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L'oro della Nubia (di Alfredo e Angelo Castiglioni)

Le miniere vengono abbandonate

La vita nelle miniere era talmente dura che difficilmente oggi potremmo immaginarla.
Moltitudini di uomini sono morti per scavare una ricchezza che, ovviamente, non apparteneva a loro ma era riservata ai templi e ad un lontano ed inavvicinabile faraone.
Scrive Diodoro: "Non si ha pietà né per i vecchi, né per le donne, né per gli ammalati e gli storpi. Vengono costretti a lavorare con tutte le loro forze fino a quando, non potendone più, muoiono di fatica. Per questo motivo gli sfortunati non sperano che nella morte, in quanto la situazione presente li fa temere in una lunga vita".
Alla fine del XII secolo l'oro della Nubia iniziò a perdere d'importanza. La sempre più ridotta produzione d'oro delle miniere, le inumane condizioni di lavoro dei minatori e il peggioramento delle condizioni climatiche furono, in parte, la causa del loro abbandono.
La "corsa all'oro" del IX secolo e l'eccessivo sfruttamento delle miniere, sfruttamento che si aggiunse a quello effettuato in precedenza dai faraoni e dai Tolomei (protrattosi per oltre 2000 anni), provocò l'esaurimento delle vene più importanti.
Anche la costante minaccia dei nomadi Beja, che si ritenevano i soli padroni del deserto, rendeva insicuro il transito lungo le piste che conducevano alle miniere. Inoltre, fin dall'inizio del XII secolo, l'oro utilizzato nell'Egitto dei Mamelucchi non proveniva più (se non in misura ridotta) dalla Nubia ma dall'Africa Occidentale.
Le miniere del deserto furono abbandonate e rapidamente se ne perse il ricordo.

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