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Storia delle collezioni di tessuti egiziani: 1. Il collezionismo tessile - di Franca Angonoa Gilardi

Come già brevemente anticipato all'interno della collezione Ratti (leggi l'articolo relativo alla Collezione Ratti), il collezionismo tessile è decisamente particolare. Un atto distintivo non tanto per gli oggetti collezionati quanto, soprattutto, per le personalità coinvolte. Un aspetto sul quale non si è mai doverosamente insistito e sul quale, attraverso la collezione in oggetto, è doveroso fare il punto.
Va innanzitutto sottolineato che, a differenza di quanto avviene in altri settori artistici [1], le personalità coinvolte sono sempre esperti di settore: industriali, tecnici, creativi. Conseguentemente l'atto collezionistico è « sempre » di natura funzionale e, solo eccezionalemente, di natura estetica ed economica. Particolarità che ricollegano, come mai altrove, le diverse collezioni alla loro « radice storica ». In una parola a quel particolare periodo (metà del XIX secolo) in cui la ricerca archeologica e l'attività museale si fondono per dar vita ad esperienze ineguagliabili ed ineguagliate quali: il South Kensington Museum di Londra, il Musée d'Art et Industrie di Lione, l'Osterreichische Museum für Kunst und Industrie di Vienna. Esperienze profondamente ed indistricabilmente « ancorate » all'attività imprenditoriale nelle quali, grazie alla presenza di menti illuminate sempre supportate dall'attività industriale trainante, s'invitava ad analizzare (nelle scuole d'arte e design annesse) i reperti nella loro doppia valenza: conoscitiva e di rinnovamento progettuale. Di qui l'insistenza, altrove pressoché assente, ad analizzare gli aspetti « sostanziali » del manufatto. Un'attenzione incentrata, in primo luogo, sugli aspetti tecnico scientifici (l'utilizzo di determinati filati, le tecniche di tessitura, le sostanze coloranti, gli abbinamenti cromatici) e, solo in seconda istanza, sul persistere di particolari soggetti e sull'evoluzione degli elementi stilistici. E' infatti innegabile che individui quali Franz Block [2], Gaston Le Breton [3], Émile Guimet [4], Werner Abegg [5], Antonio Ratti [6], hanno profondamente inciso non solo sullo sviluppo dell'atto collezionistico, quanto, soprattutto, sul metodo d'indagine a questo conseguente. Individui profondamente « innamorati » (mi si perdoni il termine) della loro attività professionale, profondamente radicati ed interessati al rinnovamento socio/culturale del loro territorio. Industriali e uomini di settore, cui va riconosciuto il grande merito d'aver dato vita, con largo dispendio fisico ed economico, a collezioni di rara organicità.

Caratteristiche non irrilevanti in quanto è ovvio che, condizioni temporali e logistiche a parte, nella maggioranza dei casi, proprio attraverso il felice abbinamento tra interesse tecnico e disponibilità economica, prende avvio il doppio movimento centripeto/centrifugo (abbinamento ed alienazione) « alla base » di ogni seria attività collezionistica: abbondante e tecnicamente onnicoprensiva. Sebbene, col procedere dell'attività collezionistica, non sia eccezionale il caso in cui dalla felice congiunzione si tracimi verso forme conpulsive di « smania perfezionistica », limite d'ogni atto collezionistico sono le sue « reali » possibilità di sussistenza come organismo unico ed indiviso. Come ha evidenziato la storia del collezionismo generale, tessile in particolare, indipendentemente dalle personalità coinvolte e da considerazioni di natura qualitativa, ogni singolo atto collezionistico deve essere supportato da decisioni pertinenti e conseguenti. Dato il diffuso appiattimento culturale, l'impoverimento economico, gli alti costi di gestione, lo scarso interesse ad «ammorbidire» la politica fiscale e museale, i limitati fondi destinati allo sviluppo delle attività culturali, il «cartello» esistente tra le grandi Fondazioni bancarie [7], si ha il quadro, il meno approssimativo possibile, delle difficoltà da sempre angustianti il collezionismo privato. Difficoltà spesso tali da suggerire, nel migliore dei casi, la creazione di soluzioni gestionali alternative quali le Fondazioni o, nel peggiore, la vendita per dispersione [8]. Di qui il reintegro del mercato antiquario, l'arricchimento di alcune grandi istituzioni museali e, conseguentemente, la dispersione del valore «aggiunto» discendente dal singolo individuo e dalla sua «insostituibile esperienza» professionale. In quanto storica non nascondo che, se da un lato, m'affascina il movimento « magmatico » – spero mi si consenta il termine- del mercato antiquario in senso diametralmente opposto non posso restare indifferente difronte all'accorata preoccupazione manifestata da, non pochi, singoli collezionisti. Il problema non è nuovo e, soprattutto, non esclusivo del mondo tessile. La preoccupazione di fondo è che non se ne snaturi « la particolarità » e l'interesse originario.

Punto nodale tra mercato antiquario e documentazione ufficiale è la regolamentazione «giuridica» dei reperti. Un problema spinoso sul quale le persone fisiche, gli enti, i responsabili delle collezioni mondiali, le pubblicazioni di settore, tranne sporadici e scarni accenni non amano, in generale, dibattere.
Una ritrosia imputabile non tanto al dettato giuridico (dei singoli stati e, dopo il Trattato di Roma, della Comunità Europea) che, per quanto « rigoroso » è, nei commi, d'estrema chiarezza, quanto soprattutto all'annosa diatriba che oppone l'interesse privato all'interesse pubblico e, nel dettaglio, il singolo dall'amministrazione.
Soffermando l'attenzione sul singolo oggetto va inizialmente detto che, ad un esame superficiale i frammenti tessili, siano essi appartenenti alle collezioni e/o di provenienza antiquaria, concordano su di un dato incontrovertibile: la « comune » depauperazione documentale. Poche le indicazioni geografiche, scarni i dati di scavo, prevalenti le indicazioni d'acquisto, donazione e trasferimento. Un'unica differenziazione: attraverso lo studio delle « grandi » introitazioni museali è possibile valutare, con scarsa approssimazione, la consistenza, la qualità del raggruppamento « iniziale » e, attraverso felici opere di restauro, l'ampiezza « originaria » di non pochi manufatti. Attività ovviamente impraticabili sui manufatti singoli, o apparentemente tali, progressivamente apparsi nello scorso secolo (con una accelerazione nel corso dell'ultimo quarantennio), in aste antiquarie [9], esposizioni [10], fondazioni private [11].

In generale sono tessuti in ottimo stato di conservazione, appartenenti a società o, nella maggioranza dei casi, a singoli individui. E' quindi utile, innanzitutto, approfondire come, e attraverso quali vie, si pervenga alla loro ufficializzazione. Perno del dettato legislativo internazionale è l'interesse dichiarato dai singoli Stati a preservare intatta la «integrità artistica». Un interesse che ingloba tutti i «beni» presenti sui diversi territori nazionali, distinguendo tra documentazione immobile e/o museale (per sua natura giudicata inalienabile) e quanto «riconosciuto» di proprietà privata. Un dettato legislativo solo recentemente in via di unificazione (legge della Comunità europea regolante la circolazione dei beni artistici) attraverso la posa in opera di precisi ed ulteriori «paletti» giuridici.

Un dettato che nel caso specifico, trattandosi di beni mobili, s'esercita garantendo ed equilibrando, ove è possibile e come è logico, l'interesse nazionale (diritto pubblico) e l'esercizio del diritto proprietario (diritto privato). Per quanto la concezione di «patrimonio culturale» sia all'interno delle diverse amministrazioni pubbliche di formulazione relativamente recente (anni settanta dello scorso secolo), ed indice di una progressiva «adattazione» storica delle preesistenti legislazioni, nucleo «originario» d'ogni successiva relazione sono le cosidette notifiche o segnalazioni. In teoria una doppia cautela giuridica dello Stato verso il cittadino e viceversa. Essa identifica il bene, lo ascrive ad un determinato territorio nazionale, ne giustifica l'appartenenza, gli interventi ed i metodi di conservazione ed il restauro. In ultimo ne cautela l'avvenire trasformando il diritto proprietario «individuale» [12] in diritto «transitorio». Attenzioni meritorie ma, non per questo, scevre dai problemi «tipici» della quotidianità d'esercizio. Ovvero, la diversa interpretazione data dai due poli all'atto collezionistico e alla sua fruizione. Gli stati, in generale, agiscono a salvaguardia di un determinato settore artistico ignorando, o preferendo sorvolare, sul fatto che lo scopo del singolo proprietario non è tanto la difesa dei cosidetti «beni culturali» quanto, molto più prosaicamente, il riconoscimeno di una loro, mera, esigenza individuale. Di qui la sottile tensione esistente tra lo stato, per sua natura accentratore e generalista, ed il proprietario «consapevole», nella maggioranza dei casi, restio ad accettare indicazioni e limiti prevaricanti la sua libertà individuale. Se a ciò s'aggiunge la confusione sulle diverse competenze tecniche in materia di manutenzione, gli scarsi supporti di natura economica, i vincoli di trasferimento e le « sempre» possibili prelazioni di vendita, si ha un quadro abbastanza preciso dei rischi insisti nel sistema e della resistenza individuale all'accettazione di un dettato amministrativo il più delle volte giudicato ferraginoso e sperequato. Realtà che le vicende concernenti alcune tra le maggiori collezioni internazionali [13] hanno, del resto,
recentemente attualizzato. Problemi ai quali i singoli stati hanno cercato porre rimedio attraverso l'attuazione di diversi gradi d'intervento. Da incentivi di natura fiscale, attraverso agevolazioni di natura impositiva (successione ereditaria), sino a veri e propri investimenti di natura economica [14]. Il principio della notifica vincola gli Stati nazionali ed i singoli individui.

Il collezionista accetta l'invito ad ufficializzare il «proprio materiale collezionistico» e lo Stato, avendo ravvisato in esso un interesse di natura collettiva, s'impegna a farsi carico dell'oggetto nel momento in cui il suo ideatore, o chi per esso, sia nell'obbligo d'esercitare su di esso un intervento di natura manutentiva e gestionale. Al riguardo è utile precisare che sebbene il principio della notifica vari da stato a stato, per ovvie ragioni di natura economica, a livello internazionale è in uso graduare gli interventi distinguendo i diversi beni in tre, grandi, aree [15]. Più semplicemente, non essendo tutti gli oggetti d'eguale spessore culturale l'intervento (manutentivo, espositivo e gestionale) a supporto della proprietà « transitoria » puo' spaziare dalla consulenza qualificata all'intervento e dalla semplice localizzazione del bene al rigido controllo della sua circolazione internazionale (partecipazione a mostre temporanee). Rispondendo a necessità di natura quantistico/temporale la relazione tra privato, privato temporale e pubblico varia nel tempo e nello spazio adattandosi alle diverse esigenze collettive (dequalificazione o rivalutazione del bene precedentemente accertato) ed individuali. Sino a prefigurare il caso in cui l'ideatore, o chi per esso, sia nella condizione d'intraprendere azioni concernenti la destinazione finale dei beni collezionati. Per quanto, come già più volte ribadito, l'atteggiamento dei diversi stati sovrani, comunitari e non, presenti differenze giuridiche rilevanti, quattro sono le soluzioni possibili all'esercizio del diritto proprietario transitorio: la fondazione, il prestito temporaneo, la donazione, la vendita.

Nel primo caso si configura la trasmissione da un individuo ad un ente esistente e/o appositamente creato all'uopo. Nel secondo caso s'accetta una trasmissione da un individuo ad ente terzo per un periodo limitato. Nel terzo caso la trasmissione è a tempo illimitato e definitivo. Nel quarto ed ultimo caso si concretizza il passaggio da un individuo ad altro o più individui ed enti [16] per alienazione definitiva. Scelte rispondenti ai diversi gradi d'interesse pubblico e di trasmissione ereditaria del bene in proprietà transitoria. Punto imprescindibile ad ogni successiva decisione in merito sono la qualità, quantità e uniformità dei beni collezionati. Ragione per la quale, in generale, non è eccezionale far ricorso alla redazione d'una doppia perizia indicativa [17] cautelante tutti gli opposti interessi. Questo fu l'incarico che mi venne affidato, una decina d'anni fa. Un lavoro, ovviamente, temporalmente e quantisticamente limitato. Già ad un primo, sommario, esame la collezione mi sorprese per l'organicità delle sue caratteristiche. Ottimo stato di conservazione, ridotte dimensioni, uniformità materica (due le fibre dominanti: il lino e la lana), intesa vivacità cromatica, un lungo spazio temporale (dal III all'XI secolo d. C.).

Un unico interesse compositivo: un lento ma, progressivo, adattamento delle forme tradizionali all'evolversi dell'interpretazione intellettuale. Come evidenziano le schede ripoprodotte due sono le frasi che, nella loro ripetività, finiscono per attrarre l'attenzione: soggetto naturalistico e/o soggetto d'ispirazione naturalistica. Frasi solo « apparentemente » semplicistiche che nella realtà dei fatti suggeriscono, indipendentemente dagli interessi dominanti i diversi poli d'interesse archeologico (egizio, greco-romano, bizantino, cristiano ed islamico), una rilettura più attenta della realtà storica, delle motivazioni « apparenti », e dei significati « occulti » all'origine di una simile insistenza. Naturalmente ero consapevole del favore da sempre ascritto al soggetto naturalistico in ambito tessile ma era indubbio che dalla collezione « emanava » un quadro unitario scarsamente coincidente con il millantato « caos artistico » proposto in non poche ricostruzioni storico/artistico/archeologiche. Un quadro nel quale l'instabilità politica (che precede ed accompagna la caduta dell'impero romano), il deterioramento economico, la pressione delle popolazioni barbariche, l'instabilità dei confini erano non solo scarsamente percepibili ma, cosa ben più interessante, difficilmente interpretabili quale effetto conseguente lo sviluppo di nuove forme di culto [18]. L'appello a criteri compositivi tradizionali suggeriva, al contrario, un percorso più complesso in poco o nulla collimante con l'assunto tanto caro agli storici dell'arte « d'ufficializzazione della cosiddetta disomogenità ».

Un percorso attraverso il quale sembrava possibile evidenziare, da un lato, quanto altrove già ampiamente riconosciuto, ovvero l'inconsistenza degli « opposti » fronti e delle « supposte fratture » (d'ogni ordine e grado) e, parallelamente, il ruolo giocato dall'abbigliamento nell'interazione tra i diversi ambiti culturali. Un cuneo di straordinaria organicità attraverso il quale si dipanava il passaggio dall'età romana a quella medioevale, ignorando (ovviamente nei limiti del possibile) le devastazioni, gli interessi religiosi, le campagne iconoclaste, rivalutando il lento processo d'analisi [19] che è alla base di ogni « significativa » evoluzione culturale ed intellettuale e non solo. Scendendo nello specifico, come si ha modo di constatare dai grafici sotto proposti, la collezione era nelle linee cronologiche pienamente rispondente a quanto altrove certificato: alla stagnazione documentale (sino al V secolo) tipica del periodo greco/bizantino seguiva un'eccezionale vigoria produttiva. Essa accompagna in modo uniforme le prime fasi islamiche con un andamento numerico, sorprendentemente rispondente all'arco temporale e politico da queste assolto e ricoperto (si vedano le schede riassuntive nelle figure a lato).

Era quindi evidente che se sulla qualità dei materiali impiegati (fibre tessili tradizionali) la collezione in oggetto non era difforme dalla media altrove certificata, un dato era ad essa, indubbiamente, peculiare: l'insistenza sul dato naturalistico poteva assumere significati sostanziali « trascendenti » l'oggetto in quanto tale. Tutti i frammenti presentavano strette analogie con le coeve opere pittoriche, scultoree, e musive al punto d'apparire fatti a loro « impronta ed immagine ». Decorazioni sinuose (n.5, 12, 19, 20, 22, 23, 28, 30, 33, 36, 37, 40, 42, 45, 51, 60, 68, 69) tralci (n.34, 40 ) vegetali. Figure umane (n.4, 25, 29, 38, 45, 60, 65, 67) uomini e donne (n. 4,31, 32, 39, 5, 58, 65). Fiori (n. 11, 20, 43, 50 ). Animali (n. 5, 15, 16, 20, 25, 26, 28, 42, 48, 51, 60, 64, 65, 66, 68) canidi ( 25) uccelli (n. 6, 34, 43, 48, 50, 60) pavoni (n. 48), etc.etc. Inoltre, come in altre opere tessili, la ricchezza espressiva e cromatica si accompagnava ad una non irrilevante eccezionalità tecnica.

Caratteristiche che sapevo essere proprie di un largo numero di botteghe antiche, fossero queste di tradizione egizia [20] o greco [21] orientale [22]. Un aspetto sul quale le fonti antiche, siano esse epistolari e/o documentali, insistono con più determinazione di quanto sia oggi concepibile ed ammesso. Un'epoca nella quale, nonostante la larga diponibilità di mezzi d'informazione, non è a tutti noto che l'attività tessile è da considerarsi, al pari dell'agricoltura, chiave di volta dell'economia antica e non solo. Essa protegge il corpo dagli agenti atmosferici; individua e distingue l'uomo nel contesto sociale di appartenenza. Valorizza e migliora l'abitazione ed il vivere quotidiano; non ultimo, veicola le caratteristiche culturali e religiose delle diverse comunità. Aspetti complessi, « radicati » nelle coscienze individuali, sui quali il « la moda », come è logico attendersi, non ha mai amato indulgere. Non va infatti dimenticato che essendo questa una realtà basata sulla trasformazione è da sempre, per sua natura intrinseca e per forza di cose, restia a far si che il pubblico anteponga al « nuovo » schemi preconcetti ed, in larga misura, paradossali con il suo « modus operandi ». Una discrepanza tra concreto e voluttuario che la rivoluzione industriale, con i suoi ritmi inarrestabili, ha finito per incentivare.

Ecco il quadro, il meno approssimativo possibile, del problema: da un lato l'industria tessile con il suo procedere articolato e l'abito sempre più mero oggetto di consumo. Con l'aggravante che la negatività dell'uno ha finito per coinvolgere l'intero settore nella sua complessità [23]. Una realtà che il mondo dell'arte e della ricerca, archeologica e non solo, hanno, per osmosi (e per un lungo lasso di tempo), assimilato e fatto proprio. Non avendo mai condiviso tale impostazione generale, colpita dalla straodinaria « armonicità » degli oggetti « temporaneamente offerti al mio sguardo », mi sono prefissa approfondire dando, per una volta, spazio alla storia della ricerca archeologica prima e al mondo, ricco di scambi culturali e complesse attività commerciali, che i frammenti affidatimi, e non solo, lasciavano intuire e presagire.

Franca Angonoa Gilardi


Leggi anche "Storia delle collezioni di tessuti egiziani: 2. Origini dell'indagine archeologica" - di Franca Angonoa Gilardi


Note

[1] nel corso del recente forum Art For Business di Milano (23/24 novembre 2007) Vittorio Sgarbi Assessore alla cultura del Comune di Milano in merito alla scarsa preparazione dei collezionisti d'arte ha proposto il riportato dialogo "(...) chiesi all'uomo: come ha fatto a mettere insieme una simile collezione? È un esperto". Risposta no. "E' stato aiutato?" Risposta no. "Qualche critico l'ha guidata?" Risposta no. "Allora come ha fatto?" risposta "Semplice ho acquistato tutti i quadri proposti sulle copertine dei cataloghi". (...)".

[2] Particolare la figura Franz Block (1823-99). Grande collezionista, collabora attivamente con la Maison Prelle di Lione e partecipa alla riconversione dell'attività manifatturiera della città tedesca di Krefeld ivi sponsorizzando il trasferimento della compagnia italiana Casaretto.

[3] Gaston Le Breton (Rouen 1845-1922) ), industriale e collezionista.

[4] Émile Guimet (Lione 2 giugno 1836 - Fleurieu-sur-Saône, 12 ottobre 1918), industriale e collezionista.

[5] Werner Abegg (Zurich 9.12.1903- Berne 13.7.1984) ), industriale e collezionista.

[6] Antonio Ratti ( Como 22 Settembre 1915 – Como 2002)

[7] Uno dei punti che ha sollevato le maggiori critiche nel recente Forum Art for Business di Milano 23/24 Novembre 2007

[8] Vendita per singole unità

[9] Si ricordano le due aste parigine (Hotel Drouot) del: 29/30 giugno 2003 e il 15/16 febbraio 2005. Aste consacrate alla vendita della collezione di tessili provenienti della Maison Hamot. La prima asta ha raggiunto la ragguardevole cifra di 942.377 Euro.

[10] Tra le tante ricordo "Qibti Tessuti Copti" Esposizione tenutasi nel 1995 presso fondazione A.Ratti di Como

[11] Fondazione Antonio Ratti

[12] il diritto privato riconosce al diritto proprietario due caratteristiche fondamentali: l'aspetto positivo -godimento esclusivo del bene- e passivo- ovvero tutte le spese derivanti e concernenti il godimento esclusivo

[13] Al riguardo si richiamano alcuni eventi di straodinaria attualità quali ad esempio: A) il trasferimento della collezione d'arte moderna Francois Pinault a Palazzo Grassi. Da un articolo apparso sui giornali francesi l'11/05/2005: "Fiasco" la presse française unanime a déploré mardi l'abandon par le milliardaire français François Pinault de son ambitieux projet de musée d'art contemporain sur l'île Seguin, à Billancourt, à la périphérie de Paris, au profit de Venise (et sans doute de Berlin) en raison des «incertitudes, des longueurs et des pesanteurs administratives» françaises. Le coupable en effet n'est pas l'industriel mais l'Etat français, son administration, ses arcanes et ses lenteurs qui ont torpillé un projet ambitieux de faire à Paris un équivalent du Guggenheim de Bilbao ou de la Tate Modern à Londres qui reçoit chaque année 5 millions de visiteurs venus du monde entier ». B) il trasferimento avvenuto nel 1992 della collezione Thyssen Bornemisza dalla Villa Favorita di Lugano nelle due città spagnole di Madrid e Barcellona. Etc etc.

[14] Nell'anno finanziario 2004 il Museo del Louvre ha speso in acquisizioni (Finanziamenti diretti ed indiretti) 24,6 M€.

[15] In generale è uso distinguere tra: tesori nazionali, inalienabili ed esportabili solo a titolo transitorio previa autorizzazione delle stato competente. I beni culturali rispondenti a criteri prescritti in termini d'anzianità e valore economico (in generale i150.000 Euro e i cinquantanni d'età) la cui circolazione internazionale necessita dell'emissione di un certificato di libera circolazione. I beni culturali che non raggiungono le soglie minime prescritte per il cui trasferimento non è richiesta alcuna formalità.

[16] disposizioni fiscali favorenti la partecipazione dell'industria alle attività di preservazione del patrimonio culturale

[17] Questa analizza il bene nel suo complesso dando valutazioni di natura artistica e di natura economica.

[18] gli unici frammenti rapportabili all'ambito cristiano sono dall'esame stilistico comparato datati ad epoca tarda. frammento n.23 datato al VI/VIII secolo d.C. e frammento n. 45 datato al VII/IX secolo d.C.

[19] gli uccelli riprodotti in numerosi frammenti della collezione presentano stringenti rapporti stilistici con gli uccelli decoranti numerose superfici musive a Masada e Beit Djebrin. In special modo ci si riferisce alla superficie musiva messa in luce nel corso dello scavo ivi condotti nel dicembre 1921 (RB 1922, 259-81) e nel maggio1924 (RB 1924, 583-604), su richiesta del Servizio d'Antichità britannico. Scavi nel corso dei quali furono riportati alla luce: una bella villa d'epoca romana, datata all'inizio del III secolo (data alla quale si fanno risalire i mosaici: delle stagioni, dei fauni, e delle scene di caccia) e due gallerie a tarsie marmoree. Distrutte nel IV secolo [molto probabilmente a causa del terremoto del 362 d.C.] queste, verso il 500 d.C., furono riattate e trasformate in sede vescovile. Funzione cui si fa risalire la costruzione della cappella voluta dal vescovo Obodiano, con la sua magnifica pavimentazione a " mosaico con uccelli " (iscrizione dedicatoria). Distrutte nel 634 (invasione araba), gli edifici furono nuovamente restaurati nel 638. La sopraelevazione del pavimento preservo' furtunosamente l'impianto romano-bizantino. Sfortunatamente, i reperti messi in luce nel corso degli scavi sopracitati, furono irrimediabilmente saccheggiati durante la seconda guerra mondiale.

[20] (...) Mais, s'il faut en croire les Lacédémoniens, ils entreprirent cette expédition moins pour accorder aux exilés les secours qu'ils demandaient, que pour se venger des Samiens, qui avaient enlevé le cratère qu'ils portaient à Crésus, et, un an auparavant, le corselet qu'Amasis, roi d'Égypte, leur envoyait en présent. Ce corselet était de lin, mais orné d'un grand nombre de figures d'animaux tissées en or et en coton. Chaque fil de ce corselet mérite en particulier notre admiration. Quoique très menus, ces fils sont cependant composés chacun de trois cent soixante autres fils, tous très-distincts. Tel est aussi cet autre corselet dont Amasis fit présent à Minerve de Linde. (...) [Hérodote, Histoires, III, 47]

[21] (...) Il divino Ulisse era vestito d'un ampio mantello di porpora, d'una lana fine e morbida, attaccato con una rara e brillante spilla d'oro. Il davanti del mantello era ornato di un ricamo. Esso rappresentava un segugio, trattenente con forza tra le sue zampe un cerbiatto (...). Gli spettatori erano ammirati; questi animali, sembravano aver vita; il segugio divorava con lo sguardo il cerbiatto che serrava sino allo strangolamento ed il cerbiatto cercava di figgire dibattendo le zampe. Anche la tunica che brillava attorno al corpo di Ulisse attirava gli sguardi; la pelle che riveste la cipolla è meno liscia e fine: il suo biancore aveva lo splendore abbagliante del sole . Un gran numero di donne, l'occhio bloccato su questi abiti meravigliosi, erano piene di stupore e l'elogio usciva dalle loro labbra. Io ignoro (vogliate fare attenzione) se questo capo, nell'atto di uscire dal suo palazzo, era coperto di questi abiti, o se li aveva ricevuti, come dono prezioso, da uno dei sovrani che l'avevano accompagnato a Troia (...); caperchè Ulisse aveva molti amici e pochi eguali tra gli eroi della Grecia. Io stesso ho messo tra le sue mani ricchi regali, una spada di ferro, un mantello di porpora rara, una tunica lunga di gran valore e l'ho accompagnato con rispetto al suo vascello. Egli era seguito da un araldo un po' più anziano di lui (...) [Odissea-Omero-Canto XIX]

[22] Scritti e lettere di Anastasio il Bibliotecario (ca.810 - 879). Per fare alcuni esempi: "(...) Pariterque aliam vestem de staurace, habentem pavones (...) riferito a Papa Pasquale I (817-824) " (...) fecit ...vela quatuor ...quorum duo sunt de serico pigacio, tertium pavonatile (....) riferito a Papa Stefano VI (885-891) "(...) Obtulit ....cortinam Alexandrinam...unam, habentem historiam pavonum, portantium desuper homine (...) riferito a Papa Leone IV (847-855) "(...) velum acupictile, habens hominis effigiem, sedentis super pavonem unum (...) riferito a Papa Leone IV (847-855) "(...) fecit .... Vestem de fundato unam, habentem historiam aquilarum" riferito a Papa Leone IV (847-855) "(...) fecit velum Alexandrinum, haben phasianos duodecim (....) riferito a Papa Gregorio IV (827-844)

[23] I dati di mercato confutano quanto recentemente vantato dal dott.Mario Boselli nel Forum organizzato dalla Pambianco strategie d'impresa (Sponsor Intesa san Paolo - Milano 13 Novembre 2007). E' infatti ovvio che la ripresa produttiva registrata nel 2006 (+ 6.0% a recupero del –3,5% registrato nell'anno 2005) è non solo modica ma, preoccupante, essendo l'incremento dell'export (+4,6%) pari ad un terzo dell'incremento dell'import (+12,8%).






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Storia delle collezioni di tessuti egiziani: 1. Il collezionismo tessile - di Franca Angonoa Gilardi

Distribuzione cronologica dei tessuti della collezione
Distribuzione cronologica dei tessuti della collezione

Distribuzione per fasi politico/dinastiche dei tessuti della collezione
Distribuzione per fasi politico/dinastiche dei tessuti della collezione