Redazione Archaeogate, 20-04-2004
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Gli obiettivi della sperimentazione nel sito di Villastellone
Osvaldo Falesiedi, ipotizzando che il dispositivo da lui elaborato rappresentasse il punto di partenza dello sviluppo di una possibile tecnologia costruttiva concretizzatosi nel semplice ed efficiente dondolo o "culla", decise di costruirlo in scala 1:1 e di sottoporlo a varie sperimentazioni per saggiarne le caratteristiche di funzionalità. Le varie prove si svolsero nel sito di Villastellone, un comune distante una trentina di chilometri da Torino, precisamente nel parco della Scuola Media Statale "C. Pavese" ed il costo dell'operazione fu supportato dal comune, dalla COMAR per il cordame e dalla UNICEM per i blocchi di calcestruzzo. Per una realistica simulazione delle possibilità operative del dispositivo, fu costruita la sezione di un gradone (o assise) della grande piramide usando 64 blocchi di calcestruzzo, aventi 1 metro di lato. Anche la rampa per il trascinamento fu costruita con caratteristiche fisiche e strutturali confrontabili con quelle realmente usate dagli Antichi Egizi (consulenza del prof. Curto). Le parti componenti il dispositivo sono di legno povero, per tenere conto del fatto che in Egitto il legname pregiato veniva importato e non poteva essere usato in grandi quantità nei cantieri come elemento di consumo. Il cordame è di canapa e le caratteristiche meccaniche di trazione sono inferiori a quelle del lino, materiale usato in Egitto.
Il dispositivo (fig.11) consiste essenzialmente di una base di appoggio costituita da due travi parallele lunghe tre metri, alle quali è sospeso un blocco di calcestruzzo avente massa di circa 2500 chilogrammi; di una leva lunga circa tre metri ed di una corta trave mobile, disposta normalmente alle due parallele, con la funzione di fulcro per la leva stessa. L'estremità della leva, a contatto con la trave mobile, presenta una sezione maggiore ed è stato usato l'accorgimento di preformare un incavo con la funzione di permettere un maggiore controllo durante il sollevamento evitando che la trave in sospensione scivoli in avanti rispetto alla posizione degli operatori. Da notare che anche le due travi di oscillazione presentano un invito per accomodare la leva nella posizione più opportuna allo scopo. Attraverso ad un'analisi comparata di alcune rappresentazioni su pareti di tombe egizie è stata dedotta una efficace tecnica per l'imbracamento di oggetti di notevole dimensione. Tale tecnica, conosciuta comunemente con la dizione di argano spagnolo, risulta chiaramente esplicitata nella:
a) Rappresentazione, datata V Dinastia (2465-2323 circa), di una barca con due funi ancorate alle sue estremità e strettamente arrotolate lungo il loro asse tramite corti legni, al fine di irrigidire la struttura dello scafo, costituito da fasci di legni legati e calafati, facilmente deformabile sotto carico (fig.12);
b) Rappresentazione nella tomba del principe Thuthotep della XII Dinastia (1991-1783 circa) a el-Bershesh del trasporto su slitta di una monumentale statua imbracata da una complessa struttura, costituita da coppie di corde arrotolate strettamente fra loro secondo un procedimento esattamente equivalente al precedente (fig.13).
Con il termine argano spagnolo si intende un sistema di due funi, aventi gli estremi ancorati in identici punti, che vengono torte lungo il loro asse agendo su un'asta infilata fra le funi stesse (fig.14). La coppia di forze agenti sull'asta può determinare una imbracatura molto serrata se i punti di ancoraggio sono fissi (caso b), oppure diminuzione della distanza dei punti di ancoraggio se almeno uno di essi è mobile (caso a). Nel caso di due blocchi separati, uno mobile e l'altro fisso, appoggiati su una superficie e vincolati da coppie di funi tese lungo le loro superfici laterali, la torsione delle coppie di funi determina uno spostamento lineare del blocco mobile a causa della riduzione di lunghezza delle funi stesse. Per due blocchi di massa 2500 chilogrammi, appoggiati su una superficie ruvida con rugosità simile a quella del granito lisciato a scalpello, lo spostamento di uno di essi per un tratto di 50 centimetri richiede mediamente lo sforzo combinato di due operatori, agenti sulle aste infilate nelle predette coppie di funi, per un tempo di circa 10 minuti. Non sono stati usati particolari artifici per la riduzione del coefficiente di attrito fra le superfici anche se, ad ogni singolo atto di spostamento (del tipo stop and go) del blocco determinato dalla torsione alternata delle funi, lo sforzo compiuto per vincere la forza di attrito statico risulta maggiore di quella di attrito dinamico.
Nella prova di funzionamento del dispositivo, le travi di oscillazione sono state collocate su due corsi di mattoni leggermente sollevati rispetto alla faccia superiore del blocco da movimentare. La trave mobile corta, disposta normalmente a quelle di oscillazione, funziona da fulcro per l'asta della leva ed il suo posizionamento ad una quota inferiore al corso di mattoni, permette l'entrata ottimale della leva consentendo un sollevamento alternato delle travi imbracate (fig.15).
Al termine di ogni singolo sollevamento, sono posti spessori in legno sia sotto la trave interessata al processo sia sotto l'elemento fulcro al fine di determinare un'escursione verticale del sistema trave/blocco di calcestruzzo (fig.16). Gli spessori impiegati durante il ciclo finale del sollevamento sono costituiti da piccoli rulli, che hanno la funzione di permettere la traslazione orizzontale del blocco ed il suo posizionamento in loco (fig.17).