Redazione Archaeogate, 19-05-2008
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Missione 2006 – Le miniere d' oro del reame di Kerma
Questa studio è stato realizzato con Charles Bonnet le cui ricerche a Kerma hanno portato alla luce, tra l'altro, numerose lamine d'oro.
Da dove veniva questo prezioso metallo? .
Partendo da Kerma la nostra missione si è spinta verso oriente tenendo costantemente direzione 90-100 gradi.
Percorriamo una vasta pianura con scarsi rilievi, spesso solcata da carovaniere antiche e recenti.
A circa 300 km.da Kerma troviamo i primi affioramenti di quarzo. Mantenendo costantemente la direzione presa alla partenza, dopo altri 100 chilometri circa, si eleva il Jebel En Nigeim, delimitato a nord dal uadi en-Nigeim e a sud dal uadi Halbob.
Sorprendentemente abbiamo incontrato, nel Jebel En Nigeim, una quindicina di Bisharin occupati ad estrarre l'oro dal quarzo con tecniche estrattive molto simili a quelle descritte da Diodoro Siculo (I sec. a.C.). Il lavoro è effettuato in un antica struttura mineraria, tra rovine di abitazioni, depositi e probabile costruzioni difensive.
Le vene di quarzo aurifero vengono frantumate scaldandole col fuoco, un metodo già descritto da Diodoro Siculo: "le rocce aurifere sono di un colore nero intenso, ma dentro si può osservare una pietra più bianca (il quarzo aurifero) che i minatori bruciano con un fuoco di legna".
Siccome non ci sono alberi nella zona, il quarzo viene scaldato, bruciando vecchi pneumatici di autoveicoli (di cui si notano le carcasse metalliche) , trasportati fin lì dalla valle del Nilo.
Dopo aver frantumato il quarzo in blocchi, lo si spezza in frammenti più piccoli, utilizzando come incudini gli utensili litici trovati nelle antiche miniere. Un anello di paglia e di stoffa circonda il pezzo di quarzo per impedire che, sotto i colpi di martello, le schegge possano ferire il minatore, soprattutto agli occhi.
Precisava Diodoro: "Il lavoro fondamentale (nelle miniere) è quello svolto dall' operaio specialista delle pietre. Quest'uomo indica ai minatori i filoni che contengono il metallo (l'oro)".
Nelle miniere del Jebel En Nigeim, questo compito è svolto da un uomo che valuta a colpo d'occhio il tenore in oro contenuto nel quarzo da frantumare.
Poi un campione di polvere è lavato in un recipiente metallico per separare le pagliuzze d'oro e confermare la stima dello specialista, prima di iniziare il faticoso lavoro di estrazione del quarzo dalla vena.
Le descrizioni del lavoro nelle miniere d'oro di Diodoro, si riferiscono probabilmente all'epoca tolemaica. Ma, come precisava Jean Vercoutter, nulla impedisce di ritenere che le stesse tecniche di estrazione siano state utilizzate anche in epoche anteriori o successive, come è testimoniato dalla loro persistenza fino ad oggi.
La lunga frequentazione del sito è attestato anche dalla presenza di frammenti ceramici Beja preislamici, medievali arabi, ecc.
Dalla miniera del jebel En Nigeim si raggiunge il Nilo seguendo l'uadi Senateb e l'uadi 'Amur..
In effetti, come ha fatto notare Jean Vercoutter: "...considerando la scarsità d'acqua, solamente la frantumazione del minerale è effettuata nelle miniere, la polvere di quarzo era poi trasportata verso la valle del Nilo".
Il quarzo polverizzato nella miniera di En Nigeim, raccolto in sacchi, è trasportato a dorso di dromedario o a bordo di un vecchio Bedford, fino al Nilo distante circa 90 km.
Qui una ventina di nubiani separano le pagliuzze d'oro dal minerale sterile, facendo ruotare delle bacinelle in alluminio. Talvolta, dopo una giornata di lavoro, il risultato è minimo: pochi grammi di oro mischiati ad ossidi di ferro.
Si può supporre che, anche nell'antichità, l'estrazione dell'oro e lo scambio con le città lungo il Nilo, fosse effettuato da popolazioni autoctone.
Lasciamo il Jebel En Nigeim e mantenendo costantemente direzione 90-100 gradi, raggiungiamo, dopo un centinaio di chilometri, il Jebel Komotit. Numerosi sono gli scavi superficiali per la ricerca di oro alluvionale; rare e separate tra loro, le abitazioni dei minatori e assenti le strutture difensive.
Diversa è la situazione una cinquantina di chilometri più a nord, nella regione aurifera del Jebel Abu Dueim..
E' una vasta catena montuosa che esploriamo su una distanza di circa 100 km., fino a latitudine 21.10.: una superficie di circa quaranta chilometri quadrati occupata da una quindicina di strutture minerarie.
Alcuni villaggi sono molto estesi con la presenza di macine a rotazione e qualche scivolo di lavaggio per l'oro. Le strutture difensive sono numerose, alcune imponenti ed articolate.
Grazie alle ricerche finora effettuate si può supporre che le zone di sfruttamento aurifero (e le piste che le percorrevano), possano dividersi in tre aree distinte.
1) La zona del Jebel En Nigeim e del Jebel Komotit, forniva senza dubbio l'oro a Kerma ed era sotto la sua influenza.
Le miniere del Jebel En Nigeim, le più importanti, si trovano a 90 chilometri dal Nilo, quindi a circa 2 o 3 giorni di carovana. Gli scambi con Kerma potevano avvenire navigando il Nilo (una sola cateratta) oppure attraverso il deserto, percorrendo circa 250 - 300 chilometri dalla zona di lavaggio della polvere aurifera, distanza che una carovana copriva in 10 giorni.
Si deve notare che le miniere del Jebel En Nigeim si trovano alla stessa latitudine di Kerma,
raggiungibile quindi con un percorso rettilineo, attraverso una pianura senza rilievi, percorsa , in alcuni tratti, ancora oggi da carovane.
La mancata scoperta d'iscrizioni geroglifiche e di ceramica egizia confermano indirettamente l'influenza di Kerma sulla regione. Numerose sono le macine a rotazione e i percussori cubici, ma sono assenti le macine "a sfregamento", le più antiche secondo Vercoutter.
2) La zona del jebel Umm Nabari e del jebel Abu Siha, era senza dubbio sotto controllo faraonico.
Le miniere del jebel Umm Nabari (le più importanti), sono a 170 chilometri dal Nilo (all'altezza di Buhen), raggiungibile percorrendo piste pianeggianti in quattro, cinque giorni di carovana. Qui si trovano le numerose iscrizioni geroglifiche scoperte nelle missioni precedenti (e di cui abbiamo già parlato ).
Frammenti di ceramica egizia sono stati trovato in alcune miniere, tra le quali l'insediamento di Umm Fit Ft e quello di Omar Khabash, insieme a vasellame arabo che conferma la lunga frequentazione di queste miniere anche in epoche successive a quella faraonica.
In alcuni insediamenti abbiamo rinvenuto macine a "semplice sfregamento" più antiche di quelle a rotazione.
3) La zona del jebel Abu Dueim, era sfruttata inizialmente dai Beja preislamici (frammenti di ceramica di questa epoca sono stati trovati in quasi tutte le aree aurifere) ed poi in periodi successivi.
E' probabile che l'oro estratto dalle popolazioni Beja, in questa terza area mineraria, fosse scambiato sia con il reame di Kerma, sia con l'Egitto faraonico.
La distanza che separa le miniere d'oro dalle due destinazioni sul Nilo è quasi uguale.
Termina qui la nostra esposizione. Abbiamo cercato di riassumere le scoperte finora effettuate in questo vasto deserto ora vuoto di vita, ma un tempo solcato da piste e denso di attività estrattive.
Il nostro programma futuro è di continuare le ricerche nell'area di nostra concessione, per cercare di completare con altre scoperte, simili a tante piccole tessere, quel vasto mosaico che è la storia del deserto nubiano.
Alfredo e Angelo Castiglioni