Scarabei egittizzanti in Eurasia - di Franco Magnarini
Redazione Archaeogate, 05-06-2007

Ritengo non del tutto superfluo sottoporre all'attenzione dei lettori, eventuali possessori di oggetti simili, un piccolo gruppo di interessanti, se pur non particolarmente attraenti, esemplari egittizzanti per il motivo che difficilmente ne potranno trovare paralleli nei cataloghi più comunemente conosciuti o reperibili in commercio. Per qualche tempo chi scrive è rimasto dubbioso sulla natura, provenienza ed epoca di questi scarabei, dubitando anche della loro autenticità, come spesso accade quando ci si trova alle prese con qualcosa di inconsueto o sconosciuto.
Caratteristica che accomuna questi scarabei è una modellazione il più delle volte grossolana, tipica della produzione di massa, e l'essere realizzati in faience a stampo, prevalentemente verdazzurro in varie tonalità, ma anche, più raramente, in giallo e blu. Le dimensioni variano dai 14-16 ai 16-18 mm. di lunghezza. L'ovale è irregolare, probabilmente a causa di una lavorazione poco accurata della matrice o scarsa rifinitura dopo averne estratto l'esemplare, ma i colori sono quasi sempre squillanti. La forma del dorso è prevalentemente molto convessa.
Il clipeo è liscio, ma le elitre presentano invariabilmente scanalature [1] in rilievo. Qualche volta la sutura tra clipeo ed elitre è sottolineata da una fila di protuberanze emisferiche. Le zampe sono quasi sempre modellate in modo naturalistico ed è sempre presente la foratura longitudinale.
I decori sul ventre sono spesso impressi poco profondamente, tanto da renderne difficoltosa la riconoscibilità. Essi soggiacciono ad un repertorio piuttosto ristretto e non sono riconducibili alla
classica iconografia egizia od essere inequivocabilmente riconosciuti: prevalgono tracce sinuose vagamente assomiglianti ad urei (esemplari a - b), ma anche a vaghe figure umane accovacciate (esemplari d - e), a linee e segni nb (esemplari e - b). Raramente vi compaiono gatti seduti o animali passanti.
L'unico confronto documentale che è stato possibile reperire, riguarda un catalogo russo, relativamente recente, redatto dalla professoressa Hodjash, capo del dipartimento orientale del museo Pushkin di Mosca [2]. Raccoglie importanti collezioni custodite in musei russi, ucraini, caucasici e stati baltici, tra cui spicca la celebrata collezione dell'eminente orientalista Golenishcev [3].
Si tratta di esemplari risalenti al periodo tra il I secolo a.C. ed il II secolo d.C., provenienti da manifatture di colonie greche, molto probabilmente da Mileto [4], insediatesi sulle rive settentrionali del Mar Nero ed i cui ritrovamenti sono stati fatti nei siti di Tanais, sul Mar d'Azov (n. 1636, pagg. 197 e 310: Museo di Taganrog), a Urbnisi in Georgia e in una tomba sarmata a Grozny in Cecenia (nn. 1654, 1655, 1656, pagg. 198 e 311), in una tomba meoto-scita a Ustlabinskaia nel Krasnodar Krai, in una tomba sarmata di Novo-Filippovka in Ucraina. A Panticapeum sul Mar Nero e Bakhchisarai in Crimea (nn. 1638-1645, pagg. 197 e 310). In Armenia e nella regione di Rostov (1629-1636, pagg. 196 e 310). Ma ancora nel Caucaso settentrionale (nn. 1646-1653, pagg. 197 e 311) [5].
Possiamo concludere con alcune brevi considerazioni.
La popolarità degli scarabei egizi nel mondo antico non era circoscritta, com'è risaputo, al bacino mediterraneo, ma attecchì e si diffuse ben oltre i limiti d'influenza della civiltà egizia. Popolarità inizialmente veicolata dai fenici tramite gli scambi commerciali di esemplari egiziani prima, con la fabbricazione diretta di loro esemplari egittizzanti, poi. Sono esaurientemente documentati ritrovamenti di esemplari egiziani ed egittizzanti, importati od imitati localmente, a Cartagine [6].
Ma anche in Libia, nella penisola iberica, in Portogallo, in Francia, in Sardegna, in Sicilia e nell'Italia peninsulare, a Malta, nelle isole greche e nell'entroterra, a Cipro e a Rodi [7].
Successivamente, come si è detto, furono i greci gli artefici di questa diffusione che arriva, allo stato attuale delle conoscenze, fino in Russia. La città di Naucratis, insediamento greco nel Delta
del Nilo fin dal VI secolo a.C., alacre fucina di imitazioni di scarabei egiziani, diede presto origine a tecniche di fabbricazione di massa per ottemperare alle crescenti richieste di questi oggetti, ma allontanandosi sempre più dalla loro originaria essenza stilistica e contenutistica. Probabilmente alcuni artigiani ritornarono verso i paesi d'origine e fondarono altre colonie nel Levante, continuando la loro attività.
La seconda considerazione riguarda il prolungarsi nel tempo di questa moda, diffusa dall'Egitto.
A questo proposito, il pensiero tende a focalizzarsi sull'epoca faraonica, fino alla dinastia saitica, e ci distoglie dalla reale dimensione cronologica del fenomeno che, invece, vediamo durare fino al II secolo d.C. e probabilmente oltre.
Vero è che nel tempo sono andati perdendosi l'originale simbologia e il significato magicomistico della cultura egizia. E' subentrato un uso meramente ornamentale, considerando questi scarabei come semplici elementi colorati per collane, bracciali od anelli.
Leggi anche l'introduzione generale allo studio degli scarabei-sigillo di Franco Magnarini
Note
[1] Probabilmente ad imitare lo Scarabeus venerabilis citato da Petrie: Flinders Petrie W.M., SCARABS AND CYLINDERS WITH NAMES, Ed. University College, Constable & Co. LTD, London - 1917, Tav. XVLII nn. 13, 15, 16; Tav.LXVIII O20.
[2] Hodjash Svetlana, ANCIENT EGYPTIAN SCARABS, Ed. Vostochnaya Literatura, Moscow, 1999.
[3] Al museo dell'Hermitage a San Pietroburgo.
[4] Panticapeo, sulla costa settentrinale del Mar Nero, Sinope, sulla costa meridionale (citate da Plinio) e probabilmente anche Bakhchisarai in Crimea furono colonizzate da popolazioni ioniche provenienti da Mileto.
[5] I numeri riportati tra parentesi si riferiscono a paralleli pubblicati sul catalogo citato alla nota 2.
[6] Vercoutter Jean, LES OBJETS EGYPTIENS ET EGYPTISANTS du mobilier funeraire Carthaginois, Paris- 1945