"Dike", la prima rivista dedicata specificamente al diritto greco ed ellenistico, nasce a Milano, sotto l'egida della Facoltà di Giurisprudenza e dell'Istituto di diritto romano dell'Università degli Studi. Una Facoltà e un Istituto che possono vantare un primato in campo non solo italiano, ma internazionale: da ben trent'anni, ormai, la Facoltà giuridica milanese offre agli studenti, accanto ai fondamentali insegnamenti omanistici, un insegnamento complementare di "Diritto greco". Il merito di questa introduzione ed è doveroso ricordarlo in questa sede va alla preveggenza e all'entusiasmo di Arnaldo Biscardi. Chiamato a Milano nel 1963 per ricoprire la cattedra di Istituzioni di Diritto romano, Biscardi che era stato allievo a Firenze di Ugo Enrico Paoli e aveva già tenuto un insegnamento di Diritto greco nell'Università di Siena (da qualche anno reintrodotto grazie all'iniziativa del suo allievo Remo Martini) volle introdurre anche in quest'Università un corso che egli riteneva molto formativo per gli studenti di una facoltà umanistica, qual è e quale deve continuare ad essere quella di Giurisprudenza. La Facoltà milanese, tradizionalmente sensibile all'importanza della dimensione storica nella formazione dei giuristi, appoggiò l'iniziativa, che ottenne immediatamente un notevole successo, sulle cui ragioni vale la pena riflettere brevemente.
L'interesse suscitato dal diritto greco, infatti, deriva probabilmente da una paradossale "rendita di posizione". Da un lato questo diritto è estraneo tanto alla tradizione giuridica continentale (occidentale e orientale) quanto all'esperienza giuridica anglo sassone: per quanto riguarda i diritti di tradizione romanistica basterà rilevare la mancanza in Grecia della figura del giurista; per quanto riguarda il diritto anglo sassone sarà sufficiente sottolineare che negli antichi Stati greci le pronunce dei tribunali non hanno mai creato diritto, e i precedenti giudiziari hanno avuto un'importanza del tutto secondaria. D'altro lato, però, il diritto greco, che si manifesta soprattutto nella copiosa produzione legislativa documentata dai testi letterari ed epigrafici giunti fino a noi, è una componente essenziale di quella grande cultura greca che ha influenzato così profondamente il pensiero dei conquistatori romani da creare una cultura unitaria, a sua volta matrice primaria dell'intera civiltà occidentale.
Gli studiosi che durante il secolo scorso posero le basi dello studio scientifico del diritto greco si lasciarono in un certo senso fuorviare da questa impronta classicistica unitaria e furono indotti a inquadrare l'esperienza giuridica greca nelle categorie create dalla giurisprudenza romana e rielaborate dalla pandettistica. Valga per tutti l'esempio di L. Beauchet, Histoire du droit privé de la République atbénienne, Paris 1892 1896, ove la materia era raggruppata in uno schema che ricalcava alla perfezione, fin nei dettagli, quello dei manuali di Istituzioni di diritto romano.
Ma in questo secolo, e in particolare negli ultimi quarant'anni, si è fatta strada la consapevolezza dell'impossibilità di usare i modelli romanistici per capire e descrivere il diritto greco. È nata così una nuova giusgrecistica, al cui sviluppo ha dato un contributo decisivo e insostituibile Hans julius Wolff. A lui dobbiamo tra l'altro, nell'ormai lontano 1971, l'organizzazione presso l'Università di Bielefeld del primo «Simposio internazionale di diritto greco ed ellenistico», i cui partecipanti (tra i quali stava anche chi scrive) al termine di intense giornate e serate di lavoro diedero vita a una società informale, di cui a Wolff venne ovviamente affidata la Presidenza.
Priva di una sede e di qualsivoglia forma di finanziamenti, la società si è data, nel tempo, un minimo di struttura organizzativa, consistente in una sorta di Giunta di Presidenza, formata da tre studiosi (attualmente Eva Cantarella, Joseph Mélèze Modrzejewski e Gerhard Thür). Con scadenza dapprima triennale e quindi biennale essa ha organizzato una serie di incontri, i cui atti sono stati regolarmente pubblicati dalla casa editrice Boehlau, di Köln, con il nome di Symposion (Akten der Gesellscbaft fuer griecbische und hellenistiscbe Rechtsgescbichte), seguito dall'anno del convegno, che forniscono la documentazione più completa dei problemi, dei progressi e delle tendenze della giusgrecistica.
Ma veniamo a "Dike": pur non essendo un organo o una filiazione diretta della "Società", "Dike" è nata in qualche modo nella sua orbita, come conseguenza sia dei suoi successi, sia della mutazione si potrebbe dire genetica dei partecipanti ai Symposia, determinata dalla sempre maggior diffusione degli studi giusgrecistici tra studiosi di formazione non giuridica. I partecipanti al I Symposion, infatti, erano per la maggior parte giuristi provenienti dall'Europa continentale (anche se qualcuno, come lo stesso Wolff, aveva insegnato negli Stati Uniti). Tra i partecipanti ai successivi incontri, invece, hanno fatto la loro comparsa anche giuristi provenienti dall'area anglo sassone e nel contempo è andato crescendo il numero degli studiosi di formazione non giuridica. Ma questi nuovi partecipanti non erano che una piccola parte del numero sempre crescente di studiosi attratti dai graeca iura; e i Symposia (anche perché hanno voluto mantenere la ristretta struttura seminariale che li contraddistingue fin dall'origine) non hanno potuto accogliere tutti coloro che si erano avvicinati alla materia. Di qui l'idea di dar vita a "Dike", una rivista che possa costituire un luogo di dibattito permanente tra giuristi e non giuristi, al fine di far progredire le nostre conoscenze del pensiero giuridico, quale si è manifestato, più o meno esplicitamente, nelle istituzioni storiche e nella riflessione teorica degli antichi Greci.
Della creazione della rivista si discusse per la prima volta al Symposion di Corfù (1995), su proposta del collega Alberto Maffi e mia. Ai colleghi e amici presenti l'idea parve buona. Confortati dal loro consenso, abbiamo deciso di dar corso all'iniziativa. Generosamente i massimi specialisti mondiali della materia hanno accettato di far parte del comitato scientifico della rivista, e molti di essi hanno inviato un proprio contributo al primo numero, che oggi finalmente presentiamo. Mi pare di poter dire che esso rispecchia adeguatamente le tendenze attuali della giusgrecistica, e nello stesso tempo rende evidente l'indirizzo che si vuole imprimere alla rivista.
Gli articoli sono suddivisi in base alle aree geografiche su cui i rispettivi autori hanno appuntato la loro attenzione. Iniziando dall'Arcadia in età arcaica, si potrà leggere in apertura la messa a punto di Gerhard Thúr su una tormentata iscrizione, che egli conosce probabilmente meglio di chiunque altro, fondamentale per la conoscenza della terminologia giuridica con particolare riferimento alle istituzioni sacrali. Numerosi articoli sono dedicati al diritto attico, sia pubblico sia privato. Javier Fernàndez Nieto scrive un altro interessante capitolo delle sue ricerche sul diritto internazionale greco. Michael Gagarin e David Cohen intervengono su un tema che riguarda ugualmente la storia giuridica delle donne e lo studio degli oratori attici. Robert W. Wallace rinnova la discussione su alcuni aspetti dell'atimfa, un istituto fondamentale per intendere il diritto penale di età classica. Claude Mossé esamina sotto il profilo giuridico le vicende di Focione, personaggio di primo piano nella storia ateniese della seconda metà del IV secolo a.C. Si apre quindi il capitolo dedicato alla Creta storica e alla Creta utopica di Platone. Partendo dai dati forniti dal Codice di Gortina, Remo Martini interviene su un tema fondamentale per la comprensione del diritto cretese di età arcaica e classica: il regime della terra. Adalberto Magnelli, giovane epigrafista perfezionatosi alla Scuola Archeologica Italiana di Atene, presenta il testo di un'epigrafe inedita, da lui ritrovata, proveniente dalla Gortina di età ellenistica, che completa un testo già pubblicato da Margherita Guarducci e getta luce su un istituto di grande rilevanza per tutti i diritti dell'antichità: la manomissione. Il contributo di Magnelli costituisce inoltre l'inizio di una collaborazione con la Scuola Archeologica italiana di Atene, che ci consentirà di anticipare su "Dike" i risultati giuridicamente più rilevanti della ricerca archeologica condotta nell'ambito della Scuola stessa. Jean Marie Bertrand pubblica un estratto delle sue poderose ricerche sul sistema di comunicazione che contraddistingue il diritto ideale platonico delle Leggi. Al diritto penale ellenistico è dedicato un articolo di uno dei maggiori specialisti della storia giuridica di questo periodo: Joseph Mélèze Modrzejewski. Questo primo numero si chiude con l'approfondita discussione che Michele Faraguna dedica a un libro recente sulle cosiddette Rationes Centesimarum, un misterioso documento epigrafico dalle rilevanti implicazioni per la conoscenza del regime fondiario attico di IV secolo, e con la commemorazione di Arnaldo Biscardi a cura di Alberto Maffi.
Il contenuto di questo primo numero riflette dunque la ricchezza dell'esperienza giuridica greca e la molteplicità degli approcci necessari per indagarla adeguatamente: "Dike" si augura di riuscire a dar conto in modo sempre più soddisfacente di questa ricchezza e di questa molteplicità, contribuendo così a una sempre maggior diffusione degli studi di diritto greco.
© Eva Cantarella