Redazione Archaeogate, 01-04-2009

Conobbi la professoressa Montevecchi più di quarant'anni fa, quando, appena conseguita la maturità classica, mi iscrissi alla facoltà di Lettere e filosofia dell'Università Cattolica. La Montevecchi era titolare di Papirologia da parecchi anni e teneva per incarico anche l'insegnamento di Antichità greche e romane. Frequentai entrambi i corsi già dal mio primo anno, biennalizzandoli nel terzo. I corsi della Montevecchi erano allora sempre affollatissimi di studenti. Il suo insegnamento mi affascinò subito e soprattutto mi sentii attratta dalla Papirologia, una disciplina completamente nuova rispetto ai miei studi liceali. La Montevecchi affiancava il corso di Papirologia con esercitazioni di lettura di papiri inediti della collezione dell'Università Cattolica (P.Med. = Papyri Mediolanenses): questi testi, una volta decifrati, studiati e preparati per la pubblicazione sotto la sua guida, venivano editi in Aegyptus, accanto ai vari contributi di studiosi italiani e stranieri. Proprio a scopo didattico la Montevecchi accrebbe la collezione di papiri, arrivando a triplicarla, nel corso degli anni, rispetto al nucleo primitivo procurato a suo tempo da Aristide Calderini. Ai numerosi allievi laureati, di cui si era saputa circondare, insegnò a restaurare i papiri e a collocarli sotto vetro per la loro corretta conservazione. Organizzò alcune mostre di papiri presso la nostra Università, per far conoscere i pezzi più importanti a studenti, colleghi e personale, e i visitatori - anche esterni - furono numerosi e si mostrarono molto interessati: nel 1974 in Negri da Oleggio (6-8 maggio), nel 1985 (21-23 aprile) e nel 1990 (29 aprile - 2 maggio), quest'ultima in occasione della giornata universitaria, nell'atrio dell'aula Pio XI, dove, la domenica mattina, tenne anche una lezione con diapositive per il folto pubblico intervenuto. La Montevecchi procurò oltre ai papiri altro materiale antico in lingua greca proveniente dall'Egitto e risalente alle epoche tolemaica e romana: cocci (ostraca), tavolette lignee, bolli d'anfora ed epigrafi. Queste ultime, restaurate grazie all'interessamento del rettore Adriano Bausola, dal 1999 sono collocate nell'atrio della cripta dell'Aula Magna della nostra Università.
Ho avuto la fortuna di essere accanto alla mia Maestra in molte altre occasioni: presso l'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere (Adunanza del 15 dicembre 1983) alla cerimonia nel centenario della nascita di Aristide Calderini, in cui la Montevecchi pronunciò un discorso commemorativo; in Negri da Oleggio alla lezione conclusiva del suo insegnamento, dopo oltre un trentennio, il 16 maggio 1986 (La Papirologia. Bilancio di un cinquantennio e prospettive per l'avvenire), alla presenza del rettore, del preside di facoltà, dei suoi studenti e di molti colleghi della nostra e di altre università, intervenuti per renderle omaggio.
Nello stesso anno fummo entrambe tra i soci fondatori dell' Istituto Italiano per la Civiltà Egizia (IICE) con sede a Torino. Mi volle presente anche il 7 dicembre 1993, accanto ai suoi familiari, alla cerimonia di Palazzo Marino in cui il Comune di Milano le conferì l'Ambrogino.
Abbiamo avuto occasione di viaggiare insieme molte volte, soprattutto per convegni e congressi, in Italia e all'estero, viaggi ora brevi ora lunghi, in treno o in aereo. Già nel 1973 la accompagnai in uno dei suoi primi viaggi in Egitto (22 settembre - 4 ottobre 1973) e rimasi affascinata da un Paese allora non ancora aperto al turismo di massa: in quel viaggio incontrai per la prima volta alcuni grandi dell'Egittologia quali la prof. Edda Bresciani, il prof. Sergio Donadoni e il prof. Sergio Bosticco, che ci accolsero molto amichevolmente. Tornai in Egitto con la Montevecchi nel 1984 in occasione di un viaggio organizzato dall'IICE e poi nel 1989 per un congresso internazionale di Papirologia. Partecipai con lei anche a quasi tutti gli altri congressi internazionali di Papirologia dal 1974 al 1998 (Oxford, Bruxelles, Napoli, Atene, Copenhagen, Berlino, Firenze), l'ultimo al quale riuscì a intervenire. In questi congressi, promossi dall'Association internationale de Papyrologues (AIP), di cui la Montevecchi era membro dal 1949 e di cui fu presidente dal 1983 al 1989 e poi Président d'honneur, ebbi modo di ascoltare i suoi interventi lucidi e brillanti, molto apprezzati dai colleghi che la facevano segno della loro grande stima. E lei si comportava sempre con grande umiltà francescana.
Durante i nostri frequenti viaggi, e anche in altre occasioni, mi raccontava spesso della sua vita familiare: i suoi nonni, i suoi genitori, uno zio e una zia, con i quali visse dall'età di sei anni qui a Milano, dove frequentò tutte le scuole fino al liceo Parini, iscrivendosi poi all'Università Cattolica, dove si laureò in Papirologia con Aristide Calderini nel 1935. Spesso mi parlava anche dei suoi due fratelli e delle sue due sorelle, degli undici nipoti e dei numerosissimi pronipoti, ai quali era molto affezionata e di cui seguiva tutte le vicende, non facendo mai mancare la sua partecipe vicinanza non solo nei momenti di gioia, ma anche e soprattutto nei momenti dolorosi della loro vita.
Una vita piena, la sua, non solo in ambito scientifico, al quale si dedicò anche dopo il pensionamento sia come direttore di Aegyptus (fino all'età di oltre 90 anni) sia continuando a pubblicare suoi studi di Papirologia: fu autrice di numerosissime pubblicazioni lungo un arco di settant'anni (1932-2003), avendo incominciato a pubblicare già prima del conseguimento della laurea.
L'ultima volta in cui venne ufficialmente in Università fu in occasione della conferenza che tenne in aula Bontadini il 18 marzo 2003, giorno del suo 92° compleanno (L'ellenismo nell'Alto Egitto: rivelazioni di un rotolo amministrativo di età romana). Dopo la frattura del femore nel maggio 2004 e del bacino nell'ottobre dello stesso anno si riprese prodigiosamente e ricominciò a camminare e a uscire, sia pure sempre accompagnata, ma non venne più in Università. Continuò però a occuparsi di Papirologia, lavorando a casa. La sua ultima uscita pubblica fu per partecipare a una riunione del comitato scientifico dell'IICE qui a Milano presso la Biblioteca di Egittologia dell'Università degli studi: era il 15 marzo 2006, pochi giorni prima del suo 95° compleanno e cogliemmo l'occasione per festeggiarla. Dall'estate del 2007, in seguito a una seconda frattura del femore - aveva 96 anni compiuti - non riuscì più a dedicarsi ai suoi amati studi e incominciò piano piano a peggiorare. La vidi recentemente a casa sua il 24 ottobre 2008, pochi giorni dopo il suo onomastico, e la trovai molto sofferente. Qualche settimana dopo si rese necessario il ricovero in casa di riposo, dove andai a visitarla il 17 dicembre e la trovai un po' migliorata, almeno nell'aspetto fisico, ma ormai non più lucida nella conversazione, e tuttavia ancora attentissima al mio racconto delle nuove scoperte papirologiche, che seguì senza perdere una parola.
Mi hanno sempre colpita in lei, oltre alla genialità di studiosa, le molte doti, prime fra tutte l'operosità, la tenacia, l'infaticabilità, l'umanità, la disponibilità, la capacità di farsi sempre presente e vicina a chi ne avesse bisogno. È stata punto di riferimento per molti allievi e colleghi, che la ricordano con gratitudine e affetto. Prova della stima internazionale di cui godeva sono i molti messaggi di cordoglio per la sua scomparsa, inviati dal mondo papirologico internazionale.
Mi piace concludere con le parole che il nipote Giulio ha voluto scrivere accanto all'immagine ricordo della sua amatissima zia: «Una vita lunghissima dedicata alla Papirologia, ai suoi discepoli, all'Università. Un'intelligenza vivace e un'immensa cultura, nutrite dalla volontà mai doma. Una presenza essenziale, amorevole e generosa, per ciascuno dei famigliari. E una profonda fede in Dio, alla destra del quale ora siede per l'eternità».
Veramente per me - e per molti altri - è stata maestra di studi e di vita.