Redazione Archaeogate, 20-04-2004
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Poiché è logico pensare che le metodiche costruttive impiegate nella realizzazione delle piramidi siano state affinate nel tempo, è altrettanto logico pensare che il dondolo rappresenti l'evoluzione di semplici dispositivi conosciuti e usati dagli antichi Egizi, basati sul medesimo principio ispiratore. L'analisi della struttura e del meccanismo di funzionamento del reperto "dondolo", ritrovato a Luxor, e datato XVIII Dinastia (1550-1307 a.C. circa), evidenzia che i piccoli assi ai suoi estremi descrivono archi di ellisse durante l'oscillazione.
Se costruissimo un semplice dispositivo costituito da due travi parallele (fig.11), alle quali sia imbracato un blocco, che vengano alternativamente sollevate con una leva, si determinerebbe un movimento del sistema del tutto simile a quello ottenuto con il dondolo: in entrambi i casi il blocco oscillerebbe dalla sua posizione di equilibrio, modificando l'assetto del baricentro in identico modo. La struttura complessiva del dispositivo risponde a requisiti sia di semplicità sia di funzionalità ed i suoi elementi costitutivi non sono altro che travi, poco più lunghe di un metro, corde robuste e leve.
L'ampio intervallo temporale (1800 anni circa) durante quale i costruttori egizi edificarono manufatti, senza subire una sostanziale contaminazione di elementi stilistici propri di altre civiltà, è un importante parametro per comprendere in qual modo le tecniche costruttive si siano evolute. L'affinamento delle strutture architettoniche nel tempo, in modo da renderle sempre più funzionali allo scopo, ha indotto una continua evoluzione delle tecnologie impiegate operativamente nei cantieri tanto poter asserire che il principio fondamentale del miglior risultato ottenuto con il minor dispendio energetico possibile, fu pienamente attuato dai costruttori egizi.