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Hathor - di Franco Magnarini

Hathor, una delle più antiche divinità dell'antico Egitto, fu adorata in forma di vacca fin dai tempi predinastici. Nella teogonia egizia fu una dea cosmica ed il suo nome significa Casa di Horus ad indicare che era la personificazione della casa in cui il dio-sole dimorava, cioè il cielo ad Oriente [1].
Tra le sue molteplici raffigurazioni era spesso rappresentata come una donna con il capo sormontato da corna bovine che racchiudevano il sole, vestita da una lunga tunica a bretelle ed ornata dal collare menat. Oppure con testa umana ed orecchie di vacca. In una mano portava lo scettro papiriforme e nell'altra il segno della vita 'nkh. Patrona delle donne, della danza, della musica e dell'amore, aveva come emblema il sistro, strumento musicale a scuotimento di cui esistevano due tipi: ad arco e a naos [2]. Si riteneva che durante le cerimonie il suo tintinnio scacciasse gli spiriti maligni.

Nell'arte figurativa, come tante altre divinità, era rappresentata in forme diverse: tra i numerosissimi appellativi con cui era indicata, era detta anche Signora delle turchesi o Signora del sicomoro e come tale era raffigurata. Il suo culto era diffuso in tutto l'Egitto ed in tutti i più importanti templi dedicati alle dee locali, era adorata insieme a loro.

Sugli scarabei, invece, appare costantemente solo come il suo emblema, il sistro, con vista frontale in cui il lungo collo rappresenta il manico dello strumento e con due urei protettivi che molto spesso erano posti ai lati della testa [3]. Questo motivo appare nel Primo Periodo Intermedio sprovvisto di urei, che compaiono più tardi, e sopravvive fino al Nuovo Regno [4].
E' interessante notare come sia stata rappresentata in modi diversi nelle varie epoche.

L'esemplare A, databile intorno alla XIII dinastia, mostra la testa calzante un modio a gola sormontato da due alte protuberanze. Il sistro è fiancheggiato da due segni shn, che sostituiscono gli urei, a significare protezione ed è appoggiato su un cesto nb.
Vedi parallelo in Petrie [5] con identico copricapo.

L'esemplare B, databile al periodo tra la XIII e la XV dinastia, mostra un disegno molto schematizzato ed un viso privo di particolari. Gli urei ai fianchi sono appena riconoscibili. Per i paralleli vedere nota [6].

L'esemplare C, databile al periodo Hyksos, mostra un'evoluzione del motivo precedente arricchita di particolari, soprattutto nel copricapo piumato, ma gli urei sono ancora tracciati piuttosto grossolanamente. Vedi parallelo in Keel [7].

L'esemplare D, probabilmente ascrivibile alla XVIII dinastia, è decisamente più raffinato nel disegno. Il copricapo sembra rappresentare a sua volta un sistro a naos; notare la particolarità delle orecchie stranamente staccate dalla testa (è visibile solo quella di destra causa la lacuna materica dalla parte opposta). Gli urei coronati dal disco solare sono qui ben delineati e riconoscibili. Vedi paralleli in Petrie [8] con copricapo simile.

Anche nell'esemplare E, una placchetta bifacciale databile al regno di Thuthmosi III della XVIII dinastia, il sistro è del tipo a naos, identificato chiaramente dall'accurato ed elegante disegno.


Leggi anche l'introduzione generale allo studio degli scarabei-sigillo di Franco Magnarini


Note

[1] Wallis Budge E.A., "THE GODS OF THE EGYPTIANS", vol. 1 Ed. Dover, USA - 1969, p. 428 e segg. per chi volesse approfondire l'argomento.

[2] Bresciani E., Donadoni S., Guidotti M.C., Leospo E., "L'ANTICO EGITTO DI IPPOLITO ROSELLINI" De Agostini, Novara – 1993, tav. XVI, p.84, in alto è raffigurato il sistro a naos, in basso il sistro ad arco.

[3] ZIEGLER C., (a cura di...) "I FARAONI" catalogo della mostra a Palazzo Grassi -Venezia Ed. Bompiani Arte, IT- 2002, 421 nn. 87,88: due sistri in bronzo illustrano bene questa configurazione.

[4] Tufnell O., "STUDIES ON SCARAB SEALS" vol.2, part 1 Warminster, UK - 1984, p. 138.

[5] Flinders Petrie W.M., "BUTTONS AND DESIGN SCARABS", London -1925, XV, 1055.

[6] Guidotti M.C.-Leospo E., (a cura di) "LA COLLEZIONE EGIZIA DEL CIVICO MUSEO ARCHEOLOGICO DI COMO" -1994, p. 74, L87, erroneamente descritto come disegno floreale; Flinders Petrie W.M., "BUTTONS AND DESIGN SCARABS", London -1925, XI, 552; Tufnell O., "STUDIES ON SCARAB SEALS" vol. 2, part 2 Warminster, UK - 1984, XLVIII, 2853.

[7] Keel O., "CORPUS DER STEMPELSIEGEL-AMULETTE AUS PALÄSTINA/ISRAEL", Katalog Band 1 Göttingen - 1997, 243, 408.

[8] Flinders Petrie W.M., "BUTTONS AND DESIGN SCARABS", London - 1925, XI, 550, 551.







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Sistro ad arco
Sistro ad arco

Sistro a naos
Sistro a naos

Esemplare A
Esemplare A

Esemplare B
Esemplare B

Esemplare C
Esemplare C

Esemplare D
Esemplare D

Esemplare E
Esemplare E