| Ricordo di Salvatore Riccobono Jr. (1910-2005) - di Gianfranco PurpuraRedazione Archaeogate, 10-05-2007 - Pag. 1 di 2  RICORDO DI SALVATORE RICCOBONO jr. (1910-2005) [in: Annali del Seminario Giuridico dell'Università di Palermo (AUPA), 51, 2006 (pubbl. 2007), pp. 4 ss.]A distanza di qualche anno dalla scomparsa, il ricordo del mio Maestro si focalizza innanzi tutto sulla sua immagine, che era quella di un siciliano che tradiva un'eredità normanna: occhi azzurri, aspetto longilineo, come l'eminente omonimo zio, al quale fortemente somigliava, recava nei tratti, nella pacatezza dell'eloquio, nella gentilezza del comportamento, il segno di una cultura che, connotata dalla naturale virtù cristiana della simplicitas [1] , superava le origini agrarie e provinciali dalle quali proveniva e alle quali tuttavia era fortemente legato. Non credo che vi sia più, delle innumerevoli matricole che affollavano l'aula della prima lezione del corso di Storia del diritto romano dell'anno accademico 1962/63, chi ricordi in maniera vivida come me le sembianze e il discorso inaugurale di Salvatore Riccobono, tenuto esibendo l'opera di Paul Koshaker, L'Europa e il Diritto Romano, per invitarci ad una lettura, che avrebbe immediatamente determinato le mie scelte, la mia vita. Il tema è ora divenuto di grande attualità, come un altro degli argomenti preferiti delle Sue lezioni, quello relativo ad una struttura amministrativa di un impero, che ricostruita sulla base di testimonianze epigrafiche e papiracee, tra le quali il Gnomon dell'Idioslogos, al pari del diritto privato e dell'opera della giurisprudenza, aveva ottenuto che il mondo conosciuto restasse a lungo pacificato, in quanto regolato da leggi giuste per il proprio tempo e retto da una amministrazione efficiente, che non solo ha lasciato tracce monumentali e giuridiche che sopravvivono sino ai giorni nostri, ma soprattutto ha fornito un'impareggiabile tecnologia di controllo delle relazioni umane, che oggi può persino validamente proporsi per un equilibrato assetto globale. L'"invenzione romana del diritto" - dal ritualismo al formalismo, dai giuristi ai codici –, insegnava Riccobono, propose in Occidente un'idea della legalità, come procedura in grado di misurare ogni grandezza, utile per assicurare "un ordine del mondo che fosse insieme realistico ed aperto alla speranza" [2] . Tale concezione sempre fu cara a Riccobono, che, essendosi perfezionato a Monaco di Baviera negli anni 1933/35 presso l'Istituto di Papirologia diretto da Leopold Wenger, ove si andava sviluppando l'idea di una Universalrechtsgeschichte - quasi una sintesi ideale della Storia dei diritti dell'Antichità basata sulle testimonianze papiracee ed epigrafiche - riteneva possibile un'applicazione di essa al campo della storia evolutiva del diritto romano comune, sostenendo la validità di un sistema giuridico universale e generale e ribadendo la funzione storica del diritto romano, di intermediazione tra i grandi sistemi di diritto privato e pubblico europei, che in realtà si erano diffusi in tutto il mondo. Un altro dei temi di grande fascino trattati da Riccobono nelle Sue lezioni, quello dei rapporti tra Roma e l'India - dell'ampiezza dei commerci dell'impero, dell'importanza del suo diritto - nascondeva in realtà una dura vicissitudine umana affrontata in guerra in seguito ad una prigionia dal '40 al '46, in Egitto e in India, a Yol, in vista delle nevi dell'Himalaya, ove, nell'attesa che il lungo esilio avesse fine, teneva ai compagni di prigionia corsi di storia e di diritto romano. Salvatore Riccobono insegnò, infatti, con dedizione per circa cinquant'anni diverse discipline romanistiche e storiche (dalla Storia romana, Storia antica, Storia del diritto italiano, Storia dei trattati, Storia economica a Messina, alla Papirologia giuridica, Diritto pubblico romano, Istituzioni di diritto romano, Storia del diritto romano, Esegesi delle fonti del diritto romano a Palermo), avendo conseguito la libera docenza nel 1937 in Istituzioni di diritto romano e la maturità a pieni voti nei concorsi a cattedra di Storia antica del 1939 e di Istituzioni di diritto romano del 1940, sino all'anno del collocamento a riposo nel 1985, contribuendo così alla formazione e allo sviluppo di generazioni di studenti al servizio dell'humanitas. L'attività scientifica comprende numerose pubblicazioni: su Augusto e Sulla struttura amministrativa del principato augusteo, la fondamentale edizione in traduzione italiana del codice fiscale dell'Egitto romano rinvenuto nei primi del Novecento, il Gnomon dell'Idioslogos, il Profilo storico della dottrina della mora, il volume sull'Esperienza etica della storia politica e giuridica di Roma, le diverse edizioni dei manuali di Storia del diritto romano, di Storia del diritto privato e del diritto pubblico. Dal contesto dei vari scritti emerge nitidamente una peculiare concezione storico-giuridica che, come è stato sottolineato dal primo dei Suoi allievi, Pietro Cerami, appare caratterizzata dalla configurazione della cura dell'interesse pubblico, dell'utilitas communis omnium, eticamente intesa ed assunta, quale cardine dell'esperienza sociale, e quindi dell'esperienza politica e giuridica. Secondo Riccobono, le vie maestre attraverso le quali si esplicò nella concretezza storica dell'esperienza romana - e non soltanto romana - il profilo etico della cura dell'utilitas communis furono essenzialmente due: l'aequitas e l'humanitas, quest'ultima intesa "come centro e scopo della vita individuale ed associata" [3] . Proprio ciò lo indusse, per un breve periodo, a sperimentare anche un'esperienza di governo del paese d'origine della famiglia Riccobono: San Giuseppe Jato, contribuendo così alla valorizzazione di un importante sito archeologico, la città greco-romana di Jeitas. L'impossibilità di separare il bene comune (bonum) e la giustizia dei casi specifici (aequum) dall'assetto armonico e dalla correlazione plurisoggettiva (ordo) – inteso nel senso classico di kosmos, non nel senso autoritario – frequentemente ricorreva nelle Sue lezioni anche attraverso la menzione di un graffito sull'intonaco di una capanna di Dura Europos, sull'Eufrate, tracciato probabilmente da un disperato legionario morto, come tanti altri, ritrovati dagli archeologi negli anni trenta in una galleria sigillata dal crollo delle mura [4] , nel corso della sfortunata difesa della città dall'attacco partico nel 256 d.C.: ubi ordo deficit, nulla virtus sufficit Mi colpiva in tale "imprecazione", non tanto il rilievo attribuito all'ordo o alla virtus, quanto la drammaticità e la casualità dell'effimera testimonianza, giunta fino a noi da quella terra ancora oggi martoriata. Forse anche così mi è stata instillata la passione per la papirologia e l'epigrafia, per le storie "minime", anche nelle terre ai confini dell'impero! L'esordio dell'ultima lezione del professor Salvatore Riccobono è stato permeato dal sentimento del commiato: "Mentre si avvicinava questa giornata del 20 maggio 1980, io andavo meditando su di un mio distacco silenzioso, fatto quasi in punta di piedi, senza rumore. Il silenzio è stato il mio ispiratore nelle scelte della vita, il mio sostegno nelle gioie, il mio conforto nei dolori" [5] . E certamente i dolori non erano mancati nella Sua vita sconvolta dalla guerra, dalla lunga prigionia, dalla drammatica perdita dell'unico figlio maschio poco prima del rimpatrio, sino alla scomparsa, poco prima del decesso, della più giovane delle figlie, con la quale viveva. Ma il silenzio, sempre più raro nella nostra età e necessario per intendere la voce degli altri, la voce di un Dio nel quale credeva, non è fuga dalla vita, dalle responsabilità, dalla conoscenza, ma impegno a tacere di sé interiormente [6] : ama nesciri et pro nihilo putari. Spetta dunque agli altri parlarne, serbarne memoria. Palermo, 31 gennaio '07 Gianfranco Purpura Dipartimento di Storia del Diritto Università di Palermo
Note[1] "Linearità, trasparenza, valori unificanti della personalità di Salvatore Riccobono" nelle parole di Bernardo Albanese il 20 maggio 1980 nel giorno del Suo congedo [2] A. Schiavone, Ius. L'invenzione del diritto in Occidente, Torino, 2005, p. 399. [3] P. Cerami, Salvatore Riccobono (1910-2005), IURA, [4] M. Rostovtzeff, Città carovaniere, Bari, 1971, pp. 172 ss.; A. Perkins, The excavations at Dura Europos, Final Report, V, I, The parchements and papyri, New Haven, 1959. [5] S. Riccobono jr., Nel giorno del commiato, in Studi in onore di C. Sanfilippo, IV, Milano, 1983. pp. 663 680. [6] R. Bessero Belti, Il silenzio voce dell'anima, Edizioni Rosminiane "Sodalitas", Stresa, 1996. Cliccare sull'immagine per l'ingrandimento  Salvatore Riccobono Jr. (1910-2005)
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