Menkheperra contemporanei al re e postumi - di Franco Magnarini
Redazione Archaeogate, 18-12-2007

Certamente il maggior numero di scarabei cosiddetti reali giunti fino a noi, è quello relativo agli esemplari che portano inscritto il nome di Thutmosi III, Menkheperra, sesto re della XVIII dinastia.
La cosa è dovuta a tre ragioni. Anzitutto la grandezza e la fama di questo grande conquistatore e la durata del suo regno (secondo la maggior parte degli studiosi poco più di 30 anni, esclusi gli anni di coreggenza con la matrigna Hatshepsut) che ne fecero durare la memoria molto a lungo dopo la sua morte. Secondariamente, l'omonimia con altri tre personaggi: un Gran Sacerdote di Amon della XXI dinastia e due re di Epoca Tarda, Pianky della XXV e Neko della XXVI.
Infine il suo nome può celare crittograficamente il nome del dio Amon: per acrofonia si ha I da Itn = disco solare, m da mn ed n da ntjry = divino (con riferimento al dio Ra in forma di scarabeo).
A questo proposito non è troppo azzardato ipotizzare che il re abbia scelto proprio questo nome di incoronazione per la sua devozione ad Amon, a Tebe ormai divenuto dio universale. Infatti, egli incrementò ulteriormente la potenza economica del suo clero a Karnak, soprattutto con munifiche donazioni facenti parte del suo bottino di guerra, comprese tre province asiatiche. Inoltre, nel tempio di Amon a Karnak, con una stele [1] commemorò la dedicazione del monumento insieme alla coreggente Hatshepsut, che, tra l'altro si proclamava "figlia di Amon".
Per una o l'altra di queste ragioni, gli scarabei con inscritta la grafia Mn-khpr-R' continuarono ad essere fabbricati per poco meno di un millennio, dal tempo in cui regnò fino all'epoca Saita.
Conseguentemente, nello studio di questi esemplari, occorre affrontare due problemi: quello di datazione (contemporaneo al regno o postumo?) e quello di attribuzione (Thutmosi III, Pianky, Neko o il Gran Sacerdote?). Occorre dire subito che, per quanto riguarda l'attribuzione, anche riuscendo a stabilire con esattezza (sempre relativa) l'intorno cronologico, sarebbe pressoché impossibile affermare che si tratti di Thutmosi III o di uno dei suoi omonimi.
Rimane quindi il problema della datazione.
Per affrontarlo, non si può prescindere da un magistrale lavoro di Bertrand Jaeger [2]. Molto sinteticamente, questo studioso utilizza prevalentemente il metodo della classificazione dei motivi complementari incisi sugli scarabei Menkheperra comparandoli a quelli presenti su scarabei di epoche differenti: se il motivo è associato solo a sovrani della XVIII dinastia, l'esemplare in cui figura ha buone probabilità di essere considerato anch'esso della XVIII e, probabilmente, coevo. Se, per contro, il motivo compare solo associato a faraoni di epoche successive, si potrà presumere che sia postumo. Il metodo è poi integrato dal tipo di incisione che Jaeger ritiene di aver individuato come caratteristico di un determinato periodo e, se possibile, dalla comparazione con esemplari datati con certezza dal contesto archeologico (per es. i 31 esemplari a suo nome rinvenuti nei depositi di fondazione del tempio di Hatshepsut a Deir el Bahari) [3].
Sarebbe troppo lungo seguire in questa sede l'intero percorso del complesso saggio di Jaeger. Alcuni esempi con diverse ipotesi di datazione dovrebbero bastare per metterne in luce i concetti principali.
Scarabeo 1
In disposizione orizzontale, il re con lo scettro Hq3, il flagello nka3ka3 e la corona blu è assiso su un trono cubico nella barca sacra di Montù di fronte al cartiglio con il nome Menkheperra: (grafia usuale).
Sopra il cartiglio, il titolo nb t3<wy> e, tra il cartiglio e il re, il segno del giunco da leggersi come piuma, emblema della dea Maat, simile e spesso intercambiabile. Poppa e prua della barca terminano con teste di falco sormontate dalle doppie piume di Montù. La rappresentazione del re in barca (la più frequentemente rappresentata è quella di Montù) è tipica della XVIII dinastia e gli esemplari con il cartiglio di Menkheperra possono essere considerati suoi contemporanei [4]. Per questo esemplare, la qualità dell'esecuzione e il tipo di incisione rafforzano l'ipotesi di datazione alla XVIII dinastia, regno di Thutmosi III.
Cfr.: JAEGER [5]: NEWBERRY [6]; HALL [7]; ROWE [8]. (Tutti gli esemplari citati mancano della piuma tra sovrano e cartiglio).
Scarabeo 2
In disposizione verticale, un ovale con il nome Menkheperra (grafia abituale) disposto orizzontalmente e seguito dall'epiteto: tit Imn = immagine di Amon.
Il cartiglio disposto trasversalmente alla sommità con un epiteto nella parte inferiore, è un tema tipico della XVIII dinastia, molto in voga tra Thutmosi III e Amenhotep III [9]. Inoltre l'epiteto tit Imn è altrettanto frequente nello stesso periodo. Anche il tipo di incisione e la qualità complessiva sembrano del NR. Solo la presenza dell'ovale invece del cartiglio, anche se non è un criterio decisivo, impedisce di avere la certezza che l'esemplare sia contemporaneo a Thutmosi III.
Indichiamo, comunque, la XVIII dinastia.
Cfr.: PETRIE [10]; HALL [11]; ROWE [12].
Scarabeo 3
In disposizione orizzontale, il cartiglio con il nome Menkheperra (grafia usuale) fiancheggiato da due piume shw provviste di urei rivolti verso l'esterno con le code che si fondono con la loro base (solo l'ureo di destra è coronato da un segno che potrebbe essere un disco solare molto ovalizzato o una corona bianca).
Per un'ipotesi di datazione, alcuni elementi contraddittori creano incertezze. Il dorso con bombatura regolare e zampe non ancora molto aggettanti sono caratteristiche morfologiche ancora frequenti nella XVIII dinastia, ma il corpo piuttosto allungato ed i rinforzi ai fori lo sono in epoca ramesside come il tipo di incisione larga e un po' greve. Infine il decoro mostra un cartiglio, disposto nel mezzo e con la barretta basale flessa verso il basso, entrambe caratteristiche che indicherebbero un'appartenenza alla XVIII [13], ma senza titoli ed epiteti, qui sostituiti da piume con ureo [14] che possono anche essere ramessidi o posteriori. Per questi motivi indichiamo con riserva un periodo tra la metà della XVIII e la XIX dinastia.
Cfr. anche JAEGER [15]; HALL [16]; PETRIE [17].
Scarabeo 4
In disposizione verticale, nella parte superiore i titoli: ntjr nfr nb t3wy = dio perfetto, Signore delle due Terre, preceduti da un disco solare. Sotto, disposto orizzontalmente, ovale con il nome Menkheperra (con n complementare). Nella metà inferiore,un grande segno 'nkh affiancato da due urei addorsati, ma non uniti all'asta del segno 'nkh.
Il cartiglio nella parte alta sormontato da titolo/i e con epiteto nella parte inferiore, è un tema tipico della XVIII dinastia, poi ripreso in epoca ramesside [18]. In questo caso però l'epiteto è sostituito da una decorazione ed il nome è inserito in un ovale e scritto con n complementare (entrambi indizi di epoca posteriore). Questi particolari, uniti alla forma (zampe aggettanti) ed al tipo di incisione, larga e profonda, ben lontana da quella della XVIII, inducono a ritenere l'esemplare appartenente quasi con certezza alle dinastie ramessidi.
Cfr. JAEGER [19]; HALL [20]; HODJASH [21].
Scarabeo 5
Disposti verticalmente, al centro, due ovali gemelli con il nome di Menkheperra (grafia con n complementare). In alto il segno ssh (Gardiner G48,49) ed in basso un grande nwb [22]. I due ovali appaiati sul segno dell'oro erano in voga durante la XXII dinastia. Potrebbe anche essere proposta una crittografia di Amon considerando che il segno in alto ha valore fonetico iwn [23], quindi, per acrofonia i; gli ovali hanno valore m da mnsh = cartiglio reale, ed n deriva per acrofonia dal segno nwb. Quasi certamente databile alla XXII dinastia, ipotesi suffragata anche dallo scavo passante tra le zampe anteriori e le mediane, dettaglio tipico di quel periodo.
Scarabeo 6
In disposizione verticale: una sfinge con testa antropomorfa, ornata da barba rituale, accucciata verso destra con il disco solare sul dorso, sormonta un ovale con il nome di Menkheperra (grafia usuale, ma con il khpr tracciato sommariamente) affiancato da una coppia di urei rivolti verso l'esterno. In basso un nb conclude.
Il decoro con la sfinge in alto, probabilmente di significato crittografico, è molto frequente in epoca tarda. Il tipo di incisione regolare, con contorni precisi e netti, i geroglifici tratteggiati all'interno e la tripla linea di divisione tra le elitre confermano questa ipotesi per cui propendiamo per una datazione all' Epoca Tarda, dinastie XXV-XXVI.
Cfr.:JAEGER [24]. In questo esemplare, come in altri posteriori all'epoca di Thutmosi III, citiamo il nome di questo sovrano perchè non è possibile stabilire con esattezza se si tratti di emissioni postume a lui riferite o relative a sovrani omonimi come Neko I (672-664 a.C.).
Altri esempi potrebbero essere fatti, ma credo che i pochi citati diano l'idea di quanta prudenza occorra prima di fare delle ipotesi sulla datazione degli esemplari Menkheperra.
Leggi anche l'introduzione generale allo studio degli scarabei-sigillo di Franco Magnarini
Note
[1] Musei Vaticani, inv. 22780
[2] Jaeger B., " ESSAI DE CLASSIFICATION ET DATATION DES SCARABEES MENKHEPERRE", Fribourg, CH - 1982.
[3] Hayes W.C., "THE SCEPTER OF EGYPT", vol. II New York-1979, p. 88.
[4] Jaeger B., " ESSAI DE CLASSIFICATION ET DATATION DES SCARABEES MENKHEPERRE", Fribourg, CH – 1982, §§ 1212,1213.
[5] ibidem § 1213, ill. 485.
[6] Newberry P.E., "SCARABS...", London - 1906, pl. XXVIII, 13.
[7] Hall H.R., "CATALOGUE", London -1913, 1712, datato XVIII dinastia.
[8] Rowe A., "A CATALOGUE OF EGYPTIAN SCARABS" Paris - 1936, 480, datato XVIII dinastia.
[9] Jaeger B., " ESSAI DE CLASSIFICATION ET DATATION DES SCARABEES MENKHEPERRE", Fribourg, CH – 1982, § 1077.
[10] Flinders Petrie W.M., "SCARABS AND CYLINDERS WITH NAMES", London -1917, pl. XXVII, 18.6.28.
[11] Hall H.R., "CATALOGUE", London -1913, 715-716, datati XVIII dinastia.
[12] Rowe A., "A CATALOGUE OF EGYPTIAN SCARABS" Paris - 1936, 487, nome libero nel campo, datato XVIII dinastia.
[13] Jaeger B., " ESSAI DE CLASSIFICATION ET DATATION DES SCARABEES MENKHEPERRE", Fribourg, CH – 1982, § 1093.
[14] ibidem § 452, 2°.
[15] ibidem § 1517, ill. 651.
[16] Hall H.R., "CATALOGUE", London -1913, 1563, ritenuto posteriore alla XVIII dinastia.
[17] Flinders Petrie W.M., "BUTTONS AND DESIGN SCARABS", London -1925, VI, 1448A, tema simile, ma con il nome di Amenhotep II.
[18] Jaeger B., " ESSAI DE CLASSIFICATION ET DATATION DES SCARABEES MENKHEPERRE", Fribourg, CH – 1982, § 1093.
[19] Jaeger B., "LES SCARABEES A NOMS ROYAUX DU MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO DI BOLOGNA" Bologna-1993,17, datato al periodo ramesside, l'ovale è orientato in senso opposto ed il titolo è scritto simmetricamente e mancante del disco solare.
[20] Hall H.R., "CATALOGUE", London -1913, 975, datato dubitativamente XIX dinastia.
[21] Hodjash S., "ANCIENT EGYPTIAN SCARABS" Moscow - 1999, 286, con cartiglio orientato verso sinistra.
[22] Newberry: P.E., "SCARABS...", London - 1906, pl. XXXIX, 19 riporta l'unico esempio da noi conosciuto della inusuale combinazione: ssh nbw (con h3).
[23] Betrò M.C., "Geroglifici" A. Mondadori, Milano 1995, 131.
[24] Jaeger B., " ESSAI DE CLASSIFICATION ET DATATION DES SCARABEES MENKHEPERRE", Fribourg, CH – 1982, fig.148°: è uno scaraboide datato XXV dinastia dal tipo di incisione.