Sperimentazione relativa alla movimentazione di masse nell'Antico Egitto a cura di Osvaldo Falesiedi
Redazione Archaeogate, 20-04-2004
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La tecnica del sollevamento
Già in epoche preistoriche l'uomo fu in grado di movimentare megaliti di notevoli dimensioni, la cui massa talvolta era superiore a quella di molti blocchi di epoca egizia. Tuttavia essendo il loro numero limitato, le tecniche impiegate per lo spostamento potevano anche essere rudimentali sfruttando semplicemente l'impiego di sovrabbondanti quantità di persone. I costruttori delle piramidi, al contrario, dovettero affrontare il problema dello spostamento di grandi quantità di massi al minor "costo energetico" possibile, perciò furono costretti a fare ricorso ad attrezzature specifiche ed a sfruttare metodiche di estrema razionalità.
La tecnica di spostamento, proposta da Osvaldo Falesiedi, si basa sull'utilizzo di una o più slitte oscillanti (fig.1), che per semplicità chiameremo "dondoli" e che fungono da ascensori ad oscillazione, ricostruite secondo il modello di quelle ritrovate nella valle dei Re a Luxor.
Molti esperti sono dell'opinione che detto dondolo possa essere identificato con la "macchinetta formata da legni corti" di cui parla lo storico Erodoto negli scritti che trattano proprio della costruzione delle piramidi. Purtroppo Erodoto scrisse come storico e non come tecnico: le sue relazioni risultano spesso imprecise e soprattutto non spiegano come venivano costruite ed impiegate le macchine da lui citate.
Sul funzionamento di un simile apparecchio sono formulate molteplici ipotesi, ma tutte, per quanto ingegnose, hanno suscitato obiezioni di carattere tecnico e pratico.
Ci riferiamo principlamente (ma senza entrare nel merito del discorso) alle teorie avanzate da Petrie (1938) - Choisy (1904) - Legrain (1914) - Clarke e Engelbach etc. di cui si può trovare ampia documentazione in molti autorevoli testi (ad esempio "Il segreto delle grandi piramidi" di Georges Goyon e "Le piramidi" di Rinaldi C., pubblicato postumo a cura di Curto S., Milano 1983).
La caratteristica comune a queste ipotesi consiste nel fatto che tali studiosi tendono a collocare i blocchi di pietra sopra il dondolo, per farli oscillare inserendo successivamente ai lati dello stesso delle travi o dei cunei, in modo da bloccare il movimento e permettere un lento sollevamento del dondolo stesso e del masso, così come si può più facilmente intuire dalle illustrazioni di seguito riportate (fig.2).
In verità l'utilizzo della macchinetta comporta una serie di problemi pratici di difficile soluzione: per porre i blocchi di pietra sopra il dondolo è necessario sollevarli e bisogna allora dimostrare come ciò sia possibile; inoltre il precario equilibrio dei blocchi dovuto all'oscillazione comporta il rischio di disastrosi sbilanciamenti.