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"Dai templi degli Dei... ai tempi del DNA" - di Gabriella Cetorelli Schivo

L'eccezionale scoperta di una sepoltura di VIII secolo a.C. appartenuta ad una donna affetta da una grave patologia genetica ripropone, fin dall'antichità, il contrastato rapporto tra sacralità e scienza.

...una goccia di vita scappata dal Nulla

Ci si è spesso domandati quale fosse il contrastato rapporto tra "sacralità" e "scienza" nel mondo antico.
In genere la malattia, fin dai tempi più remoti è stata considerata una manifestazione di scarsa "benevolenza" ad opera del divino nei confronti del genere umano, che proprio attraverso l'infermità è stato, in tutti i tempi, costretto a prendere atto dei propri limiti o a riconoscervi una forma più o meno manifesta di espiazione alle proprie colpe, se non a quelle dei propri affini.
Dall'antichità fino ai giorni nostri, in cui maggiormente appare ricercato e proposto il modello della piena efficienza fisica , il patologico è stato infatti comunemente considerato un fenomeno, se non da abolire drasticamente, quanto meno da emarginare e nascondere, se non addirittura da ignorare.

Un caso di "social inclusion" dell'antichità
In questa prospettiva si rivela interessante un singolare caso di "social inclusion" di età antica, emerso nei pressi di Caracupa (Sermoneta) in provincia di Latina.
Nell'area di un vasto sepolcreto costituito da un centinaio di tombe, inerenti l'insediamento protostorico di Monte Carbolino, già dalla fine degli anni Novanta sono stati scavati, a cura della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio sotto la direzione della dottoressa Nicoletta Cassieri, alcuni nuclei di sepolture datati tra l'inizio dell'VIII e la fine del VII secolo a.C. ( fasi II B-IV della classificazione di Giovanni Colonna).
Tra esse si è distinta rispetto alle altre, per proprie caratteristiche intrinseche, una sepoltura ad inumazione, la n. 12, ascrivibile per cronologia al III periodo della cultura laziale, che ha restituito, in giacitura composta e orientato in asse NE-SO, lo scheletro di una giovane donna, deposto supino con le braccia adagiate sui fianchi, circondato da un sontuoso corredo.

Bracciali, anelli e fermatrecce argentei
L'inumata è apparsa subito soggetto di rango, come evidenziato dalla presenza di numerosi ornamenti di pregio che la accompagnavano costituiti, nella fattispecie, da due fermatrecce in argento rinvenuti ai lati del cranio, da due fibule poste sulle spalle della stessa, da un grande anello di sospensione, appoggiato sul busto della defunta, con fibule bronzee, ed inoltre da una ricca collana in pasta di vetro, oro, argento ed ambre, da bracciali con pendenti in ambra, bronzo e paste vitree, e da anelli in argento posti ad adornare le mani. Vi erano pure deposti una fuseruola, relativa all'attività della tessitura, comunemente attestata nel medesimo periodo anche in ambito gentilizio, ed un coltello adagiato ai piedi della defunta collegato nella fase più antica, quando è presente nei corredi eccezionali, con le attività di culto, e "riscontrabile nelle tombe della III fase di Caracupa (Cassieri)" dove appare strumento peculiare del mundus muliebre.
Completavano la ricca dotazione tre anfore ed altri reperti ceramici, per lo più tazze d'impasto, ed inoltre un bacile-tripode in bronzo, costituenti un tipico servizio da banchetto.

Condizioni patologiche dell'inumata
L'analisi antropologica della defunta, condotta dal Servizio di antropologia della Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio, ha evidenziato l'età della defunta al momento del decesso, collocandola verosimilmente tra i 25 e i 27 anni.
In particolare lo studio dei reperti scheletrici ha rilevato la presenza di un'area di compressione cerebrale, probabilmente connessa a cause eredopatologiche .Inoltre, all'osservazione, si è evidenziato che le superfici di inserzione muscolare a livello delle membra inferiori risultavano scarsamente sollecitate, denotando di conseguenza una attività motoria modesta, se non del tutto assente ( M. Ruini).
L'assenza di indicatori di stress patologici e alimentari, quali ipoplasia dentale dello smalto e lesioni al tetto dell'orbita (cribra orbitalia) attestavano peraltro, sorprendentemente, la costante osservazione di un regime alimentare corretto, attento e diversificato.
Ne è risultato pertanto il quadro di un individuo in cui la caratteristica delle lesioni ha evidenziato danni a livello cerebrale, probabilmente anche di natura compressiva nell'area frontale dell'encefalo, sebbene non sia stato possibile definire un quadro esaustivo della patologia che, comunque, potrebbe aver limitato lo sviluppo mentale del soggetto, anche con gravi deficit cognitivi, ed averne inoltre ridotto in tutto o in parte, la deambulazione
Le ottimali condizioni di vita della defunta, come ha dimostrato il corretto apporto alimentare evidenziato anche dall'analisi degli elementi in traccia (Sr, Zn,Ca), sembrerebbero pertanto testimoniare come all'interno della comunità di Caracupa, tra la fase recente dell'età del ferro e l'orientalizzante antico, un individuo che presentasse - con buona probabilità - un evidente deficit psico-motorio, fosse accettato e sostenuto, specie attraverso forme organizzate di assistenza parentale.

Dalle celle dei templi ... alle cellule staminali
Si evidenzia, in tal senso, l'eccezionale caso di un personaggio di condizione elevata, coevo al processo di affermazione delle élite nell'Italia medio - tirrenica nell'VIII secolo a.C., che viene sepolto con tutta la dignità e il prestigio che il suo status imponeva, come rilevato dalle pregevoli attestazioni di cultura materiale che l'accompagnavano .
Stupisce tuttavia come la palese "diversità" della defunta , forse riconducibile ad una verosimile espressione di sacralità, probabilmente percepita dalla comunità di riferimento come oscura manifestazione del divino, o semplicemente di solo rispetto o ancora di reverenziale timore nei confronti di un patologico indefinito e indefinibile, non trova, seppure nell'incapacità di reperire risposte certe dinanzi a manifestazioni "atipiche" di vita, forme di occultamento né di emarginazione alcuna.
Si tratterebbe pertanto della significativa attestazione di un particolare atteggiamento sociale, sebbene riferito a persona di lignaggio e ad un contesto indubbiamente circoscritto, teso al superamento di quella netta linea di confine che, in ambiti coevi e ancor più nei secoli a venire, avrebbe visto il progressivo diffondersi di un deciso limes di demarcazione tra individuo sano e individuo malato, tra "normale " e "anormale", tra ordine e disordine.

Iniziava così quell "arte lunga" che, nel corso dei tempi , avrebbe condotto l'uomo a passare dalle celle dei templi - dedicate alle divinità salutifere - attraverso la progressiva individuazione dei misteri della vita , via via fino alle rivelazioni dei codici della genetica , con l 'identificazione dell' RNA e del DNA... e ancora alla "crudele promessa" delle cellule staminali... e ancora oltre...

O, se si preferisce, dalla sacralità alla scienza.


Dottoressa Gabriella Cetorelli Schivo, Archeologo direttore del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.






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"Dai templi degli Dei... ai tempi del DNA" - di Gabriella Cetorelli Schivo

Pianta della tomba n. 12 della necropoli di Monte Carbolino a Caracupa- Sermoneta (Lt). Realizzazione di S. Sgalambro - Ottimizzazione A. Corrao- Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio. Da S. Rizzo ( a cura di ) Roma città del Lazio ( catalogo della mostra) 2002, Roma, p. 77.
Pianta della tomba n. 12 della necropoli di Monte Carbolino a Caracupa- Sermoneta (Lt). Realizzazione di S. Sgalambro - Ottimizzazione A. Corrao- Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio. Da S. Rizzo ( a cura di ) Roma città del Lazio ( catalogo della mostra) 2002, Roma, p. 77.

Disegno con particolare dell’inumata della tomba n. 12 di Monte Carbolino (Caracupa-Sermoneta) Si notino l’anello di sospensione con le fibule in bronzo . Realizzazione a cura di A.M. Manfredonia- Ottimizzazione A. Corrao- Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio. Da S. Rizzo , op.cit. 2002, p. 78.
Disegno con particolare dell’inumata della tomba n. 12 di Monte Carbolino (Caracupa-Sermoneta) Si notino l’anello di sospensione con le fibule in bronzo . Realizzazione a cura di A.M. Manfredonia- Ottimizzazione A. Corrao- Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio. Da S. Rizzo , op.cit. 2002, p. 78.

Particolare con la localizzazione della lesione cerebrale riscontrata nell’inumato della tomba 12 di Caracupa Sermoneta- Realizzazione: Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio- Servizio di antropologia. Ottimizzazione A. Corrao. Da S. Rizzo ( a cura di ) op.cit., p. 82.
Particolare con la localizzazione della lesione cerebrale riscontrata nell’inumato della tomba 12 di Caracupa Sermoneta- Realizzazione: Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio- Servizio di antropologia. Ottimizzazione A. Corrao. Da S. Rizzo ( a cura di ) op.cit., p. 82.

Alighiero Boetti “ Ordine e disordine” Tecnica a spray-1974
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