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Su alcune dichiarazioni di censimento contenute nei P.Oxy.: brevi osservazioni - di Marco Rolandi

Il presente articolo nasce da una recente indagine autoptica da parte dello scrivente su alcune κατ΄οικιαν απογραφαι conservate alla Sackler Library di Oxford (UK). Si ringrazia il dott. M.C.D. Paganini per la preziosa collaborazione.

Un piccolo gruppo di documenti, tutti facenti parte della collezione dei P.Oxy. e pubblicati in volumi apparsi anche a parecchi anni di distanza l'uno dall'altro, può essere riunito in questa sede sotto il suo comune denominatore di κατ΄οικιαν απογραφαι [1].
Tali testi, rintracciabili anche in altre collezioni, rappresentano uno degli aspetti più interessanti dell'amministrazione dell'Egitto romano, allorquando questo nuovo elemento subentrò come potenza egemone nella Valle del Nilo.
La lingua dell'amministrazione rimase il greco, come in tutti i paesi ellenizzati; solo l'esercito si esprimerà in latino, lingua che verrà usata quasi esclusivamente nei documenti militari e in quelli redatti per i cittadini romani e secondo il diritto romano.
I Romani crearono com'è noto la βιβλιοθηκη των δημοσιων λογων,archivio per la conservazione degli atti pubblici, e la βιβλιοθηκη των εγκτησεων, il catasto; istituirono inoltre l'uso dei diari dei funzionari (υπομνηματισμοι..., commentarii).
La popolazione venne sottoposta a rigide suddivisioni: al di sotto dei cittadini romani e dei greco-egizi vi erano gli indigeni. Tutta la popolazione indigena maschile dai 14 ai 60 anni pagava per intero la tassa pro capite detta λαογραφια e sopportava tutti i pesi dei lavori obbligatori e delle coltivazioni del terreno. Ai fini soprattutto della λαογραφια il governo romano istituì, almeno dal tempo di Tiberio [2], ma forse già sotto Augusto [3], un censimento domiciliare quattordicennale (κατ΄οικιαν απογραφη) indetto dal prefetto. Il controllo della popolazione veniva poi completato da dichiarazioni di nascita [4] e di morte [5].
Proprio riguardo al sistema fiscale, i Romani trasformarono dunque ben presto il sistema di esazione tolemaico, che consisteva nel dare annualmente in appalto a τελωναι (pubblicani) le singole tasse, mentre le imposte fondiarie continuarono ad essere pagate in natura per i terreni coltivati a cereali.
Altri tributi pro capite, oltre alla λαογραφια, erano i μερισμοι, in genere suddivisi tra la popolazione per servizi e per opere di pubblica utilità. Ad essi si aggiungevano i servizi obbligatori o liturgie e, per la manutenzione dei canali e delle dighe, la cosiddetta πενθημερος che comportava cinque giorni all'anno di lavoro gratuito [6].

Naturalmente per rendere possibile ed efficace la riscossione delle imposte dirette come appunto la λαογραφια erano necessarie le cosiddette κατ΄οικιαν απογραφαι. Il controllo della popolazione in Egitto, in epoca romana, ci ha lasciato numerosi documenti di vario genere, tra i quali di primaria importanza e di grande interesse sono appunto queste dichiarazioni di censimento casa per casa.
Il governo romano dunque introdusse in terra egiziana il censimento domiciliare quattordicennale, e del periodo compreso fra il 33-34 e il 257-258 d.C. ci sono giunte più di trecento dichiarazioni [7], appartenenti in varia misura a tutti i censimenti effettuati entro questi termini temporali; la maggioranza proviene dall'Arsinoite, ma parecchi altri nomoi sono rappresentati. Il censimento veniva ordinato con un editto prefettizio e il tempo utile per la dichiarazione comprendeva tutto l'anno successivo all'editto [8]; tutti gli abitanti dell'Egitto erano tenuti a presentare la denuncia [9].
Le schede di censimento sono documenti molto puntuali per capire aspetti importanti della legislazione e dell'amministrazione romana, ma soprattutto sicuri perché il documento è redatto dallo stesso capo famiglia, proprietario o affittuario, ed è seguito dal giuramento o dalla sottoscrizione dell'estensore e talvolta dall'indicazione del controllo ufficiale. Il documento ci fornisce poi la lista dei membri della famiglia, ci informa sulle relazioni di parentela che intercorrono fra essi, l'età di ciascuno, i loro nomi, paternità, maternità ed eventuali soprannomi. Molto spesso sono riportate le occupazioni dei singoli membri della casa e le professioni esercitate, vi si trova anche la menzione dei servi e delle altre proprietà dei singoli. Infine per ciascuna scheda è indicato il luogo di comune dimora e talora la provenienza da altre località.
Una questione molto dibattuta e già approfondita da tempo riguarda la valutazione che si deve fare di queste schede come fonte per le indagini sulla famiglia antica e la cautela con cui si devono trarne deduzioni [10].
Prima di tutto esse rappresentano lo stato della famiglia in un momento singolo della sua evoluzione, per cui conviene sicuramente, per esempio nel computo dei figli, tener conto che una scheda successiva della medesima famiglia potrebbe presentare anche profonde variazioni.
Per valutare pienamente l'importanza delle denunce è utile sapere quale sia la condizione sociale delle famiglie che vengono in essa ricordate: di questo ci potranno fornire indicazioni sufficienti la dichiarazione delle professioni esercitate dai denunciati, quella del numero e della qualità degli schiavi posseduti, e quella dei locali occupati e delle proprietà attribuite eventualmente a singoli individui. Il possedere schiavi nell'antichità non solo denota, come qualsiasi altra proprietà, un certo grado di ricchezza, ma è indizio di una certa agiatezza di vita familiare se, come in tutte le nostre dichiarazioni, gli schiavi sono domestici, soprattutto di sesso femminile [11].

Nelle liste che ci introducono particolarmente in ambienti di contadini, di εργαται e di tessitori [12] non appaiono invece schiavi.
Un altro indice prezioso per fissare le caratteristiche di coloro che adempivano al censimento è rappresentato anche dall'indicazione della proprietà familiare o individuale denunciata; anzitutto potremmo chiederci se e quali famiglie abitino in edifici di proprietà del capo famiglia o di uno dei suoi membri, quale estensione abbia la casa abitata in rapporto agli abitanti, quali proprietà siano infine dichiarate appartenere a singoli individui enumerati nella denuncia stessa.
Ora la questione è che i nostri testi sono in grado di rispondere a ciascuna di queste domande, ma bisogna premettere che purtroppo quello che manca è l'unità di misura o di valore dei beni denunciati: così per esempio quando troviamo che una famiglia di un certo numero di membri occupa un sesto, o un quarto di casa, nessuno di noi è in grado di formarsi un'idea del volume di queste frazioni, di cui non conosciamo l'intero, o quando si afferma che il figlio o la moglie del capo famiglia posseggono un campo o una casa in luogo indicato, non sappiamo ancora quantificarne il valore.

Dopo queste considerazioni è ora giunto il momento di presentare lo schema della κατ΄οικιαν απογραφη tipo [13]:

testo 1

Nei registri dell'amministrazione il documento è indicato anche come υπομνημα, κολλημα (in quanto unito ad altri in un τομος συγκολλησιμος), αναφορα. Ci sono pervenute anche copie, duplicati, estratti delle denunce e liste di vario genere da esse ricavate [14].

Le testimonianze conservate a Oxford permettono ora di calarci nei particolari: si veda come primo esempio P. Oxy. XLVII, 3336, datato 11 gennaio (Tybi 16) 133 d.C:

testo 2

"... da parte di Stefano figlio di Stefano e come (io) sia qualificato... abitante nella città di Ossirinco.
In accordo con le ordinanze di Flavio Tiziano, il nobilissimo prefetto, mi registro per il censimento casa per casa del passato 16° anno dell'imperatore Adriano Cesare mio signore, essendo stato in precedenza registrato in una casa di proprietà di Tnephersois figlia di Sara(...) e ... di Thonis, e altri, nel quartiere di Strada Thoeris...
Io medesimo, Stefano, il sopramenzionato, senza un mestiere, con una cicatrice, residente in una parte di casa di proprietà di Eudaemonis figlia di Ammonio, situata nel quartiere della Strada Nord, di anni 17.
E io giuro per l'imperatore Cesare Traiano Adriano Augusto che ho presentato questa dichiarazione onestamente e proferendo la verità senza falsificare nulla; in caso diverso, possa io incorrere nelle penalità per aver proferito il falso.
Anno 17° dell'Imperatore Cesare Traiano Adriano Augusto, Tybi 16 (11 gennaio).
Io, Stefano figlio di Stefano, ho presentato la dichiarazione e pronunciato il giuramento. Nel medesimo tempo".
Il documento, mutilo nella parte iniziale, è la dichiarazione di Stefano, figlio di Stefano, un ragazzo di 17 anni che abita nella città di Ossirinco. La dichiarazione, presentata in occasione del censimento casa per casa del 16° anno dell'imperatore Adriano, segue le ordinanze del prefetto Flavio Tiziano [15].
Il dichiarante ha in primo luogo la cura di indicare l'abitazione nella quale era stato registrato precedentemente (ll. 10-15). La dichiarazione prosegue poi con la professio del domicilio (ll. 16-21).
Stefano, occupante di una parte di casa, si dichiara ατεχνος (l. 17); ciò fa presumere che si tratti di un bracciante agricolo [16].

Un'altra dichiarazione di censimento, della quale purtroppo rimane solo la parte iniziale, reca altre importanti caratteristiche. E' questo il caso di P. Oxy. XLVII, 3347, risalente al 216/217 d.C.:

testo 3

"Da parte di Tito Flavio Herm..., figlio illegittimo, di madre Flavia Tamerylla. In accordo con le ordinanze di Valerio Dato, nobilissimo prefetto, e di Aurelio Antinoo, l'eccellente ex prefetto, io registro per il censimento casa per casa del passato anno ventiquattresimo del nostro signore Imperatore Marco Aurelio Severo Antonino Pio Felice Augusto, la casa di mia proprietà che si trova nel quartiere di Temgenuthis e tutte le sue pertinenze..."

Il denunciante, Tito Flavio Erminio [17], si dichiara figlio illegittimo, σπουριου (l. 2). L'uso della parola latina [18] suggerisce che costui sia nato mentre il padre stava prestando servizio nell'esercito romano e perciò non era in grado di contrarre una matrimonio regolare. Per quanto riguarda il momento in cui il documento fu redatto quindi si possono fare tre ipotesi circa il padre di Tito: o egli stava ancora prestando sevizio militare, o era morto sotto le armi, oppure al momento del congedo onorevole non aveva ancora legittimato il suo matrimonio.
Accanto al nome del prefetto in carica, sotto il quale si svolgono le operazioni di censimento, viene ricordato anche il suo predecessore, in base alle cui ordinanze il censimento deve essere stato evidentemente bandito [19].
Un ulteriore esempio di κατ΄οικιαν απογραφη molto interessante è P. Oxy. L, 3565, indirizzata ai laografi di Isieum Panga [20], nell'Ossirinchite, redatta in conformità all'editto di Aurelio Basileo e datata 5 Aprile (Pharmuthi 10) 245 d.C.:

testo 4

"Ai laografi di Isieum Panga da parte di Aurelio Aniceto figlio di Plutarco, ex magistrato in carica per il trasferimento dei bovini, consigliere della città degli Ossirinchiti. In accordo con le ordinanze emanate dall'ex prefetto Aurelius Basileus, io registro per il censimento casa per casa del passato primo anno dei (nostri) signori Marci Giulii Filippi Cesari i lotti che mi appartengono nel villaggio di Isieum Panga, nella parte orientale del villaggio, come da misurazione..., anteriormente di proprietà di Bereniciano alias S...soprannominato Eudaemon, figlio di Diogene, chiamandosi sua madre Eudaemonis, dalla stessa città, ed esso stesso anteriormente di proprietà di suo padre e di suo nonno Horion alias Berenicianus, nei quali appezzamenti c'è la colombaia e altre pertinenze. Ed io presto giuramento come è d'uso presso i Romani che non ho fatto una falsa dichiarazione. Anno dodicesimo dell'imperatore Cesare Marco Giulio Filippo Pio Felice e Marco Giulio Filippo valentissimo e nobilissimo Cesare, Augusti, Pharmuthi 10. Io, Aurelio Aniceto figlio di Plutarco, ho sottoscritto la relazione e pronunciato il giuramento.
Registrato con i laografi.
Colonne 69, 70.
(sul verso) Censimento casa per casa dell'anno primo...di Isieum Panga".

Il documento consta di due frammenti (a+b), fortunatamente contigui (vedi foto). Il personaggio che compie la dichiarazione, Aurelio Aniceto, ha qui cura di seguire scrupolosamente le regole del censimento casa per casa dichiarando tutte le sue proprietà e compilando la scheda in tutte le sue clausole. Per quanto riguarda la carica da lui ricoperta e descrittaci alle righe 3-4 c'è un altro papiro di Ossirinco, XLIII 3090, che alla riga 12 menziona αρχοντες incaricati di assolvere liturgie che consistevano nel trasporto di vitelli ad Alessandria per la visita di Caracalla nel 215/216 d.C. Animali furono anche forniti dall'Egitto in quel tempo per supportare le campagne partiche di Caracalla [21]. In più P. Oxy. XLIII, 3109, datato al 253/256 d.C., attesta il trasferimento di buoi da aratro in Siria per le armate di Valeriano.
Non sussiste il dubbio che simili provvedimenti siano stati presi nel periodo in cui le operazioni militari degli eserciti romani erano svolte contro la Persia Sasanide [22]. Il testo fornisce anche un nuovo terminus ante quem per la prefettura di Aurelius Basileus successore di C. Valerius Firmus [23].
Horion alias Berenicianus
ricorre anche in P. Oxy. VI, 908, del 199 d.C., come ex esegeta ed ora ginnasiarca e eutheniarca di Ossirinco [24]. Qui egli figura come precedente proprietario dei beni immobili dichiarati nel documento cui fa fede anche il nome di suo padre e di suo nonno. La dichiarazione comprende una serie di lotti liberi in cui è compresa anche una colombaia (ll. 24-25), e altre pertinenze.
Nella completezza della relazione è possibile notare anche la formula di giuramento, la data e la firma.

Avviandoci ora alla conclusione di questo discorso, si può notare come i tre documenti esaminati contengano tutta una serie di dati interessanti e ricchi di spunti per una discussione.
Partendo dalle caratteristiche dei dichiaranti, siano essi un affittuario ¥tecnoj come Stefano, un figlio illegittimo di un militare, come Tito, o un buleuta della città di Ossirinco come Aurelio Aniceto, essi hanno tutti cura di presentare correttamente la loro dichiarazione. E' lo Gnomon dell'Idios Logos (BGU V, 1210), cui si è già accennato [25], ad informarci circa le penalità a cui andavano incontro i trasgressori.
Questo testo rappresenta sicuramente una delle più importanti testimonianze dell'amministrazione imperiale romana in Egitto, un regolamento fiscale costituito da norme speciali emanate per l' Idiologo, uno dei più alti funzionari imperiali, preposto al reparto finanziario delle entrate derivanti da multe, devoluzioni, confische.

In questo documento, i paragrafi 58-63 si occupano appunto dell'obbligo fatto all'intera popolazione di dichiararsi nei censimenti quattordicennali; si vedano per esteso i più importanti:

testo 5

"Coloro che non hanno iscritto nei censimenti di popolazione né sé stessi né quelli che dovevano, vengono multati del quarto, e se sono denunciati di non essersi iscritti in due censimenti (successivi), sono condannati ad (un) quarto (o due?)".

Da questo paragrafo si può apprendere che chi non s'è iscritto nel censimento domiciliare e non ha iscritto nemmeno quelli cui era tenuto, subisce la confisca di un quarto dei beni; così anche se uno è denunciato per non aver fatto dichiarazioni in due censimenti successivi la pena è di un quarto o più verosimilmente di due quarti come la lacuna del testo farebbe più logicamente pensare. L'Arangio-Ruiz ritiene, al riguardo, che il paragrafo 58 tratti di indigeni, preferendo inoltre la restituzione δις a τεταρτον alla fine del paragrafo stesso [26], mentre il 59 tratta di Romani e di Alessandrini.

testo 6

"Romani ed Alessandrini, che non hanno iscritto coloro che dovevano, sia uno solo, siano più di uno, vengono condannati ad un quarto".

È fatto obbligo a Romani ed Alessandrini di iscriversi nei censimenti di popolazione. Se costoro trascurano di iscrivere quelli cui erano tenuti (una o più persone di famiglia), sono condannati ad un quarto. Questo paragrafo non fa cenno all'omissione in due censimenti (successivi) come è detto nel precedente. È probabile, ma non sappiamo nulla di preciso, che la rimanente popolazione sia stata punita, a differenza di Romani ed Alessandrini, in relazione al numero dei non denunciati. Se nei riguardi di questi ultimi v'è stata mitigazione di pena, ciò è dovuto possibilmente al fatto che essi costituivano la classe privilegiata. Si può quindi notare qui come nel corpo del documento vi siano parti dedicate a questi particolari gruppi di popolazione.

testo 7


"Coloro che prestano il servizio militare, se non si sono iscritti, non sono arrestati, ma sono ritenuti responsabili le loro mogli ed i figli".

Nel presente paragrafo viene stabilito che coloro i quali si trovano sotto le armi, se hanno mancato di presentare la dichiarazione di censimento, non vengono puniti con l'arresto, ma della omissione sono ritenuti responsabili le mogli ed i figli [27]. L'assenza dunque dalla famiglia dei soldati e militari in genere non giustifica l'omissione della dichiarazione: a questa sono obbligati le mogli ed i figli (il testo non parla né di genitori né di fratelli), che debbono farsi parte diligente nel dichiarare il proprio congiunto, impedito a causa della milizia [28]. La norma qui esposta non fissa alcuna pena, ma parla solo di responsabilità. È naturale pensare ad una mitigazione in favore dei soldati. Ciò risponderebbe all'uso nel campo del diritto militare romano. D'altra parte è interessante che il testo parli di responsabilità delle mogli e dei figli, mentre il diritto non riconosce il matrimonio dei soldati, giudicando anzi illegittimi, come ad esempio è testimoniato in P. Oxy. XLVII, 3347, i figli nati da queste unioni di fatto durante il servizio.

Un'altra caratteristica saliente delle dichiarazioni di censimento esaminate per questo contributo è come esse facciano tutte riferimento all'editto del prefetto.
La prefettura d'Egitto, dopo quella del pretorio, rappresentava la massima carica del cursus equestre. La preparazione dell'editto di censimento, la sua pubblicazione e l'inizio delle operazioni avvenivano normalmente sotto lo stesso prefetto; in seguito, durante lo svolgimento del censimento, poteva avvenire il cambio del prefetto, come di fatto è accaduto in vari casi documentati dalle denunce stesse [29]. Da questo punto di vista, le successioni nella prefettura d'Egitto che sono contenute nelle varie liste compilate dagli studiosi [30] sono state studiate dalla Montevecchi [31] e dal Bastianini [32]. L'osservazione delle date contenute in queste liste può suggerire che, almeno per il II sec. d.C., la sostituzione tendeva a collocarsi nel periodo estivo, intorno alla fine dell'anno egiziano. Si tratta però di una tendenza, non di una regola sempre riscontrabile: ragioni politiche, amministrative, militari ecc., dovevano determinare l'invio o il richiamo del massimo funzionario d'Egitto senza riguardo al periodo dell'anno in cui ciò avvenisse, per non parlare dei casi in cui un prefetto moriva durante la sua carica. Ma colpisce comunque l'attenzione il fatto che, almeno nel II sec. d.C., non sono pochi i casi in cui la sostituzione è collocabile nei mesi estivi. Si cita innanzi tutto il caso di Furius Victorinus, di cui eccezionalmente si conosce la data precisa del suo arrivo in Alessandria, e cioè il 10 luglio 159 d.C [33].
Questo fenomeno tuttavia, può forse trovare una sua giustificazione plausibile: infatti è tra l'inverno e la primavera che avevano luogo i conventus [34], che, per i primi due secoli dell'impero romano, erano il cardine della vita amministrativa e giudiziaria della provincia. È quindi verosimile supporre che, in condizioni normali, si cercasse di evitare un cambiamento al vertice dell'amministrazione in questo periodo.
Il censimento dunque cominciava con l'editto del prefetto e a volte nelle dichiarazioni di censimento si trova questo riferimento secondo la formula κατα τα κελευσθεντα o κατα τα προστεταγμενα seguita il più delle volte dal nome del prefetto. Nelle dichiarazioni comprese tra i P. Oxy., fra quelle pubblicate più di recente, l'editto del prefetto è ricordato in:

P. Oxy. XLVII, 3336; Ossirinco 133 d.C., (Flavius Titianus).
P. Oxy. XXXVI, 2762; Ossirinco 188/189 d.C., (Tineius Demetrius e Aurelius Verianus [35]).
P. Oxy. XXXVI, 2800; Ossirinco 188/189 d.C., (Tineius Demetrius e Aurelius Verianus).
P. Oxy. LVIII, 3918; Tanais 188/189 d.C., (Tineius Demetrius e Aurelius Verianus).
P. Oxy. XXXIII, 2671; Heracleopolite 216/217 d.C., (Aurelius [36]...).
P. Oxy. XLVII, 3347; Ossirinco 216/217 d.C., (Valerius Datus e Aurelius Antinous).
P. Oxy. XLII, 3077; Ossirinco 231/232 d.C., (Aurelius Ianuarius e Claudius Masculinus).
P. Oxy. L, 3565; Isieum Panga 245 d.C., (Aurelius Basileus).
Come si è già avuto modo di notare è successo più di una volta che, nel corso delle operazioni di censimento, il prefetto sia cambiato: ciò ha fatto sì che nelle dichiarazioni si trovi nominato sia il vecchio che il nuovo funzionario. Questa particolarità interna ai testi risulta utilissima per fissare i limiti cronologici della durata delle cariche ed in molti casi è stata determinante [37]. Nel 215/216 d.C., due dichiarazioni datate al 24° anno dell'imperatore Caracalla [38], si riseferiscono alle ordinanze di Aurelius Antinous, che è qualificato διαδεξαμενος την ηγεμονιαν. In questo momento, quindi, il prefetto è uscito di carica; il suo successore però non ha ancora promulgato le nuove istruzioni oppure esse non sono ancora giunte a conoscenza dei dichiaranti. Nel 25° anno invece, la situazione è ancora differente perché in una delle due dichiarazioni di più recente pubblicazione (P. Oxy. XLVII, 3347, compresa nella lista riportata sopra), Aurelius Antinous è citato accanto a Valerius Datus, suo successore, mentre in P. Lond. 935 e P. Lond. 936 si accenna alle ordinanze di Valerius Datus senza che Aurelius Antinous venga più ricordato.
Un caso analogo, ma più complesso, si presenta per il censimento del 188/189 d.C., quando sembra che ben tre prefetti si siano succeduti durante le operazioni di censimento: PSI 1227, datato al 28° anno di Commodo, si riferisce all'ordine di Aurelius Verianus; tre papiri di Ossirinco invece [39], menzionano congiuntamente Aurelius Verianus e Tineius Demetrius, suo successore. P Princeton 129, del 29° anno, si riferisce solo all'ordine di Tineius Demetrius. Infine P. Harris 71, la cui lettura è stata restituita da Hombert e Préaux [40], menziona anche il terzo prefetto:

testo 8

In questo testo quindi si trovano i nomi di Tineius Demetrius e del suo successore Dionisius Papirius. L'editore di P. Oxy. 2762 [41] invece, paragonandolo a P. Harris 71, esprime il parere che la lettura di Hombert-Préaux sia solo parzialmente corretta; egli cioè non accetta la lettura di Dionisius Papirius alla linea 9 ma preferisce leggervi il nome di Aurelius Verianus, adducendo come prova la lettura autoptica e l'analogia con i documenti da lui pubblicati, il P. Oxy. 2762 appunto, e il P. Oxy. 2800.
In base a quanto considerato circa quest'ultimo aspetto dunque, i papiri conservati ad Oxford ci portano comunque a concludere che, quando durante le operazioni di censimento il prefetto cambiava, il suo successore poteva accogliere le disposizioni del predecessore ed in questo caso si trovano citati entrambi i prefetti; nel caso invece che il nuovo prefetto avesse deciso di rinnovare la proclamazione di censimento cambiandone le disposizioni, egli era menzionato da solo.


Note

[1] Si segnalano, fra quelli pubblicati più di recente, i seguenti documenti: P. Oxy. XXXIII, 2671; P. Oxy. XXXVI, 2762; P. Oxy. XXXVI, 2800; P. Oxy. XLII, 3077; P. Oxy. XLVII, 3336; P. Oxy. XLVII 3347; P. Oxy. L, 3565; P Oxy. LVIII, 3918.

[2] Cfr. P. Oxy. II, 254; P Mich. X, 578.

[3] Cfr. R.S. Bagnall, The Beginnings of the Roman Census in Egypt, GRBS XXXII, 1991, pp. 255-265.

[4] Cfr. C. Sánchez-Moreno Ellart, Professio Liberorum. Las Declaraciones y los Registros de Nacimientos en Derecho Romano, con especial atención a la Fuentes Papirológicas, Madrid 2001.

[5] Cfr. W. Scheidel, The death declarations of Roman Egypt: a Re-appraisal, BASP XXXVI, 1999, pp. 53-70.

[6] Per il problema della tassazione in Egitto, l'opera più completa resta ancora quella di L. Wallace, Taxation in Egypt from Augustus to Diocletian, Princeton 1938, con il completamento di C. e K.A. Worp, Index locorum to Wallace Taxation, ZPE XVI, 1975, pp. 83-120.

[7] Già M. Hombert e Cl. Préaux, Recheches sur le recensement dans l'Egypte romaine, Leiden 1952, p. 40 sgg., ne contavano 200; O. Montevecchi, Il censimento romano d'Egitto, Aevum L, 1976, p. 75, arrivava a contarne 250; mentre con il volume di R.S. Bagnall e B.W. Frier, The demography of Roman Egypt, Cambridge 1994, ora New York 2006 (Paperback Digital Reprint), si è giunti a oltre 300 (ivi catalogo completo delle dichiarazioni di censimento).

[8] Circa tale questione si veda O. Montevecchi, Il censimento romano d'Egitto, cit., pp. 75-77.

[9] A questo proposito il papiro dello Gnomon dell'Idios Logos può fornire importanti ragguagli: cfr. BGU V, 1210, §§ 58-63. Si vedano più oltre le penalità in cui incorrevano i trasgressori.

[10] Fra i primi che si occuparono del problema vi fu A. Calderini, La composizione della famiglia secondo le schede di censimento dell'Egitto romano, Milano 1923.

[11] Cfr. Calderini, La composizione della famiglia, cit., p. 31.

[12] Cfr., nell'ordine, P. Lond. 257 (II, p. 19), P. Lond. 258 (II, p. 29), P. Lond. 259 (II p. 36).

[13] Questo schema, sembratomi molto chiarificatorio, è tratto dal volume di O. Montevecchi, La Papirologia, Milano 1988, p. 178.

[14] Si veda per esempio Stud. Pal., IV, p. 61 sgg., del 72/73 d.C.: un complesso di liste della popolazione di un quartiere di Arsinoe, compilate per categorie, a cura dell'amfodarco Eraclide; e P. Mich., XI, 603 (Arsinoe 134 d.C.), contratto per l'assunzione di 9 scribi che dovranno redigere liste di abitanti, divisi per categorie, ricavandole dalle κατ΄οικιαν απογραφαι.

[15] Circa la documentazione riguardante questo prefetto si veda G. Bastianini, Lista dei prefetti d'Egitto dal 30 a.C. al 299. d.C., ZPE 17, 1975, pp. 285-286.

[16] Riguardo il termine ατεχνος si veda Bagnall-Frier, The Demography of Roman Egypt, cit., p. 24.

[17] E' questo il nome completo del dichiarante, accogliendo l'integrazione dell'edizione dei P.Oxy. (XLVII, p. 97), Ερμε[ινο]υ.

[18] Si trova attestato solo in documenti che riguardano figli di militari o cittadini romani; per i Greco-Egizi il termine che indicava i figli illegittimi era απατωρ. Cfr. H.C. Youtie, Aπατωρες: Law vs. Custom in Roman Egypt, Le Monde grec: Hommages à Claire Préaux, Bruxelles 1975, pp. 723-740.

[19] Si vedrà in seguito in quale misura si trovano citati i prefetti in questo tipo di documenti.

[20] Cfr., a proposito di questa località, P. Pruneti, I centri abitati dell'Ossirinchite. Repertorio Toponomastico (Pap. Flor. IX), Firenze 1981, pp. 71-72.

[21] Cfr. BGU I, 266 = W. Chr., 245.

[22] Cfr. W. Ensslin, The Persian Wars with Rome, CAH XII, Cambridge 1965, p. 126 sgg.

[23] Cfr. P. Oxy. L, 3565, pp. 165-166.

[24] Per una discussione circa le cariche ricoperte da questo personaggio si rimanda all'edizione del papiro (cfr. nota precedente).

[25] Cfr. supra, n. 9. Un'edizione dello Gnomon divenuta ormai un classico è quella di S. Riccobono, Il Gnomon dell'Idios Logos, Palermo 1950; a questa si aggiunga ora l'edizione di J.M. Modrzejewski in Les lois des Romains, 7e Édition par un groupe de romanistes des «Textes de Droit Romain», Tome II de Paul Frédéric Girare et Félix Senn, a cura di V. Giuffrè, Napoli 1977.

[26] Cfr. Arangio-Ruiz, Un liber mandatorum da Augusto ad Antonino Pio, Atene e Roma III, 1922, p. 219: "Fra le disposizioni che comminano pene contro le mancate o inesatte dichiarazioni delle κατ΄οικιαν απογραφαι (58-63) sono notevoli quelle che distinguono fra la posizione dei Romani e Alessandrini da una parte, degli Egiziani dall'altra. La distinzione resta però attenuata se con lo Schubart si legge (§ 58) [εν] τεταρτον come a § 59. All'esattezza di tale integrazione non credo: la differenza fra le classi privilegiate e quelle inferiori sta appunto nel privilegio, accordato alle prime, di non pagare doppia multa nel caso che siano più le persone non dichiarate o le dichiarazioni reticenti, e quindi nel § 58, dove si tratta d'indigeni, ritengo preferibile la congettura [δις]: cfr. la stessa congettura di P.M. Meyer, Jur. Pap. p. 333".

[27] Cfr., a proposito della comparizione personale, P. Oxy.VIII,1157; in questa lettera del III sec. d.C., un uomo di nome Pathermouthis domanda a sua sorella di espletare in sua vece le formalità del censimento e, se ciò non fosse possibile, di avvertirlo affinché egli possa ritornare.

[28] Cfr. Riccobono, Il Gnomon dell'Idios Logos, cit., p. 201.

[29] Nell'elenco che si darà fra poco verrà messo in risalto anche a quest'aspetto.

[30] Le opere più recenti per la cronologia dei prefetti d'Egitto sono le seguenti: C.W. Reinmuth, A Working List of the Prefects of Egypt, 30 B.C. to 299 A.D., BASP IV, 1967, pp. 77-128, G. Bastianini, Lista dei prefetti d'Egitto dal 30 a.C. al 299 d.C., ZPE XVII, 1975, pp. 263-328; P.A. Brunt, The Administrators of Roman Egypt, JRS LXV, 1975, pp. 124-147; L. Cazzaniga, Osservazioni sulla successione dei prefetti d'Egitto all'epoca di Tiberio, An.Pap. IV, 1992, pp. 5-19.

[31] Cfr. O. Montevecchi, Il censimento romano d'Egitto, Aevum L, 1976, pp. 76-77.

[32] Cfr. G. Bastianini, Successioni nella prefettura d'Egitto, Aegyptus LVIII, 1978, pp. 168-171.

[33] Cfr. PSI 1241, ll. 9-12.

[34] Circa tale argomento si veda G. Foti Talamanca, Ricerche sul processo nell'Egitto greco-romano, I. L'organizzazione del "conventus" del "praefectus Aegypti", Milano 1974.

[35] Qui ed in alcune dichiarazioni qui elencate sono preservati il nome del prefetto e dell'ex prefetto mediante le cui istruzioni queste dichiarazioni vennero presentate ai funzionari. Questa particolarità viene trattata subito sotto.

[36] A questo punto nel testo si presenta una lacuna, del resto facilmente colmabile, perché sappiamo che in quell'anno il prefetto era Aurelius Antinous.

[37] Ad esempio P. Oxy. L, 3565, cfr. supra, pp. 115-117, fornisce un nuovo terminus ante quem per l'inizio della prefettura di Aurelius Basileus allo scadere del mandato di Valerius Firmus (a questo proposito si veda la discussione in P. Oxy. L, 3565, pp. 163 e 165).

[38] Cfr. Stud. Pal. II, p. 27 e P. Reinach 49

[39] Precisamente P. Oxy. 2762, 2800 e 3918, compresi nella lista poco più sopra.

[40] Cfr. Hombert-Préaux, Recherches sur le recensement, cit., p. 55. Infatti M. Powell, l'editore dei P. Harris, aveva dichiarato la l. 9 illeggibile.

[41] Cfr. J.R. Rea, P. Oxy. XXXVI, p. 43.






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Foto 1 - Veduta della città di Ossirinco
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Foto 2 - POxy.n3336
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Foto 3 - POxy.n3565 a+b
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Foto 4 - POxy.n3347
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Foto 5 - La Sackler Library
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