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Osvaldo Falesiedi - Un'ipotesi di utilizzo delle "culle oscillanti"

Sommario

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  2. Pagina 2 - Percorso conoscitivo del reperto in oggetto

Pagina 2 - Percorso conoscitivo del reperto in oggetto

Numerosi reperti di tale strumento sono stati ritrovati in siti di fondazione di templi del nuovo regno, in particolare nel tempio funerario della regina Hatshepsut di Deir-el-Bahari sulla riva occidentale del Nilo, vicino a Tebe (fig. 9).
Molti esperti sono dell'opinione che detto strumento possa essere identificato con la "macchina formata da legni corti" di cui parla lo storico Erodoto negli scritti che trattano proprio della costruzione delle piramidi.

Purtroppo Erodoto scrisse come storico e non come tecnico: le sue relazioni risultano spesso imprecise e soprattutto non spiegano come venivano costruite e impiegate le macchine da lui citate.

Sul funzionamento di un simile apparecchio sono state formulate molteplici ipotesi, ma tutte, per quanto ingegnose, hanno suscitato obiezioni di carattere tecnico e pratico.

Ci riferiamo principalmente (ma senza entrare nel merito del discorso) alle teorie avanzate da Petrie(1938) – Choisy – (1904) – Legrain (1914) - Clarke e Engelbach, di cui si può trovare ampia documentazione in molti autorevoli testi (ad es. Rinaldi C., Le piramidi (publicato postumo a cura di Curto S.) Milano 1983 - Ancient Egyptian Construction and Architecture.

La caratteristica comune a queste ipotesi consiste nel fatto che tali studiosi tendono a collocare i blocchi di pietra sopra il dondolo, per farli oscillare inserendo successivamente ai lati dello stesso delle travi o dei cunei, in modo da bloccare il movimento e permettendo un lento sollevamento dello strumento usato e del masso, così come si può più facilmente intuire dalla illustrazione qui di seguito riportata.

Alle suddette ipotesi fa seguito la presente che consiste nel posizionare lo strumento al di sopra del masso da sollevare, come chiaramente evidenziato in fig.11.
Questo nuovo modo di posizionare lo strumento, permette sul piano pratico di poter far fare delle oscillazioni al blocco con una maggiore sicurezza.
Infatti, ogni qualvolta che il blocco viene spostato per inserire gli spessori sotto i pattini dell'attrezzo, esso ritorna sul proprio asse garantendo cosi una notevole stabilità.

Sulla base di questo modellino si è deciso di effettuare una sperimentazione in scala 1/1 sostituendo il mattone del modellino con un blocco di cemento di 32 q.li.

Nel campo sperimentale di Villarbasse il gruppo di lavoro formato da G.A.T., C.A.S.T. e Falesiedi, ha realizzato il sollevamento e lo spostamento del blocco di cemento come descritto dallo storico Erodoto, utilizzando una coppia di attrezzi realizzati da Falesiedi, riprodotti sulla falsariga dei modelli originali, e previo l'apporto di modifiche in corso d'opera, opportunamente suggerite dal C.A.S.T.

Nel corso dell'approfondimento della ricerca, è risultato:

1. l'egittologo Lauer (1960, pp.52-53) esclude l'impiego di questi reperti per la costruzione delle piramidi e fa notare che i modellini di tale attrezzo pervenutici, non risalgono oltre il Nuovo regno e non se ne conoscono esemplari dell'antico e Medio Regno, quando fu costruito il maggior numero di piramidi.

2. in una lettera del 29 05 '01 il Prof. Silvio Curto scrive a tale proposito:

" ...altre culle sono al Museo di Firenze, Sala III, Vetrina 13, ben conservate,
di dimensioni come quelle di Hatshepsut, trovate insieme con zappe, setacci, scalpelli, ecc. ... Questo costante loro accompagnarsi a strumenti di lavoro, indica definitivamente il loro impiego edile, e per un tempio, non la solita piramide. ..."

La risposta sperimentale a queste osservazioni è stata quella di realizzare una nuova sperimentazione dove si è dimostrato che con una tecnica dedotta dalla forma del reperto in studio ed utilizzando in loro sostituzione, delle leve e delle travi (materiali certamente disponibili all'epoca delle grandi piramidi) è stata effettuata, presso il parco della scuola media Cesare Pavese di Villastellone, una sperimentazione in scala 1/1, sollevando e spostando orizzontalmente un blocco di cemento dello stesso peso di quelli utilizzati per la costruzione della piramide di Cheope.

Rimaneva ancora da individuare dove questo strumento fosse stato utilizzato nella realizzazione dei templi del Nuovo Regno.
Un aiuto è venuto dalla ipotesi proposta da Clarcke e Engelbach (1930 p.p/86-87) che si basa sull'uso del dondolo o elevatore oscillante, come strumento per la messa in opera dei blocchi, come si vede in figura12.

Escludendo l'ipotesi dell'applicazione alle piramidi di un tale attrezzo, si può presumere che un suo utilizzo sia stato nella movimentazione delle lastre di calcare per la copertura dei soffitti o terrazzamenti dei templi del nuovo regno, l'unico settore costruttivo nel quale si incontravano difficoltà di accostamento e di posa.

Nella fig.13 si vede un modellino di tale strumento in una vetrina del museo del Cairo insieme ad attrezzi di vario genere.

Riteniamo che quest'ultima ipotesi dimostri pienamente la validità nell'impiego pratico del "sistema" - attrezzo e infrastruttura rampa – dovuta alle caratteristiche di semplicità costruttiva e funzionale di uno straordinario attrezzo, considerabile ora come una "pietra miliare" nell'evoluzione della tecnica costruttiva dell'epoca.

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Un reperto del "dondolo" o "culla oscillante"
Un reperto del "dondolo" o "culla oscillante"

Figura 2
Figura 2

Figura 3
Figura 3

Figura 4
Figura 4

Figura 5
Figura 5

Figura 7
Figura 7

Figura 9
Figura 9

Figura 11
Figura 11

Figura 12
Figura 12