Nuove raffigurazioni paleolitiche ed altri rinvenimenti in grotte nei dintorni di Mondello (Palermo) - di Giovanni Purpura per la rivista: "Kalós. Arte in Sicilia"
Redazione Archaeogate, 18-11-2009 -
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Introduzione
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Nel settembre del 1970 Edoardo Borzatti von Löwestern con la partecipazione di Giovanni Mannino ebbe occasione di condurre a nord-ovest di Mondello (Palermo) nella grotta Perciata un saggio di scavo (fig. 1) , rimasto purtroppo incompleto.[1] A distanza di ben diciotto anni dallo scavo effettuato, l'Autore ritornò sui risultati preliminarmente editi[2] , non solo in quanto rilevanti per lo studio di un sedimento che forniva già preziose informazioni paleoclimatiche e paleontologiche del Pleistocene medio, ma anche perchè due ricercatori, Stefano Petrucci e Gianluigi Bini, avevano avuto modo di effettuare, in occasione dell'indagine del '70, scavando un profondo cuniculo inizialmente occluso dal sedimento, una scoperta importante: sei impronte di mani in ocra rossa, riferibili ad individui paleolitici. Vista la rarità di esempi del genere in Italia, sembrò opportuno a distanza di molti anni divulgare le informazioni, le fotografie ed i rilevamenti della Grotta Perciata consegnati a Paolo Graziosi e ancora inediti[3] .
L'interesse del rinvenimento nel '70 di Borzatti verteva sul fatto che erano le uniche impronte di mani ritrovate in Sicilia e tra le rare trovate in siti profondi ed oscuri in Italia[4] . Si riscontrano infatti diverse mani in positivo nella "Grotta dei Cervi" di Porto Badisco (Lecce) [5] , due in ocra rossa contornate di bianco nella Grotta Paglicci di Rignano Garganico (Foggia) e diverse altre si sovrappongono nella grotta Carlo Cosma a Santa Cesarea Terme (Lecce).
Le impronte di mani, numerose tuttavia in Europa e nel resto del mondo, sono state ritenute tra le più antiche figure colorate. Una sorta di riproduzione "a modello" anteriore al disegno a mano libera, che si può distinguere, secondo la tecnica utilizzata in base ad un procedimento in "positivo" o in "negativo" (fig. 2) : nel primo caso, applicando direttamente sulla superficie della roccia la mano intrisa di colore; nel secondo, colorando la parete intorno alla mano con tintura rossa o nera (fig. 3) applicata forse con la destra o più probabilmente soffiata sulla mano dalla bocca con un corto cilindro in osso o direttamente spruzzata da essa.
La Grotta Perciata (fig. 4) - cioè forata - così denominata per un passaggio che consentiva di raggiungere direttamente il paese di Mondello, era stata ispezionata nel 1859 dal barone M. Anca[6] , successivamente nel 1869 da Minà Palumbo[7] e nel 1900 dal De Gregorio[8] , ma, interessati soprattutto al sedimento naturalistico e ai reperti, nessuno di loro aveva segnalato le impronte di mani, tracciate in un cuniculo della grotta, allora ostruito o di difficile accesso (fig. 5).
Le mani della Grotta Perciata a Mondello (fig. 6) , impresse in positivo con colore rosso, apparivano distinte in due gruppi costituiti da tre impronte ciascuno a distanza di circa due metri l'uno dall'altro. Il primo gruppo (fig. 7) , ad altezza d'uomo sulla parete di sinistra entrando nella parte più riservata ed oscura dell'antro[9] , è costituito da una mano sinistra con tre dita (fig. 8) , contrapposta ad una destra con eguale numero di dita e sovrastate da lievi impronte di una terza mano impressa sull'arcata superiore di una nicchia. Del secondo gruppo di mani (fig. 9) le prime due, in posizione quasi verticale con tre dita ciascuna e l'impronta di un palmo, sembrerebbero riferibili ad una destra e ad una sinistra; della terza restano solo deboli tracce.
L'accesso all'oscuro cuniculo della Grotta Perciata alla fine dei lavori di Borzatti, dopo aver effettuato un rilievo, venne interrato. Non risulta pubblicata alcuna fotografia delle straordinarie impronte colorate.
Dalla pianta pubblicata da Borzatti si riscontrava infatti l'esistenza di una stretta fessura laterale non occlusa che ha permesso l'accesso alla galleria principale (fig. 10) . Penetrando all'interno si ritrovavano, dopo alcune strutture colonnari e concrezioni carbonatiche (fig. 11) ed un percorso di circa trenta metri, prima di una cavità in fondo a sinistra[10] , le impronte di mani indicate nella parte più riservata del lungo condotto. Le condizioni di conservazione, rispetto ai rilievi di Borzatti, sono eccellenti, anche se sembra possibile interpretare il primo gruppo composto non da una mano sinistra ed una destra, come indicato, ma da due mani sinistre[11] e nel secondo gruppo la presenza di una mano destra, che era stata ipotizzata con cautela, resta assai dubbia poiché nell'antro sembrano sempre presenti solo mani sinistre.
Le mani negative o positive hanno un'amplissima diffusione geografica ed una grande escursione cronologica in Europa. Si trovano non solo nell'arte paleolitica europea, ma anche nell'arte rupestre di età olocenica del Sahara, dell'Indonesia, dell'Australia, dell'America centrale e meridionale: nella provincia argentina di Santa Cruz, la "Cueva de las manos" costituisce un esempio considerevole per l'ampia presenza di mani principalmente sinistre e in negativo (fig. 12) . Se nella celebre Grotta di Lascaux (Dordogna - Francia) non se ne riscontrano, nell'area franco-cantabrica vi sono invece almeno venti grotte con mani negative (più numerose) o positive, ma sono pochissime quelle in cui le mani presentano dita incomplete: oltre a Gargas (fig. 13) , soltanto nella vicinissima grotta Tibiran. Allargando lo sguardo a tutta la penisola iberica e al resto della Francia incontriamo altre grotte con mani negative o positive, fra cui Chauvet, Arcy-sur-Cure, Font-de-Gaume, Les Combarelles e Pech Merle (fig. 14) (Francia), Maltravieso in Estremadura, la Fuente del Trucho nella valle dell'Ebro ed El Castillo (Spagna). A Maltravieso vi sono ben ventiquattro mani negative, tutte con il mignolo ritenuto "amputato" e a Cosquer, lungo l'alta falesia sommersa della Costa Azzurra (ove si riscontrano cinquantacinque mani negative - in parte rosse e in parte nere - e una mano positiva di colore bruno), è molto elevato il numero con dita incomplete; almeno il 52 % dei casi. Nel giugno del 2004, in occasione di una ricognizione alla base della falesia di Monte Gallo lungo il versante prospiciente il paese di Mondello, si individuava una grotta (fig. 15) di non facile accesso e prossima alla Perciata, dalla quale si gode una magnifica veduta del golfo di Mondello (fig. 16) [12] . Nel talus vi si rinvenivano numerose lame di selce ascrivibili al Paleolitico superiore e si riscontrava nella parte centrale dell'antro, l'esistenza, non segnalata finora da alcuno, di impronte di mani in nero, ben nitide e tracciate in negativo. Il primo gruppo comprende tre impronte della mano sinistra con le cinque dita intere in verticale[13] (fig. 17) ; il secondo gruppo nel ballatoio interno superiore comprende una mano sinistra[14] anch'essa con le cinque dita intere, quasi intrecciata ad una mano destra più piccola (fig. 18) ; tra i due, di poco scostata alla base del ballatoio, un'altra mano sinistra (fig.19) . Si trattava dunque di diversi individui, di cui due parrebbe in età giovanile.
Il colore scuro, assorbito dalla roccia sottostante per il lungo decorso del tempo, appare nelle impronte più interne parzialmente conservato in una patina rilevata di aspetto carbonioso. In qualche caso una concrezione sedimentaria appare depositata sul colore, indizio di rilevante antichità.
E' realmente singolare che a breve distanza l'una dall'altra si riscontrino due grotte, una (Perciata) con mani positive in rosso, sicuramente antiche in quanto rinvenute in un cunicolo sigillato al momento dello scavo, l'altra con mani negative in nero, delle quali dovrà essere accertata l'alta antichità con opportune analisi del sedimento carbonioso e delle patine sovrapposte alle impronte.
Utilizzando la tecnica della fotografia digitale ad alta definizione ingrandita in studio, è stato inoltre possibile rintracciare in una terza cavità di Mondello, adiacente alle altre due segnalate, un inedito graffito di cerbiatto (fig. 20) , come quello notissimo, volto all'indietro, della grotta del Genovese a Levanzo. Nella parete a destra della Grotta del Capraio si riscontra l'incisione ad un'altezza che la rende assolutamente invisibile (fig. 21) senza l'impiego della tecnica sopraccennata, che si palesa quindi assai utile per rintracciare altre raffigurazioni oggi poste in luoghi altrimenti inaccessibili.
E' sembrato dunque proficuo applicare la medesima tecnica di ricerca fotografica nell'adiacente e importante santuario punico di Grotta Regina, all'unica raffigurazione in ocra rossa ritenuta preistorica: il segno di una figura schematica antropomorfa a linee ortogonali (fig. 22).
Intensa è stata la sorpresa nel veder apparire, in prossimità dell'unico segno noto, molte altre tracce in colore rosso che sembrano costituire una complessa scena, articolata intorno ad un segno centrale più grande (fig. 23).
Qui si arresta la mia attività, che è ovviamente volta solo ad osservare e a segnalare; per ogni ulteriore studio, approfondimento e tutela, che appare indispensabile, è giusto riservare adeguato spazio agli specialisti che vorranno intervenire in un momento successivo.
Note
[1] BORZATTI VON LÖWENSTERN, E., La grotta Perciata (Palermo): una indagine preliminare, Studi per l'Ecologia del Quartenario, 10, 1988, pp. 61-66; praecipue, p.64 ove dichiara: "la Sovrintendenza alle Antichità della Sicilia Occidentale non ritenne opportuno l'approfondimento di tali ricerche".
[2] BORZATTI VON LÖWENSTERN, E., Attività del 1970. Grotta Perciata (Prov. di Palermo), Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, , Firenze, 1970, pp. 26-27.
[3] BORZATTI VON LÖWENSTERN, E., op. cit., p. 65.
[4] BORZATTI VON LÖWENSTERN, E., op. cit., p. 64 e nt. 3.
[5] GRAZIOSI P., Le pitture preistoriche della grotta di Porto Badisco, Firenze, 1980.
[6] ANCA M., Note sur deux nouvelles grottes ossifères découvertes en Sicile en 1859, Bulletin de la Société Géologique de France, XVII, Paris, 1859-1860, pp. 684-695.
[7] MINÀ PALUMBO F., Paleoetnologia sicula delle armi in pietra raccolte in Sicilia, Biblioteca del Naturalista Siciliano, Paleontologia, VII, 1869, pp. 10-11.
[8] DE GREGORIO A., Iconografia dei resti preistorici (paleolitici) della grotta dei Vaccari del Monte Gallo presso Palermo, Annales de Géologie et de Paléontologie, 29, 1900, p. 4.
[9] Ma nel 1970 [BORZATTI VON LÖWENSTERN, E., Attività del 1970. Grotta Perciata (Prov. di Palermo), p. 27] si dichiarava invece che le impronte ocracee di mani erano impresse "sulla parete sinistra (uscendo) del cuniculo più distante dall'entrata della grotta", in contrasto con quanto asserito nella pubblicazione del 1988 (BORZATTI VON LÖWENSTERN, E., La grotta Perciata (Palermo): una indagine preliminare, cit., p. 63): "sulla parete di destra (uscendo dalla cavità)". Sull'esatta posizione cfr. infra.
[10] Era dunque esatta la posizione indicata da Borzatti nel 1988 e non quella del '70. Cfr. supra, nt. 9.
[11] Con certezza un pollice è stato interpretato come un mignolo.
[12] E' verosimile che la grotta coincida con la piccola cavità di origine marina di cui dà per primo notizia G.Mannino nel testo MANNINO G. – DI STEFANO C.A., Carta archeologica della Sicilia- Carta d'Italia F.249, Palermo, 1983, p.22 , numero 7, probabilmente la stessa oggetto di indagini in seguito da parte di P. Lo Cascio e dallo stesso indicata come "Grotta dell'Acqua" nel testo LO CASCIO P. – MERCADANTE F., I Beni Archeologici di Monte Gallo. Carta Archeologica, Bagheria (Palermo), 2005, p. 38.
[13] Ampiezza del palmo della prima da sinistra è 10 cm., della seconda 8,5 cm., della terza 12 cm.; della quarta resta solo l'impronta di un dito.
[14] L'ampiezza del palmo è 10,5 cm.