Nuove raffigurazioni paleolitiche ed altri rinvenimenti in grotte nei dintorni di Mondello (Palermo) - di Giovanni Purpura per la rivista: "Kalós. Arte in Sicilia"
Redazione Archaeogate, 18-11-2009
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Sommario
- Introduzione
- Sul significato delle raffigurazioni di mani nelle grotte preistoriche
Sul significato delle raffigurazioni di mani nelle grotte preistoriche
In rapporto al significato delle raffigurazioni di mani sono state avanzate ipotesi diverse. Alcuni studiosi ritengono che esse rappresentino simboli di potere[15] o di propiziazione. L'aspetto simbolico e sciamanico è stato accentuato da coloro che hanno sostenuto che la frequente mancanza di alcune dita o falangi si colleghi ad amputazioni rituali, per taluni iniziatiche; ma tale ipotesi sembra essere contraddetta dalla presenza anche di mani complete, come nel caso delle grotte di Mondello. Per altri le dita incomplete sono state connesse a cause di carattere patologico, come la malattia di Reynaud provocata da carenze alimentari o da principi di congelamento.
A taluni invece le raffigurazioni di mani sono apparse interpretabili come connesse ad una gestualità che consentiva di riconoscere, in base alla posizione delle dita, non amputate, bensì ripiegate, oggetti ben determinati o quantità[16] . Leroi-Gourhan[17] , sviluppando un'ipotesi di Luquet sulle mani con una o più dita ripiegate, ha sostenuto che esse costituissero una sorta di linguaggio gestuale, simile a quello di attuali popolazioni di cacciatori che utilizzano le mani per indicare le diverse specie di animali durante le battute di caccia. In tal caso le mani con le dita ripiegate o anche con tutte le dita complete e distese sarebbero sostitutive di una determinata figura animale. La presenza di schemi costanti ha rafforzato l'ipotesi di un linguaggio gestuale e l'omologia possibile tra mani, animali e quantità.
Ben nota è l'antica pratica del mondo romano di utilizzare segni delle mani nelle vendite all'asta per indicare offerte e numeri, come ancora avviene nei mercati del pesce del Meridione d'Italia.
Dalla frequente constatazione che si tratta per lo più di mani "piccole", di teenagers o femminili, è scaturita di recente l'ipotesi "realistica" o "naturalistica", collegata all'idea che la natura vera dell'arte preistorica sia biologica[18] ; che cioè nelle raffigurazioni di mani vi sia poco simbolismo e molto istinto, espresso soprattutto da bande di giovanissimi che attraverso il gioco dell'impronta in positivo o negativo avrebbero così lasciato una traccia personale, connessa ad un oggetto desiderato, sovente erotico.
L'ipotesi è tuttavia apparsa alquanto semplicistica e certo riduttiva dell'indubbio valore simbolico dell'arte preistorica: è stato detto che "un ragazzo del paleolitico non avrebbe mai indossato un monile da sciamano", [19] come non avrebbe mai utilizzato per gioco un'impronta il cui valore "magico" appare assai forte e convincente.
A Gargas, ai piedi dei Pirenei, vi è una grotta, lungo il percorso verso celebre santuario medievale di Santiago de Compostèla, nella quale si conserva il maggior numero di impronte preistoriche dell'Europa (oltre duecentocinquantaquattro mani negative rosse e nere secondo C. Barrière), risalenti per lo più a ventisettemila anni fa; il luogo, sprofondato nel buio e nel silenzio, evoca ancora un ancestrale collegamento tra l'uomo e la terra, quasi un confine soprannaturale oltre la pietra, verso il divino. Qui molti uomini preistorici sono penetrati nel buio più profondo per sondare un limite.
Nella Grotta dei Cervi a Porto Badisco, nei pressi di un punto pericoloso per la caduta di stalattiti, in prossimità di un'antica frana che ha ostruito il corridoio, si registrano oltre centocinquanta impronte. Un contatto con la pietra, la natura, il caso, l'ignoto; forse l'invocazione di una protezione: una mano protesa, ...una mano offerta.
Tutto ciò suscita l'emozione di un gesto umano, di un tocco del divino: quello della creazione nella Cappella Sistina.
Un contatto di mani, appunto.
Gianfranco Purpura
Note
[15] Il termine manus, di vasta applicazione in diritto romano (mancipatio, manumissio, manus maritale...), rappresenta la più antica denominazione del potere. Il giurista Pomponio nel II sec. d.C. ricordava infatti che ...omnia regibus manu gubernabantur (D. 1, 2, 2, 1).
[16] Sul computo "digitale" in senso letterale, ampiamente diffuso fin da età antichissima, cfr. IFRAH, Storia universale dei numeri, Milano, 1989.
[17] A. LEROI-GOURHAN, Les mains de Gargas. Essai pour une étude d'ensemble, Bulletin de la Société Préhistorique Française, LXIV, 1967, pp. 107-122.
[18] GUTHRIE D., The nature of Paleolithic art, University of Chicago Press, 2005.
[19] DAL MASO C., Quei giovani writers del Paleolitico, Repubblica, 2 marzo 2006, p. 35.