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Il ritratto di Terentivs Neo con gli instrvmenta scriptoria ed alcuni titvli picti pompeiani - di Felice Costabile

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E ne sono anch'io convinto per alcune ragioni, che vale la pena di esaminare. Anzitutto sulla parete esterna del pistrinum di Neo, Proculus è esortato al vocativo. Egli stesso invece è (esortante nella propaganda elettorale (CIL IV 3651) di un altro pistrinum (IX 3, 10 12), quasi antistante a quello di Terentius Neo:

POPIDIVM - AED
PROCVLVS - ROG Popidium aed(ilem)
Proculus rog(at).


Mi sembra dunque più probabile che Proculus fosse proprietario della taberna IX 3,10 12, dotata di un banco di vendita del pane, mentre esso manca nel pistrinum VII 2,3 di Terentius Neo. Questi fu dunque proprietario di un ben attrezzato laboratorio per la confezione del pane[7], ma non di un negozio per la sua vendita. Tale attività era invece gestita da un Proculus nel negozio di fronte[8].

Vien fatto dunque di pensare che Terentius Neo non gestisse la vendita al minuto, ma piuttosto producesse e vendesse all'ingrosso, avendo come suo primo cliente il dirimpettaio Proculus, panettiere con piccola produzione propria ma con un banco di vendita al dettaglio. Dobbiamo dunque considerare Neo controllore e supervisore della produzione del suo pistrinum, piuttosto che gestore in forma diretta: tale sarà stato se mai un suo servus o libertus procurator. Egli appare dunque meno umile di un panettiere, inteso come piccolo produttore e venditore di quartiere. E precede infatti il piccolo panettiere Proculus nel titulus pictus in lateribus dealbatis, dall'altra parte della strada rispetto alla sua casa, con il quale "il professore" (studiosus) ed "il panettiere" (pistor), solidali nel commercio, esortavano insieme a votare il loro comune candidato all'edilità, Caius Iulius Polybius. Questi, nonostante la signorile agiatezza della sua domus, con l'attività molitoria doveva pur avere a che fare, ad un livello assai più elevato di Terentius Neo, se di lui si diceva come referenza elettorale che panem bonum fert[9]. Non ripetendo la sua modesta agiatezza da un umile banco di vendita, Terentius Neo poteva comunque atteggiarsi ad intellettuale, secondo una tendenza sociale, che proprio in quell'epoca trovò la sua caricatura letteraria in Trimalcione.

Ma non è una garbata ironia da parte di amici, o un involontario umorismo dello stesso Neo, che dobbiamo riconoscere nell'epiteto studiosus: nella società di quartiere, illetterata anche se alfabetizzata, "il professore" doveva essere ammirato per la sua cultura, ed associato al "panettiere", un piccolo commerciante, certo, ma con la sua posizione economica apprezzata, quando ci si accingeva a votare i candidati alle cariche pubbliche.

Studiosus sembra davvero un vivace commento al ritratto di Neo, che ci restituisce una squarcio della vita quotidiana di Pompei. Dipinto nel tablinum di una modesta casa, neppure confrontabile con quelle domus, che imitavano in sedicesimo lo stile delle ville patrizie[10], il ritratto con gli instrumenta scriptoria si ispira a signorili modelli pittorici perduti dell'ellenismo: la disinvoltura del lezioso gesto di portare lo stilo alle labbra in atteggiamento pensoso voleva dimostrare la familiarità della donna con la cultura scritta. Vi faceva da pendent il mento dell'uomo poggiato sulla sommità del volumen: ciò significava che entrambi erano assorti in alti pensieri. Non a caso ritroviamo gli stessi atteggiamenti in altri due più raffinati dipinti pompeiani[11] dell'insula Occidentalis (figg. 3 4), che non sono ritratti, ma raffigurazioni di genere. Al confronto, quello di Neo si distingue per il ricordato sigillo di ceralacca rossa sul rotolo, che vuole trasmettere un preciso messaggio del tutto originale ed estraneo al modello iconografico cui attinse il pittore pompeiano sul suo contenuto: è questo un papiro non letterario, bensì documentario, un importante atto giuridico che, insieme alla toga, palesa lo status sociale di Neo.

Che l'imitatio dei modelli intellettuali della vita urbana da parte di "provinciali" si risolvesse necessariamente in uno scimmiottare la nobilitas è in fondo più che altro una presunzione dei moderni, che erige a paradigma una verità parziale, ed a cui sfugge la funzione di diffusione della cultura e della civiltà che tale imitatio rivestì nella società dell'epoca tardo repubblicana e del principato. Per un Trimalcione rappresentato da Petronio con aristocratico distacco in ambito letterario e con finalità caricaturali, non si dimentichi il più democratico giudizio storico e sociale di Cesare sulla Gallia "togata", quand'egli sa apprezzare senza pregiudizi cultus atque humanitas della provincia romana.

© Felice Costabile

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Note

[7] SAMPAOLO, in Pompei. Pitture e mosaici, cit, a n. 1. Il panificio si distribuiva su due piani, era dotato dì un atrio, quattro cubicoli per gli schiavi, una cucina con latrina, una stalla con mangiatoia per gli animali da macina, tre ambienti per il panificio vero e proprio, fornito di macine, di cui una ricoperta con lamina di piombo, vasche per acqua, un vasto magazzino per le scorte, il laboratorio con un dolio seminterrato e un'anfora murata, ed infine il forno.

[8] A. MAIURI. Pompei, Roma 1967 14 , 58s.

[9] E. LA ROCCA. M. DE VoS, Guida archeologica di Pompei, Roma 1976, 227.

[10] P. ZANKER, Pompei, Trad. A. Zambrini. Torino 1993, 151 ss.

[11] Napoli, Museo Nazionale, inv. 9084 e 9072. MAIURI, La peinture romaine, Genève 1953, 103. SAMPAOLO, in Romana pictura, cit. a n. 2, 312 13 nr. 138 9. M.R. BORRIELLO, in Homo Faber, cit, a n. 2, 210.






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Ritratto di Terentius Neo e della moglie (età neroniana), da Pompei. L'uomo esibisce un rotolo sigillato con la ceralacca rossa tipica dei papiri documentari, la donna regge un trittico di tabulae ceratae e porta lo stilo alle labbra in atteggiamento pensoso.
Ritratto di Terentius Neo e della moglie (età neroniana), da Pompei. L'uomo esibisce un rotolo sigillato con la ceralacca rossa tipica dei papiri documentari, la donna regge un trittico di tabulae ceratae e porta lo stilo alle labbra in atteggiamento pensoso.

Domus e pistrinum di Terentius Neo a Pompei. Al n. 6 ingresso della domus; al n. 3 del pistrinum. Al n. 10 e 12 taberna con altro pistrinum, forse di Proculus.
Domus e pistrinum di Terentius Neo a Pompei. Al n. 6 ingresso della domus; al n. 3 del pistrinum. Al n. 10 e 12 taberna con altro pistrinum, forse di Proculus.

Particolare della foto "Domus e pistrinum di Terentius Neo a Pompei"
Particolare della foto "Domus e pistrinum di Terentius Neo a Pompei"

Raffigurazioni di genere dell'insula Occidentalis di Pompei (Napoli Museo Nazionale, inv. 9084 e 9072). La donna regge un polittico, portando alle labbra lo stilo; l'uomo poggia al mento un rotolo di papiro.
Raffigurazioni di genere dell'insula Occidentalis di Pompei (Napoli Museo Nazionale, inv. 9084 e 9072). La donna regge un polittico, portando alle labbra lo stilo; l'uomo poggia al mento un rotolo di papiro.