Osvaldo Falesiedi - Un'ipotesi di utilizzo delle "culle oscillanti"
Redazione Archaeogate, 20-07-2003 -
Pag. 1 di 2 
Pagina 1
Questo "attrezzo specializzato", dalla struttura apparentemente così fragile, è stato verosimilmente utilizzato, grazie alla sua notevole flessibilità, nella costruzione di molteplici templi del nuovo regno, nella configurazione ritrovata nelle fondazioni dei suddetti templi, senza apportarvi alcuna modifica, né strutturale, né di forma.
Per il suo utilizzo sul piano pratico, si può presumere che sia stato necessario assicurare su di esso la lastra di calcare da movimentare, mediante una legatura di un qualche materiale disponibile, come illustrato in fig. 2.
L'insieme che ne risulta – includendovi la pista su cui poteva scorrere - è un semplice quanto efficace "sistema di trasporto" di materiale da costruzione, la cui stabilità durante il trasferimento è dovuta proprio al carico trasportato che funge da elemento di irrigidimento del sistema stesso: davvero un sistema "autoportante"!.
Il tipo di legatura utilizzato nel modellino è basato sulla possibilità di torcere le corde per mezzo di una leva .
Tale metodo si può osservare nelle rappresentazioni di imbarcazioni dell'antico regno (v dinastia Unas, Saqqara – da Hassan 1955, p.139).
I vantaggi di un tale sistema di trasferimento/trasporto sono notevoli:
1. il risparmio di materiale (legno), dato che parte della slitta è costituita dallo stesso carico che si deve trasportare;
2. per l'utilizzo delle slitte tradizionali sarebbe stato necessario costruirle di dimensioni diverse per adattarle ogni volta alle distanze dei colonnati da coprire , mentre secondo la modalità da noi ipotizzata, la parte eventualmente da modificare in una slitta tradizionale, qui è costituita dalla stessa lastra di copertura: in sostanza si ha sempre un sistema di trasporto con capacità e dimensioni adeguate.
3. una volta utilizzati, i pattini possono essere quindi recuperati per essere utilizzati nuovamente per realizzare strutture di diverse dimensioni,
4. i pattini, come risulta dai reperti originali, permettono di trasportare le lastre senza che le corde sfreghino sui "binari" della rampa (fig.3).
Nella fig.4 si può vedere come una volta che la lastra di calcare ha raggiunto la posizione finale, è possibile, mediante l'impiego di leve applicate nella parte arrotondata posteriore del "pattino", apportare ulteriori piccoli aggiustamenti.
Il corretto posizionamento della lastra si può infatti effettuare senza dover esercitare pressioni su di essa, preservandone l'integrità.
Una volta raggiunta la posizione prevista dal disegno costruttivo si possono iniziare le manovre necessarie al collocamento della lastra nella posizione prossima a quella voluta (fig.5).
L'operazione dello scioglimento delle corde risulta estremamente semplice e veloce: è sufficiente allentare la leva che vincola le corde, sfilare le stesse, senza dover spostare o sollevare nulla; va precisato che durante l'operazione, le corde non subiscono nessun danneggiamento e pertanto possono essere utilizzate più volte.
Anche in questa ultima fase i pattini si rivelano di una notevole utilità, in quanto permettono di poter appoggiare la lastra di copertura sul colonnato che funge da supporto, con molta dolcezza e con minimo sforzo (fig.6).
Della seguente fig.7 si rileva infine la possibiltà di sostituire i pattini con dei cunei e progressivamente far raggiungere alla lastra di copertura la configurazione definitiva di progetto.
Galleria fotografica dell'intervento del sig. Falesiedi al VIII Convegno Nazionale di Egittologia e Papirologia (Torino, 11-13 giugno 2003)