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Replica alla traduzione di un passo dei Testi delle Piramidi da parte di Richard Steiner - di Alessandro Roccati

La millantata decifrazione, di una formula dei Testi delle Piramidi egiziani redatta in una presunta lingua semitica, da parte di Richard Steiner, professore di lingue e letterature alla Yeshiva University di New York, soffre di carenze metodologiche strutturali, che impediscono di accettarla come reale successo scientifico.
Non si fa alcuna attenzione al contesto referenziale, che nel terzo millennio a.C. assume una sola "scrittura-lingua" (ossia una lingua che fa corpo con la scrittura, e viceversa, ignorando la distinzione saussuriana tra significante e significato). Ciò impedisce che si possa scrivere con il sistema logografico egiziano in uso nel terzo millennio a.C. una lingua diversa da quella presupposta nel sistema grafico stesso.
In questo periodo manca egualmente una visione dell'alterità, che permetta di procedere ad un confronto paritetico e quindi ad una versione da una lingua in un'altra, fuorché non avendo coscienza dell'estraneità del materiale linguistico assunto (il che sembra poco probabile). In altri termini la situazione culturale e grafico-linguistica differisce radicalmente da quella dell'Egitto ramesside (ultimo quarto del secondo millennio a.C.), quando si hanno effettivamente citazioni da lingue altre in trattati magici. Ma è probabilmente questa realtà che lo studioso ha erroneamente pensato di attribuire anche all'Egitto di mille anni prima.
Certamente vi sono vocaboli di origine allogena nella lingua "egiziana" di ogni periodo, ma la loro presenza si configura come patrimonio comune acquisito e non come intrusione.
Da queste premesse si deduce che la asserita scoperta dello studioso americano o è un evento rivoluzionario che sovverte le conoscenze finora consolidate, oppure è un abbaglio dovuto alla mancanza di percezione della realtà storica. La pretesa "scoperta" appare piuttosto come un maldestro tentativo di affermare una anacronistica presenza culturale "semitica" (ben diversa dalla lingua accadica ed "eblaitica" coeve a questa fase di egiziano) nella grande vicenda umana dell'Età delle Piramidi.

Alessandro Roccati (Università di Torino)