Archaeogate, Il Portale Italiano di Archeologia - Ritorna alla home pageArchaeogate - IURAhome IURA



Cerca in ArchaeogateCerca nel sito:     

La Littera Florentina - di Gianfranco Purpura

La tradizione del testo del Digesto realizzato dall'imperatore Giustiniano nel 530-533 d.C. è essenzialmente basata sulla Littera Florentina, novecentosette fogli pergamenacei vergati in onciale B-R, scrittura caratteristica non soltanto di Costantinopoli, come un tempo si credeva, ma anche di testi giuridico letterari prodotti in Egitto ed in Occidente. Sembra che un attento studio della fascicolazione del codice in rapporto al contenuto delle partes e quindi al curriculum di studi del diritto rispettato sino al 557 induca a datare la realizzazione del manoscritto tra il 533 ed il 557c[1]. Si tratta dunque di una eccellente copia pressocchè coeva alla promulgazione, anche se non si è del tutto certi che sia proprio un esemplare "ufficiale", proveniente dalla capitale dell'Impero[2]. Alcune note in scrittura beneventana del IX - XI sec. a margine del testo sembrano avallare la credenza, non suffragata da ulteriori prove, che il manoscritto sia stato portato da Amalfi a Pisa dopo il 1135 - 7, prima di giungere quale ulteriore preda bellica a Firenze nel 1406[3]. Anche se in base alle più recenti indagini, si propende a credere che il codice fiorentino delle Pandette si trovasse già fin dalla tarda antichità in Italia, a Napoli o a Ravenna[4], l'origine orientale del manoscritto resta, fino a prova contraria, ancora la più plausibile, soprattutto a causa della precocità della sua redazione e del collegamento con un centro di studi, che difficilmente avrebbe potuto essere diverso da Costantinopoli[5].

Ancora più incerta è l'origine della c.d. Littera Bononiensis o Vulgata, testo seguito dalla Scuola di Bologna, che per alcuni risalirebbe ad un gemello della Littera Florentina utilizzato nel XII sec. per realizzare numerosi manoscritti in scrittura preumanistica come la Littera Parisiensis, Patavina, Lipsiensis e Vaticana[6], ma secondo l'opinione dominante dovrebbe ascriversi ad un testimone perduto derivante dalla stessa Florentina, vergato in beneventana forse a Montecassino nell'XI sec., come indica l'indole degli errori riscontrabili nei discendenti[7]. Pare però che tale testo sia stato corretto, senza molta cura con l'aiuto di un manoscritto più antico, indipendente dalla Florentina e talvolta recante lezioni più corrette, ancora oggi superstiti nei discendenti del XII sec.

Altri frammenti di codici coevi alla Florentina o posteriori, conservati attraverso la tradizione manoscritta, sono: il frammento del Digesto di Pommersfelden, che si ritiene di origine ravennate; romana invece è stimata la provenienza di un frammento di Napoli, databile a poco oltre la prima metà del VI sec., età alla quale si ascrive anche un frammento di Heidelberg. Del IX sec., invece, sembra essere un manoscritto (R) di Berlino, derivato verosimilmente da un codice diverso dalla Littera Florentina[8].

I frammenti di codici papiracei del Digesto, anche se solo in due casi provengono con certezza dall'Egitto (P. Ryl. III, 479 e P. Reinach Inv. 2173), testimoniano indubbiamente una tradizione orientale. E' difficile infatti ipotizzare una diversa provenienza per il terzo reperto papiraceo: il P. Heidelberg inv. 1272. E anche se ben presto un buon numero di manoscritti del Digesto sembra aver raggiunto località alquanto remote, ciò non deriva soltanto dall'efficienza della trasmissione ufficiale del testo nelle diverse parti dell'Impero o dall'ampiezza della divulgazione nella pratica, quanto piuttosto dalla circostanza che esemplari dotati di abbondante materiale scolastico, come quelli rinvenuti, fossero preziosi ricordi degli anni di apprendistato per studenti di diritto provenienti dalle province, che conservavano al ritorno a casa i testi di studio utilizzati nella capitale. Ci si interroga, in dottrina, se questi papiri siano in grado di attestare un'effettiva incidenza del diritto della compilazione sulla prassi egiziana contemporanea[9] ed inoltre sulla reale applicazione di questa nell'Impero; i pochi frammenti papiracei disponibili non consentono, però, di fornire risposte certe ai quesiti posti.

© Gianfranco Purpura
Dipartimento Storia del Diritto
Università di Palermo


Note

[1] Cavallo, Magistrale, Libri e scritture del diritto nell'età di Giustiniano, Index, 15, 1987, p. 103; Stolte, The Partes of the Digest in the Codex Florentinus, Subseciva Groningana, I, 1984, pp. 69 - 91.

[2] Cavallo, Magistrale, op. cit., p. 104; v. anche Cavallo, La circolazione libraria nell'et… di Giustiniano, L'imperatore Giustiniano. Storia e Mito, Giornate di studio a Ravenna, 14 - 16 ott. 1976, Milano, 1978, p. 234 e s.

[3] Spagnesi, Cat. della Mostra "Le Pandette di Giustiniano. Storia e fortuna della Littera Florentina", Firenze, 1983, pp. 37 ss.; 49 ss.; Cavallo, Magistrale, op. cit., p. 105.

[4] La maggioranza delle tredici mani, dodici di nazionalità latina ed una greca, impegnate nell'opera di trascrizione pare che mostrino un'educazione grafica di segno occidentale e in qualche caso inesperienza o incertezza nel tracciare la stessa onciale B-R di sicura origine greco orientale, anzi scrittura legata all'attività giuridica di Palazzo, che si è sostenuto essere "tipizzazione indotta dalla grande impresa di sistemazione del diritto dovuta a Giustiniano...ispirata a forme 'old style', ma costretta a mescidanze e adattamenti dalla realtà scrittoria del tempo" e dunque rientrante "in quella reverentia antiquitatis richiamata come programma dell'opera giuridica giustinianea". Cavallo, Magistrale, op. cit., pp. 102 e 106.

[5] In assenza di una autopsia grafica scientificamente nuova ed esaustiva, auspicata da Cavallo, Magistrale, op. cit., p. 105, le osservazioni di Stolte, op. cit., pp. 77 - 88, sul collegamento tra la Florentina e l'insegnamento, piuttosto che con la pratica dell'amministrazione, giocano in favore della probabilità di un'origine orientale. Sulla rapida fine del metodo di insegnamento propugnato da Giustiniano cfr. Scheltema, L'enseignement de droit des antécesseurs, Leiden, 1970, pp. 3 ss. L'obiezione di Pescani, Studi sul Digestum Vetus, BIDR, 84, 1981, p. 163, che due lacune in D. 48, 20 e 22, destinate ad essere lasciate in bianco per essere completate successivamente, dimostrerebbero che la Florentina non fu prodotta a Costantinopoli in quanto in quella citt sarebbe stata sicuramente disponibile una copia perfetta del Digesto, è confutata da Stolte, op. cit., pp. 84 ss., rilevando, tra l'altro, la varietà delle spiegazioni plausibili.

[6] Pescani, Studi sul Digestum Vetus, cit., pp. 159 - 250.

[7] Miquel, Mechanische Fehler in der Überlieferung der Digesten, ZSS, 80, 1963, pp. 281 ss.; Cavallo, Magistrale, op. cit., p. 109.

[8] Pescani, La posizione del codice R nella tradizione della Litera Bononiensis, Atti II Congr. Intern. Soc. It. St. del Dir., La critica del testo, II, Firenze, 1971, pp. 671 - 690.

[9] Steinwenter, Was beweisen die Papyri für die Geltung des justinianischen Gesetzgebungswerkes, Aegyptus, 32, 1952, pp.131 - 7; Lanata, Legislazione e Natura nelle Novelle giustinianee, Napoli, 1984, p. 24.






Cliccare sull'immagine per l'ingrandimento

La Littera Florentina
La Littera Florentina