| Sulla competenza religiosa dell'Idiologo - di Gianfranco PurpuraRedazione Archaeogate, 14-05-2007  La versione originale dell'articolo è disponibile in formato .pdf, scaricabile in allegato. Pur essendo la questione relativa alle attività religiose dell'Idiologo una delle più importanti per comprendere la pratica della religione in Egitto sotto il dominio romano e i rapporti tra l'amministrazione dei conquistatori ed i culti locali, essa non appare ancora chiaramente definita in dottrina per le divergenti opinioni suscitate. Con la conquista di Ottaviano sarebbe stato preposto al controllo di tutti i culti, di tutti i templi e di tutti i sacerdoti in Egitto un Alto Sacerdote e funzionario romano, l'archiereus Alexandreias kai Aigyptou pasēs, che si identificava al tempo stesso con l'Idiologo, il funzionario al vertice dell'amministrazione finanziaria? Oppure l'ingerenza dei romani in campo religioso si sarebbe limitata inizialmente ai soli aspetti fiscali, la cui gestione veniva affidata all'antico Idiologo e solo più tardi, nel II o III sec. d.C., sarebbe stata prevista la specifica competenza di un invadente funzionario romano, l'Archiereo, preposto ai culti locali? Dopo la conquista romana l'Idiologo infatti, le cui competenze con accresciuta importanza continuavano le attribuzioni dell'omonimo magistrato tolemaico in quanto era responsabile di tutte le fonti di reddito irregolari o sporadiche (beni confiscati o vacanti, multe ed altro), controllava lo status personarum, il transito di persone e cose in Egitto ed il diritto di associazione, ma anche la proprietà dei templi, le loro rendite, la vendita di cariche sacerdotali, l'esazione di tasse corrisposte dai sacerdoti ed il controllo del loro comportamento. Scrive Orsolina Montevecchi: "E' anche, almeno da un certo momento, Archiereus di tutto l'Egitto, ma non è chiaro se si tratti del cumulo di due cariche divenuto abituale e regolare perché utile, o se l'Idiologo sia Archiereus ex officio" [1] e dunque fin dall'inizio della sua istituzione, al momento della riorganizzazione augustea dell'Egitto tolemaico. Anticipando subito le conclusioni alle quali si perverrà con la presente indagine, l'ipotesi di un cumulo assai precoce nel tempo delle due funzioni nella stessa persona, sostenuto da autorevole letteratura papirologica dell'Ottocento e ripudiato dopo il ritrovamento del Gnomon dell'Idios logos (BGU V, 1210), tra il 1920 ed il 1930 (fig. 1), appare oggi, in base ai dati attualmente disponibili, la più probabile e ciò, oltre ad essere rilevante per valutare l'atteggiamento in Egitto dei dominatori nei confronti degli antichi culti indigeni e greci, può essere anche utile per integrare le liste degli Idiologi noti con i dati forniti dagli elenchi degli Alti Sacerdoti conosciuti, non verificandosi mai, per quanto è dato riscontrare, il caso di due diversi personaggi ai quali nel medesimo momento furono assegnate le due presunte differenti cariche. La politica romana in relazione alle classi sacerdotali egiziane mirava ad accentuare il controllo della loro attività ed a procedere ad una progressiva secolarizzazione delle loro risorse [2]. I privilegi tributari di cui costoro godevano sotto il governo indebolito degli ultimi Tolomei furono infatti gradualmente limitati. Ebbero luogo confische di terra 'sacra', limitazioni del diritto di asilo ed una generale subordinazione di tutta l'organizzazione sacerdotale all'autorità centrale romana. Significativo è certo il fatto che l'archiereus Alexandreias kai Aigyptou pasēs fu sempre, per quanto ne sappiamo, un cittadino romano e che uno dei più antichi editti dei prefetti d'Egitto, quello di Gaio Turranio del 4 giugno del 4 a.C.[3], predisponeva e procedeva ad una registrazione del personale dei templi nell'imminenza di un compito divenuto di routine per l'amministrazione romana, quello dell'ejpivkrisiı. Era infatti imposto il censimento di sacerdoti, pastofori, servitori e schiavi dei templi in connessione con l'esenzione dell'imposta personale. Infatti ogni tempio aveva un numero fisso di sacerdoti, apolúsimoi, esenti dall'imposta sulle persone, la laographia, quelli in soprannumero vi erano assoggettati; tutti i sacerdoti erano in genere sottoposti alle liturgie. In ogni tempio vi erano dei responsabili (presbyteroi) nei confronti del governo che, eletti annualmente, inviavano poi allo stratego l'elenco dei sacerdoti (graphai iereōn), l'inventario delle proprietà ed il bilancio del tempio[4]. Come si vede, un controllo accurato che prevedeva addirittura che per la circoncisione dei giovani della classe sacerdotale fosse necessaria un'espressa autorizzazione dell'autorità romana, che si ingeriva dunque di fatto in una questione puramente religiosa: il reclutamento dei novizi. Le relative richieste sono pervenute nei papiri in diversi esemplari. Sembra che i templi, sotto il dominio romano godessero soltanto di una quota determinata di esenzioni totali dal pagamento dell'imposta personale. Occorreva quindi che i sacerdoti di nuova designazione attendessero la progressiva liberazione di nuovi posti, comunicata ufficialmente all'autorità, per godere della esenzione totale, in seguito al superamento di un esame ed al pagamento una tantum di un compenso (eiskritikon). Infatti il governo romano "vendeva" i sacerdozi redditizi (con pagamento dell'eiskritikon, all'entrata in carica). Per quelli non redditizi invece, dietro richiesta pervenuta in numerose copie [5], veniva corrisposta dal governo una syntaxis, che se costituiva una garanzia di sussistenza, finiva per limitare i poteri dei sacerdoti e per assoggettarli ad uno stretto controllo da parte dell'autorità. E' certo indicativo che per tutta l'età romana non vi è memoria di disordini fomentati dai sacerdoti indigeni[6], che pur avrebbero potuto facilmente coagulare l'insoddisfazione sociale ed un pericoloso nazionalismo intorno ai radicati e partecipati culti locali. Prima del rinvenimento e pubblicazione del testo del Gnomon dell'Idios logos nel 1919 era opinione corrente che l'Idiologo avesse precocemente cumulato, già fin dal I sec. d.C., le sue funzioni con quelle di Archiereus, Alto Sacerdote preposto al controllo dei sacerdoti e dei culti. Infatti U. Wilcken nel 1888 aveva correttamente desunto dal P. WChr. 72 del 234 d.C. il cumulo delle due cariche[7] e aveva ritenuto possibile, nonostante la datazione tarda della testimonianza, retrodatare fin dalla prima età imperiale l'associazione delle due funzioni. La sua opinione, moderata da C. Wessely nel 1901 riferendo l'unione solo a partire dal II sec. d.C.[8], era stata invece ripresa e vigorosamente sostenuta da uno dei maggiori conoscitori dei sacerdozi e dei templi dell'Egitto ellenistico e romano, W. Otto [9], che ripetutamente l'aveva difesa [10] dal dissenso manifestato da P. M. Meyer. Egli, intorno al 1903, in base ad una ulteriore documentazione riscontrata [11], aveva invece riferito l'unione delle due cariche come avvenuta solo a partire dal maggio del 197 d.C. Oltre ad Otto, anche Plaumann nel 1914 nella Paulys e nella 'classica' monografia sull'Idiologo del 1919 propendeva per una precoce - forse già da Augusto - attribuzione della carica di Alto Sacerdote ex officio a tale funzionario [12]. Dunque prima del rinvenimento del testo del Gnomon dell'Idios logos ubblicato da Schubart nel 1919, ma già anticipatamente letto da Plaumann, era opinione corrente che l'Idiologo avesse cumulato le sue funzioni con quelle di Archiereus, già fin dal I sec. d.C., ma già nel 1934 W. G. Uxkull v. Gyllenband nel commento al testo del liber mandatorum fiscale propendeva ormai per l'età di Marco Aurelio o di Settimio Severo [13]. Infatti la datazione del papiro del Gnomon (BGU V, 1210), sicuramente posteriore al 149 d.C. a causa dell'utilizzazione del recto per conti dei sitologi del villaggio di Bernikis che si arrestano a quella data, non solo aveva indotto a collocare il testo del verso, il Gnomon appunto, intorno alla seconda metà del II sec. d.C., ma la presenza in esso di ben ventisette disposizioni (§§ 71-97) sulle competenze religiose dell'Idiologo (di cui però solo nove numerate) aveva anche indotto a spostare la definitiva redazione del testo pervenutoci ad un momento assai avanzato dell'attività di tale funzionario, alla fine del II o inizi del III sec. d.C., quando cioè costui per la prima volta avrebbe assunto anche il titolo di Archiereus, come sembravano indicare alcuni papiri del 234, di cui uno già citato [14]. Naturalmente l'assunzione di tale datazione come termine sicuro, ma assai tardo, non esclude, come è stato ritenuto, un precedente ampliamento di fatto delle competenze religiose dell'Idiologo alla fine del II sec. d.C., testimoniato e preparato dai paragrafi religiosi del Gnomon, ed un ipotetico conferimento ufficiale iniziale già al tempo di Caracalla, quando non solo l'imperatore assunse connotati divini ma anche le competenze di alcuni uffici sarebbero state dilatate con pesanti ingerenze in campo religioso. La pubblicazione del nuovo papiro del Gnomon (P.Oxy. XLII, 3014, una copia del I sec. d.C.), pur rivelando con qualche differenza la costanza nel tempo almeno delle problematiche trattate nei paragrafi numerati, non consente tuttavia di gettare luce sulle attribuzioni religiose dell'Idiologo, essendo limitata ai §§. 35 - 41 nei quali si trattava di altre competenze. Infatti la numerazione dei paragrafi mostra che vi fu una fase di redazione, che – con tutte le cautele del caso – potrebbe anche coincidere con quella originaria risalente per esplicita dichiarazione testuale ad Augusto (Gnomon, proemio), nella quale la materia religiosa sarebbe stata già inclusa, essendo stata essa parzialmente numerata (§§. 71-80). Tuttavia, accertata la perfetta corrispondenza della numerazione dei paragrafi nella parte comune tra la copia di I sec. d.C. (P.Oxy. XLII, 3014) e quella del II/III sec. d.C (BGU V, 1210), non è del tutto sicuro che la coincidenza si riscontrasse già nella copia originaria, cioè quella augustea del liber mandatorum fiscale. Il riscontro rappresenta solo un significativo, ma generico indizio dell'antichità della parte numerata dei paragrafi attinenti al culto (§§. 71-80; 81- 97 non numerati). P. R. Swarney, il più recente studioso della carica dell'Idiologo [15], ritiene invece di poter così ricostruire lo sviluppo delle competenze religiose del funzionario in questione: inizialmente, nel periodo compreso tra i Flavi e gli Antonini, la materia dei culti gli sarebbe stata attribuita sotto un profilo esclusivamente finanziario per la sua competenza nell'assegnazione dei beni dei templi, derivante dall'esercizio della vendita degli adespota, e per il controllo da costui esercitato sui compensi per l'assunzione delle cariche sacerdotali. In questo quadro la vendita delle cariche sacerdotali rimaste vacanti - e dunque non ereditate - e l'imposizione di multe ai sacerdoti per la violazione delle numerose prescrizioni sacrali, come quelle relative al divieto di portare lunghe chiome o di indossare abiti di lana, finì per implicare una conoscenza dettagliata dei corpi sacerdotali, delle loro pratiche, dei loro culti, con la possibilità di effettuare investigazioni e dirimere controversie. Secondo Swarney da una limitata attività in tal senso, in età claudio – flavia, si sarebbe progressivamente passati ad un controllo sempre più accentuato in età adrianea con l'incremento di competenze giurisdizionali per multe e compensi per l'assegnazione delle cariche sacerdotali, finendo poi l'Idiologo per esercitare, solo dopo Caracalla, vere e proprie funzioni di altissimo sacerdote con competenze estese a tutto l'Egitto. In definitiva per Swarney, "the unification is late and for the history of the Idios logos which ends here inconsequential" [16]. Adeguandosi dunque a tale tesi, un'altra studiosa, Miriam Stead, nel trattare dell'Alto Sacerdote di Alessandria e di tutto l'Egitto [17], ha ritenuto che la creazione del suddetto funzionario derivi da una necessità amministrativa di controllo delle questioni religiose, avvertita già in vari editti prefettizi del I e degli inizi del II secolo d.C.; non solo in quello sopra ricordato di Turranio sulla registrazione del personale dei templi, ma anche in quello di Tusco di età neroniana che ampliava i controlli amministrativi in campo religioso [18] ed in quello di T. Aterio Nepote del giugno/luglio del 120 d.C. sulla disciplina dei templi, menzionante per la prima volta l'Alto Sacerdote in questione [19], che appare anche in una epigrafe dello stesso momento con il titolo di Archiereus Alexandreias kai Aigyptou pasēs [20]. Dalla metà del II sec. d.C. l'attività religiosa in Egitto sarebbe stata dunque a costui assoggettata, nonostante sia fuori discussione la scarsa competenza religiosa del funzionario romano [21] e l'esistenza di un alto burocrate che già sicuramente dall'età augustea aveva avuto affidato il compito di curare aspetti assai particolari della disciplina dei sacerdoti, l'Idiologo appunto. Per giustificare dunque la presunta duplicazione, si è finita per riservare all'Idiologo la sola cura degli aspetti finanziari dei culti, separandola dalla religiosa e assegnando quest'ultima tardivamente all'Archiereus, il quale alla fine avrebbe cumulato al tempo stesso la carica di Idiologo. I testi e le argomentazioni sulle quali fondare tale netta demarcazione sono, a mio avviso, pressoché inconsistenti e non consentono di tracciare un quadro così ben delineato; soprattutto appare improbabile che, in un mondo religioso complesso come quello egiziano, sia stato possibile dominare un campo senza conoscere a fondo anche l'altro e che per una mentalità intrisa di religiosità, come quella romana, sia stato possibile evitare quelle che noi oggi valuteremmo come ingerenze della burocrazia sulla religione. Il papiro SB VI, 9016 del 3 aprile 160 d.C., ad esempio, è stato considerato un documento significativo poiché, nel decidere sul diritto della boule di Ptolemaide o dei sacerdoti del tempio di Soter a Coptos di designare un novizio (neokoros), l'Antarchiereus (vice alto-sacerdote) Ulpio Sereniano allega una lista di precedenti decisioni relative alla medesima questione controversa: la più antica del prefetto d'Egitto Cn. Vergilio Capitone del 25 febbraio del 48 d.C., le successive dell'Idiologo Lisimaco del 29 gennaio del 69 e di un Lisimaco, forse Idiologo (in base ad una incerta lettura delle ll. 18-19) alla data del 29 gennaio dell'88. Il coinvolgimento prima del prefetto, nel 48, successivamente dell'Idiologo, nel 69 e nell'88, e dell'Antarchiereus nel 160 per il medesimo punto controverso non indica, come è stato sostenuto, un progressivo coinvolgimento dell'Idiologo nelle faccende religiose che prima non si sapeva a chi affidare, tanto da rimetterle inizialmente al prefetto, e poi così ben chiare e definite da lasciarle alla decisione sacerdotale [22]; infatti il 25 luglio del 45 l'Idiologo L. Tullio Sabino appare già coinvolto in attività del tutto simili [23]. Il P. Vindob. Boswinkel 1 dell'89/90 infatti allega il caso di Sabino nel riferire la decisione dell'Idiologo Claudio Gemino [24], relativa ad una controversa attività di propheteia e lesoneia che un funzionario riteneva di poter vendere in seguito al decesso del precedente profeta ed invece un gruppo di sacerdoti di Nilopoli sostenevano essere trasmissibile in seguito al mero pagamento dell'eiskritikon. Il governo romano era infatti solito assegnare i sacerdozi redditizi dietro pagamento di un compenso al momento dell'entrata in carica; la persistente competenza dell'Idiologo in materia è certa. Se nel papiro SB VI, 9016 si coinvolse il prefetto come somma autorità giudicante in una questione di tal genere, non fu certo per la non definita competenza dell'Idiologo, ma piuttosto per circostanze diverse che probabilmente coinvolgevano gli interessi superiori del consiglio cittadino di Ptolemaide nella designazione dei neokoroi e richiedevano il diretto intervento del prefetto. Anche il coinvolgimento dell'Idiologo nell'epikrisis dei sacerdoti, attestata già dall'età giulio – claudia [25], che potrebbe essere attività ben consona a quella di un Alto Sacerdote, è stata invece giustificata alla luce delle possibili implicazioni finanziarie, in quanto si è sostenuto che l'epikrisis potrebbe essere stata una condizione necessaria per l'assunzione di tutte le cariche sacerdotali assegnate dall'Idiologo [26]. In realtà, ancor più risalta l'artificiosità della distinzione e gli innegabili vantaggi per l'amministrazione romana di una assai plausibile connessione delle due funzioni, la religiosa e la finanziaria, in un unico funzionario. Se l'Idiologo appare precocemente coinvolto nelle dichiarazioni miranti ad accertare lo status dei sacerdoti e le specifiche ed intricate assegnazioni delle cariche templari, seppur a fini fiscali, e nel Gnomon gli è pure imposto l'obbligo d'investigare sui particolari comportamenti di tutti i sacerdoti, sullo svolgimento dei culti e le attività dei templi, è assai probabile che tale attività non fosse fin dall'inizio limitata al mero campo finanziario, ma si estendesse anche a tutti quegli aspetti religiosi che si attribuiscono a partire dal II sec. d.C. al solo Archiereus e che avrebbero potuto invece immediatamente interessare il dominio romano sotto il profilo della tutela della dignità dei culti e soprattutto del mantenimento dell'ordine pubblico nella provincia. E' ben noto che per i romani sacra, sacerdotes e magistratus furono partes inscindibili del diritto pubblico [27] e che la moderna distinzione tra sfera laica e religiosa era, sul piano amministrativo, evanescente. Nel Gnomon si riscontrano numerose tracce di attribuzioni religiose, e non finanziarie, dell'Idiologo, né potrebbe essere diversamente. Ad esempio nel §. 85 si legge: testo 1 Se vi sono santuari scarsi di uomini, è lecito prendere da un santuario (del medesimo ordine ?) i sacerdoti per le processioni. E nel §. successivo: testo 2 Nei santuari greci è lecito ai privati prender parte alle processioni. Nel §. 88: testo 3 Dei resti degli animali immolati, provenienti da un banchetto rituale, non si cibano i Profeti, ma i Pastofori. Nel §. 95: testo 4 I sacerdoti non vanno in processione dinanzi ai Pastofori. In tutti questi casi l'intervento dell'Idiologo sembra essere stato specificatamente religioso, piuttosto che finanziario, volto cioè a tutelare le pratiche di culto locali o greche, senza alcuna riscossione di multe o ammende, naturalmente sempre per gli interessi del dominio romano in materia, miranti ad assicurare l'ordine, a sedare eventuali liti e soprattutto a conoscere, controllare e garantire la moralità e la dignità dei culti indigeni e greci; tutte funzioni che comunemente si attribuiscono all'Archiereus. I fautori dell'ipotesi della netta separazione sono stati probabilmente indotti dal fatto che le prime testimonianze documentali sicure del cumulo delle due cariche in uno stesso funzionario siano della fine del II, inizi del III sec. d.C.; in precedenza viene nominato solo l'Idiologo e a partire dagli inizi del II sec. singolarmente l'Archiereus, sino alle prime indicazioni congiunte a partire dalla fine del II, inizi del III sec. d.C. Ma, a prescindere dal rischio, per la casualità della documentazione papiracea, di essere costantemente esposti a ricavare certezze dal silenzio, resta la sorprendente menzione nelle ll. 13-15 del papiro BGU IV, 1091 del 212/3 del solo Idiologo in un momento in cui ormai non vi è più alcun dubbio che le due denominazioni si riferiscano ad un unico funzionario, che veniva evidentemente indicato indifferentemente in un modo o nell'altro, tanto dopo, che prima del III sec. d.C. La conclusione allora che si vuole trarre dalle singole menzioni e dalla prima indicazione congiunta per ricavarne un sicuro termine iniziale (la fine del II/inizi del III sec. d.C.) appare fortemente indebolita. Né vale obiettare che "eine Ausnahme in nachseverischer Zeit ist keine Bestätigung für die Regel in vorseverischer", poichè è proprio la prassi preseveriana che deve essere determinata ed essa indica reiterate e ampie ingerenze dell'Idiologo in ambito religioso. Spetta dunque ai fautori di una netta separazione tra le due cariche dimostrare la veridicità delle proprie asserzioni, non con argomenti da ricavare dal silenzio o da una prima menzione congiunta offerta dai casuali rinvenimenti papiracei, né col giustificare le ingerenze religiose dell'Idiologo per motivi finanziari, poichè vi è traccia di un'attività religiosa di tale funzionario che non si può spiegare con la mera riscossione di multe, ammende o con l'amministrazione finanziaria delle cariche religiose. E' infatti poco probabile che il governo romano riscuotesse alcunché per processioni poco affollate da rimpinguare con altri sacerdoti tratti da santuari dello stesso ordine (Gnomon §. 85); o imponesse multe ai partecipanti alle processioni (Gnomon §. 86). E' evidente che la disciplina dei rapporti interni tra sacerdoti, profeti e pastofori (Gnomon §§. 88; 95) rientrava in attribuzioni soltanto religiose dell'Idiologo, che il governo romano avrebbe potuto avere interesse a controllare solo per assicurare l'ordine e la dignità dei templi e dei culti e non per ricavarne un guadagno finanziario. Tale sovrintendenza religiosa è proprio quella comunemente riconosciuta all'Archiereus. Nel caso di cumulo, una difficoltà che è apparsa di difficile spiegazione è l'eventuale indicazione disgiunta ed indifferente - o in un modo o nell'altro (o Idiologos o Archiereus) - per uno stesso funzionario, che sarebbe stato indicato con entrambi i titoli solo in età avanzata. Tale indicazione non era però così equivalente, poiché è plausibile supporre che per la preesistenza delle funzioni dell'Idiologo tolemaico [28] se si fosse voluto sottolineare il controllo burocratico e finanziario sarebbe stato naturale ricorrere all'antico titolo di Idiologo, se invece si fosse inteso porre in risalto gli aspetti religiosi sarebbe stato opportuno utilizzare quello di Archiereus. Solo in seguito alle reiterate ingerenze della burocrazia nel campo dei culti si sarebbe finito per accentuare il ricorso simultaneo ad entrambi i titoli, tanto da lasciarne traccia nei papiri. E' probabile che quando al suddetto funzionario si assegnarono funzioni religiose di controllo, ben diverse da quelle autenticamente sacerdotali esercitate dai sacerdotes provinciae [29], il titolo di Archiereus si sia aggiunto a quello preesistente di Idiologo per essere occasionalmente utilizzato per qualificare la specifica attività in ambito cultuale. E' stato infatti rilevato che erano in realtà gli Archiprophetai coloro che avevano le più alte posizioni nella gerarchia sacerdotale egiziana ed in particolare l'Archiprophetes ed Orapis di Menfi rappresentava il vertice del clero egiziano e l'autore della legge sacra Semenuthi, non l'Archiereus. L'Idiologo occupava già tutto lo spazio amministrativo che qualche studioso cerca di recuperare per l'Archiereus Alexandreias kai Aigyptou pasēs [30] . Erano, ad esempio, gli archiprofeti coloro che organizzavano la raccolta del bisso per la mummificazione di Apis a Memfi e di Mnevis ad Eliopoli e, senza lasciare alcuno spazio all'Archiereus, il §. 89 del Gnomon disponeva appunto per l'Idiologo: testo 5 Coloro i quali non inviano abiti per l'apoteosi di Apis o di Mnevis sono condannati ad una multa. Così, il compito più ampiamente attestato per l'Alto Sacerdote di Alessandria e di tutto l'Egitto, quello di prendere in considerazione le richieste di circoncisione dei candidati per il sacerdozio al fine di ottenere il rilascio di un permesso, previo accertamento della parentela e della capacità di leggere dai libri ieratici, era preceduto dall'attività degli archiprofeti, direttori religiosi nell'area dei loro templi, per il rilascio di un'altra autorizzazione che attestasse l'idoneità della scelta dei novizi al servizio degli dei. Ma spettava certamente all'Idiologo il compito d'investigare sui requisiti per l'assunzione, la permanenza in carica e sul comportamento dei sacerdoti, preservandone non solo la purezza, ma anche ogni forma di mutilazione corporale, controllando il numero di coloro che erano autorizzati a servire gli dei e le esenzioni dal pagamento delle imposte. I §§. 77; 78; 80; 87; 91; 92; 93; 94; 96 del Gnomon sono tutti relativi a questioni concernenti i novizi e l'assunzione di compiti sacerdotali o religiosi in genere, senza direttamente prevedere la comminazione di una pena finanziaria che avrebbe potuto giustificare, secondo l'opinione prevalente, l'eventuale ingerenza dell'Idiologo [31]. Come si vede, tra i due funzionari romani, Idiologo ed Archiereo, si sarebbe verificata una interferenza e tra l'autorizzazione del clero locale ed il controllo romano esercitato già dall'Idiologo, non restava spazio alcuno per l'esercizio di autonome funzioni dell'Archiereo. Anche se i dati propografici sono limitati e certamente poco significativi, se si sovrappongono i periodi di carica noti degli Idiologi e degli Alti Sacerdoti, non si riscontra in nessun caso una sovrapposizione per lo stesso periodo di tempo di due diversi personaggi. La qual cosa invece potrebbe facilmente avvenire se le due cariche fossero state simultaneamente ricoperte da funzionari diversi. Al contrario, l'Idiologo Modesto, dell'ottobre 183 d.C., appare successivamente ricordato in SB VIII, 9658 come aver temporaneamente ricoperto (...ho genomenos pros tōi idiōi logōi, diadexamenos kai kata tēn aprchierōsynē...) simultaneamente le due presunte distinte cariche [32] . Si è cercato di giustificare il cumulo di Modesto, sostenendo che l'Idiologo fosse stato in tale caso incaricato momentaneamente di svolgere le funzioni anche di Archiereo, per fare fronte ad un'emergenza, ma, come avveniva frequentemente nell'amministrazione egiziana, un ex-funzionario, competente nel settore, avrebbe potuto essere incaricato di svolgere temporaneamente le funzioni precedentemente espletate: quelle appunto di Idiologo ed, al tempo stesso, di Alto Sacerdote. Si è sostenuto, infine, che in seguito alle riforme ammministrative sotto il regno di Filippo l'Arabo, il Cattolico avesse sostituito l'Idiologo, la cui ultima menzione è del 239 d.C. [33]. Il titolo invece di Alto Sacerdote appare ancora menzionato alla fine del III ed agli inizi del IV sec. d.C. [34] e la sopravvivenza di quest'ultima denominazione ha ulteriormente contribuito a far ritenere i due funzionari come nettamente distinti. Ma l'assorbimento delle funzioni finanziarie dell'antico Idiologo da parte del nuovo funzionario istituito in seguito alle riforme del 249, il Cattolico, potrebbe avere lasciato intatte le antiche competenze religiose dell'Idiologo, qualificate ormai esclusivamente dal titolo di Alto Sacerdote di Alessandria e di tutto l'Egitto. Gianfranco Purpura Dipartimento di Storia del Diritto Università di Palermo L'articolo, originariamente realizzato per il X Convegno Nazionale Colloqui di Egittologia e Papirologia "La pratica della religione nell'antico Egitto", Roma, 1-2 febbraio 2006, è stato invece poi destinato agli Studi Nicosia, in corso di pubblicazione.
Note[1] O. MONTEVECCHI, La Papirologia, Milano, 1988, p. 153. [2] H. I. BELL, L'Egitto all'inizio del Principato, in The Cambridge Ancient History, X, 1 (London, 1964), Milano, 1968, pp. 351 ss. [3] G. PURPURA, Gli editti dei prefetti d'Egitto. I sec. a.C.-I sec. d.C., in AUPA, XLII, 1992, pp. 498-501. [4] O. MONTEVECCHI, op. cit., p. 154. [5] Ad es. nello stesso papiro BGU IV, 1199 col. I, che nella col. III riferisce l'editto di Turranio, evidentemente allegato alla richiesta e ad una petizione da parte di alcuni sacerdoti relativa alla corresponsione della laografía. [6] O. MONTEVECCHI, op. cit., p. 154. [7] U. WILCKEN, in Hermes, 23, 1988, pp. 600 ss.; ID., Griechischen ostraka aus Aegypten und Nubien, I, Berlin, 1899, p. 631. L'opinione di Wilcken, non solo venne accolta dagli studiosi quasi all'unanimità, ma venne mantenuta e confermata nel tempo dall'autore, nonostante il rinvenimento e la pubblicazione di nuovi papiri. Cfr. ID., Grundzüge und Chrestomahtie der Papyrukunde, I, 1, Leipzig – Berlin, 1912, pp. 114 e s.; 126 e s. [8] C. WESSELY, Karanis und Soknopaiou Nesos, in Abhandlug IV, Denkschriften der kaiserlichen Akademie der Wissenschaften, Philosophisch-historische Klasse, 47, Wien, 1902, pp. 62 ss. [9] W. OTTO, Priester un Tempel im hellenistischen Aegypten. Ein Beitrag zur Kulturgeschichte des Hellenismus, I, Leipzig und Berlin, 1905, pp. 58-72; II, Leipzig und Berlin, 1908, p. 315. [10] W. OTTO, Idios logos und Archiereus, APF, V, 1913, p. 181-2. [11] P. M. MEYER, Diokesis und Idios logos, Festschrift O. Hirschfeld, Berlin, 1903, pp. 131-163 (praecipue pp. 157 ss.; 161 ss.). P. Achmim (197 d.C.); BGU II, 362 (214 d.C.); P. Rainer (234 d.C.); CIG III (248/9 d.C.). [12] G. PLAUMANN, PWRE, IX, 1, siebzehnter Halbband (1914), coll. 882-903; ID., Der Idioslogos.Untersuchungen zur Finanzverwaltung Aegyptens in hellenistischer und römischer Zeit, Abhandlung der Preussischen Akademie der Wissenschaften, Jahrgang 1918, Philosophisch-historische Klasse, 17, 1919. [13] W. G. UXKULL V. GYLLENBAND, Der Gnomon des Idios Logos (BGU V, 1210), II, Berlin, 1934, p. 5. [14] WChr. 72 = P. RainCent. 65. Primo papiro pubblicato che menzionava l'Idiologo ed, al tempo stesso, ultimo riferimento ad esso nei papiri, sino alla pubblicazione nel 1975 del P.Oxy. XLIII, 3133 del 239 d.C., che ancora lo nominava prima di una riforma di Filippo l'Arabo, di una diecina di anni successiva, in base alla quale le sue funzioni sarebbero state inglobate in quelle del Katholikos [P. J. PARSONS, Philippus Arabs and Egypt, JRS, 57, 1976, pp. 134 ss. (praecipue pp. 138 e s.)]. V'è comunque prova dell'autonoma sopravvivenza dell'Archiereus nel IV sec. d.C. (P. XV Congr. 22), anche se ciò ovviamente non dimostra che un tempo le due attività non fossero espletate da un unico funzionario (cfr. infra). Altri due testi sono il P. RainCent. 66 ed il P. RainCent. 67. Si tratta di rapporti periodici all'Idiologo ed, al tempo stesso, Alto Sacerdote relativi al comportamento religioso di un gruppo di sacerdoti. Utili per dimostrare l'unione delle due funzioni, quella d'Idiologo e di Archiereus, venivano ritenuti anche BGU 16 = WChr. 114 del 159/160 d.C., relativo al giuramento di sei sacerdoti di Soknopaiou in seguito ad un'inchiesta dell'Idiologo su di un loro collega accusato di portare lunghe chiome ed abiti di lana, e BGU 250 = WChr. 87 del 122/123 relativo ad un'inchiesta dell'Idiologo Giulio Pardala per l'irrituale sacrificio di animali non marchiati. Successivamente si è ritenuto che in questi casi l'ingerenza religiosa avrebbe potuto giustificarsi non per la competenza religiosa, ma per l'interesse finanziario dell'Idiologo nel riscuotere multe o ammende, dimostrato dal Gnomon (§§. 71-72; 74 – 76; 87). [15] P. R. SWARNEY, The Ptolemaic and Roman Idios Logos, American Studies in Papirology, VIII, Toronto, 1970. [16] P. R. SWARNEY, op. cit., p. 134. [17] M. STEAD, The high priest of Alexandria and all Egypt, Proceedings of the XVI Intern Congr. of Papyrology (Chico, 1981), pp. 411-418. [18] M. STEAD, op. cit., p. 411; J. E. G. WHITEHORNE, Cd'E, 53, 1978, pp. 321 ss.; G. PURPURA, op. cit., pp. 525 e s. [19] SB XII, 11236 ll. 5-6 = P.Yale inv. 1394 v., inizio dell'editto di T. Aterio Nipote, la cui parte finale è riferita nell'estratto contenuto nel P. Fouad 10. Cfr. G. PARÁSSOGLOU, ZPE, 17, 1975, pp. 21-37; G. PURPURA, op. cit., pp. 609 e s. [20] CIG III, 5900 (= IGS 1085), che menziona L. Giulio Vestino, discendente dell'omonimo prefetto del 59/60 e curatore del Museo di Alessandria, della Biblioteca greca e romana a Roma (a studiis) e rettore dello scrinium ab epistulis di Adriano. PIR IV, 623+622. [21] M. STEAD, op. cit., pp. 417 e s. [22] P. R. SWARNEY, op. cit., p. 85. In base all'esame delle raccolte di precedenti non sembra che in Egitto vi sia stato alcun obbligo, almeno inizialmente, di attenersi al giudicato di un giudice gerarchicamente superiore e l'inesistenza del concetto di fonte del diritto e di un ordine gerarchico determinava la possibilità di citare indifferentemente precedenti di corti giudiziarie di basso ed alto rango, con una tendenza a collegare materiali vari, anche con citazioni non di prima mano, allo scopo di indicare la continuità di una disposizione o la sua protratta applicazione pratica, accordando la preferenza alla più recente prassi. R. KATZOFF, Sources of law in roman Egypt, ANRW, II, 13, pp. 833 - 844; ID., Precedents in the courts of roman Egypt, ZSS, 89, 1972, pp. 256 – 292; G. PURPURA, Dalle raccolte di precedenti alle prime codificazioni postclassiche: alcune testimonianze papiracee, AUPA, XLII, 1992, pp. 675 - 693. [23] P. R. SWARNEY, op. cit., pp. 57 ss. [24] Noto anche attraverso un'epigrafe: SEG 18, 646. [25] Nel P.Tebt. 298 del 107/108 si ricorda l'attività di registrazione di sacerdoti, tanto degli Idiologi Serviano Severo nel 44, che di Tullio Sabino nel 45/6 d.C. Cfr. P. R. SWARNEY, op. cit., pp. 58 ss. [26] P. R. SWARNEY, op. cit., p. 59. [28] P. R. SWARNEY, op. cit., pp. 7 ss.; 131 ss. [29] W. OTTO, Priester un Tempel, cit., pp. 71 e s. sottolinea la differenza con i sacerdotes provinciae che esercitarono autentiche funzioni sacerdotali [30] M. STEAD, op. cit., pp. 416 e s. [31] Gnomon §. 77: "L'ufficio dei Profeti, acquistato per eredità, viene consevato alla famiglia"; §. 78: "Se invece è venduto deve essere venduto direttamente e non per offerta"; §. 80: "L'ufficio di Stolista è vendibile. Gli Stolisti sostituiscono i Profeti"; "Gli Addetti alla marchiatura dei vitelli sono scelti mediante prova dai templi famosi"; §. 91: "I figli nati posteriormente a coloro che ... esercitano ufficio di culto, non possono officiare. In seguito a condanna dei sacerdoti, succedono i figli; ed i figli nati posteriormente sono ammessi ad officiare"; §. 92: "Non è lecito ad un trovatello esercitare l'ufficio divino"; §. 93: "A coloro che seppelliscono animali sacri, non è lecito esercitare l'ufficio di Profeti, né di portare un Naos in processione, né di allevare animali sacri"; §. 94: "Ai Pastofori non è lecito prender parte ad una processione, né aspirare all'ufficio di sacerdoti"; §. 96: "L'ufficio sacerdotale non può essere tenuto da privati. (trad. S. Riccobono junior, Il Gnomon dell'Idios Logos, Palermo, 1950). [32] M. STEAD, op. cit., p. 413. [33] P.Oxy. XLIII, 3133. P. J. PARSONS, op. cit., pp. 134 ss. [34] M. STEAD, l.c. allegati (pdf, doc, ...) Leggi la versione originale dell'articolo (.pdf - 93 KB)
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 Fig. 1 - Gnomon dell'Idios Logos
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