| Papiri dell'Università degli Studi di Milano - VIII, Posidippo di Pella, Epigrammi, (P.Mil.Vogl. VIII 309)05 marzo 2004  Papiri dell'Università degli Studi di Milano - VIII, Posidippo di Pella, Epigrammi, (P.Mil.Vogl. VIII 309). Edizione a cura di Guido Bastianini e Claudio Gallazzi, con la collaborazione di Colin Austin. Milano, LED, 2001, www.lededizioni.com, dove è possibile acquistare il volume on-line. Composizione dei due tomi in cofanetto: tomo I: pp. XVI + 262; tomo II: contenitore con fascicolo di riproduzioni fotografiche all'infrarosso (16 foto), pieghevole di 160 cm. con foto a colori di tutto il testo, 2 CD-Rom di immagini all'infrarosso e a colori. IL VOLUME P.Mil.Vogl. VIII 309 è la sigla ufficiale che il papiro viene ad avere nella serie dei volumi che contengono le edizioni dei papiri dell'Università degli Studi di Milano. Il volume, ottavo della serie, esce nella Collana "Il Filarete", Pubblicazioni della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Milano, n. 200. La pregiata edizione è corredata da una riproduzione a colori del rotolo in grandezza naturale, da un fascicolo di tavole con le immagini all'infrarosso delle singole colonne e da due CD-Rom. I due CD permettono di avere sullo schermo di un normale computer una riproduzione del rotolo di papiro come esso si presenta ed un immagine all'infrarosso che può essere ingrandita anche venti volte senza perdita di nitidezza. GLI AUTORI Guido Bastianini e Claudio Gallazzi sono studiosi di fama internazionale; entrambi vantano una ricca messe di pubblicazioni scientifiche in campo papirologico. Guido Bastianini, professore ordinario di Papirologia, dopo aver insegnato fino al 1998 presso l'Università degli Studi di Milano, è ora docente dell'Università degli Studi di Firenze; dal 1999 è Presidente dell'Istituto Papirologico "G. Vitelli" (Firenze). Claudio Gallazzi è professore ordinario di Papirologia presso l'Università degli Studi di Milano, nonché direttore della Missione archeologica italo-francese che dal 1988 effettua scavi a Umm-el-Breigât (Egitto), tra le rovine dell'antica Tebtynis. Colin Austin, Fellow del Trinity Hall e Professor of Greek presso l'Università di Cambridge, è tra i maggiori studiosi contemporanei di letteratura greca antica; in particolare, ha prodotto fondamentali lavori sui drammaturghi greci (tragici e comici). L'AUTORE ANTICO RITROVATO: POSIDIPPO DI PELLA Posidippo nacque a Pella, capitale del regno di Macedonia, intorno al 310 a.C. e visse fin dopo la metà del secolo successivo, come ci rivelano gli epigrammi del rotolo che descrivono avvenimenti accaduti nel 247 a.C. Dopo i primi studi di filosofia ad Atene, egli si diede alla letteratura. Com'era consuetudine dei letterati dell'epoca, iniziò a viaggiare, fermandosi dove i suoi servigi di poeta erano ricambiati con ospitalità e liberalità. In questa condizione, era normale che i poeti fossero avvezzi a scrivere su commissione, su un qualsiasi argomento loro assegnato ed è altrettanto naturale che Posidippo finisse col trattenersi a lungo in Egitto, ad Alessandria. Erano gli anni della massima prosperità culturale di Alessandria. Qui, i sovrani tolemaici stavano attuando i più grandi progetti culturali dell'antichità (ad esempio, la creazione della grande Biblioteca con l'annesso Museo), qui, approfittando del mecenatismo reale, si trasferivano i maggiori letterati e studiosi del tempo. Non sappiamo molto degli anni alessandrini di Posidippo, se non che entrò in polemica letteraria con Callimaco e fu invece amico di Asclepiade e Edilo. Di fatto si trattenne in Egitto probabilmente fino alla morte. Posidippo fu anche autore di poemi, ma per la composizione di epigrammi ricevette riconoscimenti speciali: nel 264 a.C. la lega delle città etoliche gli tributò particolari onorificenze, la città di Delfl gli offrì la cittadinanza onoraria. Dai suoi epigrammi emerge la figura di un poeta versatile, tanto sapiente nel padroneggiare le mode letterarie, quanto ironico e disincantato nell'approccio alla realtà quotidiana. Molti suoi versi fanno sfoggio di un preziosismo formale all'epoca molto ammirato, altri versi scolpiscono con poche parole una situazione o un personaggio, altri rivelano un tono intimistico non lontano da un lirismo tutto contemporaneo. L'EPIGRAMMA COME GENERE LETTERARIO Gli epigrammi erano componimenti brevissimi, composti di pochi versi. Come indica la parola stessa ("epigramma" = iscrizione), alle origini, nell'VIII secolo a.C., gli epigrammi erano composti e usati come epigrafi votive o iscrizioni su lapidi sepolcrali. In seguito divennero composizioni aperte alle tematiche più varie - dall'amore ai piaceri conviviali, dalle celebrazioni sportive ai sentimenti quotidiani - temi trattati con altrettanta versatilità di stile. Il genere percorre tutta la letteratura antica (sia greca, sia latina), ma proprio nel secolo di Posidippo conobbe una grande fioritura. Per la loro stessa brevità, gli epigrammi cominciarono ben presto a circolare riuniti in gruppi, o meglio raccolti in sillogi e antologie. A noi sono pervenute solamente due raccolte di epoca bizantina: quella detta "Palatina" (compilata nel X secolo) e quella detta "Planudea" (dal monaco Planude che la copiò nel Duecento). Ma entrambe sono molto parziali e conservano relativamente pochi epigrammi del III secolo avanti Cristo, epoca d'oro di questo genere letterario. Perciò le poesie di questo spezzone di rotolo sono tanto più importanti. UNA SCOPERTA ECCEZIONALE PER LA STORIA DELLA LETTERATURA ANTICA E PER LA STORIA DEL LIBRO ANTICO Il rotolo - pazientemente ricostruito dagli autori con la ricomposizione di 22 pezzi, alcuni dei quali erano frammenti e frammentini grandi quanto dei coriandoli - presenta un testo articolato in 16 colonne, ciascuna delle quali ha una media di 39 righe di scrittura. In totale si conservano 608 versi (tutti in distici elegiaci, cioè esametro + pentametro) per 112 epigrammi, che sono raggruppati in sezioni a tema, ciascuna con il suo titolo. I testi trattano di: pietre, presagi, scultori, gare equestri, naufragi, guarigioni (più o meno miracolose), cui si aggiungono epitafi e dediche. Poiché il rotolo è mutilo, non si conosce come proseguiva la raccolta, né sappiamo quale fosse il suo titolo complessivo e nemmeno vi è riportato il nome del poeta autore. E' tuttavia stato possibile attribuire i versi a Posidippo grazie a due epigrammi contenuti nel rotolo, che erano già conosciuti come opera del poeta ellenistico. Di lui, prima della pubblicazione di questo papiro, erano noti solamente 23 epigrammi: tutto il resto era perito nell'oblio che ha investito tanta parte della produzione letteraria greca e latina nei secoli del Medioevo. Ora le conoscenze, così ampliate, rappresentano una vera e propria rinascita del poeta. IL ROTOLO E IL SUO DESTINO Il rotolo di papiro era la forma di libro comune in tutta l'epoca greco-romana e, ovviamente, come accade per noi oggi, c'erano diversi tipi di rotoli, ovvero edizioni lussuose e edizioni più economiche. Il nostro esemplare è un'edizione curata, uscita da un centro professionale di copia. Sulla base della scrittura e dei riferimenti storici citati negli epigrammi, è possibile ritenere che il rotolo sia stato prodotto verso la fine del III secolo a.C. Esso fu letto e usato in una biblioteca (se pubblica o privata, non sappiamo); poi - secondo il destino di tutti i libri - ad un certo momento venne buttato. Ma non andò a finire, come molti libri e documenti antichi, nella spazzatura, bensì venne riusato per realizzare della cartapesta. Raccolto o acquistato da qualcuno che produceva i sarcofagi in cartapesta (cartonnage), il rotolo venne spezzato, unito a papiri di altra provenienza, tagliato per adattarsi al nuovo oggetto: un pezzo di sarcofago. L'uso rientra nella tradizione egiziana di deporre la mummia in uno o più sarcofagi, solitamente di legno o pietra. Nel corso del I millennio avanti Cristo, ai sarcofagi usuali in legno o in pietra cominciarono ad essere sostituiti degli involucri fatti con il cosiddetto cartonnage. Questa specie di cartapesta era ottenuta incollando insieme pezzi di tela o pezzi di papiro, sovrapposti a strati e quindi ricoperti di stucco e dipinti. Il prodotto finito era talvolta traforato così da mettere in rilievo certi disegni: ciò spiega perché il rotolo con gli epigrammi di Posidippo - finito nel pettorale di una mummia sconosciuta - presenti dei buchi geometrici e regolari. Oltre al libro di Posidippo, il fabbricante del pettorale utilizzò anche cinque documenti provenienti da archivi pubblici e datati in un arco di tempo che va dal 188 al 178 a.C. Tali date sono oltremodo preziose per stabilire che l'oggetto fu fabbricato già prima del 150 a.C. A partire dalla fine dell'Ottocento migliaia di papiri scritti in lingua greca ed egiziana sono stati estratti smontando simili pezzi di cartonnage. È appena il caso di ricordare che il recupero dei papiri dal cartonnage è operazione di particolare complessità che viene fatta con acidi o enzimi. Inoltre le manipolazioni cui il materiale è stato sottoposto, possono produrre deterioramenti del medesimo: assai frequentemente la superficie del papiro imputridisce e diventa scura al punto tale che la scrittura stesa su di essa diventa pressoché indistinguibile. A questo inconveniente, che interessa vari punti del rotolo pubblicato, si è posto rimedio grazie ad un'apparecchiatura appositamente messa a punto dal Laboratorio di Metrologia Ottica per la Diagnostica dei Beni Culturali (Milano), che sfrutta le possibilità della visione all'infrarosso e della riproduzione ad altissima definizione.
|