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L'Oratorio di S. Giuseppe dei Falegnami e la nascita della Regia Università degli Studi di Palermo - di Gianfranco Purpura

Sommario

  1. ARTICOLO
  2. APPENDICE

ARTICOLO

In: Kalós, maggio- giugno 1999, pp. 22 – 29

In occasione dei lavori di restauro del prospetto dell'antico convento dei Teatini, oggi sede della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Palermo, è stata individuata l'originaria ubicazione dell'Oratorio di S. Giuseppe dei Falegnami, della quale restava solo vaga memoria. Nel portico d'ingresso dell'Università sono infatti apparsi degli stucchi e degli affreschi che rivelavano l'esatta posizione di una chiesa preesistente[1]. Infatti l'attuale Cappella , inglobata nell'edificio parallelamente a via D'Alessi, non era la sede originaria della Confraternita dei Falegnami, ma fu preceduta dalla chiesa rintracciata nel prospetto, che a sua volta aveva sostituito un più antico ambiente di culto inserito nel fianco occidentale del chiostro della Casa dei Teatini, in posizione non ancora esattamente determinata: la chiesetta di S. Elia dei Profeti, e successivamente di S. Giuseppe.

Una particolarità dell'attuale Cappella dei Falegnami, osservata nei rari Consigli di Facoltà eccezionalmente ivi convocati, appariva meritevole d'indagine: il gradevole decoro parietale in stile tardo seicentesco era stato realizzato con materiali diversi, parte in marmo e parte in falso stucco colorato. Ciò induceva a supporre una riutilizzazione di materiali lapidei preesistenti, più che motivazionidi ordine economico: che sette emblemi centrali dei quattordici grandi pannelli delle pareti risultino realizzati in una bella pietra mischia di color rosso e verde ed i restanti soltanto in gesso dipinto non sembra conseguenza di una riedificazione delle medesime strutture in seguito a gravi danni subiti dal paramento murario - peraltro non registrati da alcuno - ma chiaro frutto del reimpiego di un decoro di un altro ambiente, che, a questo punto, assai facilmente avrebbe potuto essere l'antico Oratorio dei Falegnami. Esso fu distrutto nel 1805 - 1806 in occasione della fondazione della Regia Università e della realizzazione del portico d'accesso con lo sfondamento delle pareti laterali della chiesetta, orientata parallelamente a via Maqueda e con entrata da un ambiente corrispondente all'attuale ingresso della Cappella su via D'Alessi. A tal fine fu impiegata la somma di cinquemila once sul dazio del tabacco che il Parlamento siciliano nel 1806 pose a disposizione dei Deputati degli Studi, entrati appena in possesso per la ristrutturazione dell'intero quadrato dei Teatini. Il vano d'ingresso che si affaccia su via D'Alessi , incluso nell'angolo settentrionale dell'attuale prospetto dell'Università e nell'antica Casa dei Padri, avrebbe quindi consentito l'accesso a due diverse chiesette disposte ad angolo: all'attuale Cappella, parallela a via D'Alessi, ed all'antico Oratorio, del quale forse restano le due originarie aperture oggi trasformate in nicchie, ma sormontate dalle identiche immagini di S. Giuseppe. I due simmetrici ingressi alla Cappella, oggi dei Falegnami appaiono inspiegabilmente privi di simboli.

Almeno un terzo luogo di culto è probabile, come si è detto, che sia stato incluso nell'area dell'Università: la chiesetta, menzionata già dal 1398, di S. Elia a Porta Giudaica, denominazione ricevuta da S. Elia dei Latini. Dal 1563 fu sede della Confraternita dei Falegnami, trasferitasi poi nel nuovo Oratorio, ritrovato nel prospetto dell'Università e costruito dai Teatini agli inizi del 1600 in adempimento di un obbligo assunto in occasione dell'acquisto della chiesetta di S. Elia[2].

Conforta l'ipotesi della riutilizzazione di arredi e motivi del distrutto Oratorio la corrispondenza tra la decorazione della parete absidale della Cappella e gli ornamenti molto simili della parete di fondo dell'antico Oratorio, che consente ancora oggi di stabilire la posizione esatta dell'ambiente originario. Il Mongitore infatti fornisce la misura di settanta palmi per trenta, che equivalgono a m. 17,90 x 7,70. Come conseguenza della nuova situazione emergente dei due suaccennati ingressi si deve ipotizzare l'esistenza di un piccolo vestibolo con altre due porte. Tenendo conto dello spessore dei muri, la Cappella appare d'identica lunghezza interna (m. 16,30), poco più larga (m. 6,75, invece di m. 6,30 dell'antico Oratorio) e all'interno più alta (m. 6,40, rispetto a m. 5,50 dell'Oratorio). Le dimensioni assai simili dei due luoghi di culto non avrebbero dovuto comunque creare grandi difficoltà di adattamento degli arredi trasferiti dall'uno all'altro ambiente.

Se per un lembo superstite è certa la sussistenza di una decorazione simile dei due luoghi di culto, è probabile non solo che molti arredi dell'antico Oratorio dei Falegnami all'atto del trasloco nella chiesetta adiacente siano stati riutilizzati, ma che sia stato riprodotto per quanto possibile l'aspetto originario della chiesa nel nuovo ambiente. E' evidente ad esempio che la bella statua lignea di S. Giuseppe, opera settecentesca di Baldassare Pampillonia confrontabile con il S. Gaetano del 1738 della facciata della Chiesa dei Teatini ai Quattro Canti, appare fin troppo maestosa per la nicchia che la contiene. Essa era originariamente collocata nell'abside dell'Oratorio nel posto adesso occupato dal busto del protomedico Gian Filippo Ingrassia. Anche il tavolo della Confraternita, oggi mensa d'altare della Cappella in seguito alla riforma conciliare, ma un tempo relegato in fondo, dinnanzi all'elegante ed austero scanno della Confraternita, è probabile che provenga dal precedente Oratorio, essendo stato realizzato da Giovanni Calandra poco dopo il 1667[3].

Le due pregevoli porte in legno di noce dell'ingresso principale con raffinati bassorilievi della vita della Sacra Famiglia (Il sogno di Giuseppe; Lo sposalizio della Vergine; La Natività; L'Adorazione dei Magi; La fuga in Egitto; Il riposo durante la fuga in Egitto; La curvatura dell'albero di fico; La sacra Famiglia dentro la bottega di Giuseppe) dimostrano nella parte inferiore l'adattamento subito nella nuova collocazione. Le altre due porte secondarie della Cappella con simboli dei Falegnani sono state invece realizzate già nel 1756 per questo ambiente, come indica una data tracciata sull'architrave.

L'attuale Cappella era in origine sede della Confraternita degli Schiavi del SS. Sacramento e dell'Immacolata Concezione, creata nel 1627. Dichiara il Sampolo: "Avevano loro cappelle entro l'atrio della Casa di S. Giuseppe" (l'attuale Università) "due Congregazioni: l'una dei Falegnami, l'altra degli Schiavi del SS. Sacramento, e dovendosi abbattere la prima che occupava lo spazio ove è il principale ingresso, fu l'altra, ch'era all'angolo della via sotto gli Archi" (oggi diruti in via D'Alessi), "destinata anche all'uso di quella. Ma chiedendone i Falegnami il possesso esclusivo, gli altri Confrati furono indotti mercè il pagamento di 200 onze a trasferirsi nella Cappella dell'abolita Compagnia di Santa Croce"[4]. Un'epigrafe, posta dai Falegnami nel vestibolo nel 1811, nel commemorare il conseguito possesso esclusivo, ricorda la precedente concessione regia della chiesa soltanto per il 10 ottobre 1806:

D.O.M.
FERDINANDO. III. UTRIUSQ. SIC. REGI. P.F.A.
FABRI. LIGNARII
QUOD. IPSIS. PRO. VETERI. DECORA. ÆDE
R. AMPLIFICANDO. LYCÆO. ADDITA
HANC. OLIM. SODALIUM. DE. DEPONENDO. S. SACRAMENTO
HIS. A. R. LYCÆI. PRÆFECTIS. SOLUTO. PRIUS. PACTO. ÆRE
PRO. ALTERIUS. SACRI. EMPTIONE. LOCI
E. R. DIPLOMATE. SUB. DIE. X.8BRIS. MDCCCVI.
CONCESSERIT
ÆTERNUM. GRATI. ANIMI. MONUMENTUM
DIE. XXI. 8BRIS. MDCCCXI.
EX. CONSULTO. POSUERE

A Ferdinando III, Re delle Due Sicilie, Pio, Felice, Augusto
I Fabbri Lignarii
posero in base ad un consulto
di un animo grato un monumento eterno
il giorno 21 dicembre 1811
poichè concesse con Eccellentissimo Regio Diploma
il giorno 10 ottobre 1806
agli stessi al posto dell'antica, questa bella Cappella,
aggiunta al Regio Liceo che doveva essere ampliato,
un tempo dei confrati, addetti alla deposizione del SS. Sacramento,
a questi prefetti del Regio Liceo prima saldato
con denaro il patto per l'acquisto di un altro luogo sacro.


Dando seguito infatti al dispaccio reale del 3 settembre 1805, nel novembre di quell'anno si erano inaugurati i corsi, confermati dal diploma reale del gennaio 1806, affidando ai Padri Teatini le cariche di Rettore, Bibliotecario e di Direttore di spirito, carica, quest'ultima, necessaria per il rilascio del certificato di comunione in occasione delle feste pasquali, indispensabile per l'accesso agli esami di profitto. Solo dal 1860 sarà laicizzata la reggenza, conferita ad uno dei professori ordinari della medesima Università. Era dunque necessaria anche agli studenti una Cappella, un tempo degli Schiavi, ora dei Falegnami.

Un'iscrizione, incisa nel marmo e non tracciata nello stucco, ha indotto a supporre che la confraternita dei Falegnami si fosse già trasferita parecchio tempo prima della distruzione dell'Oratorio. Al centro della Cappella, non ben posizionata in un riquadro parietale, si legge infatti un'epigrafe dedicatoria[5] dei reggenti della Confraternita dei Falegnami recante la data del 1757, con i nomi di Matteo Calandra e Cono Scafidi che ricorrono anche negli scanni lignei dei Falegnami, datati al medesimo anno[6] ed il 1756, ricorre come si è visto in due delle quattro porte della Cappella con simboli della Confraternita. E' dunque possibile, che alla metà del 1700 si datino i primi interventi dei Falegnami in un diverso ambiente, non ancora in possesso esclusivo[7].

La questione, determinante per l'esegesi della sintassi decorativa della Cappella, potrà essere meglio precisata da ulteriori riscontri documentali della prima presenza dei Falegnami. Fin da adesso, comunque, si può affermare che i significativi interventi di Pietro Novelli, tra il 1625 ed il '28, e di Giuseppe Serpotta, iniziati il 22 settembre 1707, ebbero certamente luogo in un diverso ambiente.

Secondo Garstang, Giuseppe Serpotta riuscì ad infondere nella decorazione dell'Oratorio una piccola parte del fascino del fratello: "L'Oratorio è di piccole dimensioni, è articolato da pilastri corinzi che sostengono una volta a botte; sopra il seggio del Superiore si apre una cantoria. Sui lati dei pilastri si trovano coppie di grandi angeli; putti vivaci, ma rigidi, svolazzano sul locale o si aggrappano alle cornici dell'affresco della volta. E' possibile che nella realizzazione dei putti e delle figure grottesche Giuseppe sia stato assistito dal nipote Procopio"[8].

La lettura di tale brano suscita sorpresa in quanto la descrizione della Cappella non corrisponde a quella reale, ove non v'è traccia di "pilastri corinzi che sostengono una volta a botte". Invece nell'Oratorio, che Garstang non poteva conoscere perchè a quella data occultato, sussistevano indubbiamente pilastri corinzi non riprodotti nella ristrutturazione della Cappella, a differenza delle coppie di grandi angeli. Resta dunque da accertare in un futuro, necessario restauro della Cappella, da programmare dopo il prosciugamento della sottostante cripta e l'esplorazione degli ambienti ad essa collegati[9], se e quali stucchi dell'originaria decorazione serpottiana fossero effettivamente riutilizzati. E' probabile che i pochi frammenti di putti di buona fattura ritrovati nella cripta come materiale di risulta siano parti dell'originaria decorazione dell'antico Oratorio del Serpotta non riutilizzate nella ristrutturazione. In un'iscrizione sulla volta dell'ambiente sotterraneo, tracciata con il nerofumo di una candela si leggono i nomi di Russo Giovan (inserito in un secondo tempo) Battista m(astro), Caitano e la data del 1706, che dimostra che la volta della cripta di quella che allora era la Chiesa della Confraternita degli Schiavi del SS. Sacramento fu realizzata in data anteriore a questa segnata.

Oltre ai frammenti dei puttini probabilmente originari della Chiesa della Confraternita dei Falegnami, anche gli affreschi di Pietro Novelli sono sopravvissuti fino a noi. Scrive con sarcasmo Bertini in una memoria del 1828: "Intorno a questi anni" (1625-28) il Novelli dovette "dipingere i bellissimi affreschi dell'oratorio de' falegnami che raffiguravano l'istoria dell'infanzia di N.S., e della vita di S.Giuseppe titolare della chiesa, e che la finezza del gusto moderno gettò a terra e distrusse sotto a' nostri occhi, ne' primi anni di questo secolo...Non potendosi conservare i preziosi dipinti di mano del Novelli, sarebbe stato desiderabile di farli ricopiare in disegni da qualche valentuomo onde restarne almeno una fedele immagine; io ne posseggo tre bellissime teste, gentilmente favoritemi dal bravo pittore mio pregiatissimo amico, l'ab. Patricolo, che in mezzo a quell'esterminio ne andò raccogliendo parecchi frammenti"[10]. Nella Galleria di Palazzo Abatellis si conservano sei parti[11] che non dovrebbe essere difficile riposizionare nell'originaria collocazione. Infatti gli affreschi ritrovati, oltre a raffigurare una bella immagine che è stata erroneamente identificata come la Madonna del Latte, ma che si accompagna ad un secondo bambino (forse il cugino di Gesù, Giovanni), rappresentano una donna alla quale potrebbe appartenere una delle due teste femminili dei depositi. Al S. Giuseppe assiso che impugna il giglio, sormontato dalla superstite iscrizione "...ter lilia" sembra appartenere un frammento dei depositi di Palazzo Abatellis. Una mano e una pecora in un tondo del portico potrebbero connettersi al frammento di un Bambino Gesù dei depositi. Un'altra immagine di una figura assisa che calpesta una corona, sovrastata dall'iscrizione "...nig...", appare integra, ma necessita di una pulizia e di un restauro. Altri frammenti di affreschi di Palazzo Abatellis sono stati ritenuti essere pertinenti ad uno dei Re Magi e ad un angelo.

Si può dunque condividere la soddisfazione dello scrivente per essere riuscito a a rintracciare, utilizzando le poche lettere superstiti delle iscrizioni dell'Oratorio, la provenienza delle citazioni, la cui conoscenza appare indispensabile per la comprensione del programma iconografico del ritrovato ambiente, ma anche per arrestarne il degrado. L'iscrizione relativa a S. Giuseppe proviene dal Cantico dei Cantici (2, 16, 1): "Lo sposo cerca la sposa:...Il mio diletto è per me e io per lui: Egli pascola il gregge tra i gigli". Nell'affresco del portico con S. Giuseppe doveva dunque leggersi: qui pascitur inter lilia. L'altra iscrizione della parete opposta proviene anch'essa dal Cantico dei Cantici (1, 4, 1) ed è relativa alla presentazione della sposa: "nera sono, ma bella" (nigra sum, sed formosa). E' dunque chiaro il riferimento secondo l'interpretazione allegorico-tradizionale della tradizione ebraico-cristiana all'alleanza di Dio con Israele, che si prolunga nell'amore di Cristo per la sua Chiesa e di Giuseppe per la sua Sposa.

Gli affreschi della Cappella raffigurano invece dall'originario ingresso in senso antiorario la Tutela, allegoria straordinariamente consona alla Facoltà di Giurisprudenza, ma anche al culto di S. Giuseppe e forse della Confraternita degli Schiavi. Secondo l'attenta interpretazione suggeritami da Giuseppe Giaimo, la tutela, esercitata da una donna su due bimbi, uno dormiente, ma stringente un gallo, simbolo della necessaria vigilanza, l'altro stante e carezzante un ramarro, animale innocuo che allontana i nocivi[12], è associata al libro dei conti della gestione tutelare, posto su di un leggio unitamente ad una allegorica bilancia. La donna dal cui seno sprizza il latte della successiva immagine non raffigura una Madonna, essendo priva del Bambino, ma forse una Carità, spintasi a tal punto. Il tema della salvezza dai pericoli con l'aiuto divino è sovrastato dalla sospetta iscrizione (I liberem). Il passo di Geremia 1, 19, 2: quia tecum ego sum ait Dominus ut liberem te, può forse aiutare a scoprire un' imprecisione nell'opera di restauro, rimarcata dallo spazio vuoto all'inizio del cartiglio.

Analogo rischio di perdita corrono due iscrizioni del soffitto che contribuiscono a dare un senso alla Cappella: oggi sono quasi illeggibili.

Tuttavia si può intuire al centro: Omnia dedit ei / Pater in manus / in Ioan XIII, che è tratto da Giovanni, cap. 13, verso 3 - 5: "sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava si alzò da tavola...prese un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi e ad asciugarli". Evidentemente l'iscrizione si collega al significativo tema del servizio.

In fondo, sulla bella cantoria appare l'iscrizione di difficile, ma sicura, decifrazione: Tuum (Domine) est regnum /(et) tu (es) super omnes (principes) / ex [Cro]n. para(grapho) XXIX. Cioè tratto da Cronache I, 29, 11, 4: "Tuo è il regno Signore, tu ti innalzi sovrano su ogni cosa,...(12, 1, 2) da te provengono ricchezze e gloria, Tu domini tutto".

Altri tondi del soffitto, sicuramente iscritti in origine, appaiono ora del tutto imbiancati ad opera di precedenti restauri, come molte altre iscrizioni, che gradatamente nel tempo, apparendo difficilmente leggibili, sono state distorte. Ciò rivela con evidenza l'utilità di una completa registrazione finora mancante, mostra la necessità del risanamento preventivo della cripta e l'urgenza di un accurato restauro della Cappella.

L'uso della ricchezza [o(mn)ia abunde] (ogni cosa in abbondanza)[13], il tema della presenza e della velocità della vita umana, forse simboleggiato da una freccia impugnata dal personaggio sovrastato dall'iscrizione: ecce adsum[14], sembrano essere temi più idonei alla Confraternita degli Schiavi, che a quella dei Falegnami, anche se una freccia o uno stilo appare impugnato da una figura ritrovata nell'Oratorio. Tutto ciò suscita in un gioco di rinvii e di connessioni, come in altri ambienti cultuali, il problema della prima presenza dei Falegnami nella Cappella e della persistenza dei temi originari. E proprio nella possibilità d'istituire per la prima volta un confronto riposa anche l'importanza degli affreschi ritrovati.

La questione per il momento appare destinata a restare aperta, come molti altri temi e spunti degni di essere oggetto di più attenta riflessione: la presenza in una formella lignea delle porte di una scena insolita relativa alla curvatura dei rami del fico, tratta da un racconto apocrifo dello pseudo-Matteo che a coloro che curvavano il legno doveva apparire assai gradito[15], la tipologia dei numerosi strumenti per la lavorazione del legno abbondantemente rappresentati nella Cappella, il prestigio degli appartenenti alla Confraternita, anche carpentieri navali e fini intagliatori, addirittura l'inaccettabile suggestione evocata dagli attrezzi dei Falegnami ed i simboli massonici: persino i puttini impugnano in questo ambiente delle squadre e compassi!

Un'ultima osservazione infine in merito all'iscrizione dell'abside della Cappella: Ecce Iustitia et Iustus, riferita al Patrono ed al Bambino, Giustizia incarnata e Giusto. La Tyche, che sempre presiede alle cose degli uomini, non avrebbe potuto, evidentemente, riservare epigrafe più opportuna per la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Palermo.

Gianfranco Purpura

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Note

[1] Krautheimer, uno dei più profondi conoscitori di arte medioevale, costretto ad affrontare problemi di storia, dichiara: "la vita dell'uomo è troppo breve per diventare esperti in più di una disciplina (o, forse, anche in una sola), come sa bene chi ha voluto temerariamente abbracciare un millennio di storia romana...Nessuno dovrebbe mai inoltrarsi in campi estranei alla propria competenza". Sul punto di compiere da storico un'operazione inversa, mi sia concesso in limine di invocare tale monito per giustificare i miei limiti obiettivi e scusare un'ingerenza, alla quale sono stato indotto dall'invito del Preside P. Cerami e del Magnifico Rettore A. Gullotti, che vivamente ringrazio. Ciò ha determinato una comunicazione effettuata il 22 giugno 1998 in occasione della conclusione dei lavori di restauro del prospetto. Preziosa è stata la collaborazione del dott. Piero Todaro, consulente del Comune per il sottosuolo, in seguito al rinvenimento della cripta della cappella, e dei dott. Giuseppe Giaimo, Nicola Agrigento e degli appartenenti ai Gruppi Archeologici d'Italia. Lo schema grafico delle decorazioni della Cappella è stato realizzato dall'arch. Amelia Rizzo.

[2] Gruppo Archeol. Panormus, Oratorio di S. Giuseppe dei Falegnami, Meleagro, 1999, IV, p. 3: "I Teatini acquistarono la chiesetta di S. Elia dei Profeti, attraverso l'opera di mediazione svolta dal mastro Giovanni Domenico Jacobini, appartenente alla Confraternita dei Falegnami, il quale 'attaccatissimo sin da quando vennero, ai Teatini, ottennero i detti Padri dal ceto dei Falegnami questa Chiesa con tutti gli arredi, sotto varie condizioni, fra le quali quella che la nuova Chiesa" (da costruire ai Quattro Canti) "fosse sempre sotto il titolo di S. Giuseppe: e che i Padri dovessero fabbricarvi una cappella dalla parte del Vangelo, contigua il Cappellone, in cui fosse collocata la statua del Santo che avevano i Falegnami', e soprattutto che gli stessi Teatini si impegnassero a far edificare un Oratorio per la loro Confraternita" (quello rintracciato nel prospetto dell'Università) "e che ogni anno, fosse celebrata la messa cantata per la festa di S. Giuseppe e S. Elia. Il 6 gennaio 1612 con solenne cerimonia il Cardinale Doria ed il Vicerè Duca d'Ossuna posarono la prima pietra per l'edificazione della Chiesa e del Monastero dei Padri Teatini, erano passati nove anni da quando era stata comprata la Chiesetta di S. Giuseppe (ex Elia dei Profeti). A questa inaugurazione intervennero i Falegnami 'in abito militare, facendo scariche di fucili".

[3] In Gruppo Archeol. Panormus, Oratorio di S. Giuseppe, cit., p. 17 si rileva infatti la forte somiglianza con un altro tavolo con leoni rampanti, quello dell'Oratorio di S. Onofrio, firmato e datato da Giovanni Calandra nel 1667. Poiché i leoni "sono estranei alla vita di S. Giuseppe", ma fanno parte della simbologia di S. Onofrio si ipotizza che il tavolo della Cappella sia stato realizzato successivamente in base ad un modello già collaudato.

[4] Sampolo L., La R. Accademia degli Studi di Palermo. Narrazione storica, Palermo, 1888 (rist. 1976), p. 192 e s., nt. 1.

[5] "Fatta per loro / M(astro) Matteo Calandra e Guli sup(eriori) M(astro) Cono Scafidi conc(ionto) / Divotione Anno 1757".

[6] I tre seggi recano le seguenti iscrizioni: in alto da destra a sinistra "Silenzio", " Pater dimitte illis q(uid) fac(iun)t" (Luca 23, 34,2), "Obedienza", in basso "M(astro) Giovanni Puglisi congionto", al centro "Fatta di disegno e lavorata da M(astro) Giovanni Calandra", "P. D. Luiggi Pilo prep(osto) Matteo Calan(dra) C.P. Di Na. Congregati DRA. e Guli sup(eriori) / one (?) fatta a spese di n(ostra) Con(gregatione) Anno 1757", a destra " M(astro) Cono Scafidi congionto. Fatta col risparmio dell'eredità di Paolo Di Milazzo".

[7] Piazza, La fabbrica seicentesca, Progetto di massima per il riassetto, la ristrutturazione e il restauro della sede della Facoltà di Giurisprudenza, Ottobre, 1995, p. 7.

[8] Sarullo L., Diz. degli artisti siciliani, Palermo, 1994, pp. 306 e s.

[9] E' stato adesso svuotato un ampio corridoio scavato nella calcarenite, che dalla cripta si estende sino al centro del cortile con andamento leggermente curvilineo. Era stato riempito di materiali di risulta, probabilmente in occasione della realizzazione dell'edificio dei Teatini. Chiuso da un muro di contenimento, non solo dà l'impressione di una ulteriore prosecuzione, ma che possa aver fatto parte di una struttura più antica.

[10] Bertini, Di alcuni documenti nuovamente scoperti relativi alla biografia di Pietro Novelli, Giornale di Scienze Lettere e Arti per la Sicilia, XXI, 1828, pp. 90 e 105.

[11] Scuderi, Pietro Novelli tra reale e ideale, Kalós, marzo - aprile 1990, Suppl. 2, p. 8.

[12] Come è noto, la "serpotta" in stucco è stata considerata emblema parlante di Giacomo Serpotta.

[13] Paolo, Prima lettera a Timoteo 6, 17, 4:...sed in Deo qui praestat nobis omnia abunde ad fruendum.

[14] Genesi 45, 2,3; Numeri 22, 38, 1; Isaia 52, 6, 2; 58, 9, 1.

[15] Per ristorare la Madre e cogliere dei fichi durante il viaggio, il Bambino avrebbe fatto curvare i rami del fico.






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Il chiostro del Convento dei Teatini a Palermo, oggi atrio dell'Università e sede della Facoltà di Giurisprudenza
Il chiostro del Convento dei Teatini a Palermo, oggi atrio dell'Università e sede della Facoltà di Giurisprudenza

Tondo con iscrizione decifrata con l'ausilio del computer: "Omnia dedit ei pater in manus in Ioan. XIII" (Giov. 13, 3-5)
Tondo con iscrizione decifrata con l'ausilio del computer: "Omnia dedit ei pater in manus in Ioan. XIII" (Giov. 13, 3-5)

Schema grafico delle decorazioni della Cappella (Arch. Amelia Rizzo)
Schema grafico delle decorazioni della Cappella (Arch. Amelia Rizzo)

L'attuale Cappella di S. Giuseppe dei Falegnami, all'interno dell'Università
L'attuale Cappella di S. Giuseppe dei Falegnami, all'interno dell'Università

L'altare della Cappella con le statue lignee di S. Giuseppe e del Bambino
L'altare della Cappella con le statue lignee di S. Giuseppe e del Bambino

Uno degli affreschi ritrovati nel portico d'ingresso dell'Università raffigurante una Madonna con due bambini, oltre Gesù forse Giovanni
Uno degli affreschi ritrovati nel portico d'ingresso dell'Università raffigurante una Madonna con due bambini, oltre Gesù forse Giovanni

Affresco della Tutela
Affresco della Tutela

Affresco con soggetto non ancora identificato
Affresco con soggetto non ancora identificato

Particolare di una delle due porte lignee con il miracolo della curvatura dell'albero di fico
Particolare di una delle due porte lignee con il miracolo della curvatura dell'albero di fico

Il simbolo della Confraternita sulle porte della Cappella
Il simbolo della Confraternita sulle porte della Cappella

Epigrafe della Confraternita dei Falegnami
Epigrafe della Confraternita dei Falegnami

La cripta al momento della scoperta
La cripta al momento della scoperta

Iscrizione tracciata con il nerofumo di una candela sulla volta della cripta: "Russo Giovan Battista m(astro), Caitano. 1706"
Iscrizione tracciata con il nerofumo di una candela sulla volta della cripta: "Russo Giovan Battista m(astro), Caitano. 1706"