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Palermo Felix - di Igor Mineo

Dove la ricchezza degli scambi si tradusse in splendori d'arte

La straordinaria fioritura dell'architettura normanna in Sicilia, a partire dalla metà del secolo XII, si avvale di apporti eterogenei: e tra questi il linguaggio stilistico e l'esperienza tecnica della tradizione araba giocano un ruolo decisivo. Non si tratta solo della frequente riutilizzazione o riconversione di strutture già esistenti (basti pensare alla Cattedrale e al Palazzo reale di Palermo); anche nelle costruzioni ex novo assai spesso risulta fondamentale l'apporto di maestranze e di "progettisti" di provenienza araba.Tuttavia gli sviluppi artistici di età normanna propongono sintesi ancora più complesse: essi si nutrono infatti non solo della cultura di matrice araba, e fatimita in particolare, ma anche della tradizione figurativa bizantina.

Testimonianze cospicue di tale sintesi sono i maggiori monumenti religiosi palermitani. A cominciare appunto dalla Cattedrale: già basilica cristiana in età premusulmana, era stata trasformata successivamente in moschea, per essere distrutta dall'arcivescovo di Palermo, Gualtiero Offamilio, che nel 1185 consacrava il nuovo tempio. Alcuni decenni prima, e precisamente nel 1143, era stata completata l'edificazione del monumento che reca segni tra i più significativi dell'assimilazione della sapienza figurativa bizantina, e cioè Santa Maria dell'Ammiraglio, contigua alla cappella di S. Cataldo, completata dopo il 1154 da Maione di Bari, che mostra invece con maggiore evidenza la persistenza di tipologie costruttive di origine fatimita. Sarà poi nel complesso di Monreale (duomo e chiostro) voluto da Guglielmo II negli anni Settanta dello stesso secolo che il sincretismo siciliano raggiungerà esiti ineguagliati.

Significativo fu il contributo dell'arte araba nordafricana anche alla costruzione della chiesa di Giovanni dei Lebbrosi (probabilmente di età ruggeriana) e, soprattutto, della Cappella Palatina avviata subito dopo l'incoronazione di Ruggero II nel 1130 la cui decorazione (i soffitti lignei) costituisce il capolavoro dell'arte fatimita in Sicilia.

Il complesso monumentale che documenta meglio questa complessa stratificazione è probabilmente la fabbrica di S. Giovanni degli Eremiti, dove la chiesa, costruita negli anni Quaranta del XII secolo su un progetto ispirato chiaramente da architetti musulmani, si integra in un contesto nel quale un edificio preesistente, databile fra X e XI secolo, sopravvive accanto al chiostro del monastero benedettino, più tardo e ispirato ai moduli del chiostro di Monreale. E in effetti anche i monumenti dell'ultima età normanna sono segnati dalla persistenza del linguaggio architettonico di ascendenza fatimita: si pensi alla chiesa della Magione sorta alla fine del XII secolo.

Negli edifici non destinati a culto l'influenza degli architetti fatimiti può esprimersi più liberamente: è il caso delle residenze e dei solacia regi; dagli esempi maggiori e meglio conservati della Zisa, voluta da Guglielmo I, ma completata da Guglielmo II tra il 1165 e il 1167, e della Cuba, databile con sicurezza al 1180, a quelli non meno significativi per quanto è possibile intuire dai resti dello Scimbeni, della Favara, del "Parco" ad Altofonte. Qui i modelli islamici assumono una fisionomia più precisa, giacché il gioco delle volumetrie non è condizionato dalla necessità di rispettare la funzionalità degli spazi religiosi. Negli edifici pubblici e laici risultano così meglio leggibili i caratteri che fanno l'originalità della cultura d'età normanna nell'isola e che, in particolare, contribuiscono a fissare uno dei volti peculiari dell'identità di una città come Palermo.

© Igor Mineo






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All'interno del salsabil della Zisa di Palermo. II salsabil era un ambiente nobile tipico della cultura araba dove gli ospiti venivano introdotti alla presenza del re. Sul fondo della sala campeggiava il sadirwan (nella foto), uno scivolo solcato da chevrons sul quale l'acqua corrente suscitava mormorii e riflessi. Tutto questo suggeriva che come l'acqua fecondava la terra, la monarchia vivificava il regno.
All'interno del salsabil della Zisa di Palermo. II salsabil era un ambiente nobile tipico della cultura araba dove gli ospiti venivano introdotti alla presenza del re. Sul fondo della sala campeggiava il sadirwan (nella foto), uno scivolo solcato da chevrons sul quale l'acqua corrente suscitava mormorii e riflessi. Tutto questo suggeriva che come l'acqua fecondava la terra, la monarchia vivificava il regno.

L'imponente cattedrale di Palermo è la sintesi di una storia secolare di confronto fra il cristianesimo e l'islam: prima basilica cristiana, poi moschea e infine di nuovo tempio cattolico
L'imponente cattedrale di Palermo è la sintesi di una storia secolare di confronto fra il cristianesimo e l'islam: prima basilica cristiana, poi moschea e infine di nuovo tempio cattolico

Le cupole di S. Giovanni degli Eremiti (1136 - 48) sono ormai caratterizzate dalla dipintura in rosso. E' stato però sottolineato di recente che tale colorazione deriva da una soggettiva interpretazione del restauratore del monumento alla fine dell'Ottocento, mentre in origine le cupole dovevano essere di color cinerino
Le cupole di S. Giovanni degli Eremiti (1136 - 48) sono ormai caratterizzate dalla dipintura in rosso. E' stato però sottolineato di recente che tale colorazione deriva da una soggettiva interpretazione del restauratore del monumento alla fine dell'Ottocento, mentre in origine le cupole dovevano essere di color cinerino

Particolare dell'interno della Cappella Palatina, costruita da Ruggero II nel 1132 al centro del palazzo reale. Le decorazioni costituiscono un contrappunto di arte bizantina e araba
Particolare dell'interno della Cappella Palatina, costruita da Ruggero II nel 1132 al centro del palazzo reale. Le decorazioni costituiscono un contrappunto di arte bizantina e araba