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Diversità di qualità? - di Franco Magnarini

Viene spesso osservato che la qualità delle incisioni dei motivi inscritti negli scarabei-sigillo è diversa da quella che si osserva nelle iscrizioni parietali: è sovente considerata inferiore, più o meno brutta, approssimativa.
Parlando in generale, l'osservazione non è priva di contenuto e merita una breve riflessione.
Occorre subito premettere che gli scarabei-sigillo sono stati fabbricati in centinaia di migliaia di
esemplari: ovvio che non tutti gli artefici fossero abili, mentre i geroglifici scolpiti sulle pareti dei templi erano realizzati da maestri specializzati in questo genere di operazioni. Secondariamente, che lo spazio sulle pareti monumentali era di gran lunga maggiore di quello a disposizione su uno
scarabeo-sigillo, consentendo una maggiore libertà d'espressione.
Ciò premesso, possiamo prendere in esame alcuni esempi per dimostrare che, anche nell'esiguità di spazio a disposizione sugli scarabei, venivano ottenute eccellenti realizzazioni, specie in ordine
alla fedeltà rispetto a modelli monumentali, dipinti o scolpiti.
Prendiamo ad esempio alcune figure umane: quelle accosciate (a) e (b), quella del faraone che rende omaggio al dio Ptah (c) e quella di Ramesse II che rende omaggio al dio Amon-Ra assiso in trono (d).
Sappiamo che il canone egizio per rappresentare le proporzioni della figura umana era di 18 moduli per la figura in piedi e di 14 per la figura seduta. Sovrapponendo alle immagini un grigliato in cui i primi due moduli in alto occupano lo spazio della testa, come previsto dal canone, ci si accorge che le figure accosciate, (a) e (b) occupano proprio 14 spazi e quella in piedi (c) ne occupa 18.
Discorso a parte per l'esemplare (d) in cui il canone di 14 moduli è contemplato solo per la figura
seduta, il dio Amon-Ra, mentre Ramesse II, in piedi, non segue le proporzioni canoniche. La ragione può risiedere nel fatto che, per il rispetto dovuto alla figura divina, il re è rappresentato più
piccolo, come spesso accade.
Complessivamente quindi, con un margine minimo di approssimazione, è dimostrato che, anche sugli scarabei, gli artigiani non solo incidevano la figura umana in modo naturalistico e riconoscibile, ma ne rispettavano i canoni proporzionali come nella composizione piana e nella scultura parietale.
Ma altri paragoni possono essere presi in esame per dimostrare l'assunto. Confrontiamo questo
scarabeo di epoca ramesside (e) con il celeberrimo Anubi della tomba di Tutankhamon.
Oppure l'oca dello scarabeo (f) con una delle altrettanto celebri oche di Meidum, considerate un capolavoro assoluto della pittura parietale: difficile non convenire che anche sugli scarabei operavano degli incisori magistrali.
Ancora, osserviamo la fedeltà naturalistica con cui è riprodotto l'ariete della parte bassa dello
scarabeo (g), confrontato con il cartiglio della primogenita di Ramesse II, principessa Bentanat, dipinto su uno dei pilastri osiriaci del tempio rupestre di Abu Simbel e con un ariete dipinto su un papiro: basti osservare con quale fedeltà è stato riprodotto il pelo sul petto dell'animale.
Anche il confronto del coccodrillo dello scarabeo (h) con quello dipinto su papiro di un Libro dei Morti è significativo. La scabrosità della pelle del rettile è ottenuta in entrambi i casi da strisce diagonali: forse una prova che agli incisori di scarabei veniva fornito un disegno del motivo da riprodurre.
Che dire poi della assoluta precisione di alcuni motivi a volute, esemplari (i), (l), (m), (n), considerato il fatto che, ovviamente, erano tracciati... a mano libera.
I dettagli del piumaggio del falco ad ali spiegate inciso sull'esemplare (o) sono sorprendentemente simili a quelli degli stupendi gioielli faraonici.
Per finire, osserviamo le tre righe di scrittura dello scarabeo (p) e domandiamoci quali differenze macroscopiche possiamo percepire tra i geroglifici in esso incisi e quelli di una iscrizione su pietra.

Possiamo concludere che, in molti casi, l'abilità degli artigiani che incidevano gli scarabei non era certamente seconda ai maestri che si occupavano delle incisioni o delle pitture parietali. Il gran numero di laboratori di scarabei che possiamo presumere esistessero in tutto l'Egitto, dato il
cospicuo numero di esemplari giunto fino a noi, ha senz'altro dato origine ad una produzione eterogenea in materia di qualità, in cui, però, non sono rari gli esempi di eccellenza o di standard di alto livello.

La versione completa dell'articolo è disponibile in allegato in formato .pdf


Leggi anche l'introduzione generale allo studio degli scarabei-sigillo di Franco Magnarini







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