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Hatshepsut - di Franco Magnarini

Questo piccolo scarabeo testimonia di un fortunato caso di sopravvivenza all'azione iconoclastica conseguente alla damnatio memoriae di cui la regina Hatshepsut fu vittima. Questa azione portò, ma solo molto tempo dopo la morte della regina, alla distruzione di molte cose che la ricordavano ed alla cancellazione del suo nome da monumenti ed oggetti a lei dedicati. Sussistono ancora pareri contrastanti su quando sia stata ordinata, mentre sembra certo che sia stato Thutmosi III, suo figliastro e coreggente. Scrive Cimmino: "...non sappiamo con precisione quando, ma certamente più tardi di quanto comunemente si ritiene, Thutmosis III decise di cancellare per sempre il ricordo di Haepsowe..." [1]. E ancora Cimmino: "...riesce difficile da capire perché la furia del re si sia rivelata così tardi, quasi certamente parecchi anni dopo la scomparsa della regina...la damnatio memoriae non si limitò al tempio funerario di Deir el-Bahari...né soltanto sui rilievi e sulle iscrizioni..." [2].
E' lecito, quindi, supporre che anche molti scarabei con il suo nome non siano sfuggiti alla distruzione. Ciononostante gli esemplari di questa regina che sono giunti fino a noi sono abbastanza numerosi: forse a motivo che, nascosti nei depositi di fondazione del suo tempio a Deir el-Bahari, furono rinvenuti 306 scarabei di cui 153 a suo nome (ora al Metropolitan Museum di New York e in altre collezioni). Tutti presentano la caratteristica di essere molto vari nelle iscrizioni: non solo portano i cinque nomi della titolatura reale, ma anche diversi epiteti oltre che nome di incoronazione e nome di nascita, completo ed abbreviato [3]. Per contro, tutti si possono considerare con certezza contemporanei del regno della regina, essendo impensabile che siano state realizzate emissioni postume, sempre in relazione all'esecrazione provata nei suoi confronti.
L'esemplare è realizzato in steatite con invetriatura verde prato, intatta; misura mm. 9x6,5x4,5 ed ha classificazione Tufnell A1/I/d5 [4]. Il protorace è diviso dalle elitre da un segno a T la cui linea orizzontale e' convessa verso il posteriore. Zampe alte, lisce e scavate a media profondità. Elitre bordate. Incisione mediamente profonda, netta e ben delineata.
Disposta verticalmente nel piatto, figura la grafia: Khnmt-Imn.
Si tratta della prima parte del nome di nascita della regina Hatshepsut: Khnmt-Imn H3t-shpswt =
Unita ad Amon, prima tra le nobili
.
Data la lunghezza dei nomi e delle titolazioni di questa regina sono frequenti le abbreviazioni [5], soprattutto nel nome di nascita.
Si noti che i cinque segni della grafia del nostro scarabeo sono tanto somiglianti a quelli di un esemplare al Metropolitan Museum [6] da far pensare che siano stati fatti entrambi dallo stesso maestro.
Cfr.: Hall [7]; Petrie [8]; Newberry [9]; Petrie [10]. Per quanto abbiamo precisato riteniamo che l'esemplare appartenga alla XVIII dinastia e sia contemporaneo del regno della regina (1478-1458 a.C.).


Leggi anche l'introduzione generale allo studio degli scarabei-sigillo di Franco Magnarini


Note

[1] Cimmino F., "HASEPSOWE E THUTMOSIS III" Ed. Rusconi, Milano-1981, p. 195.

[2] ibidem p. 201.

[3] Hayes W.C., "THE SCEPTER OF EGYPT", New York-1979, p. 88.

[4] Tufnell O., "STUDIES ON SCARAB SEALS" vol. 2, part 1 Warminster, UK - 1984, 32-37 (adottiamo questo metodo di classificazione perché ci sembra il più adeguato alla descrizione tipologica, anche se è stato concepito per esemplari del Secondo Periodo Intermedio).

[5] Vodoz I., "LES SCARABEES GRAVE DU MUSEE D'ART ET D'HISTOIRE DE GENEVE" Geneve-1978, p. 19, 5.

[6] Hayes W.C., "THE SCEPTER OF EGYPT", New York-1979, p. 87, fig. 48, quarta fila dall'alto, penultimo da sinistra.

[7] Hall H.R., "CATALOGUE", London - 1913, 495, con il nome completo, 497 placchetta con nome abbreviato.

[8] Flinders Petrie W.M., "SCARABS AND CYLINDERS WITH NAMES", London - 1917, pl. XXVI, 18.5.26, con nome completo.

[9] Newberry P.E., "SCARABS...", London - 1906, pl. XXVII, 21, con nome completo.

[10] Flinders Petrie W.M., "HISTORICAL SCARABS", London-1889, pl. XVIII, 915, placchetta con nome abbreviato.







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Hatshepsut - di Franco Magnarini