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Faraoni o no? - di Franco Magnarini

Più spesso di quanto si crede si trovano scarabei con inscritte grafie che richiamano molto da vicino nomi di faraoni, senza essere esatte. Verosimilmente, essendo il tasso di scolarizzazione molto basso, gli artigiani incisori, non sapendo leggere, copiavano supinamente quanto era scritto da uno scriba su un frammento di papiro o, più probabilmente, su un ostrakon[1]. Verosimile, quindi, che qualche segno fosse copiato male, messo in una posizione ortograficamente scorretta o addirittura dimenticato. Nei cataloghi, generalmente, queste grafie si trovano accomunate sotto la dizione: nomi pseudo-reali. In questi casi non si può eliminare il dubbio se l'antico artigiano abbia voluto incidere proprio il nome reale, sbagliando, o se abbia volutamente tentato di imitarlo. L'interpretazione moderna, quindi, non può essere altro che arbitraria.
E' il caso di questi quattro esemplari inediti che riteniamo possano interessare.

Il primo (scarabeo 1) è realizzato in steatite con copertura virata all'ocra, completamente scomparsa sul dorso e misura mm. 19,5x14,5x8,5. La divisione tra protorace ed elitre è appena suggerita da due strozzature. Le zampe sono indicate da un'incisione che corre parallela alla base. Classificazione Tufnell [2] A8/O/e4. All'altezza del protorace una scarificazione a forma di mezzaluna. Incisione mediamente profonda e livellata. Il motivo a sviluppo verticale è abbastanza complesso: in alto due linee verticali su due trattini orizzontali (le due piume shwty?) sono affiancate da due falchi affrontati. Nella zona centrale un khpr affiancato da altri due falchi con le ali spiegate (quello di destra sembra indossare la corona rossa) che tengono tra gli artigli il cerchio shnw. In basso un nb con tre trattini che spuntano dalla parte inferiore. Benché scarsamente visibili, i trattini sono inequivocabilmente fatti intenzionalmente. E' quindi possibile leggere nella parte centrale, in verticale, il nome di intronizzazione di Tutankhamon: Nb-khprw-R'. L'anomalia riguarda i trattini del plurale che dovrebbero essere sotto il khpr, anomalia che si potrebbe spiegare con l'evidente mancanza di spazio sotto questo segno che ha indotto l'artigiano a prendersi la licenza di inciderli più in basso. D'altra parte, per questa variante esiste anche un parallelo [3].
Ma altre anomalie riguardano forma e tipo di incisione, non certo tipiche del Nuovo Regno. Questo rende molto improbabile che si tratti di Tutankhamon, di cui non consta esistano emissioni postume a motivo della damnatio memoriae di cui fu vittima.
Ma un'altra ipotesi può essere avanzata se si interpreta il segno in basso come un nwb maldestramente eseguito. In tal caso potrebbe trattarsi di Nwb-khpr-R', nome di intronizzazione di Antef V o Iniotef, della XVII dinastia [4]. In questo caso, la forma sarebbe più congrua con la fine del Secondo Periodo Intermedio, ma il grafismo ed il tipo di incisione denunciano un'epoca più tarda: soprattutto i falchi ad ali spiegate nella fascia centrale così schematizzati.
Rimane quindi il dubbio che questo esemplare possa essere attribuito ad uno dei due faraoni citati, lasciando aperta l'ipotesi di imitazione del nome o di un motivo senza significato compiuto, casualmente somigliante ai nomi citati.

Il secondo esemplare (scarabeo 2) è realizzato in steatite con l'invetriatura virata al color ocra e misura mm. 17,5 x 12,5 x 8,5. Il protorace a forma di scudo è bordato e separato dalle elitre da una traccia a T la cui parte verticale è tripla. Anche le elitre sono bordate con accuratezza. Le zampe sono mediamente alte e lisce. Classificazione Tufnell [2] B7/III/d5. L'incisione appare sicura, dislivellata (alcune parti sono più profonde) e realizzata con una certa eleganza formale, in sintonia con il corpo, anch'esso ben modellato. Il motivo, a sviluppo verticale, mostra, nella parte superiore, un grande disco solare da cui si dipartono due urei rivolti verso l'esterno. In basso, al centro, la grafia, disposta a triangolo, Skhm khpr R', nome di intronizzazione di Osorkon I, affiancata da due segni disposti verticalmente: a destra un segno n e a sinistra un segno ondulante non identificabile.
Quest'ultimo potrebbe essere interpretato come un stp molto allungato. In tal caso si potrebbero spiegare i due segni verticali con la resa dell'epiteto: stp n R', leggendo in comune [5] il disco solare facente parte del nome. Confrontare un parallelo con la stessa disposizione dei segni del nome e con l'epiteto stp n R' [6]. Altri paralleli in Petrie [7], Matouk [8], Hall [9].
Per concludere, a parte l'originale ed inedita grafia dell'epiteto, l'attribuzione ad Osorkon I ci
sembra sufficientemente attendibile, anche considerato che forma, tipo di incisione e qualità di
esecuzione sono congrui con quelli della XXII dinastia.

Questo scarabeo (scarabeo 3) di eccellente esecuzione, soprattutto in relazione alle sue piccole dimensioni, misura mm. 10 x 7,5 x 5,5, è realizzato in faience color verde acqua ben conservata. Il protorace è diviso dalle elitre da una traccia a T la cui linea orizzontale è flessa verso il posteriore. Zampe mediamente alte, lisce ed incise profondamente. Classificazione Tufnell [2] C1/I/d5.
Il motivo, a disposizione verticale, mostra la dea Maat con il segno 'nkh in mano assisa sul cesto nb. Questa combinazione, per la quale non abbiamo trovato paralleli, potrebbe far pensare a una grafia difettosa di Nb M3't <R'>, nome di intronizzazione di Amenhotep III, o della semplice raffigurazione della dea con nb in esergo a chiudere la composizione. Alcuni autori propendono per la prima ipotesi [10], ma il parallelo citato da entrambi ha una mancanza materica nella parte superiore per cui non si può capire se il disco solare manca perché non è stato inciso o perché si è perduto nella rottura.
Personalmente dubito che si tratti del nome del faraone e propendo per la seconda ipotesi, eventualmente ad un tentativo di imitarne il nome, considerando che nell'abbondante casistica di questo re, non risultano grafie mancanti del disco solare per Ra.
Probabile datazione al Nuovo Regno.

Infine, questo esemplare (scarabeo 4) realizzato in steatite con copertura virata al color crema con residue deboli tracce verdi. E' ben modellato ed inciso con precisione. Misura mm. 19 x 13 x 7. Il dorso è liscio e il protorace è suggerito da due tacche che determinano una lieve strozzatura. Testa e clipeo accuratamente eseguiti e zampe alte, piumate, ma scavate poco in profondità. Classificazione Tufnell [2] B2/O/e6b. Residuo di montatura metallica in situ. Lacuna lamellare alla sommità del dorso.
Decoro in verticale che rappresenta, al centro, un cartiglio delineato a linee doppie con base rigata che contiene i segni: r' (ovalizzato) e khpr. Sopra e sotto il cartiglio due segni nwb. Ai fianchi, coppia di segni: 'nkh (ripetuta) e di nfr.
Anche questo scarabeo pone il problema di stabilire se si tratta del faraone Nwb-khpr-R', (Antef V o Inyotef) della XVII dinastia tebana (in questo caso occorrerebbe considerare uno dei due segni nwb come parte integrante del nome) [11]. In un interessante studio Ward [12] sostiene che la sequenza corretta del nome, come appare nei monumenti di questo re, è Ra-nub-kheper, pur ammettendo che i tre segni in una sequenza diversa non sarebbero motivo sufficiente per escludere il nome reale.
Inoltre riporta una composizione analoga alla nostra (nub-ra-kheper-nub) [13], ma non ritiene sia il nome reale, assimilandola al gruppo che chiama kheper-nub motif, di cui esistono numerosissime varianti grafiche. Un parallelo molto simile [14] è dichiarato essere grafia abbreviata di Inyotef V, ma l'attribuzione non ci convince.
Per concludere, non avendo trovato altri paralleli documentali attendibili ed alla luce di quanto esposto, non sembra possibile ritenere l'esemplare attribuibile ad Antef V.
Per un'ipotesi di datazione, riteniamo l'esemplare appartenente al periodo tra fine XII e XIII Din.


Leggi anche l'introduzione generale allo studio degli scarabei-sigillo di Franco Magnarini


Note

[1] Scaglia di calcare utilizzata al posto del più costoso papiro per scrivere o disegnare.

[2] Tufnell O., "STUDIES ON SCARAB SEALS" vol. 2, part 1 Warminster, UK - 1984, 32-37 (adottiamo questo metodo di classificazione perché ci sembra il più adeguato alla descrizione tipologica, anche se è stato concepito per esemplari del Secondo Periodo Intermedio).

[3] Hall H.R., "CATALOGUE", London - 1913, 1970.

[4] Hall H.R., "CATALOGUE", London - 1913, 212, 213; Tufnell O., "STUDIES ON SCARAB SEALS" vol. 2, part 2 Warminster, UK - 1984, pl. LXIII, 3499, 3500; Matouk F.S., " CORPUS DU SCARABÉE EGYPTIEN" Tome 1°, Liban - 1971, p. 180, 163, p. 207, 119.

[5] Le grafie che necessitano di leggere un segno in comune sono abbastanza frequenti in epoca ramesside, ma si trovano anche dopo.

[6] Newberry P.E., "SCARABS...", London - 1906, pl. XXXVII, 11.

[7] Flinders Petrie W.M., "SCARABS AND CYLINDERS WITH NAMES", London - 1917, pl. XLIX, 22.2.1-2-3.

[8] Matouk F.S., " CORPUS DU SCARABEE EGYPTIEN" Tome 1°, Liban - 1971, p. 198, 759.

[9] Hall H.R., "CATALOGUE", London - 1913, 2428.

[10] Keel O., "CORPUS DER STEMPELSIEGEL-AMULETTE AUS PALÄSTINA/ISRAEL", Katalog Band 1 Göttingen -1997, 195, 271=Rowe A., "A CATALOGUE OF EGYPTIAN SCARABS" Paris - 1936, 557.

[11] Tufnell O., "STUDIES ON SCARAB SEALS" vol. 2, part 2 Warminster, UK - 1984, p. 385, 3500-3501-3502.

[12] Ward W.A., "SCARABS OF NUBKHEPERRA", Beritus XXV-1977, p. 163 e segg.

[13] ibidem fig.3, n° 10.

[14] Nfa, auction Dec 11, 1991, 32.







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Scarabeo 1
Scarabeo 1

Scarabeo 2
Scarabeo 2

Scarabeo 3
Scarabeo 3

Scarabeo 4
Scarabeo 4