| "La Papirologia a Genova: storia e contenuti di una collezione" - di Marco RolandiRedazione Archaeogate, 21-05-2010  Testo di una conferenza tenuta presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata" il 15/04/2010 (Laboratori di Papirologia A.A. 2009-2010). Desidero ringraziare la prof.ssa Maria Rosaria Falivene per il graditissimo invito, che viene a suggellare una "amicitia papyrologorum" da me stretta attraverso il Suo allievo, il dott. Lorenzo Fati, con il quale ho condiviso, assieme ad altri giovani studiosi, un periodo di formazione all'Istituto Papirologico "Vitelli" di Firenze. La raccolta papirologica genovese, com'è noto, è materialmente divisa tra la Facoltà di Lettere e Filosofia e la Facoltà di Giurisprudenza. Proprio a Lettere è stato costituito il nucleo più antico, oggi conservato presso il Dipartimento di Archeologia, Filologia Classica e loro Tradizioni (DARFICLET), dove si trovano custoditi circa centocinquanta papiri, acquistati sul mercato antiquario intorno agli anni '50 del secolo scorso per il tramite del prof. Augusto Traversa, la più gran parte dei quali è scritta in greco, accanto ad alcuni esemplari in copto e in demotico; curatore di questa raccolta, tra la fine degli anni '50 e gli anni '60, è stato lo stesso Traversa[1] , cui si devono anche le prime sparse edizioni, vuoi di singoli testi vuoi anche di piccoli gruppi di papiri, e al quale si è affiancata per qualche tempo la dottoressa Clara Pasqual[2] . A Giurisprudenza si trovano altrettanti papiri, tutti greci e recuperati nella quasi totalità da cartonnage tolemaico, salvo isolate eccezioni: attualmente depositati presso la sezione di Diritto Romano del Dipartimento di Cultura Giuridica Giovanni Tarello (DIGITA), sono anch'essi oggetto di diversi acquisti fatti sul mercato antiquario alla fine degli anni '60, e poi negli anni '70 e '80 anche per la munificenza dell'allora Rettore Carmine Romanzi e soprattutto per l'intervento concreto del prof. Mario Amelotti, illustre giusromanista e insigne cultore della disciplina papirologica. Proprio alla fine degli anni Sessanta infatti, la responsabilità della collezione appartenente all'Ateneo genovese è stata assunta dal prof. Mario Amelotti: a quel periodo risale la decisione di sottoporre la più gran parte dei papiri pubblicati ad un più accurato restauro ed a una più attenta rilettura critica, con una riedizione degli esemplari più interessanti. Contemporaneamente al lavoro sul materiale già edito, Mario Amelotti, oltre a continuare ad acquistare, come si è ricordato, nuovi papiri, alcuni dei quali hanno formato l'oggetto di edizioni preventive, ha però rivolto gli sforzi maggiori a preparare l'edizione ufficiale dei PUG (Papiri dell'Università di Genova), il cui primo volume sarà dato alle stampe nel 1974 a cura dello stesso Amelotti e di Livia Migliardi Zingale. Questo volume raccoglie cinquanta testi, letterari e documentari, trentatré dei quali - scelti tra il materiale precedentemente pubblicato dal Traversa e dalla Pasqual[3] - sono offerti al lettore in edizione del tutto rinnovata e con più adeguato commento: a questi si aggiungono tre papiri presentati pochi anni prima in editio princeps da Amelotti e Migliardi, mentre undici sono assolutamente inediti. L'Appendice al volume contiene ancora tre documenti, che trascritti senza apparato critico alla fine dell'800 dal grande papirologo inglese B.P. Grenfell erano stati da lui donati a Giacomo Lumbroso e, attraverso successivi passaggi rimasti ignoti, erano poi giunti insieme con altre sue carte a Chiavari, dove si trovano oggi custoditi presso la Biblioteca della Società Economica. Sempre in quegli anni il prof. Amelotti, smesso l'insegnamento di papirologia svolto alla Facoltà di Lettere e Filosofia presso l'allora Istituto di Storia Antica e Scienze Ausiliarie, ha introdotto nella Facoltà di Giurisprudenza, dove egli ricopriva la cattedra magistrale di Diritto romano, un corso specialistico di Papirologia Giuridica. Negli anni seguenti i papiri della collezione, soprattutto quelli conservati a Giurisprudenza, sono stati pubblicati in due successivi volumi dei PUG, dati alle stampe rispettivamente nel 1980 (PUG II) e nel 1991 (PUG III) a cura di Livia Migliardi Zingale, che aveva nel frattempo assunto l'insegnamento della disciplina papirologica presso la stessa Facoltà. Molti anni sono trascorsi da quando, nella Premessa al terzo volume (p. VIII), M. Amelotti concludeva la sua presentazione con queste parole: "...Riguardo alla possibilità di un quarto volume dei PUG, il materiale esiste, ma difficile di lettura e interpretazione richiederà molto tempo e sofferta ponderazione". Ora questo nuovo volume, già in fase di preparazione, sta finalmente prendendo forma grazie ai rinnovati sforzi da parte della prof.ssa Livia Migliardi Zingale, con la collaborazione mi auguro anche della prof.ssa Falivene, alla quale è stato proposto di collaborare in quanto specialista di papiri documentari del periodo tolemaico. Il nuovo volume riguarderà documenti custoditi sia a Giurisprudenza sia a Lettere: per quanto riguarda il periodo tolemaico notevoli sono alcuni documenti che si possono identificare come lettere ufficiali facenti parte di corrispondenza amministrativa, databili alla metà del III sec. a.C., e alcune petizioni che potrebbero essere ricondotte a quella grandissima mole di documentazione che oggi si suole sempre di più definire come "archivi zenoniani"; al III/II sec. a.C. apparterrebbero le carte di un piccolo archivio (lo si è chiamato "archivio di Phtheus"), comprendente una serie di ordini di pagamento. Per quanto riguarda l'età romana e bizantina, le novità più rilevanti saranno costituite da quella che si è creduto di poter identificare come una rara dichiarazione di nascita di una bambina, da un elenco di anakechorekotes, e da numerose lettere private che nella lunga fase si preparazione e di studio non hanno mai smesso di coinvolgerci con le loro piccole particolarità, i più svariati argomenti in esse ritrovati ed infine le numerose parole raramente attestate e gli hapax legomena. L'attività della scuola genovese, che ha ancora oggi in M. Amelotti il suo appassionato maestro, come si è cercato di illustrare continua tuttora, anche se le difficoltà per la ricerca si fanno sempre più crescenti: i papiri infatti non smettono di offrire, per chi voglia e sappia indagarli, spunti sempre diversi per nuove e affascinanti investigazioni. Nella seconda parte di questo intervento, che ho voluto intitolare "i contenuti", mi limiterò a dare qualche significativo esempio dei papiri conservati a Giurisprudenza[4] : di essi segnalo anzitutto, tra le richieste indirizzate all'autorità, due domande di arruolamento nella polizia[5] e il piccolo "archivio di Heliodoros" (o pros tei elaikei) [6] : le due domande, presentate separatamente ma scritte dalla stessa mano e databili agli ultimi decenni del III secolo a.C., sono state inoltrate da due fratelli, Timarchos e Menelaos figli di Krates, a Dioskourides, capo della polizia di Krokodilopolis, per essere arruolati tra i phylakitai del villaggio, secondo i termini del bando pubblicato. Per quanto riguarda il primo esemplare (PUG III, 101; cfr. fig. 1) esso si presenta pressoché completo, mentre il secondo (PUG III, 102; cfr. fig. 2), di cui rimane la sola parte sinistra, è stato possibile ricostruirlo in base alla formulazione dell'altro analogo documento: le due domande sono state scritte il giorno ventottesimo di Pachon di un anno primo di regno e nello stesso giorno sono state registrate, come risulta dalla breve annotazione d'ufficio, ancora chiaramente conservata sul verso della seconda dichiarazione (cfr. fig. 3). L'"archivio di Heliodoros", ascrivibile anch'esso agli ultimi decenni del III secolo a.C., raccoglie invece le richieste di olio (elaion) da parte di alcuni klerouchoi dell'Arsinoites, indirizzate al funzionario preposto, di nome Heliodoros, per il tramite dei grammateis Menekrates e Dionysodoros. Si tratta di un'importante testimonianza di richieste di syntaxis, cioè di contributi statali per il mantenimento dei klerouchoi di origine greca[7] , che per meriti di servizio e per concessione regia diventavano assegnatari di piccoli lotti di terra nella chora egiziana[8] . Di questo piccolo archivio sono da notare i primi due documenti (PUG III, 103 e 104; cfr. fig. 4 e 5), che conservano le domande rivolte a Menekrates grammateus. Tra i documenti rilasciati all'autorità si segnala una dichiarazione (cfr. fig. 6), databile alla seconda metà del III secolo a.C., con la quale uno zytopoios di nome Teos[9] si impegna a produrre la birra destinata al consumo in due villaggi dell'Arsinoites con le quantità di orzo ricevute per questo preciso scopo dall'amministrazione statale. Ancor più interessante è la dichiarazione del naukleros Menelaos [10] (cfr. fig. 7), che si impegna a trasportare e consegnare al thesauros reale di Alessandria un grosso carico di grano proveniente da alcuni villaggi dell'Herakleopolites e imbarcato sulla sua nave: si tratta di grano puro e non mescolato ad orzo, come risulta dal relativo campione che accompagna il carico, che è stato misurato e setacciato con la misura-tipo e la rasiera portati da Alessandria. La data, espressa secondo l'anno decimo del regno di Tolemeo III Evergete permette di attribuire con precisione il testo al 237 a.C., facendone uno degli esempi più risalenti di questo tipo di documenti, suggestivamente avvicinabili alle moderne polizze di carico. Tra i documenti ufficiali si impone, anche per le dimensioni della scrittura in relazione al testo stesso, un foglio di papiro (cfr. fig. 8), nel quale è conservata una titolatura tolemaica, corrispondente al quindicesimo anno di Tolemeo V Epifane (191-190 a.C.) [11] , particolarmente rilevante dal punto di vista prosopografico, poiché attesta nuovi nomi di sacerdoti eponimi. Per l'età tolemaica è infine degno di particolare attenzione un ampio e complesso documento, di cui si conservano, insieme con alcuni frustuli, due cospicui frammenti: qui vi mostro soltanto il framm. A, Col. 1 (cfr. fig. 9), che contiene parte della lettera circolare indirizzata da un funzionario ai komogrammateis per rendere nota l'epistolé con la quale lo scriba reale ordina di rendere pubblica in ogni villaggio, sia in lingua greca, sia in lingua demotica l'ordinanza tolemaica di seguito allegata. Si tratta più precisamente di un prostagma reale[12] che può essere plausibilmente identificato con il prostagma perì tes gheorghias di Tolemeo VI Filometore, finora noto soltanto in via indiretta, con il quale il sovrano lagide tentò di rimediare alla disastrosa situazione economica seguita, intorno al 165 a.C., a contese dinastiche e a rivolte[13], e di cui rimaneva l'eco in altre testimonianze a noi già conosciute, come nel prezioso documento conservato in UPZ I 110, che lo richiamava e lo commentava puntualmente: un provvedimento, che oggi noi conosciamo direttamente attraverso il papiro genovese, e la cui importanza Rovstovtzeff, pur non conoscendone direttamente il testo, aveva comunque subito rilevato, non esitando a definirlo "il primo esempio ... del sistema della coltivazione coatta del suolo, imposta su larga scala, a tutti membri delle classi più ricche" [14]. All'età romana appartengono invece gli ultimi tre esemplari qui presentati: si tratta nel primo caso di un papiro di età traianea (PUG II 62; cfr. fig. 10) di provenienza ossirinchita, che conserva il testo di un mutuo di denaro con garanzia ipotecaria. Ne sono protagonisti Epaphrodeitos liberto di Aristokles che è il mutuatario e Theon figlio di Harpaesis che è colui il quale presta il denaro, suggestivamente identificabile con un medico che esercita la sua professione ad Ossirinco proprio in quegli stessi anni. Di particolare interesse - accanto agli aspetti più specificamente giuridici - è l'oggetto della garanzia costituita da una rilevante quantità di nitron ellenico, cioè un composto naturale di carbonato di sodio, le cui molteplici utilizzazioni vanno dalla fabbricazione dell'incenso alla manifattura del vetro, dalla preparazione dei colori fino ai complessi procedimenti di mummificazione. Ed è proprio quest'ultimo particolare che ben si collega al nostro creditore, il quale è probabilmente uno iatros e come tale è certamente in grado di apprezzare il valore del nitron, così da accettarlo come garanzia della somma data a mutuo, tanto più che in caso di insolvenza del debitore egli potrà venderlo, rifacendosi sul prezzo e recuperando in tal modo il proprio credito. Il secondo caso è costituito da due papiri di età costantiniana, provenienti dalla Grande Oasi, che contengono il testo di un contratto di società, diretto all'assunzione di portatori e all'organizzazione di un servizio di trasporto, il primo dei quali è stato concluso nel 319 d.C. (PUG I 20) e poi rinnovato per l'anno successivo (PUG I 21). Nel caso di PUG I, 20 (cfr. fig. 11) è interessante rilevare come la parte destra del documento si trovi conservata nella collezione papirologica appartenente all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, più precisamente in P. Med. Inv., 68.82. Dopo l'editio princeps dei due documenti genovesi nel 1969[15] , nel 1974 era stato infatti pubblicato sulla rivista Aegyptus[16] il frammento milanese, che conserva una piccola sezione longitudinale del contratto genovese: acquistati separatamente dallo stesso mercante e pubblicati separatamente in due differenti raccolte, soltanto in un secondo tempo i due frammenti sono stati così riaccostati almeno virtualmente, (cfr. fig. 12, documento unito), completando parole ed espressioni considerate perdute e recuperando alcune clausole contrattuali, che nella prima edizione solo in via di ipotesi erano state integrate. A conclusione del mio intervento, voglio nuovamente ricordare che i materiali papirologici custoditi nella Facoltà di Giurisprudenza presso la Sezione di Diritto Romano del DIGITA, il cui numero d'inventario è sempre preceduto dalla sigla DR, provengono tutti - come ho già detto - da acquisti fatti sul mercato antiquario negli anni 1969, 1970, 1974, 1980, 1981 e 1984: di questi diversi lotti, costituiti pressoché interamente da papiri greci a contenuto documentario, cui si aggiungono alcuni ostraka, solo il primo comprende papiri di età romana e bizantina di provenienza eterogenea, mentre gli altri sono tutti di età tolemaica, recuperati da cartonnages di mummia dell'Arsinoites, datati o databili al III e al II secolo a.C. [17]. Grazie.
Note[1] Cfr. A. Traversa, Papiri greci dell'Università di Genova, in Studi in onore di A. Calderini e R. Paribeni, II, Milano 1957, 357-373 (cfr. SB VIII 9804-9807); Id., Alcuni papiri inediti della collezione genovese, in Serta Eusebiana. Miscellanea philologica, Genova 1958, 115-124 (cfr. SB VI 9615); Id., Papiri genovesi inediti, in Tetraonyma. Miscellanea Graeco-Romana, Genova 1966, 265-320 (cfr. SB X 10730-10753); Id., Spunti sociologici nel papiro inedito genovese PUG inv. n. 1386, in Atti XI Congresso Internazionale di Papirologia, Milano 1966, 260-271 (cfr. SB X 10258); Id., Dieci frammenti di papiri cristiani inediti della collezione genovese, in Studi in onore di Alberto Pincherle, Roma 1967, 554-581 (cfr. SB XI 10463-10472); Id., Un rescritto di Nerone, in Hommages à M. Renard, II, Bruxelles 1969, 718-725 (= SB X 10615). [2] Cl. Pasqual, Papiri inediti genovesi, in Lanx Satura Nicolao Terzaghi oblata. Miscellanea philologica, Genova 1963, 283-320 (cfr. SB VIII 9885-9896). [3] Per le relative concordanze si rinvia a PUG III, p. 5 ss. [4] Per quanto riguarda i materiali tolemaici, un quadro esauriente è stato fornito da M. Berti, Papiri tolemaici da cartonnages dell'Università di Genova, in Akten des Internationalen Papyrologenkongresses, Wien 22.-28. Juli 2001, Wien 2007, pp. 49-51. [5] PUG III, 101 e 102 = DR 55 e 57 (acquisto 1981). [6] PUG III, 103-106 = DR 104, 105, 106, 103 (acquisto 1984). [7] PUG III, p. 35. [8] In generale sui klerouchoi in età tolemaica, vd. H.-A. Rupprecht, Introduzione alla Papirologia, a cura di L. Migliardi Zingale, Torino 1999, p. 82 ss., con ampie indicazioni bibliografiche a p. 84. [9] PUG III, 113 = DR 108 (acquisto 1984). [10] PUG III, 114 = DR 48 (acquisto 1981). [11] PUG III, 91 = DR 49 (acquisto 1981). [12] PUG III, 92 = DR 61 (acquisto 1981). [13] Cfr. PUG III, pp. 13-15. Inoltre, sul prostagma di Tolemeo VI Filometore, alla luce della pubblicazione del papiro genovese PUG III, 92, si veda J. Mélèze-Modrzejewski, L'«Ordonnance sur les cultures». Droit grec et réalités égyptiennes en matière de bail forcé, RHD LXXII, 1994, pp. 1-20; Id., Prostagma perì tes gheorghias. Droit grec et réalités égyptiennes en matière de bail forcé, in S. Allam, Grund und Boden in Altägypten. (Rechtliche und sozio-ökonomische Verhältnisse). Akten des Internationalen Symposions Tübingen 18.-20. Juni 1990, Tübingen 1994, pp. 199-225. [14] Cfr. M. Rovstovtzeff, Storia economica e sociale del mondo ellenistico, vol. II (trad. it.), Firenze 1973, p. 136. [15] Cfr. M. Amelotti - L. Migliardi Zingale, Una società di trasporto nella Grande Oasi, Studi di storia antica in memoria di L. De Regibus, Genova 1969, pp. 167-176. [16] Cfr. Papiri documentari dell'Università Cattolica, contratto, Aegyptus LIV, 1974, pp. 87-88 e 138-139. [17] Molti dei papiri genovesi provengono da maschere funerarie di età tolemaica, come risulta evidente dalle ampie tracce di gesso e di colore che su di essi si sono conservate. Al riguardo si veda L. Migliardi Zingale, I papiri dell'Università di Genova: appunti su una collezione, Studi in memoria di Giovanni Tarello, I, Milano 1990, p. 397; Ead., La collezione dei papiri dell'Università di Genova, Atti dell'Accademia Ligure di Scienze e Lettere, s. 6, 3, Genova 2001, p. 417 ss. In generale sui cartonnages di mummia e sui metodi di conservazione, si veda Workshop 1. Kartonage und Konservierungsverfahren, in B. Kramer-W. Luppe-H. Maehler-G. Poethke, Akten des 21. Internationalen Papyrologenkongresses, Berlin, 13.-19.8.1995, Stuttgart-Leipzig 1997, II, pp. 1079-1115; inoltre, sulla conservazione e sul restauro dei papiri e in particolare dei cartonnages di mummia, vd. H.-A. Rupprecht, Introduzione alla Papirologia, a cura di L. Migliardi Zingale, cit., p. 17 ss. con ampie indicazioni bibliografiche. Cliccare sull'immagine per l'ingrandimento  Fig. 1
 Fig. 2
 Fig. 3
 Fig. 4
 Fig. 5
 Fig. 6
 Fig. 7
 Fig. 8
 Fig. 9
 Fig. 10
 Fig. 11
 Fig. 12
|