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Diritto romano e diritti dell'antichità, informatica e scienze umane - di Gianfranco Purpura

[0]"Se", come sosteneva Raymond Aron, "sono gli uomini che fanno la storia, è anche vero che talvolta non sanno la storia che fanno".
Con tale battuta concludevo nel 2002 un resoconto sulle nuove tecnologie informatiche applicate alla ricerca e allo studio del diritto romano e dei diritti dell'antichità, scaturito da una comunicazione all'Archivio di Stato di Torino e da una esercitazione a Napoli, destinata ad inaugurare la serie di articoli pubblicati dalla rivista on line e cartacea "RDR", Rivista di diritto romano [1] .
Sono passati solo sei anni, ma mi sembra di parlarvi di un tempo remoto, tenendo conto del grado di accelerazione che caratterizza la tecnologia informatica, sia per lo sviluppo degli strumenti, che dei siti in rete e degli applicativi impiegati per gestire la multimedialità. Non v'è certo bisogno del banale esempio costituito da questa vignetta (fig. 1) - scherzosamente donata da Giuseppe Falcone a chi si affannava ad impiegare una risorsa moderna, il computer, ad una tecnologia antichissima, quella del papiro -, raffigurazione che allora, a differenza di ora, stupiva ancora, per dimostrare l'incalzante sviluppo dell'informatica applicata alle scienze umane. Nessuno ora si meraviglia più che i computer possano trovare un qualsiasi impiego nell'ambito delle discipline umanistiche, come avveniva nel periodo definito da T. Orlandi "dei precursori" [2]. "Gli scienziati hanno il futuro nel sangue, gli umanisti il passato!", oppure "Chi è attratto dalle nuove tecnologie lo è sovente a danno dei contenuti!", sono stereotipi superati dalle innumerevoli applicazioni informatiche alle scienze umane. Eppure eravamo ancora nel 1991, prima dell'ampia diffusione di internet e della posta elettronica, quando con il papirologo Ranon Katzoff dell'Università Bar Ilan progettavamo di utilizzare la rete universitaria Earnet per comunicarci, ad ore prestabilite, i progressi delle nostre separate ricerche sugli editti dei prefetti d'Egitto [3]. Avevo ricevuto da poco da W. H. Willis, papirologo della Duke University, i nastri magnetici che contenevano i dati della Duke Data Bank relativa ai papiri documentari (fig. 2), oggi disponibili on line e su supporti un po' meno ingombranti.
Come vedete, da storico non rinuncio ad un po' di "preistoria".
Il rapido progresso informatico non ha però favorito, come è noto, l'adattamento degli "umanisti" in genere, salvo di alcuni settori - l'archeologico in particolare - ad utilizzare per la ricerca il computer, impiegato prevalentemente per favorirne la pubblicazione e la sua diffusione. Invece "la tecnologia deve essere pensata non solo per fare meglio le cose di sempre, non solo come somma di funzioni più o meno nuove, ma come moltiplicatore di potenzialità" [4] (Così Orlandi, ripreso da Guermandi). Il ritardo dei fruitori dell'IT (Information Technology) è, a mio avviso, ancor più accentuato nel settore del diritto romano e dei diritti dell'antichità, che, a pieno titolo, è da comprendere tra le scienze umane, anche se non si è pensato di includerlo, insieme alla sociologia, nell'informatica umanistica [5], che supera la concezione che considera distinte l'informatica archeologica, dalla storica, dalla filologia informatica e così via. Ma so ciò ritorneremo in seguito.
Scrive M. P. Guermandi: "Fin dal loro apparire e diffondersi internet e la multimedialità sono stati relegati da parte della maggioranza degli studiosi al ruolo quasi di gagdet comunicativi e di strumento riservato ad una divulgazione a livello medio basso, e quindi come prodotto ultimo di un qualsiasi progetto di ricerca, intendendo per ultimo anche un giudizio d'importanza. Solo in rari casi, per la verità più frequenti nel settore dell'editoria off-line, i contenuti di un progetto di ricerca sono stati concepiti e orientati alle capacità comunicative di questi nuovi strumenti" [6]. Da romanista immediatamente penso che uno di questi casi sia BIA, l'utile Bibliotheca Iuris Antiqui, curata da Nicola Palazzolo, che consente di navigare interattivamente tra diversi archivi (fontes, opera e thesaurus), ma la traccia assegnata per ben orientare il tema di questa Tavola rotonda impone di procedere con ordine e di entrare subito nel vivo della questione.
Può l'uso del computer riuscire a "cambiare la mentalità degli studiosi di materie umanistiche e degli informatici, rompendo le barriere che separano le discipline per costruire un sapere innovativo che crei una mentalità di dialogo tra competenze diverse, frutto del rispetto e della conoscenza dei reciproci risultati", che concorra addirittura ad integrare il presunto divario tra le c.d. "due culture", l'umanistica e la scientifica [7], per individuare contenuti di discussione comuni, metodologie in qualche modo intercambiabili, formalizzare linguaggi in divenire unitari?
Anche se sovente gli uomini non sanno la storia che fanno, per rispondere senza indugio ad un quesito tanto impegnativo che necessita invece di approfondimenti specifici, a me sembra che se ciò sarà utile per tutti, addirittura in tempi lunghi ineluttabile e forse indispensabile per la sopravvivenza della stessa cultura dell'uomo, non è allo stato attuale certo semplice per resistenze concettuali, accademiche, ma soprattutto difficoltoso per logiche economiche e di mercato che trascinano verso il rischio di una ibridazione, banalizzazione e spettacolarizzazione delle discipline, nonostante che la rottura della netta contrapposizione tra scientificità e divulgazione non sia in assoluto un male. Sovente la chiusura di certi settori dell'antichistica è stata per loro stessi dannosa, come oggi una divulgazione incontrollata può esserlo per tutti. Gli egittologhi posti accanto agli egittomani nei media o il caso di Gaio nero sulla ribalta informatica sono certo significativi! Un controllo scientifico, che si impone per la validazione dei dati - tanto delle fonti, che della letteratura – e soprattutto per una editoria "alternativa" ad accesso aperto [8], anche se necessario e lodevole, non è certo privo di rischi.
Ma la questione mi sembra diversa e più sottile, le modalità ipermediali, alle quali saremo sempre più soggetti, pongono nella comunicazione, secondo alcuni studiosi, in discussione in realtà la narrazione che oggi è "sottoposta ad un processo di rarefazione a favore della simulazione e della modellizzazione nata soprattutto dal virtuale" [9]. Scherzando su ciò, il collega internazionalista Tullio Scovazzi mi ha detto che immaginare per i suoi studenti un codice di diritto integrato da immagini non possa in futuro essere poi tanto sorprendente. "C'è chi vede nel superamento del linguaggio addirittura una rivoluzione cognitiva di portata epocale, che renderebbe equiparabile il PC, per intenderci, alla introduzione della stampa [10]" o addirittura della scrittura.
Soffermiamoci solo per un momento su questo punto del quale mi sono occupato esaminando i rapporti tra diritto, papiri e scrittura [11]. Se l'oralità della cultura arcaica che consentiva di rappresentare la vita o memorizzarla attraverso le fluttuazioni dei ricordi, con implicazioni letterarie e giuridiche di vasta portata (dalla ritualità alla giuridicità, dalla legge quindi concepita come il magistrato muto, al magistrato considerato come legge vivente), fu superata dalla fissità della scrittura di un testo che traeva al superamento della concezione giurisprudenziale, coll'avvento della concezione autoritaria del diritto verso le codificazioni, così la stampa implicò trasformazioni profonde, paventate da Tritemio nel De laude scriptorum [12] concepito intorno al 1492 (fig. 3). Per confortare i suoi monaci dello scriptorium del monastero benedettino di Sponheim, l'umanista in seguito alla stampa su carta della prima Bibbia in folio, invitava gli amanuensi addirittura a copiare su pergamena tutte le opere che si iniziavano a stampare, per salvarle dal rischio della durata effimera del materiale cartaceo. Analoghe, se non superiori, paure oggi riecheggiano nel forzato abbandono, già in atto, delle copie cartacee delle collezioni delle riviste da parte delle biblioteche, mentre il recupero nella vita quotidiana di quel "neo-arcaismo" al quale allude Cavallo [13] per la svolta tecnologica del libro determina una trasformazione cognitiva che non può certo essere ininfluente sugli stessi contenuti scientifici delle discipline umane. Giustamente osserva T. Orlandi che "il computer non è uno strumento come altri, utilizzati da gran tempo, per esempio la stampa. E' ben noto come la stampa abbia comunque portato una rivoluzione anche metodologica nelle discipline umanistiche, ma essa ha influito sulla quantità di informazione che si è potuta diffondere nella società, piuttosto che...sulla qualità, perché la stampa è uno strumento che continua in maniera analogica quello precedente, cioè il manoscritto. Con il computer la questione è radicalmente diversa" [14].
Infatti è stato sostenuto [15] che i due sistemi cognitivi attualmente compresenti come modalità di apprendimento e di trasmissione della conoscenza, uno più intuitivo ed esperienziale, il percettivo-motorio, l'altro, il simbolico-ricostruttivo, che dalla scrittura e dall'invenzione della stampa si rifà al codice linguistico testuale, sembra che "non possano e non debbano essere considerati alternativi e reciprocamente sostituibili tout-court e che un vero progresso cognitivo non possa che nascere da una sinergia fra i due, che sappia sfruttare, ampliandole, proprio attraverso una maggiore compenetrazione, le potenzialità dei diversi linguaggi, integrandoli. E' vero però che...questa integrazione non è di fatto ancora avvenuta se non in rare occasioni e una perfetta fusione delle diverse modalità cognitive appare lontana dall'essere raggiunta...Invece le tecnologie informatiche, lungi dall'essere uno strumento neutro di trasmissione delle informazioni, possono e debbono mettere in discussione le pratiche tradizionali della disciplina a cui si applicano a livello teorico-metodologico" (Guermandi) [16].
Accanto a questo scenario, purtroppo l'atteggiamento della società postmoderna nei confronti del mondo antico e dei beni culturali si caratterizza sempre più "per un processo di deintellettualizzazione (abbassamento generalizzato del livello della qualità formativa, semplificazione delle informazioni e così via) e se attrae verso il superamento formale delle categorizzazioni classiche, sollecita anche un approccio percettivo sensoriale nel quale "vista, piacere, consumo e cultura costituiscono un sistema efficiente, che sollecita produttori e consumatori" (Melotti) [17] e determina scelte economiche e finanziamenti. Se "la migliore e più utile tecnologia al mondo non può imporsi ad un pubblico impreparato" [18], si rischia pure, come ben sappiamo, un uso assolutamente inadeguato di essa, un livellamento verso il basso che rende ancora più profonde le diseguaglianze tra chi potrebbe controllare le nuove forme di trasmissione del sapere riempendole di validi contenuti e chi invece, affetto da un nuovo analfabetismo, non solo non saprà padroneggiare le nuove forme di trasmissione del testo, ma finirà per avere interessi culturali sempre più limitati e richiedere una produzione adeguata in tal senso. Chi sa bene utilizzare le nuove tecnologie ha certo ampliato la capacità di approfondire, se vuole, più settori disciplinari, poiché si tratta d'impadronirsi di una metodologia comune, piuttosto che conoscere contenuti particolari che vanno via via dilatandosi.
I quattro settori disciplinari diversi ai quali si applica l'informatica e che partecipano alla Tavola Rotonda di questa serata (diritto romano, filologia classica, papirologia e archeologia), non solo sono accomunati dall'oggetto delle loro ricerche, l'antichità classica, ma anche da un recupero "stratigrafico" del passato secondo una metodologia comune per fini storici unitari, che è anche attribuibile a molte altre discipline qui non presenti, come la numismatica, l'epigrafia, o addirittura in Italia o Europa estinte, o quasi, come la papirologia e l'epigrafia giuridica, il diritto greco, la filologia giuridica, e così via (per mantenermi solo nel mio ambito). Non solo è possibile una armonizzazione dei dati e della terminologia specialistica delle singole discipline, ma essa è indispensabile in ambiente informatizzato ove, come indica Orlandi [19] e riprende Palazzolo negli appunti trasmessi, "le procedure sono trasversali e solo una disciplina unitaria dell'informatica umanistica potrebbe attirare l'attenzione di studiosi di campi anche lontani su metodologie sviluppate in altri campi".
Ma anche i contenuti sono talvolta trasversali: il diritto romano non ha, ovviamente, solo per oggetto le fonti scritte (ancor meno i diritti dell'antichità), come gli archeologi si devono occupare evidentemente degli aspetti contenutistici di un reperto, e non solo di quelli formali. Un esempio nel mio settore di ricerca, tra i tanti, di trasversalità interna: la doppia redazione sigillata che connota un tipo di documento greco-romano (la syngraphe – testatio) si riscontra nelle antichissime bullae mesopotamiche che contengono tokens (fig. 4). E' evidente che per garantire l'autenticità di un computo indicato all'esterno del documento, e dunque alterabile, si ricorreva alla pratica giuridica della doppia redazione sigillata [20]. Non solo tale ipotesi presenta il vantaggio di spiegare l'antichissima doppia struttura dei documenti contabili, perpetuatasi sino all'età greco romana, ma si collega alle origini della scrittura, ad operazioni di computo e di numerazione, alla nascita di un sistema grafico e delle lettere; congiunge documentazione scritta e non scritta, archeologia, storia del diritto e altre discipline in rapporto ad una antichissima "tecnologia" della comunicazione.
Ma per tornare al tema della Tavola rotonda vorrei con qualche osservazione aggiornare il quadro allora tracciato delle più recenti tecnologie informatiche applicate alla ricerca e allo studio del diritto romano e dei diritti dell'antichità, privilegiando la fase dell'acquisizione dei dati e tralasciando purtroppo le problematiche, pure interessanti, relative alla elaborazione e descrizione delle procedure di una ricerca scientifica, all'interpretazione dei dati e alla diffusione dei risultati.
L'acquisizione dei dati in archeologia avviene prevalentemente attraverso lo scavo, nel diritto antico attraverso la ricerca delle fonti ed il riscontro della letteratura, ma anche quest'ultima attività può essere influenzata, o meglio, integrata dagli sviluppi della comunicazione informatica, poiché la dialettica tra studiosi in certi settori non si esplica più solo nella pubblicazione a stampa e la facilità di contatti incrementa la possibilità di un lavoro interdisciplinare e di gruppo.
Nell'ambito del diritto romano e dei diritti dell'antichità nella ricerca delle fonti la scarsa attenzione ai dati di base, iniziali, con una diretta collazione di manoscritti, epigrafi o papiri per le fonti scritte, o di reperti archeologici, numismatici o di altro tipo per le fonti non scritte, risale ad un passato non troppo lontano, quando ancora nettamente si distingueva tra fonti giuridiche e letterarie e la possibilità di reperire le tradizionali fonti giuridiche in autorevoli ed affidabili edizioni critiche non sembrava porre problemi anche per il loro ridotto numero (praticamente il CJC, le Istituzioni di Gaio, i Fontes iuris romani ante Iustiniani, e solo successivamente il Teodosiano, le fonti giuridiche bizantine e la stessa Glossa). Pochissimi romanisti – G. Scherillo, forse l'accuratissimo E. Volterra e ora B. Biscotti [21] - hanno ad esempio visto con i loro occhi il verbale di pubblicazione in Occidente del Codice Teodosiano, conservato in un unico manoscritto dell'Ambrosiana [22] e quanto invece sia progredita la scientificità della romanistica con la recente riproduzione della Florentina è evidente, come è chiaro che la disponibilità on line di accettabili immagini di manoscritti (fig. 5), papiri o epigrafi può imprimere rigore e notevole impulso alle nostre discipline, offrendo ad esempio la possibilità di collazionare direttamente manoscritti di Festo, Varrone e di innumerevoli altri testi, giuridici e non, rilevanti per la storia del diritto, ma anche di vagliare le occasioni per procedere a nuove edizioni critiche (agognata quella dei Fontes iuris romani anteiustiniani – FIRA), che si adeguino e sfruttino tutte le potenzialità strutturali ed ipertestuali dell'informatica [23]. Con riferimento a fonti letterarie romane che hanno grande rilievo per gli aspetti giuridici, come quelle indicate, si è invece notato che la diversa angolazione dalla quale sono state studiate nelle varie discipline umanistiche ha determinato in un passato non troppo lontano difformità tanto profonde, da farle quasi apparire entità diverse [24]. Se gli strumenti informatici possono invece essere utilizzati per colmare la distanza ed imprimere maggiore scientificità alla ricerca, v'è anche il rischio che, come nel momento del passaggio dal volumen al codex - quando ciò che non veniva trascritto non era destinato a perpetuarsi, giungendo ad una arbitraria selezione degli scritti di maggior valore - così v'è il rischio di una casuale riduzione dei testi utilizzati o di un'acritica cristallizzazione delle varianti testuali delle fonti, se utilizzate in versione digitale senza adeguato apparato critico. Occorre invece realizzare banche-dati più complete ed accurate, non solo con le tutte le varianti testuali proposte dagli studiosi, ma anche con la possibilità della visualizzazione e del simultaneo riscontro diretto con i manoscritti. Progetto inimmaginabile un tempo, ma che adesso, per la visualizzazione dei manoscritti, è già in corso. Ma, come gli amanuensi medievali che investivano nella memoria e nella trasmissione del passato, saranno i romanisti in grado, in questo momento di crisi e di trasformazione delle discipline antichistiche, di condurre a compimento quest'opera certosina per i loro testi di diritto? E' stato poi scritto: "con l'accesso a fonti primarie non mediate (o almeno ad una loro simulazione) bisognerà rendere accessibili a un numero molto maggiore di persone le tecniche esoteriche sviluppate nel corso dei secoli allo scopo di contestualizzare e dunque comprendere tali fonti" [25]. Ciò determina la necessità di una integrazione della conoscenza, che non implichi superficialità.
V'è da tempo una ricerca in campo filologico intorno agli strumenti informatici per l'edizione critica. Non si tratta quindi solo di "edizioni che mirino a ricostruire almeno idealmente l'originale di testi tramandati da copie" (Beltrami) [26] con strumenti che consentano di lavorare in modo integrato, al computer, su immagini dei manoscritti, trascrizioni, testo ed apparati e stabilire i rapporti tra i manoscritti, e valutare di conseguenza il valore delle lezioni per presentare la storia della tradizione testuale di quel testo in maniera superiore alle edizioni cartacee, ma persino per mirare all'automazione di funzioni ecdotiche in senso stretto. I programmi per studi lessicografici vengono ormai normalmente impiegati dai filologi italiani e stranieri e, non si comprende scrive L. Maggio, la riluttanza dei romanisti ad intraprendere iniziative relative alla paternità di un testo giuridico, all'integrazione delle lacune, delle interpolazioni [27].
Per quanto poi concerne la letteratura, non solo romanistica, di opere che finiranno per essere editate unicamente in formato digitale, un notevole problema di ricostruzione filologica appare costituito dalla stampa del testo su formati o caratteri che fatalmente, per l'impiego di standard non omogenei, ne variano l'aspetto. Le tradizionali indicazioni, in una citazione, della pagina di un'opera appaiono già di scarso aiuto. Anche questo è un problema, come quello del greco antico, che si cerca di risolvere in maniera uniforme, come quello della riedizione di opere in formato digitale modificato rispetto al cartaceo o con aggiunte o immagini a colori.
Da tempo le immagini digitali hanno superato le stampe cartacee, dischiudendo nuovi percorsi di ricerca. Ad esempio con immagini ad alta risoluzione incrociate con banche dati ho potuto leggere iscrizioni nell'antica sede dell'Università di Palermo (fig. 6) o rintracciare comodamente in studio graffiti preistorici – questi ancora inediti (fig. 7) - ingrandendo foto scattate sistematicamente in grotte dalle pareti inaccessibili. Dunque la disponibilità di immagini archeologiche o di documenti originali può influenzare positivamente la ricerca e la didattica e dal momento che il documento digitale può essere sottoposto a trattamento elettronico mediante sistemi computerizzati, oltre che essere facilitata la creazione di banche dati, ai fini della conservazione e fruizione dei documenti stessi, può certo la copia digitale integrare l'originale, restituendo nel complesso una migliore leggibilità. Originale e copia digitale non sono infatti alternativi, ma cumulativi, con l'avvertenza che ogni lettura è sempre interpretazione.
E' quindi in corso la revisione con strumenti informatici del danneggiato palinsesto veronese delle Istituzioni di Gaio ad opera di F. Briguglio [28] (fig. 8) e la casualità che sempre opera nella ricerca ha voluto che adesso M. Varvaro rintracciasse a Berlino la brutta copia con le tutte le varianti di lettura scrupolosamente annotate nel momento del rinvenimento (fig. 9), quando il manoscritto era abbastanza leggibile, insieme con la bella copia, che già introduceva una interpretazione giuridica che avrebbe potuto essere talvolta fuorviante (fig. 10), nella carpetta che Savigny tenne assolutamente riservata e dispersa dopo l'ultima guerra, comprendente anche alcune successive letture di Bluhme del 1821/22 (fig. 11). In questo caso l'uomo potrebbe venire in soccorso al computer; o meglio una ricerca secondo metodi tradizionali potrebbe integrarsi con uno straordinario tentativo di lettura che si avvale della potenzialità degli strumenti informatici e che tiene naturalmente conto delle svariate ipotesi proposte via via nel tempo dai diversi studiosi (PRIN 2006) [29]. I tre manoscritti rintracciati da Varvaro saranno integralmente pubblicati con immagini, trascrizioni e commento nella collezione Fonti del Dipartimento di Storia del diritto dell'Università di Palermo.
Ma torniamo allo strumento più tradizionale e basilare delle applicazioni informatiche: la banca dati specialistica, che rende possibile il risparmio di molto tempo nella consultazione delle fonti e nel reperimento della letteratura, come BIA - Bibliotheca Iuris Antiqui (fig. 12), o FIURIS (Archivio elettronico per l'interpretazione delle fonti giuridiche romane), o EPIGRAPH (A database of roman inscriptions), o PHI (Packard Humanities Institute) - Latin CD-Rom, o PHI - Greek documentary texts (epigrafi e papiri), o TGL - Thesaurus Linguae Graecae dell'Irvine University of California, che comprende la letteratura greca già in successive edizioni più complete e accurate [30]. I problemi di tali banche dati sono però numerosi: non solo quelli ben focalizzati da L. Maggio [31] dell'incompletezza o dell'iniziale inferiorità delle edizioni informatiche rispetto alle cartacee, che potrà essere, prima o poi, colmata, ma innanzitutto il fatto, segnalato dalla Guermandi [32], che i grandi progetti di elaborazione di banche dati tematiche sovranazionali si disperdono talvolta su iniziative diverse che richiedono un impegno notevole in uno stadio iniziale e comunque prolungato nel tempo, che finisce poi per esaurirsi. Sintomatica la situazione nel settore epigrafico, ove ancora non è stato realizzato nulla di paragonabile alla monumentale e cartacea edizione del CIL, che pur si tenta di riproporre in veste informatica con energie e risorse ben diverse da quelle allora a disposizione dell'Accademia delle Scienze di Berlino (fig. 13), ma neppure di simile al repertorio delle epigrafi greche in PHI (Packard Humanities Institute) # 7 - Greek documentary texts, che con tutti i problemi e le lacune evidenziate da Maggio [33] almeno consente per il momento ai ricercatori di ritrovare epigrafi e anche papiri greci all'interno di una base documentaria già molto vasta, anche se talvolta poco affidabile. I sussidi epigrafici come l'Epigraphische Datenbank di Heidelberg (fig. 14), di Clauss – Slaby o di altri non sono infatti ancora completi e, rispetto a papirologici come APIS, l'Advanced Papyrological Information Sistem (fig. 15) o ad altre risorse di questo tipo, sembrano meno progrediti [34]. Attraverso la Rassegna degli Strumenti informatici (fig. 16) per lo studio dell'antichità classica di A. Cristofori è ben noto che si accede facilmente a tutte queste risorse che sono interconnesse e talvolta duplicate, generando però una illusoria sensazione di abbondanza, ma in realtà per le fonti greche e latine esse fanno prevalentemente riferimento ai dati della Duke e dell'Irvine Data Bank; sintomatico della difficoltà del settore è poi il fatto che l'ultimo aggiornamento di tale ampia Rassegna risalga al gennaio 2007 e che gli indirizzi degli strumenti informatici sono invece soggetti a frequenti mutamenti che impongono una costante opera di manutenzione.
Le lacune d'origine di alcune banche dati sembrano essere state solo in parte colmate: se le collezioni recenti in molti casi hanno integrato i dati originari di PHI # 7 con le nuove acquisizioni informatiche (ad es. la collezione dei papiri di Ossirinco si arrestava al sessantunesimo volume, ora si arriva sino al sessantottesimo, poiché i nuovi volumi sono via via digitalizzati), ma ben quindici volumi antichi della collezione di Ossirinco che non erano stati originariamente inseriti continuano ad essere per me irreperibili e tre del Corpus Papyrorum Rainieri [35] e così via. E' evidente che tutte le indagini che si affidano ad una ricerca sull'intero archivio e trascurano tale lacuna possono risultare incomplete. Solo per evidenziare l'utilità per i giuristi di BIA, nell'archivio di PHI # 5.3 relativo alla letteratura latina e molto più noto di BIA, alla voce Iustinianus si registra il solo Digesto, mancano non solo le altre parti del CJC, ma anche il Codex di Teodosio e le Novelle post teodosiane; stranamente appaiono, forse in omaggio alla cultura anglosassone che ha finanziato l'archivio, opere di J. Milton e diverse versioni, persino in ebraico, dell'Antico e Nuovo Testamento. Nel dettagliatissimo Thesaurus Linguae Grecae – TGL dell'Irvine University non v'è attenzione alla legislazione e ai dati giuridici, al punto che ad es. non vi appare il nostro Teofilo giurista, ma comici, medici, ecclesiastici, storici, ben sette dello stesso nome. Infine le banche dati su supporti fissi sono costrette ad inseguire un incalzante sviluppo tecnologico che costringe a continui aggiornamenti (da BIA 1 a BIA 2, e ora forse BIA 3), che oggi è difficile effettuare per carenza di fondi e di personale.
"Purtroppo," afferma L. Maggio [36] nel testo ancora inedito che corredata gli Scritti Palazzolo e che con liberalità mi ha fatto conoscere, "non solo per questioni accademiche (data la rigidità dei nostri ordinamenti didattici) ma, anche per problemi connessi al mondo della ricerca, un'espansione della disciplina dell'informatica romanistica (nel 1988 si era assistito ad un fiorire di studi – ed anche di qualche applicazione – che sembrava promettere un'esplosione di interesse su questo versante) oggi sembra pressoché inerte, fatta eccezione per i gruppi di ricerca messi su da Palazzolo e da lui costantemente orientati. Ciò fa pensare che la comunità scientifica sia ormai appagata delle applicazioni realizzate e, al massimo, attenda solo le altre che, sempre da Palazzolo e dal suo gruppo, potranno essere compiute; manca, invece, quella che, nella ricerca, è la linfa vitale che garantisce l'avanzare di una disciplina scientifica: il dibattito, il confronto tra le esperienze realizzate, la critica, anche dura, che prelude ad una revisione e ad un suo rilancio". In tale situazione, il progetto della revisione, più che informatica, soprattutto filologica, dei FIRA – Fontes iuris romani anteiustiniani, credo che non sia imminente.
Per risollevarci e accennare all'altro settore della fase dell'acquisizione dei dati per la ricerca, oltre al reperimento delle fonti, quello relativo al riscontro delle opere della letteratura romanistica, ricordiamo la grande utilità della disponibilità di opere full text sempre più open access e della crescente rintracciabilità delle citazioni; come è noto, moltissimi altri testi sono già disponibili in Google Books (fig. 17) o in altri motori di ricerca, anche se non visibili per questioni relative ai diritti d'autore. BD-ROM, la biblioteca romanistica digitale è una strada privilegiata per il diritto romano, ma limitata dall'inevitabile costo. La progressiva disponibilità di monografie e di articoli di riviste scientifiche open access e full text è un'altra via, in sintonia con quella ben più importante di porre a disposizione di tutti i codici sorgente dei programmi, l'open source [37].
A Palermo, "ai margini dell'impero", stiamo ponendo le nostre risorse, i cinquantadue numeri della nostra rivista, gli Annali del Dipartimento di Storia del Diritto (AUPA) dalla fondazione nel 1912 fino ad oggi, gratuitamente on line in un formato, che consente di effettuare ricerche lemmatiche. E' ovvio che la disponibilità gratuita di una rivista scientifica non la degrada o la rende meno valida, come non è vero che l'editoria on line o i prodotti su CD-Rom siano "per lo più prodotti commerciali privi di vero valore scientifico", come si è pure affermato [38] o in pratica si ritiene quando nella valutazione della ricerca universitaria si tende a considerare di valore inferiore una pubblicazione non cartacea. Naturalmente occorre assicurare il controllo di una normativa, che garantisca paternità, qualità e stabilità di un'opera nel tempo. La rete per sua natura è un mondo aperto in cui interagiscono realtà molto diverse per organizzazione e cultura, che richiede strumenti e tecnologie che consentano libertà nel rispetto delle regole e una reale "interoperabilità" delle applicazioni basate su programmi non necessariamente proprietari, come invece è il diffusissimo Word, e quindi utilizzabili solo da ristrette comunità, ma soprattutto programmi in continuo miglioramento ed incremento.
Quando ho dovuto formare un comitato scientifico per una nuova rivista cartacea e on line di storia del diritto antico, Iuris Antiqui Historia (IAH) (fig. 18), ho contattato diversi studiosi e molti europei si sono affrettati ad assicurarsi che si trattasse di un'edizione cartacea; uno solo, un papirologo americano, al contrario, disinteressandosi totalmente della carta, ha voluto essere tranquillizzato sulla possibilità della consultazione on line, poiché ha affermato che trascorre buona parte della sua vita in paesi del terzo mondo dove non esistono biblioteche e teme che in futuro tale condizione possa purtroppo estendersi. E' evidente che per lui, come per tutti gli studiosi, alla carta si aggiungono, non si pongono in alternativa, le straordinarie opportunità offerte dall'informatica, ma gli sviluppi ulteriori sono già tracciati e si può affermare con una punta di rimpianto, ripetendo un antico graffito romano: "Il futuro non è più quello di una volta!" [39].
Samuel Butler ha affermato: " Nessuno ha il potere di cambiare il passato, tranne gli storici! Forse per questo Dio ne sopporta l'esistenza" [40]. Da storico allora non mi sembra che sia il caso di allargarsi anche verso il futuro, ma se ciò lo faremo tutti insieme, archeologi, storici, umanisti e scienziati in genere, forse, sarà questo un discorso valido che non scada qualitativamente e che tenda a superare logiche economiche e di sviluppo che ci hanno già condizionato e che in futuro potrebbero risultare per tutti molto rischiose.

Palermo, 19 novembre 2008

Gianfranco Purpura
Dipartimento di Storia del Diritto
Università di Palermo


Note

[0] Tavola Rotonda: Metodologie informatiche per le scienze umane. Reggio Calabria, 5 dicembre 2008

[1] G. Purpura, Le nuove tecnologie informatiche applicate allo studio ed alla ricerca del Diritto Romano e dei diritti dell'Antichità, Rivista di Diritto Romano, rivista on line 2001 (pubbl. 2002), pp. 9-14 (http://www.ledonline.it/rivistadirittoromano/allegati/dirittoromano0102purpura.pdf) = Archaeogate, novembre 2001 (http://www.archeogate.it/iura/article.php?id=202) = IURA, Portale di diritto romano e dei diritti dell'antichità del Dipartimento di Storia del Diritto dell'Universita di Palermo (http://www.unipa.it/dipstdir/portale/).

[2] T. Orlandi, Un ultimo bilancio dell'informatica umanistica, in corso di stampa, Atti del Convegno E-laborare il sapere nell'era digitale, Montevarchi 22-23 novembre 2007.

[3] G. Purpura, Gli editti dei prefetti d'Egitto. I sec. a. C. - I sec. d.C., AUPA, XLII, 1992, pp. 485 – 671; R . Katzoff, The Validity of Prefectural Edicts in Roman Egypt, Bar Ilan Studies in History, Ramat Gan, 1978, pp. 45-53; Id., Sources of Law in Roman Egypt: The Role of the Prefect, Aufstieg¬¬ ¬¬und Niedergang der römische Welt, II, 13, 1980, pp. 807-844; Id., Prefectural Edicts and Letters, Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik (ZPE), 48, 1982, pp. 209-217.

[4] M. P. Guermandi, Nuovi linguaggi e "vecchie tecnologie": comunicare la conoscenza archeologica attraverso la rete, Archeologia e Calcolatori, 15, 2004, p. 493.

[5] A. Cristofori, Informatica umanistica e obiettivi didattici, Storicamente. Comunicare Storia, Bologna, 2005 (http://www.storicamente.org/04_comunicare/formazione/cristofori.htm); T. Orlandi, Proposta: Informatica applicata alle discipline umanistiche (ovvero Informatica umanistica), Griselda on line, 2008 (http://www.griseldaonline.it/informatica/orlandi.htm).

[6] M. P. Guermandi, L'archeologia in rete. Internet e multimedia, Archeologia e Calcolatori, 9, 1998, pp. 391.

[7] L. Burnard, Dalle "due culture" alla cultura digitale: la nascita del demotico digitale, Bollettino '900 – Electronic Newsletter of '900 Italian Literature , giugno 2001, 1 (http://www3.unibo.it/boll900/numeri/2001-i/W-bol/Burnard/); E. Salerno, Come i computer hanno influenzato le discipline umanistiche, Jekyll.comm 3 – settembre 2002 (http://74.125.77.132/search?q=cache:k2t2yMkNf5kJ:jcom.sissa.it/archive/01/03/A010301/jcom0103(2002)A01_it.pdf+Salerno+computer+umanistiche&hl=it&ct=clnk&cd=2&gl=it); G. Roncaglia, Informatica umanistica: le ragioni di una disciplina, Intersezioni, 3, 2002, pp. 353-376 (http://www.merzweb.com/testi/saggi/informatica_umanistica.htm).

[8] A. D'Ascoli, JIIA "Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology": una esperienza telematica di comunicazione scientifica, Archeologia e Calcolatori, 16, 2005, pp. 243-269.

[9] M. P. Guermandi, Nuovi linguaggi e "vecchie tecnologie", cit., p. 488.

[10] M. P. Guermandi, l.c.

[11] G. Purpura, Diritto, papiri e scrittura, II ed., Torino, 1999, pp. 70 ss.

[12] Tritemio, Elogio degli amanuensi, Palermo, 1997, p. 66.

[13] G. Cavallo, Libri, editori e pubblico nel mondo antico, Roma- Bari, 1977, pp. XXIII-XXIV.

[14] T. Orlandi, Informatica umanistica: realizzazioni e prospettive, in: AA.VV., Calcolatori e Scienze Umane, Milano 1992, , p. 7 (http//:rmcisadu.let.uniroma1.it/~orlandi/pubbli/info68.pdf).

[15] M. P. Guermandi, Nuovi linguaggi e "vecchie tecnologie", cit., p. 488

[16] M. P. Guermandi, Nuovi linguaggi e "vecchie tecnologie", cit., pp. 494 e s.

[17] M. Melotti, Turismo archeologico. Dalle piramidi alle veneri di plastica, Milano, 2008, p. 52 e s.

[18] D'Anna, op. cit., p. 56.

[19] T. Orlandi, Archeologia teorica ed informatica archeologica: un rapporto difficile, Archeologia e calcolatori, 15, 2004, p. 47.

[20] G. Purpura, Diritto, papiri e scrittura, Torino, 1996, pp. 62 e s; pp. 165 ss.

[21] G. Scherillo, Un manoscritto del C. Th.: Cod. Ambros. C 29 inf., SDHI, 1940, pp. 408-412; E. Volterra, Sulla legge delle citazioni, Mem. Accad. Naz. dei Lincei, 380, 1983, ser. VIII, XXVII, 4, p. 215.

[22] Codex Ambrosianus C 29 inf.

[23] D. Buzzetti, Ambiguità diacritica e markup. Note sull'edizione critica digitale, Soluzioni informatiche e telematiche per la filologia, Pavia, 30-31 marzo 2000.

[24] F. Bona, Problemi relativi alle fonti del diritto romano nella prospettiva di una loro utilizzazione informatica, IV Congr. Intern. CED della Corte di Cassazione, Roma, 16-21 maggio 1988, Sess. II, n. 15, 3.2 Pre-print, cit. in N. Palazzolo, Diritto romano ed informatica umanistica. Strumenti per il trattamento digitale dei testi del diritto romano, Scripta minora, II, p. 166 nt. 1.

[25] L. Burnard, l.c.

[26] P. G. Beltrami, Informatica e studi umanistici: qualche appunto linguistico e filologico, Informatica: cultura e società, Roma, 24 gennaio 2006.

[27] L. Maggio, Informatica romanistica, Scritti in onore di Nicola Palazzolo, I, 2008 (in corso di stampa)

[28] F. Briguglio, Le "pagine scomparse", MEP, X, 12, 2007, pp. 142-190.

[29] PRIN 2006: Il codice veronese di Gaio. Stato, letture, apografi e nuove prospettive di indagine - Riscontro fra il Codice e gli apografi esistenti per i paragrafi 142-200 del primo commentario.

[30] Su tali banche dati cfr. L. Maggio, Edizione informatica delle fonti epigrafiche e papirologiche del diritto romano, Minima Epigraphica et Papyrologica (MEP), IV, 2001, 5, pp. 111-130.

[31] L. Maggio, l.c.

[32] M. P. Guermandi, L'archeologia in rete, cit., p.391.

[33] L. Maggio, l.c.

[34] La Rassegna degli strumenti informatici per lo studio dell'Antichità classica di A. Cristofori, G. Geraci e C. Salvaterra (http://www.rassegna.unibo.it/epigrafi.html), anche se non aggiornata, consente in generale di rendersi conto della situazione.

[35] P. Oxy. 5; 11; 13; 15; 21; 23; 25; 26; 28; 29; 30; 32; 35; 37; 39; CPR 2; 4; 11.

[36] L. Maggio, Informatica romanistica, Scritti in onore di Nicola Palazzolo, I, 2008 (in corso di stampa).

[37] S. Pescarin, Open source in archeologia. Nuove prospettive per la ricerca, Archeologia e calcolatori, 17, 2006, pp. 137 – 155.

[38] T. Orlandi, Multimedialità ed archeologia, Archeologia e Calcolatori, 10, 1999, pp. 150 e s.

[39] Antico graffito romano riferito da D'Anna, E-Book. Il libro a una dimensione, Roma, 2001, pp. 11.

[40] S. Butler, Ritorno ad Erewhon, Milano, 1979, pp. 140-141.







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Diritto romano e diritti dell'antichità, informatica e scienze umane - di Gianfranco Purpura