Storia delle collezioni di tessuti egiziani: 3. L'Egitto e il tessile - di Franca Angonoa Gilardi
Redazione Archaeogate, 16-07-2008

Per quanto da sempre colpita dall'esperienza esistenziale e professionale di A.Gayet alla cui opera è stata del resto recentemente dedicata una tesi di perfezionamento d'eccezionale chiarezza ed interesse documentale [1], essendo l'argomento prefissatomi (il collezionismo tessile) di natura squisitamente storica, ho ritenuto doveroso « contestualizzare » il problema dalle origini evidenziandone, ovviamente nei limiti del possibile, le motivazioni e le « variegate » applicazioni di natura operativa. Il presente capitolo ha quindi la funzione d'approfondire quanto precedentemente accennato.
Come spesso ribadito all'interno degli studi di settore punto nodale della moderna egittologia è la campagna napoleonica in Egitto ma, sotto tutt'altra ottica, in special modo in ambito
tessile, è indubbio che questa si configura quale punto d'arrivo e d'enucleazione. Due i punti cardine d'analisi: in primo luogo l'assunto incontrovertibile che l'interscambio commerciale tra le diverse aree del mediterraneo (meridionale / settentrionale, orientale / occidentale) non si è mai, nei secoli, arrestato ed, in secondo luogo che in tale interscambio hanno giocato ruolo determinante le materie prime e i materiali di prima necessità. Essendo il tessile materia di prima necessità (ciò a prescindere da ogni considerazione di natura voluttuaria) si deve quindi concludere che nell'attività commerciale esso ha, da sempre, giocato ruolo considerevole se non addirittura determinante. Non solo. Presentando il commercio dei tessili (intendendo con ciò fibre e tessuti), per ovvie ed imprescindibili ragioni, andamento regolare, da est a ovest e da sud a nord, ne consegue che se pochi ed incontrovertibili sono i punti di snodo carovaniero e marittimo, primo tra questi è indubbiamente l'Egitto.
Ogni diversa interpretazione è ampiamente smentita dalle numerose testimonianze superstiti. Prime fra tutte quelle forniteci d'Anastasio il bibliotecario [2] non solo in merito alla spettacolare ricchezza dei tessili in transito [3], sulla loro fattura (tessuti, veli, ricami, arazzi), qualità dei materiali (lino, lana, seta ed oro), complessità dei soggetti raffigurati, ma soprattutto per quanto concerne la loro provenienza (Egitto e mondo bizantino) [4].
Ciò detto è quindi utile concentrare l'attenzione su due aspetti di non secondaria importanza. In primo luogo la qualità dei prodotti commercializzati ed, in secondo luogo, individuare se ed in quale misura, tale attività commerciale, sia intervenuta ad influenzare il complesso rapporto esistente tra le diverse unità stanziali, i soggetti politici e le nazioni sovrane operanti, a diverso titolo, in terra d'Egitto.
Dall'epoca faraonica l'Egitto è considerato grande produttore in lino. Lo storico latino Plinio nella sua opera Historia naturalis [5] ne annovera ben quattro qualità: tanitica [6], butica [7], pelusiaca [8] e tentirica [9]. Non solo il lino è caposaldo del mercato tessile romano come sembra testimoniare l'esclamazione (attribuita all'imperatore Galliano) seguita alle notizie in merito ad una rivolta egizia: "Che cosa potremmo mai fare senza il lino d'Egitto?". Una fama che si protrae, come testimonia Ğāhiz [10]: "Tutto il mondo conosce il cotone di Hurāsān e il lino d'Egitto", nell'epoca musulmana sino a tutto il XVIII secolo [11]. Epoca dalla quale il lino è progressivamente soppiantato dall'introduzione di nuove culture: la canna da zucchero prima e il cotone [12] poi. Altra fibra partecipante alla glorificazione dei tessili egizi è indubbiamente la seta. Una fibra che, nonostante i costi aggiuntivi legati all'importazione [13] (Siria, Sicilia, Spagna), per le sue qualità intrinseche (morbidezza, lucentezza, resistenza) in epoca musulmana finirà per soppiantare nell'uso (tipico d'epoca bizantina) la lana incrementando, ulteriormente, la fama dei centri manufatturieri egiziani. Diverso il caso delle altre fibre tessili vegetali ed animali. La cannabis (greco χάνναβις arabo qanab) sativa (dal persiano šadanağ = seme reale) dall'estremo oriente si propaga verso occidente. Necessitando la coltivazione della canapa delle stesse condizioni climatiche e orografiche utili alla cultura del lino si ha ragione di ritenere che la sua implementazione sia da collocarsi in epoca antecedente l'occupazione romana. Una cosa è comunque certa essa condivideva con il lino le stesse regole amministrative. Tassa che Settimio Severo [14] sostituisce con un versamento in natura (anabolicum [15]).
In epoca islamica il botanista Ibn al-'Awwām [16] distingue due speci di canapa, maschio e femmina, con o senza semi, mentre Idrisi [17] informa sulla localizzazione dei maggiori centri di produzione: Sārašt, nella zona orientale del Delta a sud d'Antūlū, e Damietta. Alla fine del medioevo la coltivazione della canapa era diffusa in tutte le zone umide del nord africa ma, non per questo, si deve ipotizzare che con essa si producessero tessili di particolare pregio. Anzi, allora come oggi, il suo impiego era di natura prevalentemente servile: tessuti grossolani, corde, borse etc etc. Non molto diverso, salvo rare eccezioni, il caso dei filati di natura animale: pecore, cammelli [18] e capre [19].
Dopo questo breve excursus è utile interrogarsi sulle maestranze; ovvero su chi, di fatto, s'occupava dell'intero processo produttivo dalla produzione sino alla conclusiva commercializzazione. Numerosi papiri arabi lasciano pochi dubbi al riguardo: tra questi individui l'appartenenza alla fede cristiana è predominante.
Uno schema dei principali eventi - cronologicamente distribuiti - e delle loro ripercussioni politiche e sociali è proposto nella versione .pdf dell'articolo, qui allegata.
Dallo schema sopra proposto appare evidente che se in effetti, forse non nei termini [20] trasmessi dal patriarca giacobita Michele di Siria [21] nel XII secolo d.C., l'occupazione islamica è agevolata dall'antagonismo religioso opponente Alessandria a Bisanzio [22], all'evento fanno seguito non pochi problemi d'adattamento ed integrazione.
Quindi se da un lato è doveroso riconoscere il fatto che il patriarca Beniamino d'Alessandria [23] è deposto dai Bizantini e ripristinato nelle sue funzioni da 'Amr, preoccupato di gestire al meglio la massa della popolazione [24], in senso diametralmente opposto va oltremodo rilevato che in Egitto il passaggio dalle comunità multireligiose all'islamica maggioritaria (VII/X secolo) è costellato da numerose sollevazioni popolari e atti d'indubbia discriminazione. Ciò detto, proprio attraverso l'esame delle fonti, sono evidenti i rischi e limiti derivanti da una lettura indotta (causa/effetto) e monodirezionale (insistenza sull'aspetto religioso). Senza mettere in discussione le persecuzioni patite dalle comunità cristiana/copta ed ebraica è infatti ovvio che, in origine, in modo indipendentemente dagli eventi nel loro concatenarsi, la comunità islamica occupante (numericamente ridotta) è culturalmente impreparata alla gestione di uno stato burocraticamente organizzato. Questa, per ovvie ragioni, è obbligata ad avvalersi delle conocenze e delle competenze della popolazione residente (senza discriminazioni di natura religiosa). Con la progressiva integrazione dell'elemento islamico aumenta lo stato di crisi che si quantizza in una lunghissima serie di reazioni e contro-reazioni solo apparentemente di natura « ultraterrena » ma di fatto d'estrema contingenza « terrena » : la contribuzione fiscale e l'organizzazione amministrativa. Aspetti, ancora oggi, estremamente interconnessi -stato ed economia- sui quali è ovviamente utile insistere delineando in primo luogo i punti di convergenza tra i due opposti poli del problema cercando d'azzerare le rielaborazioni -sociali e politiche- care alla moderna storiografia e limitandosi ad « enucleare » i dati desumibili dalla documentazione diretta [125]. Quando Alessandro arriva in Egitto, alla luce dei contatti [26] precedenti, non rappresenta di per sé stesso una novità ma è indubbio che, da questo momento, la comunità greca finisce per giocare per attivismo ed intraprendenza un ruolo « indubbiamente » superiore alla sua consistenza numerica. Dal resto i presupposti erano già avvertibili nella cosiddetta bassa epoca quando, a causa della necessità instaurate dalla nascente attività metallurgica (ferro), l'economia egiziana si rivela molto meno autartica di quanto lo fosse nelle epoche antecedenti. Una negatività che la dinastia Lagide reinterpreta attraverso l'organizzazione della prima vera e propria « piattaforma commerciale » grazie all'introduzione di un'accorta politica finanziaria [27], monetaria [28] e della fiscalità di scambio [29]. Molto semplicemente e con un certo anticipo sull'economia mondiale si fa largo all'idea che il bene, sia esso in transito, d'importazione o d'esportazione, abbia un « valore » indipendente dalle « effettive » necessità locali. In quest'ottica Alessandria [30] si configura quale vero e proprio « centro » di stoccaggio, rielaborazione e scambio a largo raggio tra area orientale, continente africano e bacino mediterraneo. Sulla città convergono, via mare, attraverso l'isola di Cipro [31] le merci medio-orientali e, sull'asse fluviale nilotico [32], quelle provenienti dal golfo Persico e dal continente africano. In questa rinvigorita attività di scambio l'Egitto partecipa a doppio livello: con i suoi prodotti tipici (cereali, lino, papiro) e con la sua attività manufatturiera (tessili di qualità). Scelte che sappiamo permanere inalterate presso le diverse e successive dominazioni.
Tra il VII e l'XI secolo tre sono i principali centri tessili attivi nel mondo musulmano: il Delta del Nilo [33] (una ventina d'agglomerazioni), nel Fārs [34] (una trentina) e nell'Huzistān (una decina) [35]. Sebbene gli insabbiamenti, le deviazioni, le bonifiche abbiano profondamente trasformato l'area, il Delta era all'epoca, un ampio ventaglio fluviale che dalla piccola fortezza di Babylon (Fustat/Cairo), attraverso sette grandi rami [36] e innumerevoli canali, si chiudeva nella serie ininterrotta di laghi e lagune dell'area costiera. Zona per condizione orografica [37] e climatica [38] particolarmente adatta all'attività tessile e quindi, per conseguenza, ad alta densità umana ed urbana. Area sulla quale gli autori islamici, Ya'qūbī [39], Nāşir-i-Husraw [40], Michele di Siria ed Al-Idrisi, forniscono tutti gli elementi utili per una adeguata ricostruzione d'insieme. Işţahrī (nella metà del X secolo) così la descrive: « Vi sono delle città simili a isole che il lago circonda e nelle quali non si può andare se non per mezzo di barche; tra le più conosciute si trovano Tinnis e Damietta, città senza coltivazioni ne allevamenti ma, dove si trovano i vestiti più ricchi d'Egitto ». Verso la stessa epoca Ibn Hawqal [41] aggiunge « (...) Le isole più importanti sono Tinnīs, Damietta, Damīra, Dabīq, Šatā e Tunā (...) » e Nāsir-i-Husraw dettaglia in merito alla città di Tinnīs « (...) le acque salate della laguna sono addolcite per sei mesi dalla crescita del Nilo ed essa comunica con la terra ferma solo per mezzo delle mille navi ancorate nei suoi dintorni mentre nel suo porto trovavano spazio le grosse navi provenienti dalla Siria, Cipro, Creta e dal Magreb per il commercio dei preziosi tessuti che si fabbricano nell'isola e per il trasporto delle derrate alimentari necessarie alla sua popolazione (...) ». All'estremità opposta della laguna Damietta presentava la stessa situazione. Nello stesso distretto altre località note per la qualità impareggiabile del lino coltivato e prodotto: Dabīq, Mahallā, Samannū, Busīr, Sunbāt e soprattutto Hānūt. Città supportate nella loro attività da una serie di microvillaggi satelliti come: Tunā, Šatā, al-Abwāniya, Būrā, Damīra, Širinqās, Samannūd e all'est del Delta al-Qaīs. All'ovest del Delta l'agglomerazione industriale più importante era costituita dalla città d'Alessandria con il suo distretto circostante. Per quanto concerne la consistenza demografica interessante è la testimonianza fornita dal patriarca Dionisio di Tell-Mahré [42] che visita l'Egitto nell'832 al seguito del califfo al-Ma'mūn intervenuto per sedare una rivolta copta egli valuta la popolazione di Tinnīs in 30.000 anime. Due secoli dopo, in base a quanto riportato da Nāsir-i-Husraw, essa è pressoché raddoppiata (50.000 uomini, quasi tutti tessitori) ed usufruisce di una area urbana ricca e variegata: numerosi bazar, due grandi moschee, 10.000 negozi, di cui 100 occupati da profumieri. Quattro secoli, dopo quando ormai Tinnis è già in pieno decadimento, Muhammad ibn Ayas [43] (XV secolo) facendo allusione al periodo di massima prosperità enumererà: una grande moschea, 100 piccole, 72 chiese, 36 bagni, 36 oleifici, 166 mulini e forni, 5.000 telai. Una testimonianza che consente alzare un velo sul persistere della multi religiosità, del resto ben confermata da Beniamino di Tudela [44] (XII secolo), senza per questo aggiungere nulla né sull'articolazione sociale della popolazione residente né tanto meno indicare se, e in quale misura, la religione professata avesse influenza su di questa. Ciò va chiarito perchè nonostante quanto riferito da Muqaddasi in merito all'appartenenza cristiano-copta della forza lavoro: « Le tasse sono particolarmente pesanti a Tinnis e a Damietta. Alcun copto può tessere una pezza di stoffa senza che un sigillo dello stato vi sia immediatamente opposto; e esse non possono essere messe in vendita che da commercianti riconosciuti dallo Stato, il cui agente ne prende apposita nota sul registro delle pezze vendute (...). All'uscita si deve pagare un'altra tassa. Tutte le tasse sono verificate dall'ispettore a bordo delle navi in partenza », nulla si sa in merito alla fede professata dai « commercianti riconosciuti dallo stato » che, come in ogni epoca, procuravano la materia prima necessaria alle operazioni di tessitura collettando successivamente il manufatto prodotto. Classe mercantile che non sembra farsi eccessivo scrupolo sulle « miserevoli » condizioni di vita della popolazione. Un dato che ben traspare dalla testimonianza prodotta dal patriarca Michele di Siria: « per quanto essa sia fornita di popolazione e chiese, noi non abbiamo mai visto una povertà paragonabile a quella della sua popolazione. Quando noi domandammo di donde provenisse essi risposero (...) noi non possiamo avere degli allevamenti. L'acqua che noi beviamo viene da lontano e l'acquistiamo quattro zouze la brocca; il nostro lavoro consiste nel lino che le nostre donne filano e che noi tessiamo. Il pagamento che noi riceviamo giornalmente dai mercanti è di mezzo zouze al giorno. E per quanto il nostro lavoro non sia sufficiente per il pane, noi siamo tassati per il tributo cinque dinari pro capite; (...) siamo picchiati e gettati in prigione e ci obbligano a dare i nostri figli e il nostro filato in pegno, per lavorare come schiavi, due anni per dinaro (...) ».
Sebbene, su richiesta del patriarcha, l'emiro Abdallah b.Tahir dia ordine di variare l'imposta in base al reddito: 48 zouze per i benestanti, 24 per la classe media, 12 per gli indigenti il quadro resta sostanzialmente immutato con grande beneficio dello stato e del tesoro califfale che per l'anno 974 (363 a.H.) introitano dalle manifatture di Tinnīs, Damietta e Ašmūnain un rendimento fiscale di 20.000 dinari [45]. Ciò detto è indubbio che il quadro ora delineato possa suggerire conclusioni azzardate. Non tanto sulla discriminazione esistente tra i diversi soggetti fiscali che, come noi tutti ben sappiamo, è per altro tipica d'ogni epoca storica quanto, soprattutto, sull'interpretazione che i due poli d'interesse, lo stato e il cittadino contribuente, solgono dare « all'imposizione fiscale » nella sua generalità. Argomento che sembra invece sottendere il quasi coevo pamphlet redatto da al-Djāhiz [46], su raccomandazione di al-Fath b. Khāqān, « contro i cristiani » attivi, ricchi, ingegnosi, poco scrupolosi nei confronti della religione professata dai loro dominanti e dello statuto loro accordato. E' infatti ovvio che sebbene l'opera sia, a buon diritto, inseribile nella ristrutturazione « arabofica e accentratrice » imposta dal califfo al-Mutawakkil, l'accento posto sull'attitudine «ardita» dei vinti (non dimentichiamolo all'epoca ancora numericamente maggioritari) riveste un indubbio richiamo al rispetto delle regole quindi in una parola al rispetto della dhimma [47]. Nella sostanza una critica, molto poco velata, alla scarsa riconoscenza dimostrata dai sottoposti cristiani nei confronti dello stato islamico, protettivo e garante del benessere collettivo. Uno stato che come certificherà Ibn Battuta (XIV secolo) si farà carico di ricostruire la città di Damietta, in un'epoca ormai non particolarmente interessante dal punto di vista tessile, in luogo più salubre e produttivo
(...) Je me dirigeai à travers un terrain sablonneux, vers la ville de Damiette, place spacieuse, abondante en fruits de diverses espèces, merveilleusement distribuée, et participant à toutes sortes d'avantages. (...) La ville de Damiette est située sur la rive du Nil. Les habitants des maisons voisines de ce fleuve y puisent de l'eau avec des seaux. Beaucoup d'habitations ont des escaliers, au moyen desquels on descend jusqu'au Nil. Le bananier croît en abondance à Damiette, et son fruit se transporte au Caire dans des bateaux. Les brebis des habitants paissent librement et sans gardiens, la nuit comme le jour ; c'est pour cette raison que l'on a dit de Damiette : « Ses murs consistent en sucreries, et ses chiens, ce sont ses brebis. » Lorsque quelqu'un est entré dans Damiette, il ne peut plus en sortir, sinon muni du sceau du gouverneur. Les individus qui jouissent de quelque considération reçoivent ce cachet imprimé sur un morceau de papier, afin qu'ils puissent le faire voir aux gardiens de la porte. Quant aux autres, on imprime le sceau sur leur bras, qu'ils montrent [aux surveillants](...) [148]
Per una volta la documentazione archeologica tessile nella sua totalità, privata e pubblica, collima con il quadro ora delineato. Come già anticipato esiste tra tutte le diverse collezioni un punto di straordinaria convergenza ovvero che alla « rarefazione » tipica del periodo compreso tra il I ed il VI secolo d.C. fa da controaltare l'abbondanza delle epoche successive. Non solo. Questa registra un andamento in crescita lenta sino al VI secolo, stabile dal VII all'VIII, accelerato dal IX all'XI, per poi decrescere nelle epoche successive antecedenti l'occupazione ottomana. Un andamento che il Museo del Louvre, il più importante museo al mondo per quanto concerne il tessile di sicura provenienza egizia, certifica senza alcuna ombra di dubbio [49].
Vedi schema a lato
In base a ciò è quindi possibile ipotizzare che, indipendentemente dalle vicissitudini di natura bellica (non certo insussistenti nei periodi in esame), esiste tra attività produttiva e gestione politica una convergenza economica continuativa che nella sua extratemporalità assolve alle « fondamentali » necessità di mutuo e vicendevole supporto. Gli stati forniscono le garanzie [50] utili alla libera circolazione dei beni e l'attività produttiva, attraverso l'uso di grafemi unanimamente condivisi, si fa portavoce ed insostituibile mezzo di propaganda culturale interna, internazionale ed interreligiosa.
Un'ipotesi che sembra trovare eco nelle parole con le quali al-Idrisi descrive [51] la città di Miçr (Misr=al-Fustat): « Elle est, de nos jours, très considérable, soit sous le rapport de son étendue et de sa population, soit sous celui de l'abondance de toutes les commodités de la vie et de tout ce qui est beau et bon. Les rues en sont larges, les édifices solides, les marchés bien fournis et bien achalandés, les champs cultivés contigus et renommés par leur fertilité. Quant aux habitants, ils sont éminents par l'élévation de leurs sentiments et de leurs aspirations aussi bien que par leur piété ; ils possèdent de grandes richesses toujours accroissantes et les plus belles marchandises ; ils ne sont ni travaillés par les sollicitudes, ni dévorés par le chagrin, car ils jouissent d'une grande sécurité et d'un calme parfait, l'autorité publique les protégeant et la justice régnant parmi eux (...) Miçr est généralement bien peuplée et ses bazars sont bien fournis de toutes sortes de comestibles, de boissons et de beaux habits. Les habitants jouissent d'une grande prospérité et se distinguent par l'élégance et la douceur de leurs manières. La ville est de tous côtés entourés de vergers, de jardins, de plantations de dattiers et de cannes à sucre, arrosés par les eaux du Nil qui fertilisent le pays depuis Syène jusqu'à Alexandrie. ».
Note
[1] Florence Calament: "La Révélation d'Antinoé par Abert Gayet. Histoire, archeologie, muséographie" due volumi IFAO, Il Cairo, 2005.
[2] Anastasio (815-880) nipote del vescovo Arsenio d'Orta, legato pontificio. Impara il greco da monaci provenienti dall'Impero Bizantino ed acquisìsce un'istruzione inusuale per i suoi tempi, tale da farne uno degli ecclesiastici più colti del IX secolo. Durante il pontificato di papa Nicola I, Anastasio è nominato abate della Basilica di Santa Maria in Trastevere. Papa Adriano II, nomina Anastasio bibliotecario della Chiesa Romana. Coinvolto in serie difficoltà è punito con la scomunica e la deposizione. Trasferitosi presso la corte imperiale nel 869 è mandato dall'imperatore del sacro impero Ludovico II a Costantinopoli, per negoziare il matrimonio di sua figlia con Leone VI, figlio dell'imperatore bizantino Basilio II. Suoi scritti si trovano in Patrologia Graeca, XXIX e Patrologia Latina, LXXIII, CXXII, CXXIX. Nel Liber Pontificalis, precedentemente attribuitogli, i suoi contributi sembrano limitati alla revisione della Vita di Nicola I.
[3] Mi riferisco significativamente al velo a "leopardi" conservato presso la chiesa di Saint-Arnoult de Crespy oggi facente parte del tesoro des MONUMENTS HISTORIQUES francesi datato dalla scritta al regno dei basilei: Costantino VII [Porfirogenito 3 settembre 905 - 9 novembre 959) e Basilio II [Bulgaroktonos; 958-15 dicembre 1025] .
[4] vedasi nota 17
[5] XIX, 14
[6] da Tanis località presso Tinnis
[7] dalla località di Buto a sud del lago Būrūllūs
[8] dalla località di Pelusio
[9] di Dendera nell'alto Egitto
[10] Al-Jahiz o come da nome completo 'Abu Uthmân Amrû Ben Bar Mahbûn al-Kinânî al-Lîthî al-Barî, nasce a Basra (Bassorah) verso il 776, muore nel dicembre 868 o gennaio 869. Creatore della prosa araba.
[11] "Description de l'Egypte" T.XVII
[12] Come noi tutti ben sappiamo l'Egitto odierno trae gran parte della sua ricchezza commerciale dalla coltivazione del cotone mondialmente giudicato di prima qualità. Posizione non certo attiva nell'epoca d'interesse data la sua assenza dalle fonti documentali. P.Mich.inv. 1648. Lettera Privata, II° secolo. Letter sent to Herakles by Areskousa, who informs him of the excessive price requested from her for the care of a sow, and who asks him for some good cotton thread. P.Mich.inv. 3630, letter, II° secolo The writer, in an abrupt style, refers to a variety of things - his delay in loading camels, lentils and their current local cost, grain and fish. He informs Horion, whom he addresses in a slightly superior tone, that he is sending one basket containing jujubes, pomegranates, and gourds, and another with fresh dates, some old wine secured with difficulty, and a quantity of bones. After expressing the customary greetings, he reverts to business details - his failure to receive the cotton chiton he wanted, his readiness to have one woven for Horion provided materials and measurements are sent, grain being being sent to Psobthis, and the dispatch of dates, pomegranates, and a letter through Phatres, who acts as a go-between. P.Wisc. inv. 69, Tax Receipt for Anabolicum, 6 May, 321. This papyrus is a receipt, issued to a certain Philotes from the village of Plelo, for three drachmas, paid by him with regard to the arouras owned by him for the tax called anabolikon. Philotes probably grew cotton or flax on his land. In epoca islamica, prima fra tutte, la minuziosa descrizione dei vegetali coltivati in Egitto (Al Ifada wal E'etebaar fi al Omour al Mushaahada wal Hawadith al Mo'oayana bi Ard Misr =Trarre profito e prendere in considerazione gli avvenimenti specifici in Egitto) redata da Muwaffak al-Din Abu Muhammad ben Jusuf Abdul al-Latif (1162 - 1231).
[13] Le condizioni climatiche egiziane non sono in nulla favorevoli all'ablazione primaverile delle foglie del gelso
[14] Lucio Settimio Severo (Leptis Magna, 11 aprile 146 – York, 4 febbraio 211) imperatore romano dal 193 alla sua morte.
[15] Vedere testo P.wis.69 nota 78. L'anabolicum sembra doversi interpretare come un'imposta in natura percepita sulle principali industrie (papiro, vetro, lino e canapa). A giudizio di L. Wallace (Taxtation in Egypt from Aug. to Diocletian, Priceton 1938, p.214) l'anabolicum sarebbe stata, prima della riorganizzazione attuata da Aureliano, un'imposta in natura percepita per il rivettovagliamento dell'armata impegnata in operazioni molitari.
[16] Abu Zakariya Yahya Ibn Muhammad Ibn Al-Awwan (XII secolo Siviglia) autore dell'importante trattato Islamico sull'agricolutura "Kitab al Filahah". In esso sono analizzate più di 585 piante.
[17] Al Idrisi nasce in Marocco, probabilmente nella città di Ceuta (1100 –1165), in una nobile famiglia islamico/spagnola. Studia a Cordova. Nel 1139 s'installa a Palermo alla corte di Ruggero II di Sicilia.
[18] I mercanti che sul mercato del Cairo vendevano il filato di pelo di cammello erano detti šā'rīn da ša'r/pelo
[19] Abu Salih informa che nel X secolo gli abiti in pelo di capra lavorati a Samalus, a nord di Minia, nell'alta valle del Nilo erano di qualità eccezionale
[20] « Le Dieu des vengeances voyant la méchanceté des Grecs qui, partout où ils dominaient, pillaient cruellement nos églises et nos monastères et nous condamnaient sans pitié, amena de la région du sud les fils d'Ismaël pour nous délivrer... Ce ne fut pas un léger avantage pour nous que d'être libérés de la cruauté des Romains... [il entend ici les Byzantins] »
[21] Michele il Siriano (1126-1199) : "Chronique de Michel le Grand, patriarche des Syriens jacobites" opera tradotta in francese dalla versione armena del padre Ischôk da Victor Langlois nel 1868
[22] dal concilio di Calcedonia
[23] Beniamino I patriarca (626-665).
[24] Cui è garantito lo statuto di dhimmis « protetti»
[26] Nell'VIII° a.C. i Greci approdano sulle coste mediterranee d'Egitto come intermediari nel commercio dei cereali. Per facilitare gli scambi il faraone Psammetico I (664-610 av. n. è.) autorizza la creazione di installazioni commerciali stabili sul ramo canopico del Nilo (Naucratis). Nel VI° s., queste comunità ricevono un certo numero di privilegi atti a configurarle come vere e proprie colonie.
[27] Gli archivi di Zenone contengono numerosi documenti menzionanti specifiche operazioni bancarie. Zenone ha avuto relazioni di affari con almeno 9 banchieri. I banchieri reali erano : Ammonios d'Athribis, Python di Crocodilopolis, Poscidônios di Memphis e Stratoklès à Diospolis Inferior. Dionysios di Crocodilopolis, Artemidôros e Dionysodôros di Philadelphia, Pythéas di Alessandrie, Prométhion a Mendès sembra essere stati verosilimente semplici funzionari. L'archivio mette in luce alcuni aspetti della vita di quest'uomo d'affari e dell'importanza rivestita dalle banche nel III° s. a.C. Istituti che in quest'epoca non si occupano delle semplici operazioni di cassa ma di tutti gli aspetti concernenti le diverse operazioni commerciali.
[28] Il sistema monetario è posto in essere da Tolomeo I° verso il 300 circa a.C.
[29] Il sovrano traeva profitto da ogni genere di transazione fosse questa d'importazione o d'esportazione (archivio di Zenone). P.Mich.inv. 1356 customs receipt, September 19/20, year 14 Receipt issued to a certain Serenos for the payment of harbor tax of Memphis at the customs authorities located at Philadelphia. The tax was levied from Serenos at the occasion of his export of four artabas of osprea. P.Mich.inv. 6601 customs duty receipt, September 11/12, year 14 Receipt issued to a certain Orsenpouphis for the payment of harbor tax of Memphis. This tax was paid in relation to the export of three artabas of bitter vetch.
[30] Fondata da Alessandro, in occasione del suo passaggio in Egitto (332-331) diretto verso l'oasi di Siwa, su di un precedente sito egizio già finalizzato all'attività commerciale
[31] Cipro la terza grande isola del Mediterraneo a circa 80 km della costa turca-sirano-libanese. La sua collocazione geografica ha da sempre favorito le relazioni tra le regioni continentali e l'Egitto. Passaggio obbligatorio nella navigazione antica.
[32] Dall'età predinastica, il Nilo si conferma è « asse » fondamentale di comunicazione civile e militare ; la navigazione è posta sotto il controllo della polizia fluviale.
[33] area interamente consacrata alla lavorazione del lino; la lavorazione della lana era localizzata nel Fayyum e nell'alto Egitto.
[34] Fars o Pars: provincia dell'Iran meridionale; capitale Chiraz.
[35] Huzistān: provincia dell'Iran centro occidentale
[36] da est a ovest: Pelusiaco (Pelusio), Tanitico (Tanis), Mendesiano (Tuwa), Phatnitico (Damietta), Sebennytico, Bolbitinico (Rosetta), Canopico (Alessandria). Di questi rami due sono oggi superstiti. Il ramo di Damietta ad est ed il ramo di Rosetta ad ovest.
[37] le acque stagnanti sono particolarmente adatte alla macerazione del lino.
[38] la temperatura elevata ed umida a causa della forte evaporazione era particolarmente adatta alla lavorazione delle fibre tessili. I geografi arabi informano che in Persia, dove l'aria è molto più secca, per garantirel'umidità e la temperatura costante necessarie al mantenimento dell'elasticità del filato le operazioni tessili si svolgevano in cantine fornite di bacini d'acqua.
[39] Ya'qūbī: scrittore, storico, geografo.Appartiene a una famiglia votata per tradizione all'amministrazione pubblica. Uno dei suoi avi, prefetto d'Egitto, paga con la vita il suo attaccamento ai discendenti della famiglia di Ali. Nell'889 redige il "Kitab al-buldan" tradotto da G.Wiet sotto il titolo di "Les Pays" Le Caire - 1937.
[40] Nāşir-i-Husraw poeta e letterato persiano (1003 –1060)
[41] Ibn Hawqal geografo arabo della fine del X secolo; con Muqaddasi il più illustre rappresentante di questa disciplina autore del "Kitab surat al-rad" (Configurazione della terra)
[42] Dionisio di Tell-Mahré patriraca cristiano giacobita di Siria autore di una importante serie di documenti utili alla storia della cristianità orientale. Johannes bar Penkayê, Chronik, Kap. 14, in: deutsche Übersetzung aus dem Syrischen von Rudolf Abramowski, Dionysius von Tellmahre. Zur Geschichte der Kirche un-ter dem Islam (einschließlich einer Übersetzung der Bücher 14 und 15 von Johan-nes bar Penkayê), Leipzig 1940
[43] Muhammad ibn Ayas "Historia Aegypti" Manoscritti Arabi del Britsh Museum
[44] Beniamino di Tudela ebreo spagnolo, viaggiatore e mercante di pietre preziose morì nel c.1173. Nel c.1165 lasciò la sua città e in otto anni visitò centinaia di comunità ebraiche dei paesi mediterranei e del vicino- oriente, dalla Provenza attraverso Italia e Grecia, fino alla Persia, raccogliendo notizie sui luoghi, la popolazione, i commerci. Nel corso del suo viaggio egli conta 300 ebrei in Alessandria, 200 in Damietta, 700 a Damīra. Il suo resoconto è comunemente noto con il titolo di Viaggi di Beniamino da Tudela.
[45] Maqrīzī citato da Serjeant « Ars Islamica », XIII-XIV, p94
[46] Abu Uthman Amr ibn Bahr al-Djahiz scrittore e teologo arabo (Bassora 776-869)
[47] La dhimma è « un contratto indefinitivamente ricondotto in base al quale la comunità musulmana accorda ospitalità e protezione ai membri delle altre religioni rilevate, se queste accettano la dominazione dell'islam. Non presente nel Corano lo statuto è frutto di una interpretazione degli atti del Profeta (Sunna) e delle circostanze politiche e sociali di conquista. La dhimma evolve quindi nel tempo in base alla visione delle autorità musulmane e alle relazioni intercorrenti tra l'umma, i dhimmi e i non musulmani del Dar al-Harb.
[49] Il ricorso alla collezione francese non è casuale. Trattasi a mio modesto avviso della collezione meglio documentata e di più ampio ed agibile accesso. I dati qui riportati sono tratti dal catalogo Pierre du Bourguet "Les Étoffes Coptes du Musée du Louvre" Paris 1964.
[50] 1) regole e stabilimenti produttivi 2) area d'influenza commerciale 3) densità demografica utile alla fruizione dei beni 4) condizioni economiche congrue alle necessità di consumo
[51] Troisième climat, quatrième section, pp.170/172
Articoli recentemente pubblicati in Egittologia [archivio]:
- Mersa/Wadi Gawasis 2010-2011 Report - by Kathryn A. Bard (Boston University, Boston, MA, USA), Rodolfo Fattovich (University of Naples "L'Orientale," Naples, Italy) - Cheryl Ward (Coastal Carolina University, Conway, SC, USA)
- Report on the Pisa University Archaeological Missions in Fayum,in November and December 2011
- Dra Abu el-Naga 2011. Rapporto preliminare della XI campagna di scavo dell'Università di Pisa - M. Betrò / Preliminary Report of the University of Pisa 11th Field Season, by M. Betrò