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Le frane dei misteri - di Gianfranco Purpura

La cubula di S. Crescenzia e la leggenda di S. Vito

Al di sotto dell'attuale abitato di S. Vito Lo Capo, nei pressi di Trapani, non sembra che sussistano cospicui resti antichi. Eppure il paese che si estende lungo una delle più belle spiagge del trapanese ed intorno ad un santuario al tempo stesso fortezza si trova in un'insenatura protetta dal lungo capo omonimo che si protende verso il mare aperto. Non è possibile credere che gli antichi non abbiano utilizzato tale incantevole riparo, almeno come luogo di sosta delle imbarcazioni in transito. Ed infatti sul fondo della baia sussistono frammenti ceramici che vanno dall'età greco arcaica all'età bizantina e medievale. Ma è altrettanto incredibile supporre che queste soste delle imbarcazioni di passaggio non abbiano dato luogo alla costruzione di qualche stabile struttura in terraferma. Eppure le uniche notizie di reperti antichi nei pressi del centro abitato sembrano essere costituite da alcune tombe scavate nel tufo, lungo la strada che porta verso Salce, e da una cavità, apertasi nel centro della strada nei pressi del santuario e subito richiusa senza essere stata esplorata. Avrebbe potuto trattarsi di un interessante luogo connesso al culto del Santo o, più banalmente, di un camminamento per la salvezza in caso di assedio della chiesa fortezza. Uno stabilimento antico per la lavorazione del pesce di età panica e romana, costituito da numerose vasche in cocciopesto, si trova a qualche chilometro dall'attuale paese nei pressi della tonnara e di una diversa insenatura, ma non sembra che intorno vi sia stato alcun significativo centro abitato. Eppure Diodoro (XIV) indica una fortezza disputata da Romani e Cartaginesi nei pressi di Erice e nei dintorni di un promontorio, che non può essere altra località che Capo S. Vito.

Secondo la leggenda di S. Vito, il centro abitato si chiamava aConturranan e si trovava su un'altura, a qualche chilometro dalla spiaggia, in posizione tale da dominare simultaneamente i due golfi, formati dalla lunga lingua di terra protesa verso il mare aperto. In questa località, esattamente determinata dalla tradizione, è visibile una vistosa frana. La credenza popolare ritiene che il giovanetto S. Vito, martire al tempo di Diocleziano, sia stato in questo paese non benevolmente accolto, allorquando si era colà rifugiato, accompagnato dai precettori Modesto e Crescenzia. L'inesorabile ira divina si era abbattuta sul paese, seppellendolo completamente sotto una frana, non appena i tre profughi avevano lasciato il centro abitato, dirigendosi verso il mare. Come nel caso di Sodoma, Crescenzia si era volta ad osservare la distruzione del paese, mentre il giovane Vito correva verso il mare, le cui acque al suo incedere retrocedevano, lasciando un vasto lembo di spiaggia scoperto. Il culto di S. Vito, diffusissimo nel meridione, ma anche al nord, al punto da essere dedicata a questo santo la cattedrale di Praga, trovò soprattutto a partire dal XIV secolo il più importante centro devozionale nel santuario sulla riva del mare. Vi esisteva un pozzo di acqua miracolosa che guariva dalla caratteristica malattia nervosa denominata «ballo di S. Vito» (corea) e dalla rabbia e dunque il santo è raffigurato affiancato da cani. Nella zona in età classica era venerato il cane Adrano.

Nel luogo della sosta di Crescenzia fu eretta una cappella ancora oggi oggetto di una curiosa venerazione: vengono deposti grossi macigni sull'altare per liberarsi da pesi insopportabili. Più che di una cappella cristiana, sembra trattarsi originariamente di una cubula mussulmana, aperta su tutti e quattro i lati e chiusa successivamente con un altare in occasione di uno dei restauri. Le strutture attualmente visibili si ritiene che risalgano al XVI secolo, ma un monumento di questo tipo si riscontra nella Palermo normanna ed è ascritto alla seconda metà del XII secolo. La cubula di S. Vito non sembra essere tanto antica, anche se le cubule ebbero vasta diffusione nel mondo islamico già prima del XII secolo, soprattutto ad uso di monumenti funerari di marabutti. Sembra che sia stato usuale da parte dei viandanti deporre una pietra sulla tomba di un morto per morte violenta o per frana. Non v'è dubbio che frana, cappella e santuario meritano una più attenta considerazione e forse nascondono una vicenda non ancora del tutto chiarita.

© Gianfranco Purpura
Dipartimento di Storia del Diritto
Università di Palermo






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In località Conturrana, presso S. Vito lo Capo, si trova la cubula di S. Crescenzia,figura legata alla leggenda del martire Vito (di cui sarebbe stata l'istitutrice). Secondo la tradizione la frana che ha interessato la località sarebbe stata una punizione divina per non aver dato asilo al santo.
In località Conturrana, presso S. Vito lo Capo, si trova la cubula di S. Crescenzia,figura legata alla leggenda del martire Vito (di cui sarebbe stata l'istitutrice). Secondo la tradizione la frana che ha interessato la località sarebbe stata una punizione divina per non aver dato asilo al santo.

La cubula di Santa Crescenzia a Conturrana con alle spalle la frana avvenuta in epoca imprecisata. L'esame della struttura, che risale al XVI secolo, rivela l'origine musulmana e la sua probabile destinazione a monumento sepolcrale, forse connesso con la frana che aveva devastato il luogo. L'agiografia la ricollega a S. Vito di Mazara, ma la realtà storico-archeologica non è ancora del tutto chiara.
La cubula di Santa Crescenzia a Conturrana con alle spalle la frana avvenuta in epoca imprecisata. L'esame della struttura, che risale al XVI secolo, rivela l'origine musulmana e la sua probabile destinazione a monumento sepolcrale, forse connesso con la frana che aveva devastato il luogo. L'agiografia la ricollega a S. Vito di Mazara, ma la realtà storico-archeologica non è ancora del tutto chiara.

Pietre votive deposte all'interno della cubula di S. Crescenzia presso S. Vito lo Capo. L'usanza devozionale del luogo vuole che chi desidera liberarsi di pesi insopportabili vi deponga un masso. L'uso forse deriva da una costumanza musulmana che prescriveva a chi passava presso tombe di morti per frana di lasciarvi una pietra.
Pietre votive deposte all'interno della cubula di S. Crescenzia presso S. Vito lo Capo. L'usanza devozionale del luogo vuole che chi desidera liberarsi di pesi insopportabili vi deponga un masso. L'uso forse deriva da una costumanza musulmana che prescriveva a chi passava presso tombe di morti per frana di lasciarvi una pietra.

S. Vito affiancato dai cani.
S. Vito affiancato dai cani.

Il luogo che la tradizione indica come sede di Conturrana appare effettivamente coinvolto in un'antica frana.
Il luogo che la tradizione indica come sede di Conturrana appare effettivamente coinvolto in un'antica frana.

La zona è soggetta ad un rischio assai elevato di frane, come dimostra questa frana recente che ha per lungo tempo interrotto la strada d'accesso al paese di S. Vito.
La zona è soggetta ad un rischio assai elevato di frane, come dimostra questa frana recente che ha per lungo tempo interrotto la strada d'accesso al paese di S. Vito.