio 1453 Costantinopoli cadde in mano dei Turchi. L'evento suscitò in Europa enorme impressione ed un'ondata di panico. Come ha osservato lo storico Cipolla: «La minaccia turca fu il fatto che più impressionò gli Europei del XV e del XVI secolo. Tra i libri stampati in Francia tra il 1480 e il 1609 quelli relativi ai Turchi e all'impero turco furono più del doppio di quelli concernenti le Americhe». A convincerli della realtà del pericolo ben presto intervennero incursioni sempre più massicce, che sembravano preludere ad una vera e propria conquista militare. La Sicilia venne a trovarsi come avamposto avanzato della cristianità. Solo una serie fortunata di circostanze era destinata a salvare l'Europa dal pericolo turco: la vittoria di Lepanto nel 1571 rappresentò un episodio particolarmente sottolineato nel mondo cristiano, ma la partita era ben lungi dall'essere definitivamente conclusa. Furono soprattutto le nuove navi con le più aggiornate armi da fuoco che consentirono ai paesi europei di lanciarsi sugli oceani verso l'Estremo Oriente, aggirando il blocco mussulmano e alla fine tale espansione coloniale europea si rivelò di importanza decisiva.
Prima di questi eventi, agli inizi del Cinquecento la Sicilia era stata sottoposta ad una serie di micidiali incursioni turche e barbaresche. A Sciacca, nei pressi di Agrigento, a Messina, ovunque la mezzaluna seminava il terrore, determinando dopo la vittoria di Carlo V a Tunisi nel 1535 un fervore inaudito di opere di fortificazione, apprestate in tutta fretta, in prossimità di un'invasione che si riteneva ormai imminente. Centri che erano stati abitati da millenni risultarono sconvolti da trincee aperte nel tessuto classico, come nel caso di Marsala, Termini, Palermo, Siracusa, Catania, ma anche Augusta, Sciacca, Milazzo; in pratica ogni abitato costiero fu coinvolto in quest'opera che, nel lasso di qualche decennio, dovette far apparire la terra siciliana vòlta verso il mare come un immenso cantiere.
Oltre a queste fortificazioni, nei centri abitati alcuni monumenti ricordano ancora quel periodo. A Palermo ad esempio sulla parete esterna della Porta Nuova, progettata a ricordo dell'impresa di Tunisi, macabri trofei di mori dalle braccia mozzate, identificati con demoni raffigurati alla base, fungono da deterrenti contro nemici esterni seguendo una pratica antica. Nei pressi di questa porta civica, un monumento del 1661, originariamente dedicato a Filippo IV, raffigura le quattro parti del mondo dominate dalla Spagna ed i quattro più feroci predoni soggiogati dalla maestà del sovrano, ricalcando anche qui un tema iconografico di età classica e tardo romana.
© Gianfranco Purpura
Dipartimento di Storia del Diritto
Università di Palermo
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Monumento a Filippo IV a Palermo (1661) - Vi sono raffigurate le quattro parti del mondo soggette all'impero mondiale dei sovrani spagnoli e con esse i quattro più feroci «predoni»: Tremisen capo nordafricano, Carralat delle Filippine, Capoulicano dei cacicchi amerindiani, Moamed Babdelin re di Granada, soggiogati dalla maestà dei sovrani.

La Porta Nuova di Palermo - Costruita nel 1583 a ricordo dell'ingresso trionfale in città dell'imperatore Carlo V vincitore dei Mori a Tunisi nel 1535. Vi si notano le figure di alcuni mori mutilati, macabri trofei di nemici ormai demonizzati.

Palermo. Oratorio di S. Cita - La battaglia di Lepanto (1571) negli stucchi di Giacomo Serpotta eseguiti tra il 1686 ed il 1718.