Fortuna o sfortuna? - di Franco Magnarini
Redazione Archaeogate, 11-05-2007

Capitai un giorno da un antiquario che esibiva qualche statuetta funeraria egizia e gli domandai se avesse degli scarabei. Mi rispose che non li trattava perché portano sfortuna.
Quel signore, oltre che essere superstizioso, mostrò di ignorare la storia di questi piccoli oggetti.
Portano fortuna o sfortuna? Poiché la domanda mi viene fatta con una certa frequenza, forse non è superfluo divagare un poco dai rigidi schemi scientifici e chiarire qual'era l'atteggiamento degli antichi egizi nei confronti degli scarabei e sgombrare il campo, per chi ci crede, da false opinioni.
Occorre premettere che le credenze religiose di allora, come la scienza medica, sfumavano in gran parte nella superstizione e nella magia. Lo scarabeo era un amuleto e godeva di enorme popolarità, prova ne sia il fatto che, probabilmente, fu l'oggetto fabbricato nel maggior numero di esemplari durante tutto il tempo della ultratrimillenaria civiltà egizia. Era considerato simbolo di risurrezione e rigenerazione, ma il potere magico degli scarabei-sigillo veniva ancor più rafforzato da quanto era inciso sulla loro parte piatta.
Alla voce amuleto, un dizionario moderno recita: piccolo oggetto da portare sulla persona creduto,
per superstizione, capace di proteggere da mali o da pericoli.
La descrizione calza perfettamente anche per gli antichi egizi.
E' significativo constatare che la parola amuleto, in geroglifici, si scriveva con i segni sa fig. 1 gli stessi con i quali si scriveva la parola protezione.
Tralasciando l'altra importante funzione degli scarabei-sigillo, cioè quella di imprimere il motivo inciso nella loro base su boli di argilla plastica per chiudere e sigillare oggetti di vario genere, quella amuletica mantenne sempre grande valenza.
Tra gli innumerevoli motivi riportati dagli antichi artigiani sugli scarabei-sigillo - oggetti, animali reali o mitici, piante, persone, re, dei - la grande maggioranza rappresenta un richiamo ad una magica funzione beneaugurante od apotropaica [1]. Petrie [2] distinse cinque classi di amuleti:
1- di similianza, in forma di creature viventi o loro parti che hanno influenza su parti simili: amuleti a forma di occhio o di orecchio avrebbero assicurato al defunto l'azione di vedere o di sentire.
2- di potere, generalmente in forma di oggetti ritenuti in possesso di particolari poteri che potevano essere trasferiti al portatore con il loro uso
3- di proprietà, in particolare connessi all'uso funerario, garantivano il possesso di particolari beni nell'Aldilà, come, ad esempio, le offerte di cibo.
4- di protezione, in forma animata od inanimata che proteggevano da sciagure o malattie.
5- teomorfi, in forma di dei o loro manifestazioni zoomorfe, si riteneva che ponessero il portatore sotto la protezione del dio o potessero godere delle sue prerogative. Stessa cosa per i nomi reali.
Facciamo qualche esempio.
scarabeo 1 Il segno shen (una voluta di corda) ha significato di protezione di tutto ciò che circonda, simbolicamente anche il possessore. Per questo, i nomi di incoronazione e di nascita dei re furono inscritti nel cartiglio, detto shenu, un cerchio, più tardi un ovale, di corda doppia annodata su un lato, a significare che il re regnava su tutto ciò che il sole circonda.
scarabeo 2 La corona rossa, copricapo regale, simboleggia l'autorità e il potere, prerogative
che il possessore si augurava di ottenere, per assimilazione, nella vita dell'Aldilà.
Nell'esempio, il segno neb (sotto la corona) e il segno hem (alla sua destra) rafforzano il concetto di regalità.
scarabeo 3 Il segno djed simboleggia la stabilità e i due cobra in atteggiamento aggressivo la
protezione. Possiamo quindi ipotizzare che il possessore si attendesse da questo scarabeo di durare a lungo in una condizione di protezione.
scarabeo 4 Anche il segno sa (qui inciso nella metà inferiore) simboleggia protezione. In questo esempio nella parte superiore è rappresentata la grafia n-sw-bit [3], che significa: re dell'Alto e del Basso Egitto. Il probabile senso complessivo è un'invocazione alla protezione del re, ma per estensione, anche del portatore.
Il repertorio degli animali è ricco di significati amuletici.
scarabeo 5 In questo esempio sono rappresentati due pesci: il Tilapia (Tilapia nilotica),
simbolo di rigenerazione e l'Ossirinco (Mormyrus kannume ? ). Entrambi tengono in bocca un bocciolo di loto, altro simbolo di rigenerazione e rinascita. Ma il pesce in genere è anche protezione contro l'annegamento [4].
scarabeo 6 Portare su di sé immagini di scorpioni serviva come protezione da questi insetti
(azione apotropaica). Al culto della dea-scorpione Serqet era dedicato un corpo di specialisti nella cura della loro pericolosa puntura. La presenza del segno ib in basso a destra potrebbe essere l'abbreviazione della frase red-ib-khent che significa: fare attenzione a [5], una specie di messa in guardia.
scarabeo 7 Anche l'immagine del coccodrillo, tra gli animali più temuti, sottintendeva un'azione apotropaica per esorcizzarne la pericolosità e renderlo inoffensivo. Lo stesso meccanismo agiva per l'ippopotamo, altro animale dal pessimo carattere.
scarabeo 8 Si ritiene che il portatore di scarabei con l'immagine di antilopi, gazzelle o simili artiodattili, sperasse di essere dotato della loro velocità o diventare un loro grande cacciatore (azione di assimilazione). In epoca Hyksos l'antilope divenne sinonimo di male, essendo una delle forme assunte dal dio Seth. In questo caso l'azione diviene di carattere apotropaico [6].
scarabeo 9 L'Occhio di Horus (udjat) detto: quello sano, perché guarito da Toth dopo che fu strappato al dio falco da Seth, secondo il mito osiriaco. Si credeva che contrastasse efficacemente influenze maligne ed agiva per protezione. Nel presente esemplare, la composizione con il segno nfr e l'ureo è anche un trigramma crittografico amoniano.
scarabeo 10 Manifestazione zoomorfa della dea Bastet, la femmina del gatto era simbolo di fertilità e come tale possiamo ipotizzare venisse portato dalla donna con la speranza di poter concepire.
Abbiamo detto che le immagini o nomi di divinità ponevano il portatore sotto la loro protezione.
Per quanto riguarda Amon, sono comuni gli esemplari che ne riportano il nome (fig.a), ma
abbastanza rari quelli che ne raffigurano la persona (fig.b) sono divinità minori che appartengono al mondo domestico e famigliare (fig. c e d), il primo, protettore della casa e dei bambini, l'altra, protettrice della gravidanza, del parto e dell'allattamento. Quasi tutto il pantheon egizio è rappresentato sugli scarabei e sempre con la stessa valenza di protezione.
Sarebbe agevole continuare negli esempi, ma si rischierebbe di appesantire troppo queste righe che, peraltro, non hanno la pretesa di essere un trattato.
Possiamo però concludere che questi piccoli oggetti sono sempre stati beneauguranti e tranquillizzare i superstiziosi che si trovassero a possederne.
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Leggi anche l'introduzione generale allo studio degli scarabei-sigillo di Franco Magnarini
Note
[1] Atta ad allontanare od annullare un influsso magico maligno.
[2] W.M. Flinders Petrie: AMULETS Ristampa di Martin Press London 1994.
[3] Che Gardiner (EGYPTIAN GRAMMAR, Griffith Institute 3a Ed. 1988) traduce: colui che appartiene al falasco e all'ape.
[4] Carol Andrew: AMULETS OF ANCIENT EGYPT fig. 43 e p. 41.
[5] Faulkner R.O. A CONCISE DICTIONARY- MIDDLE EGYPTIAN Griffith Institute Oxford, 1991 pag. 15.
[6] Carol Andrew: AMULETS OF ANCIENT EGYPT pag. 60.