Il lingotto di stagno di Porto Ferro (Sassari), notizia preliminare - di Mario Galasso
Redazione Archaeogate, 19-07-2010
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Età "preromana", confronti
Il relitto di Rochelongue ad Agde (Francia), scoperto negli anni sessanta dello scorso secolo non ha lasciato traccia dello scafo ma il solo carico: lingotti di rame, piombo, un ingente quantità di bronzo lavorato (asce, bracciali, fibule) e 32 fogli di stagno, di cui il più pesante è di 46 kg ed un lingotto discoide piano convesso di 14 cm di diametro. Con tutta probabilità si trattava di un carico di metalli semilavorati o di scarto da avviare forse verso l'Etruria e le officine specializzate locali. E' stato datato fra fine VII-inizi VI secolo a.C. ed è finora l'unico relitto di tale epoca e carico ad essere stato trovato.
Non ci sono parametri di forma e peso confrontabili col nostro lingotto.
Il fantomatico (finora) relitto di Domu e s'Orku a sud di Arbus sulla costa occidentale sarda non ha ancora restituito nulla dell'imbarcazione ma solo alcuni materiali in parte esposti nel museo di Sardara ed in parte trasportati fuori Sardegna per le analisi (farebbe piacere sapere se siano poi rientrati in Sardegna). Le prime notizie pubbliche arrivano da una nota (66, p.79, in Ugas, Zucca 1984) in cui si cita un carico navale con lingotti di stagno recentemente individuato e parzialmente recuperato. Le indagini della Soprintendenza, stante l'importanza del sito, vennero fatte in modo molto riservato. In altre successive pubblicazioni Ugas tornò sempre sulla sua convinzione che si trattasse di parte del carico di un relitto di epoca nuragica citando panelle di stagno e lingotti di piombo ad alto tenore di stagno, ma esprimendo ipotesi al limite del fantasioso su nave, provenienza, destinazione e carico sulla base di indizi non riferibili alla certa esistenza di un relitto (mai trovato neanche in minima parte nonostante le affannose ricerche effettuate) e giungendo alla certezza di una associazione fra fantomatico relitto e materiali nuragici, fra i quali venne data molta importanza ad un unico frammentino di ceramica ornata (ansa di olla) trovato adespota nel fondale davanti ad una lunga spiaggia nel cui immediato entroterra si trova di tutto, dal neolitico all'età moderna.
Non a caso, dopo anni di pubblicazioni difficilmente accessibili ai non addetti ai lavori Alfonso Stiglitz nel 2009 commenta a tale proposito su (http://www.gentedisardegna.it/topic.asp?TOPIC_ID=2629&whichpage=16) :
Sul relitto di Arbus purtroppo non sappiamo ancora niente, salvo che per il carico. Sarebbe interessante operare degli scavi subacquei e verificare, una volta per tutte, se si tratta di un effettivo relitto. Il materiale invece è stato studiato ed è molto interessante, intanto perché ci porta a datare il contesto all'età del Ferro (IX-VIII sec. a.C.), ad attribuirlo ad ambito nuragico e a fare alcune osservazioni, in particolare sui lingotti di stagno che trasportava. Sono stati analizzati e danno una compatibilità con i giacimenti stanniferi dell'area tra Gonnosfanadiga e Villacidro; il dato non è però condiviso da Valera, che è uno dei nostri maggiori studiosi di archeometallurgia.
Tuttavia alla luce di tutto quanto finora emerso c'è (in accordo con la Tocco) la ragionevole convinzione che si tratti di un insieme di materiali perso in mare forse durante operazioni di carico o scarico da parte di una imbarcazione fra il IX e l'VIII secolo a.C.. Circa la provenienza geografica e culturale della nave, tutti in coro finora hanno presunto che, basandosi sui materiali sardi ritrovati ed adespoti, si tratti di una nave nuragica (quindi sarda), il che non è molto scientifico in verità. A parte l'ipotesi del piccolo cabotaggio costiero, potrebbe anche trattarsi di una nave proveniente da altri paesi che stava caricando del materiale per l'esportazione (in caso lo stagno fosse sardo) o il contrario in caso di stagno di provenienza esterna come sostenuto da Valera. Alla luce delle recentissime notizie dagli scavi di S. Imbenia (Alghero) che coprono ampiamente i secoli dal IX all'VIII e che indicano l'insediamento come centro importante di scambi transmarini non si dovrebbe scartare anche questa ipotesi di lavoro.
Chi scrive non è riuscito finora a trovare né numero né foto dei lingotti né dell'unica panella di stagno (a forma di calotta) sottoposta ad analisi e citata da Luciana Tocco.[0] Nel suo recente lavoro in ogni caso sono riportate tutte le notizie certe riferibili alla provenienza del metallo dalla Sardegna.
Perciò non si è in grado di dare dimensioni e forme certa dello stagno di questo giacimento in questo lavoro [3]. Tuttavia essendo il materiale attribuito all'età del ferro si suppone ad escludendum che i lingotti "a panella" siano di tipologia differente da quelli di età romana, come negli altri esempi qui sotto..
I ritrovamenti di stagno presenti nel Museo di Haifa
Come già scritto si tratta di recuperi isolati di 2 lingotti (1976) con iscrizioni già definite da De Palma ciprominoiche ed ora decifrate come geroglifi indu da S. Kalyanaraman (2008) presso il porto di Dor a sud di Haifa [4] e nel 1970 di vari lingotti da un relitto dell'età del bronzo (finora datati a fine XVI secolo a.C.) presso Hof ha Carmel (Haifa) con marchi Harappa e Indu.
Kinglsdey e Ravey nel 1990 scrivono che le forme dei materiali metallici ritrovati (piombo, rame e stagno) sono totalmente differenti dalle forme romane (Amongst a relatively extensive collection of lead, copper and tin ingots gathered from various points along the Israeli coast, the Roman forms so clearly defined archaeologically in the western Mediterranean is almost entirely absent, p. 119). In effetti (vedi foto in basso) sono differenti dagli esemplari di epoca romana e dal nostro sotto esame. In ogni caso la ricerca su questi materiali è sempre in itinere.
Non ci sono parametri di forma e peso confrontabili col nostro lingotto.
Il relitto di Uluburun (costa sud dellaTurchia), scoperto nel 1982, è datato al XIV secolo a.C. e forse il suo ultimo viaggio è collocabile fra il 1316 ed il 1305 a.C., nella tarda età del Bronzo; fra le molte merci recuperate ha restituito 40 lingotti di stagno contenenti pochissimo piombo, oltre ad a lot of tin cups e molto stagno pulverulento, assai difficile da recuperare, residuo di preesistenti lingotti o altro materiale dello stesso metallo. La provenienza dello stagno è ancora oggetto di discussione: Spagna (Tarshish) o Afganistan.
La forma di questi lingotti di stagno è "quarter oxhide", simile a quella dei lingotti di rame (vedi foto).
La bibliografia su questo relitto fondamentale è vastissima e si è quindi dato quella essenziale per lo stagno recuperato.
Non ci sono parametri di forma e peso confrontabili col nostro lingotto.
Il relitto turco di Capo Gelidonya, studiato da Peter Trockmorton e George Bass, ha restituito materiale straordinario datato per due vasi in stile Miceneo III B al tardo XIII al primo XII secolo a.C. La nave era fenicia o cananea. Oltre a 40 lingotti d'oro da 20 kg l'uno, 30 di bronzo a forma di disco e 20 in barre, l'imbarcazione trasportava anche stagno: 19 lingotti in barre oltre a tre masse informi relative forse a lingotti corrosi. Quindi di tipologia differente da quello recuperato a Porto Ferro. [5]
Dal website del Darthmout College http://projectsx.dartmouth.edu/classics/history/bronze_age/lessons/les/22.html#6 del 18-3-2000 si legge che
Under the copper ingots in Areas G and P were found three piles of powdery, white tin oxide, seemingly all that remained of the tin which the ship was also carrying as part of its cargo. The source of tin for the Bronze Age cultures of the Aegean is a very hotly disputed question. Although the ultimate source of the Gelidonya tin is unknown, specialists are quite sure that it did not come from Cyprus. The tin from this wreck is significant in a larger sense as the earliest known, purely industrial tin after that recently found in much greater quantities and in the form of oxhide ingots of metallic tin at the Ulu Burun wreck, which dates some 100-150 years earlier.
Non ci sono parametri di forma e peso confrontabili col nostro lingotto.
Inoltre altri vecchi ritrovamenti per l'età del Bronzo e del Ferro:
Ritrovamenti ottocenteschi in siti lacustri della Svizzera: piccole barre a sezione triangolare e lingotto discoide (1800 gr.) munito di anello di bronzo; da Genève Eaux-Vives un lingotto di forma ovale (asse maggiore 7 cm).
Un lingotto lenticolare dalla grotta Roc de Buffens (Caune-Minervois, Aude, Francia).
Per la relativa bibliografia vedere Colls, Domergue et alii in Gallia 33, 1975, p. 83 e segg.
Note
[0] E' facile non sapere dove trovare quello che talvolta neanche sappiamo che esista. La stessa L. Tocco a p. 131 del suo lavoro riporta il ritrovamento a Punta Nuraghe (Golfo di Cugnana a nord di Olbia) di "un'ancora in granito locale di forma trapezoidale a foro unico con nove scanalature orizzontali che trova confronti con un esemplare da Ugarit datato alla fine del II millennio". Questa "ancora" presentata trionfalmente nella bella mostra "I Fenici in Sardegna" e nel relativo catalogo altro non è che una pietra da trebbiatura sarda (pedra e s'arzola) del XX secolo in giacitura secondaria, ampiamente studiata da vari etnografi che ne hanno anche creato una classe tipologica con 4 varianti. Vedasi fra l'altro P. Scheuermayer, Il lavoro dei contadini, Milano 1983 p.130; M. Galasso, Ancore di pietra fra archeologia ed etnografia, in Archeologia Postmedievale, 4, 2000, pp.265-282; M. Galasso, Strane pietre forate, in L'archeologo subacqueo, 6,2, a. 2000, p.8; Gianfranco Purpura, Osservazioni sulla pesca del corallo rosso nell'antichità, in Archaeologia Maritima Mediterranea, 2, a.2005, pp.93-106, p.100, nota 12 e fig.8; e via di seguito. Non è facile poi contraddire scientificamente un soprintendente (in questo caso), ma anche non accettare per buona l'idea propugnata per troppi decenni da Lilliu che i sardi temessero il mare e non navigassero. Talvolta ne va dello stipendio.
[3] Fu a suo tempo scandagliata la zona da Emanuela Solinas e da Nicola Porcu, ispettore onorario per l'archeologia subacquea delle province di Cagliari ed Oristano utilizzando anche un metaldetector col quale sotto la sabbia del fondale furono recuperati alcuni frustuli di piombo che con un minuscolo frammento di ceramica nuragica sono esposti nel museo di Sardara. Chi scrive fu pregato da Fulvia Lo Schiavo negli anni 90 di "dare una occhiata" al sito dell'ipotetico naufragio (cosa che fu fatta senza avvistare alcunché), da cui dei lingotti erano stati trasportati fuori Sardegna per studio, pare senza avvisarne e/o chiederne autorizzazione alla Soprintendenza locale. I dati fisico-chimici dei lingotti furono poi pubblicati negli atti della quarta giornata Le scienze della terra e l'archeometria sotto il titolo di Studio di lingotti di stagno e di piombo da Domu e s'Orku a cura di vari autori, deducendone la provenienza da cassiterite sarda. Lo scrivente ebbe la ventura di informare oralmente e poi per iscritto (su richiesta) di quanto accadeva intorno a questo materiale il dr. Francesco Nicosia (a quel tempo non ancora tornato in Sardegna) e la Dr. Donatella Salvi di Cagliari. Di questo relitto non se ne parla quasi più, come del suo carico.
[4] L'autore del saggio indica Ugarit ed il 3 millennio a.C. come luogo e data di marcatura dei due lingotti di Dar, provenienti da est (valle Sindhu (Indo)-Sarasvati, India) o prodotti in loco da gente di lingua indica in lingua mleccha (mehulla). Secondo Kalyanaraman i marchi indicano il peso.
[5] Bass 1967 e 1991.