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Il Pantheon egizio - di Franco Magnarini

Risulta molto laborioso prendere in esame l'intero mondo delle credenze religiose dell'antica civiltà egizia a causa dello sterminato numero di divinità. Non manca qualche studioso [1] che ha teorizzato che all'inizio dell'Antico Regno esistesse una nozione sostanzialmente monoteista. Basa la sua teoria sui testi più antichi in cui si accenna ad un dio senza attributi, quindi concepito come unico: il dio, non un dio. Essere supremo, onnipotente, giudice. Studi più recenti [2] concepiscono il mondo degli dei come modellato sugli schemi socio-politici del paese: ogni distretto, città, villaggio o santuario aveva, per antica tradizione, il suo nume tutelare. Sostanzialmente, quindi, si deve parlare di politeismo.
Nell'arte parietale, sia dipinta che scolpita, o sui papiri, le divinità erano minutamente raffigurate con i costumi e attributi loro propri in modo che fossero chiaramente riconoscibili. Sugli scarabei, la dimensione ridotta obbliga ad una miniaturizzazione, ma la riconoscibilità rimane inalterata. E' solo dal Medio Regno, e molto raramente, che le divinità cominciano ad essere raffigurate sugli scarabei. Nel Nuovo Regno le loro rappresentazioni aumentano considerevolmente. Successivamene e fino all'Epoca Tarda, continuano a prodursi scarabei di questo tipo, ma con minore frequenza. Ne pubblichiamo un piccolo numero per aiutare il loro riconoscimento.

Amon, l'inconoscibile, il nascosto, è il dio originario di Tebe che, a partire dalla XII dinastia, assurge al titolo di Sovrano degli dei, sostituendo il dio indigeno Montù. Durante la XVIII dinastia si unisce sincreticamente a Ra, il dio-sole, dando origine ad Amon-Ra. Scarabei inscritti con il suo nome, spesso in crittografia, sono comuni; molto più rari quelli con la raffigurazione della sua persona, come quello raffigurato che, tra l'altro, porta inscritto anche il suo nome.

Ptah, patrono degli artigiani, era venerato a Menfi. Non è raro trovarlo raffigurato su scarabei. Ha l'aspetto di un uomo chiuso in una guaina mummiforme, con il cranio rasato o calzante una cuffia aderente e la barba rituale; tra le mani, davanti a sé, tiene lo scettro w3s. In questo esemplare è rappresentato in piedi nel suo naos (sintetizzato dai due trattini che si scorgono sulla sua testa). Ha di fronte due pilastri djd su cui sono appollaiati due uccelli androcefali b3, coronati dal disco solare. Essi rappresentano gli spiriti di Ra e Osiride e l'intera composizione illustra un passaggio del capitolo 17 del Libro dei Morti.

Osiride di Busiris, tra gli dei più antichi, fu anche tra i più popolari e venerati. Simboleggiava la fertilità del mondo vegetale. Secondo il mito, fu ucciso dal fratello Seth e risuscitò nell'Aldilà divenendone il sovrano e giudice dei defunti. Fu detto anche Unnefer (il perfetto). Effigiato molto frequentemente nella statuaria e nella pittura parietale, è molto raro trovarlo raffigurato sugli scarabei. Qualche volta compare con il suo appellativo, come nell'esemplare accanto.

L'attribuzione ad Iside, dea madre per eccellenza che allatta Horus bambino [3] e controparte femminile di Osiride, è determinata dalla presenza del fonema del suo nome (il trono 3st, ma che potrebbe anche voler significare: affetto). Dall'ingrandimento si noti il realismo del gesto di porgere amorevolmente il seno sinistro con la mano destra. Qui è accovacciata sul segno dell'oro nwb.

Seth, dio del deserto e delle forze violente della natura, era adorato ad Ombos. Nel mito osiriaco uccide suo fratello Osiride, viene proscritto e gli animali a lui connessi diventano simboli negativi: asino, gazzella, ippopotamo e coccodrillo. Fu raffigurato come un animale non identificato, detto animale di Seth o come uomo con la testa di questo animale. Fu dio degli Hyksos, probabilmente per la sua somiglianza con Baal. Tornò in auge con i ramessidi e fu rappresentato su scarabei durante le dinastie XIX e XX..

La dea Taweret, la Grossa, aveva corpo di ippopotamo, zampe di leone, dorso e coda di coccodrillo e braccia umane [4]. Protettrice della gravidanza, del parto e dell'allattamento, il suo attributo era il segno s3 con significato di protezione (nel nostro esemplare a terra davanti ai suoi piedi) e talvolta impugnava un coltello o una torcia.

Raffigurato come un piccolo uomo deforme, forse un pigmeo, con il capo calzante un modio piumato, che ha fatto pensare ad una sua origine africana, folta barba, orecchie e coda leonine, Bes era una divinità minore cara alla devozione popolare. Associato a Tawret era protettore della casa, dei bambini e delle partorienti. Quasi sempre rappresentato di fronte.

Sobek era adorato nella zona del Fayum, con principale luogo di culto a Crocodilopoli (l'attuale Medinet el-Fayum), ed era rappresentato come uomo con testa di coccodrillo. In auge particolarmente durante la XII e XIII dinastie, alcuni re adottarono nomi teofori col suo nome.

Dea della verità, della giustizia e dell'ordine cosmico, Maat era rappresentata come donna con il capo sormontato da una piuma di struzzo che è anche il segno per il suo nome. Spesso rappresentata accovacciata sul cesto nb con un segno 'nkh sulle ginocchia, specie nelle scene in cui è oggetto di offerta da parte del re.

Hapi, è una divinità del Nilo, genio ermafrodita dell'inondazione e dell'abbondanza. E' rappresentato con una specie di copricapo costituito da tre steli di papiro, emblema del Delta e del Basso Egitto, ed è spesso associato al vaso hs che, in questo esemplare, regge con la mano sinistra.

Thot era il dio lunare adorato principalmente ad Hermopoli, scriba degli dei, signore dei libri e dei discorsi, inventore delle arti e delle scienze [5]. Era rappresentato come uomo con la testa di ibis, uccello che era uno dei suoi aspetti zoomorfi. L'altro era il babbuino con la testa sormontata dal crescente lunare, come lo vediamo in questo esemplare seduto dietro al dio-falco Horus di Behdet, con Corona Doppia e flagello, come personificazione del sovrano. Nell'Aldilà scriveva il resoconto del giudizio degli dei a carico del defunto. Nella XVIII dinastia, ma soprattutto nella XIX appare frequentemente negli scarabei con nomi reali.

La dea Sakhmet, La Potente, era rappresentata come donna dalla testa di leone, avvolta in un'aderente tunica rossa, con in mano lo scettro papiriforme. Era manifestazione del calore distruttivo del sole. Dea della guerra, sgominava i nemici col calore incandescente del suo corpo. Apparteneva alla triade di Menfi insieme a Ptah, suo sposo, e Nefertum, suo figlio. Nell'esemplare è la figura a sinistra, dietro a Toth in forma di babbuino.

Anubi, dio delle strade e dei cammini, era raffigurato con il corpo di uomo con testa di sciacallo o interamente come sciacallo ed era l'inventore e patrono dei riti della mummificazione e dio dei morti. Come guardiano della sepoltura era raffigurato come sciacallo nero accucciato, le zampe anteriori distese in avanti e le orecchie dritte come appare nell'esemplare accanto. Si notino il flagello nkhkhw appoggiato alla spalla e i capi della sciarpa (nelle pitture generalmente rossa) che gli cinge il collo. Sugli scarabei appare molto raramente.

Bastet, la dea gatta di Bubastis. Alle origini, Bastet era una divinità solare simboleggiante il benefico calore del sole ed era raffigurata come un gatto selvatico o come leonessa. Solo intorno al 1000 a.C. cominciò ad essere rappresentata come gatto domestico. Uno dei suoi epiteti era: Signora delle bende. Questo scarabeo cela anche un trigramma crittografico di Amon, per acrofonia si ha: I da itn = disco solare, m da miw = gatto ed n da nb.


Leggi anche l'introduzione generale allo studio degli scarabei-sigillo di Franco Magnarini


Note

[1] Drioton E. "PAGES D'EGYPTOLOGIE", Le Caire, 1957, p.79 e segg.

[2] Donadoni Roveri A.M., (a cura di...), "CIVILTA' DEGLI EGIZI, LE CREDENZE RELIGIOSE", Torino, 1988, p. 11.

[3] Donadoni Roveri A.M., (a cura di...), "CIVILTA' DEGLI EGIZI, LA VITA QUOTIDIANA", Torino, 1987, p. 63, tav. 69, statuetta bronzea.

[4] Donadoni Roveri A.M., (a cura di...), "CIVILTA' DEGLI EGIZI, LE CREDENZE RELIGIOSE", Torino, 1988, p. 173, tav. 236, stele centinata XX dinastia.

[5] Wallis Budge E.A., "THE GODS OF THE EGYPTIANS" vol.1, reprint by Dover., New York-1969, p. 401 e segg.







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Amon
Amon

Ptah
Ptah

Osiride
Osiride

Iside
Iside

Seth
Seth

Tawret
Tawret

Bes
Bes

Sobek
Sobek

Maat
Maat

Hapy
Hapy

Thot
Thot

Sekhmet
Sekhmet

Anubi
Anubi

Bastet
Bastet