| Testimonianze archeologiche sottomarine nel Golfo di Castellammare - di Gianfranco PurpuraRedazione Archaeogate, 03-05-2007  Da una grotta ubicata nei pressi del mare, la grotta dell'Uzzo (fig. 1), proviene uno dei più antichi indizi relativi all'impiego di imbarcazioni per la pesca nel Mediterraneo. Se infatti lische di grandi pesci si rinvengono improvvisamente insieme ad ami in osso e a reperti del VII millennio a.C. (fig. 2), ciò indica – come a Franchti in Argolide - l'ormai acquisita capacità di allontanarsi dalla riva (fig. 3), limite invalicabile per l'uomo preistorico, raccoglitore di molluschi marini al fine di alimentarsi. Dei tre nuclei abitati più importanti, che fin dall'antichità hanno esercitato un'influenza diretta sul Golfo di Castellamare - Segesta, Alcamo e Partinico - solo nel primo sono state condotte indagini archeologiche, che, se pur hanno evidenziato, soprattutto dal VI sec. a.C. fino all'età romana, l'importanza del maggiore dei centri elimi della Sicilia occidentale e la sua alta antichità, non hanno avuto per oggetto specifico il suo rapporto con il mare. Eppure, secondo Tucidide (VI, 2), gli Elimi furono profughi troiani ai quali si erano aggiunti Focesi sbattuti dalla tempesta sui confini sicani. Castellamare del Golfo fu indubbiamente lo scalo marittimo dell'importante centro antico di Segesta, ma la carenza di ricerche in proposito e la continuità di vita nel sito, che in età medioevale fu importante abitato costiero (Al Madarig, Le Scale), gravitante intorno ad una fortezza circondata dal mare (fig. 4), rendono le testimonianze relative pressocchè nulle. Certa è invece la presenza di un relitto quattrocentesco con ceramica pisana ubicato nei pressi del paese. Da documenti di archivio risulta infatti naufragata nel 1487 una nave appena salpata dal porto di Alcamo (Vallone) carica di duecentottantotto salme di grano e in località Alcamo marina, nei pressi della riva si rinvengono resti insabbiati di un naufragio di tale epoca. Tutto ciò bene indica il tipo di attività nelle quali era coinvolto il Golfo: dagli attracchi costieri (caricatori) per la commercializzazione dei prodotti agricoli in corrispondenza a vie controllate di penetrazione verso l'interno della Sicilia (come nel caso di Segesta – Castellamare; Vallone – Calatubo; S.Cataldo – Partinico; Terrasini – Cinisi), a centri per la pesca e la lavorazione del pescato, come lo stabilimento greco punico per la preparazione della salsa di pesce (garum) di S. Vito Lo Capo (Pesca e stabilimenti antichi per la lavorazione del pesce in Sicilia), l'abitato punico di Scoglio Fungia, Scopello (la cittadina di Cetaria, menzionata nelle fonti?) con i resti di un'antica fornace (figg. 5 e 6), i ruderi del III sec. d.C. di Torre Molinazzo, attrezzati con un molo artificiale semisommerso. Pitture marine di un eremita del XIII/XIV sec. sono presenti nella Grotta di S, Margherita, nei pressi di Cattellamare (Le pitture della grotta di S. Margherita a Castellammare del Golfo). Testimonianze dell'intenso traffico commerciale antico costituiscono i relitti di Terrasini e di S. Vito Lo Capo. Il primo di una nave romana proveniente dalla Spagna nella seconda metà del I sec. d.C.con un carico di lingotti di rame e salsa di pesce (Il relitto di Terrasini), il secondo di età normanna (metà del XII sec.) con la stiva colma di oltre duecento brocche in transito forse verso Palermo (Arabi e normanni nel mare di Sicilia). Le numerose torri costiere del quattrocento (ad es. S. Vito, Capo Rama) e della fine del cinquecento (ad es. Impisu, Alba, Molinazzo) ci ricordano poi presenze subacquee relative a ben più cruenti fatti d'arme ed incursioni, come nel caso dei relitti barbareschi degli inizi del cinquecento lungo la spiaggia di S. Vito Lo Capo, che è possibile ricollegare a documenti d'archivio che menzionano il saccheggio nel 1526 del santuario e la sua conseguente ristrutturazione come fortezza (I mori a San Vito). Sia i numerosi relitti antichi, che i moderni presenti in zona, costituiscono ecosistemi valutabili, non solo dal punto di vista storico ed archeologico, ma anche sotto il profilo naturalistico ed ambientale. Nei pressi della tonnara di S.Vito e di Scopello sussistono relitti di navi moderne ormai certamente meritevoli di tutela. Nel primo caso si tratta di un mercantile, il "Kent", naufragato negli anni settanta a cinquantatre metri di profondità con un carico di Corani e di polistirolo (Scritture sull'acqua. Testimonianze storiche ed archeologiche di traffici marittimi di libri e documenti); nel secondo del "Capua", imbarcazione affondata a ventotto metri nel 1943, con un carico di munizioni (foto relitto). Anche lungo la spiaggia di Balestrate e a Capo Rama si riscontrano mezzi da sbarco alleati e numerosi reperti dell'ultimo conflitto mondiale, che ormai, per il trascorrere degli anni, possono essere considerati, non solo attraenti siti d'immersione, ma anche testimonianze d'interesse storico-archeologico. GIANFRANCO PURPURA Cliccare sull'immagine per l'ingrandimento  Fig. 1. Grotta dell'Uzzo
 Fig. 2. Il riparo dell'Uzzo
 Fig. 3. La Cala Capreria frequentata, un tempo, dai preistorici che vivevano nei dintorni dell'Uzzo
 Fig. 4. Il castello a Castellamare del Golfo
 Fig. 5. Scopello, Scoglio Fungia. Sito dell'abitato punico e medievale con un'antica fornace, forse la cittadina di Cetaria, franata in mare
 Fig. 6. Scoglio Fungia. Tegola con bollo
 Fig. 7. Il relitto del Capua
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