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R. Grilletto, E. Cardesi, R. Boano, E. Fulcheri "Il vaso di Pandora. Paleopatologia: un percorso tra scienza, storia e leggenda" Ananke, Torino 2004

R. Grilletto, E. Cardesi, R. Boano, E. Fulcheri "Il vaso di Pandora. Paleopatologia: un percorso tra scienza, storia e leggenda" Ananke, Torino 2004La paleopatologia è la scienza che studia le malattie di un passato più o meno remoto attraverso l'esame diretto dei resti umani antichi, scheletrici o mummificati. Solo in questi ultimi anni essa ha assunto la configurazione di disciplina autonoma.
L'importanza della paleopatologia deriva dal fatto che essa, o meglio i reperti che giungono all'osservazione dei paleopatologi, costituiscono l'unico punto di contatto possibile fra la medicina attuale, con le sue moderne tecnologie biomediche, e le malattie del passato.
Lo studio della paleopatologia riveste inoltre un duplice interesse: medico e - antropologico. Medico, perché la sicura determinazione dell'epoca di insorgenza e delle modalità di diffusione e di evoluzione di alcune importanti patologie, come tal une malattie infettive, l'arteriosclerosi o il cancro, non può che suscitare un altissimo interesse nel campo della medicina. Antropologico, in quanto l'insieme delle malattie che caratterizza qualsiasi società umana dalla più semplice alla più complessa, è il prodotto dell'interazione fra l'uomo e l'ambiente, naturale e artificiale, in cui gli individui si trovavano immersi; perciò il suo studio può fornire importanti elementi per la comprensione della società stessa.
Questo libro è composto da due parti: una scientifico-storica (sfondo bianco), in cui la paleopatologia fornisce elementi importanti per la ricostruzione storica degli eventi e delle popolazioni, l'altra (sfondo grigio) in cui la paleopatologia aiuta la storia a com¬prendere le leggende o a dimostrare che molte di esse non sono in definitiva. .. troppo fantasiose.


Gli Autori

- Prof. Renato Grilletto, Antropologo e collaboratore scientifico del Museo di Antropologia ed Etnografia dell'Università di Torino e del Museo Egizio di Torino
- Dott. Enrico Cardesi, Anatomopatologo, dirigente del Servizio di Anatomia Patologica dell'Ospedale Martini Nuovo di Torino
- Dott. Rosa Boano, Antropologa presso la Facoltà di Scienze M. F. N. dell 'Università degli Studi di Torino
- Prof. Ezio Fulcheri, Professore Associato di Anatomia Patologica dell'Università di Genova e professore incaricato in Paleopatologia presso l'Università degli Studi di Torino.


Prefazione
La paleopatologia è la scienza che studia le malattie di un passato più o meno remoto attraverso l'esame diretto dei resti umani antichi, scheletrici o mummificati.
Solo in questi ultimi anni essa ha assunto la configurazione di disciplina autonoma. L'importanza della paleopatologia deriva dal fatto che essa, o meglio i reperti che giungono all'osservazione dei paleopatologi, costituiscono l'unico punto di contatto possibile fra la medicina attuale, con le sue moderne tecnologie biomediche, e le malattie del passato.
Lo studio della paleopatologia riveste inoltre un duplice interesse: medico e antropologico.
Medico, perché la sicura determinazione dell' epoca di insorgenza e delle modalità di diffusione e di evoluzione di alcune importanti patologie, come tal une malattie infettive, l' arterio¬sclerosi o il cancro, non può che suscitare un altissimo interesse nel campo della medicina.
Antropologico, in quanto l'insieme delle malattie, o patocenosi (Grmek), che caratterizza qualsiasi società umana dalla più semplice alla più complessa, è il prodotto dell' interazione fra l'uomo e l'ambiente, naturale e artificiale, in cui gli individui si trovavano immersi; perciò il suo studio può fornire importanti elementi per la comprensione della società stessa.
La paleopatologia appartiene certamente all'ambito della storia della medicina, ma ciò non significa che questa disciplina debba essere appannaggio esclusivo dei medici. Anzi, è certamente vero il contrario!
La paleopatologia costituisce infatti un settore di studio tipicamente multidisciplinare, luogo di incontro di antropologi, patologi, epidemiologi, archeologi, storici e, in genere, di tutti gli studiosi interessati al passato dell'Umanità.
La storia in genere, infatti, è una ricostruzione del passato basata sui resti e sulle tracce attuali di ciò che è stato. Queste tracce consistono anzitutto nei documenti scritti, ma possono essere rappresentate anche da opere d'arte, strumenti, edifici, modifiche dell' ambiente naturale e, infine - a lungo trascurati dagli storici - i resti dei corpi umani.
Le vicissitudini biologiche di ogni uomo vengono registrate fedelmente nelle strutture del suo corpo. Ciò che ne rimane - le ossa, i residui di tessuti molli e, come si è constatato in questi ultimi anni, alcune cellule, oppure alcune molecole altamente specifiche - costituisce pertanto un vero e proprio archivio sui generis, fonte di importanti informazioni storiche.
Questo archivio è tanto più prezioso in quanto non costituito da documenti scritti: le caratteristiche fondamentali di ogni singolo individuo (per esempio il sesso, l'età, la costituzione fisica,le malformazioni e i gruppi sanguigni e tissutali) e le sue traversie biologiche (per esempio lo stato nutrizionale, le condizioni immunitarie,i traumi e le malattie), risultano registrate su ciò che resta di lui dopo la morte, ma non certamente in base alle lettere di un alfabeto inventato dall 'uomo.
Poiché la conoscenza delle malattie del passato è stata troppo spesso limitata proprio dalla oscurità del linguaggio medico, i moderni storici delle malattie dovrebbero apprezzare ancora di più questa possibilità di indagine diretta.
L'esame diretto dei resti umani antichi permette infatti di eludere le trappole linguistiche di cui abbondano le fonti scritte e di "bypassare" l'ostacolo costituto dai nomi e dalle definizioni antiche delle malattie e offre, con l' ausilio della moderna nosologia e delle moderne tecnologie biomediche, un accesso privilegiato alla realtà patologica del passato.
Le ricerche paleopatologiche rappresentano un' avventura intellettuale relativamente recente. Gli autori di questo libro ne tracciano brevemente lo sviluppo storico, a partire dai primi vagiti nel XIX secolo, passando per I "'età dell'oro" (i primi tre decenni del '900) e per la "traversata del deserto" (i tre decenni seguenti), fino al suo rinnovamento trionfale e all'attuale affermazione della paleopatologia come disciplina scientifica particolare (Grmek, 1996).
Durante il primo, fausto, periodo si poterono identificare, grazie all'esame macroscopico, alla radiologia e a semplici esami istologici, tutta una serie di malattie che avevano lasciato le loro tracce sulle ossa antiche o sui tessuti mummificati. Verso la fine di questa epoca eroica, ci si accorse che la paleopatologia non doveva più contentarsi della semplice diagnosi delle lesioni antiche, ma che "contribuant à l' étude de l' évolution pathologique et à celle des pathogénies, elle s'apparente à la pathologie générale (Pales, 1930).
In conclusione non solo la patologia veniva messa al servizio della storia, ma addirittura la storia al servizio della patologia! Malgrado questa innegabile intuizione, la ricerca paleopatologica segnò il passo: durante i tre decenni seguenti ci si limitò più o meno a confermare le diagnosi già fatte o ad accrescerne il numero; non ci si interessò che ai ritrovamenti spettacolari, ai casi straordinari.
A partire dagli anni '60 la paleopatologia ritrova la sua strada e va incontro ad uno sviluppo sorprendente, per il gran numero di pubblicazioni e per la loro qualità, per l'ampliamento dei campi di interesse, per la creazione di istituti specializzati e per l'utilizzo di tecniche nuove.
Si passa così dalla semplice descrizione di casi isolati allo studio di intere popolazioni e dalla descrizione di casi singoli e rari all'analisi statistica delle caratteristiche fisiopatologiche dei gruppi umani antichi. Non si trascurano più i periodi storici relativamente recenti.
Si cominciano ad utilizzare metodi di esame molto raffinati come, ad esempio, la determinazione di quantità infinitesimali di sostanze o del rapporto fra certi elementi dell'osso che permettono di ottenere informazioni sullo stato nutrizionale degli individui antichi, la radiografia tramite TAC, l'uso degli anticorpi nello studio dei tessuti antichi, la microscopia elettronica e, ultimamente, l'analisi di sequenze di DNA di cellule umane o batteriche.
Il progresso tecnologico è strabiliante ma, come ben dimostra questo libro, le tecniche "classiche", biologiche e patologiche, ben stabilite durante "l'età dell' oro" della paleopatologia, continuano a dare i loro frutti.
Questo libro che - devo confessarlo - ho letto con vero piacere, è stato volutamente indirizzato ad un pubblico colto e non necessariamente di specialisti. Gli autori infatti, due anatomopatologi (Fulcheri e Cardesi) e due antropologi (Grilletto e Boano), sono riusciti, pur nel rispetto del massimo rigore scientifico, a rendere piacevole ed accattivante una disciplina, come la paleopatologia che, nella manualistica tradizionale, purtroppo quasi tutta in lingua inglese, risulta in genere piuttosto ostica, anche per gli addetti ai lavori.
Sono perciò convinto che il libro possa essere utilizzato con profitto anche dagli studenti dei corsi universitari di antropologia e di paleopatologia - che, una volta tanto, si troveranno di fronte ad una lettura gradevole! - e possa rivelarsi utile persino agli specialisti.

Gino Fornaciari
Professore Straordinario di Storia della Medicina
Direttore della Sezione di Paleopatologia Università degli Studi di Pisa