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L'incesto dinastico tolemaico e i matrimoni endogamici nell'Egitto greco-romano: alcuni aspetti* - di Marco Rolandi

*Il presente contributo costituisce la versione italiana compendiata della relazione "Ptolemaic Dynastic Incest and Incests in graeco-roman Egypt: some aspects", a cura di chi scrive, presentata in occasione del Second International Congress for Young Egyptologists, Lisbona 23-26 ottobre 2006 (Atti in corso di stampa).


Durante il periodo tolemaico la civiltà greca, normalmente poco eclettica, recepì molte caratteristiche della civiltà egizia e proprio ciò costituisce uno degli aspetti più singolari di quest'epoca. L'incesto dinastico, proveniente direttamente dall'Egitto faraonico[1] dove esso venne praticato abbastanza presto[2], è tra i più significativi: venne introdotto dal re Tolemeo II Filadelfo, il quale sposando la propria sorella Arsinoe II diede inizio al culto degli Theoi Adelphoi. In questo caso, il culto dinastico della coppia reale venne sacralizzato dalla loro unione incestuosa.

L'assimilazione dei discendenti di un generale macedone al ruolo di faraone egiziano è uno dei fenomeni più rilevanti del regno dei Tolemei. La loro progressiva faraonizzazione, quella delle loro regine e delle loro famiglie può anche essere vista in luce di una più generale fusione di un dominio straniero con la popolazione locale.

E il grande ruolo rivestito da Arsinoe II come sorella e regina, come già è stato detto, diede origine al culto dinastico tolemaico da parte di Tolemeo II Filadelfo, il quale deificando la propria sorella e moglie riscosse immediato successo sia fra i Greci che fra la popolazione egizia[3]: la divinizzazione di Arsinoe fu un atto soprattutto politico ed il nuovo culto venne immediatamente acquisito dai Greci della capitale e del resto del paese.

La regina venne ufficialmente inserita nel culto dinastico di Alessandro e dei suoi successori, con una propria sacerdotessa o canefora, sia ad Alessandria che a Ptolemais, più a sud[4]. Essa fu anche oggetto di culto pubblico con templi propri o Arsinoeia.

La fondazione a Capo Zephyrion da parte dell'ammiraglio Callicrate di un tempio della regina (come Afrodite) catturò la sensibilità dei poeti greci e un epigramma di Posidippo in suo onore è addirittura conservato fra le carte di Tolemeo, figlio di Glauca[5].

Può naturalmente essere stata la popolarità di questo culto pubblico, insieme all'adozione da parte di Arsinoe II ancora in vita del titolo di sorella-dea, una degli Theoi Adelphoi, che, come Fraser acutamente ha proposto, aiutò a riconciliare i Greci d'Egitto con la inusuale e talvolta inaccettabile pratica del matrimonio tra fratello e sorella[6].

La prima menzione del culto degli dei Adelphi associato a quello di Alessandro e nello stesso tempo l'ultimo esempio dell'assenza della canefora di Arsinoe può essere rinvenuto in P Hibeh I, 99:

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Questo documento, datato al 270-269 a.C., è una ricevuta per il pagamento di un affitto; nel nostro contesto, estremamente importanti si rivelano essere i righi 4-5: "'Alex£nd[rou | kaˆ qeîn 'Adelfîn".

Il confronto fra questo ed un altro passo conservato in P Hibeh I, 110[7], mostra che l'associazione degli dei Adelphi avvenne fra il tredicesimo ed il quindicesimo anno del Filadelfo e la canefora per la prima volta apparve in un papiro del diciannovesimo anno.

In un altro documento appartenente alla stessa collana, P Hibeh II, 199, un frammento di annali sacerdotali, appare chiaro che il culto del Filadelfo e della sorella Arsinoe fu istituito in Alessandria non dopo il 272-271 a.C., certamente quando Arsinoe era ancora viva. Nel resto dell'Egitto la sua statua di culto venne innalzata accanto a quella degli dei locali, siano essi l'ariete di Mendes, il dio coccodrillo Souchos del nuovo nomo "Arsinoite", o lo Ptah mummiforme di Menfi[8].

Questo matrimonio fra consanguinei, che soltanto una minoranza di studiosi ritiene di derivazione macedone o persiana[9], costituì un precedente non solo per l'intera dinastia tolemaica ma anche per la gente comune e l'epiteto "Philadelphos", assunto per la prima volta dalla regina Arsinoe, alla sua morte nel 270 a.C. passò al marito-fratello Tolemeo.

Continuando con una rassegna della dinastia tolemaica, è interessante notare come la pratica dell'incesto fosse presente in ogni vicenda di successione al trono per legittimare il potere e anzi per garantire una sorta di "dominio femminile" riguardo le questioni dinastiche[10].

Naturalmente la crescente prevalenza dell'incesto dinastico sarà messa nel suo contesto reale, cioè quello di un ruolo sempre più rilevante della donna nel periodo ellenistico. Un altro fattore che rese questo tipo di matrimoni più frequente fu la crescente egittizzazione della dinastia tolemaica: come infatti ci si potrebbe di per sè aspettare, l'elemento egizio nella monarchia tolemaica crebbe e questo da solo potrebbe bastare per rendere più "normale" il matrimonio dinastico di tipo endogamico.

Lo status relativamente elevato della regina nelle monarchie prima faraonica e poi tolemaica (e perché no quello delle donne in generale nella società egizia) rinforzò tale tendenza e anche il culto di Iside può aver costituito un fattore importante[11].

Alcuni esempi cercheranno di chiarire questo punto assai delicato del problema in esame.

Per primo si trova Tolemeo IV Philopator, il quale nel 217 a.C. sposò la propria sorella Arsinoe III. Questo matrimonio venne celebrato in un periodo di crisi nazionale, quando Antioco III era in procinto di invadere l'Egitto[12].

Tolemeo VI Philometor, figlio primogenito di Tolemeo V e Cleopatra I, sposò la propria sorella maggiore Cleopatra II nel 176 a.C[13]. In questo periodo il potere era nelle mani dei cortigiani, specialmente dell'eunuco Euleo e del liberto Leneo. Per mettere l'Egitto in una posizione difensiva più solida nei confronti della Siria e per accrescere la propria autorità sulla famiglia reale, ecco che i due cortigiani non esitarono a fare unire in matrimonio i due fratelli poco più che adolescenti.

In più facendo sposare Cleopatra II con l'ancor più giovane fratello, la si mise al riparo da possibili altri matrimoni con altrettanti pretendenti i quali avrebbero potuto in seguito reclamare la sovranità sull'Egitto. Infatti un matrimonio endogamico in seno a una casata reale tende sempre a consolidare la dinastia e ad enfatizzare l'unica e divina natura della famiglia reale, non solo in relazione alla gente comune ma anche verso le altre dinastie regnanti[14].

Il prossimo caso di incesto riguarda uno dei sovrani più discussi del periodo tolemaico: Tolemeo VIII. Soprattutto negli ultimi anni la critica moderna ha cercato di vagliare gran parte della letteratura antica in cui egli viene descritto come il modello perfetto di tiranno con tutte le sue odiose caratterizzazioni[15]. In "ordine di incesti" dunque, Tolemeo VIII Evergete II Fiscone sposò dapprima sua sorella Cleopatra II nel 145 a.C., in seguito la figlia di lei Cleopatra III nel 141/140 a.C.; questa situazione determinò il primo caso di poligamia endogamica nella dinastia tolemaica.

Circa il primo matrimonio, niente vi fu di più turpe, secondo le fonti antiche, della prima notte di nozze: avendo fatto di sé stesso il signore di Alessandria con non poche difficoltà, Tolemeo VIII suggellò un accordo segreto con la propria sorella, la quale accettò di diventare la sua regina per dare un'impressione di legittimità e continuità al potere. Da parte di Cleopatra II, l'accordo prevedeva che suo figlio Tolemeo VII fosse lasciato in vita, forse in previsione di una coreggenza con lo zio.

A questo riguardo lo storico Giustino (38, 8, 4) ci narra che una volta celebrato il matrimonio, mentre ancora gli invitati stavano prendendo posto per il banchetto, Tolemeo VIII in persona uccise il nipote davanti al generale imbarazzo; in seguito egli si diresse verso il talamo della propria sorella con il sangue del figlio di lei ancora fresco sulle mani.

Non facendo caso al proprio doppio incesto, la nuovamente regina Cleopatra II, dopo aver dato alla luce un erede maschio, cambiò ora il proprio titolo Philometor (che le derivava da Tolemeo VI), in Emergete[16].

A questo punto Tolemeo VIII sposò la propria nipote Cleopatra III, con molta probabilità fra il maggio 141 e il gennaio del 140 a.C[17]. L'acquisizione degli onori regali da parte di Cleopatra III culminò nel suo riconoscimento ufficiale di "regina moglie". Questo la distingueva da Cleopatra II che ora divenne "regina sorella"; ora finalmente madre e figlia potevano dirsi pienamente regine d'Egitto[18].

Arrivando con la presente rassegna alle soglie del I sec. a.C., troviamo Tolemeo X Alessandro I il quale nel 101 a.C.[19], sposò la propria nipote Cleopatra Berenice III e questo caso rappresenta un ulteriore esempio in cui un matrimonio dinastico incestuoso non coinvolge fratello e sorella, ma zio e nipote.

Tolemeo XII Aulete sposò la propria sorellastra Cleopatra V Tryphaena nel 79 a.C[20]. In questo periodo però, l'attività politica della dinastia e l'effettivo controllo del potere stava sempre più scivolando nelle mani dei Romani e di conseguenza i matrimoni endogamici reali diventarono per essi il modo più sbrigativo per incrementare la loro influenza sugli ultimi Tolemei[21].

Tolemeo XIII è protagonista di una storia ben nota: egli fu coreggente con la propria moglie e sorella maggiore Cleopatra VII ma cercò di privarla del potere. Ultimo di una dinastia ormai in decadenza, annegò nel Nilo dopo essere stato sconfitto da Giulio Cesare e Mitridate di Pergamo durante il Bellum Alexandrinum[22].

Alla fine di questa prima parte è importante riuscire a capire che cosa la gente comune recepì di queste pratiche incestuose, se seguì tale tendenza o se invece non ne venne influenzata. Prima di tutto, le prove che ci permettono di dimostrare la puntuale frequenza dei matrimoni endogamici per il periodo romano (si vedranno in seguito le dichiarazioni di censimento), semplicemente non esistono per il periodo immediatamente precedente. Nei documenti dell'Egitto ellenistico il ricorrersi di nomi identici nello stesso nucleo familiare suggerisce fortemente che i matrimoni fra parenti stretti dovevano essere ragionevolmente comuni; tuttavia in uno studio recentissimo e molto completo[23], molto raramente è possibile trovare una prova sicura di matrimoni endogamici per questo periodo.

Spesso naturalmente i membri di queste unità familiari avranno avuto legami di consanguineità, ma il semplice sistema dell'onomastica in uso non ci permette di dimostrarlo in maniera sicura. In più, i dettagli dei documenti sono spesso illeggibili o perduti.

Per fortuna però, insieme ad altre poche testimonianze[24], un documento di età ellenistica in cui è attestato un matrimonio tra fratello e sorella è sopravvissuto: si tratta di P Tebt III, 766. Si vedano espressamente i righi 1-8.

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Il testo, datato al 136 a.C., è una richiesta di pagamento dell'apòmoira su una vigna. Euterpo, sorella e moglie di Dioniso, è anche figlia di un Dioniso. Non ci sono motivi per ritenere che suo marito non portasse il nome del padre comune.

Accanto a queste testimonianze dirette gli autori greci hanno talvolta menzionato il costume egizio delle nozze tra fratello e sorella. Diodoro Siculo (1, 27, 1) dice che gli Egizi erano soliti sposare le proprie sorelle e Pausania (1, 7, 1) ribadisce che il matrimonio fra Tolemeo II e Arsinoe II seguì una pratica egizia. Sappiamo che Tolemeo II punì severamente il poeta Sotade il quale schernì in maniera oscena il matrimonio[25], ma quanto intensa fosse la disapprovazione dell'elemento greco verso un matrimonio endogamico nel primo periodo tolemaico è difficile asserire.

Considerando la popolarità di Arsinoe e del suo culto ed il generale successo della pratica dell'incesto durante tutta la dinastia, è probabilmente sbagliato sovrastimare un'eccessiva disapprovazione da parte dell'elemento ellenico della popolazione. Un'altra cosa importante da considerare è che nei primi tempi i Greci in Egitto furono una comunità isolata e l'istintivo timore di perdere la propria personalità etnica può aver convinto questa comunità a praticare abitualmente scelte famigliari di tipo endogamico.

Nel periodo romano poi, i matrimoni endogamici tra fratello e sorella divennero molto comuni in Egitto e specialmente nel Fayum, grazie alle eccezionali scoperte della fine dell'Ottocento, durante la grande stagione della papirologia, possiamo documentarne un gran numero.

E ora veniamo ad un documento molto suggestivo. Noi sappiamo che la pratica dell'incesto nell'Egitto greco-romano cominciò con la regina Arsinoe II: e quale testimonianza più forte per descrivere e fissare una continuità con tutto ciò di un matrimonio fra gemelli nella città di Arsinoe!

Questo particolare caso è contemplato in un papiro del II sec. d.C.[26], P. Duk. inv. 491:

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Il papiro conserva la parte superiore di una dichiarazione indirizzata a Dios e Apollonios, due funzionari la cui carica ci è restituita dal documento, grammate‹j mhtropÒlewj[27] (righi 1-2), da parte di una coppia sposata. Sabinos e Thermion sono in effetti dei gemelli (si legge chiaremente ai righi 7-8: "kaˆ Ðmop(atr...ou) kaˆ Ðmomhtr...ou ¢delfÁj did{i}Úmou")[28].

Nonostante nella documentazione del nomo arsinoita della prima età romana siano molto comuni i matrimoni endogamici, questa è la prima volta che viene menzionata un'unione fra gemelli. E' altrettanto notevole notare che questa coppia molto probabilmente generò della prole; danni fisici al nostro testo rendono oscuro l'oggetto esatto della dichiarazione, ma paralleli con documenti coevi suggeriscono che si potrebbe trattare della registrazione di un bambino[29].

I matrimoni endogamici nell'Egitto greco-romano sono stati al centro di numerosi e importanti studi negli ultimi anni[30], ma molti problemi rimangono ancora irrisolti[31].

In sintesi però, queste unioni incestuose, a volte protrattesi per generazioni successive, interessarono sia le elites culturali urbane sia le popolazioni dei villaggi più periferici. E' anche chiaro il fatto che costituirono un vero matrimonio invece che una mera formalità burocratica[32]. Il fenomeno dei matrimoni tra fratello e sorella nell'Egitto romano in particolare è stato a lungo oggetto di dispute fra storici delle scienze sociali ed antropologi[33]. La difficoltà più rilevante a cui questi studiosi si sono trovati di fronte è la violazione di uno degli assunti più universali della nostra specie: il tabù dell'incesto. Questo tabù è stato una delle premesse di base di molte teorizzazioni antropologiche sul matrimonio e sulle strutture sociali, e venne utilizzato per costruire ogni tipo di assoluti[34]. Il grande antropologo Lévi-Strauss, per esempio, disse che la proibizione dell'incesto ed il ruolo complementare dell'esogamia, costituiscono "il primo gradino grazie al quale, attraverso il quale e specialmente per il quale viene fatta la transizione dalla natura alla cultura"[35].

Ma per trovare una risposta di tipo storico-culturale, gli studiosi del mondo antico hanno avanzato anche altre possibilità; molti di loro, come Foraboschi, Bagnall e Frier[36], si sono basati su argomenti di carattere economico. Di qui la teoria che il fenomeno possa venir interpretato come la necessità di mantenere intatto e non frazionato tutto quanto il patrimonio familiare.

Scheidel seguendo Bowman giunge a dire letteralmente: "The general acceptance of this practice was presumably due to the fact that it did more to preserve important social and economic structures than to destroy them and this must have been a strong enough factor to overcome any revulsion against it"[37]. In più egli pensa che sia ora di gettare uno sguardo comparativo verso i matrimoni endogamici della società araba e sub-indiana[38]. Tuttavia il proposito del suo studio è stato quello concentrare l'attenzione degli storici sull'aspetto biologico dell'incesto.

Bussi[39] pensa ad una combinazione di cause, fra le quali la più probabile potrebbe essere la necessità di trasferire ai figli delle elites greche, o ellenizzate, i privilegi acquisiti dai genitori. Altri hanno visto questi matrimoni come un continuum di un antico e radicato costume egizio[40], ma la scarsa consistenza della documentazione di età tolemaica non permette di essere definitivi.

Shaw invece ha optato per un approccio alla questione di natura più culturale[41]. Come egli propone, i matrimoni endogamici nell'Egitto romano non sono da vedersi come una violazione di costumi sessuali universali, ma bisognerebbe inquadrarli culturalmente. Essi sarebbero il prodotto di una particolare miscela di circostanze sociali e politiche; un po' forse come l'ecletticità straordinaria dimostrata dai Greci in Egitto di cui si parlava all'inizio di questo contributo. Da un altro lato lo studioso conclude che l'incesto può essere stato un modo per i nuovi gruppi da poco insediatisi per definirsi etnicamente e socialmente in una società in cui queste distinzioni erano molto importanti.

Io penso che questi argomenti siano convincenti. Il matrimonio è (o era) la parte essenziale del processo riproduttivo della famiglia e della città, cruciale in una società dove si trovano differenti gruppi etnici che si confrontano per mantenere le proprie identità.

Siano tutte queste spiegazioni valide o no, è certamente corretto spiegare i matrimoni fra consanguinei come la risposta a circostanze particolari. E ciò vale anche per l'incesto dinastico: nonostante molti furono i cambiamenti dall'Egitto faraonico a quello greco e poi romano, alcune cose rimasero peraltro invariate. E ciò è altrettanto vero per la particolare posizione geografica e fisica dell'Egitto, che ha reso questo paese così unico e speciale in tutte le epoche.


Note

[1] Cfr. E.D. Carney, The Reappearance of Royal Sibling Marriage in Ptolemaic Egypt, PP 237, 1987, p. 420 ss.

[2] Si veda a questo proposito J. Cérny, Consanguineous Marriages in Pharaonic Egypt, JEA 40, 1954, p. 23 ss; J. Gwyn-Griffiths, The Origins of Osiris, MAS 9, 1966, p. 138 ss; J. Quaegebeur, Reines ptolémaïques et traditions egyptiennes, in H. Maehler-V.M. Strocka, Das ptolemaïsche Ägypten, Mainz 1978, pp. 245-262.

[3] Cfr. O. Montevecchi, La Papirologia, Milano 19882, p. 270; J. das Candeias Sales, Ideologia e Propaganda Real no Egipto Ptolomaico (305-30 a.C.), Coimbra 2005, p. 220 ss.

[4] Cfr. M. Minas, Die KanhfÒroj. Aspekte des ptolemäischen Dynastiekults, StudHel 34, 1998, pp. 44-45.

[5] Si veda E. Lelli, Arsinoe II in Callimaco e nelle testimonianze letterarie alessandrine: Teocrito, Posidippo, Sotade e altro, ARF 4, 2004, pp. 5-29.

[6] P.M. Fraser, Ptolemaic Alexandria, I, Oxford 1972, p. 217.

[7] Cfr. P Hibeh I, 110, l. 40 e 44.

[8] Cfr. S. Sauneron, Un document égyptien relative à la divinisation de la reine Arsinoe II, BIFAO 60, 1960, pp. 83-109; J. Quaegebeur, Ptolémée II en adoration devant Arsinoe II divinisée, BIFAO 69, 1971, pp. 191-217; Id., Documents concerning a cult of Arsinoe Philadelphos at Memphis, JNES 30, 1971, pp. 239-270; D.J. Thompson, Memphis under the Ptolemies, Princeton 1988, pp. 125-132.

[9] E' questa l'opinione espressa da J. Rowlandson, Women and society in Greek and Roman Egypt. A Sourcebook, Cambridge 1998, p. 26.

[10] Questa valutazione è supportata da molta dottrina, a partire da G.H. Macurdy, Hellenistic Queens, Baltimore 1932 (Reprinted Chicago 1985), p. 148 ss.; C. Vatin, Recherches sur le mariage et la condition de la femme mariée à l'époque hellénistique, Paris 1970, pp. 57-84; S.B. Pomeroy, Women in Hellenistic Egypt, New York 1984, p. 17 ss; E. Carney, The Reappearance of Royal Sibling Marriage, cit., p. 434 ss; fino a J. Whitehorne, Cleopatras, London 1994, p. 90 ss.

[11] E' interessante notare come Diodoro Siculo, 1, 27, 1, attribuisca la pratica egizia del matrimonio incestuoso alla popolarità del culto di Iside e, erroneamente, stabilisca che l'importanza di Iside spieghi il potere della regina, che egli crede essere più grande di quello del re. Si veda D.B. Thompson, Ptolemaic Oinochoai and Portraits in Faience. Aspects of the ruler cult, Oxford 1973, pp. 58-74 and 121, per una discussione circa la crescente importanza del culto di Iside in relazione a quello delle regine tolemaiche.

[12] Si veda H. Heinen, The Syrian-Egyptian Wars and the new kingdoms of Asia Minor, Cambridge Ancient History, Vol. VII, Part. 1, The Hellenistic World, Cambridge 1984, p. 433 ss.

[13] Cfr. J. Whitehorne, Cleopatras, cit., pp. 89-102; J. das Candeias Sales, Ideologia e Propaganda Real, cit., p. 221.

[14] Cfr. E. Gruen, The Hellenistic World and the coming of Rome, II, Berkeley-Los Angeles-London 1984, pp. 673-675.

[15] Polibio, 34, 14, 6 = Strabone, 17, 1, 12; Plutarco, Moralia, 201 A; Ateneo, 12, 549e; Menecle di Barce, FGH 270, F9. Cfr. P.M. Fraser, Ptolemaic Alexandria I, cit., pp. 61-62, 76-79, 86-88.

[16] Cfr. D.J. Thompson, Memphis under the Ptolemies, cit., p. 152 ss; J. Whitehorne, Cleopatras, cit., p. 110 ss.

[17] Si veda P.W. Pestman, The Archive of the Theban Choachytes (Second Century BC), Leuven 1993, p. 86.

[18] P Tebt. I, 6 = C.Ord.Ptol., 47. Cfr. P.W. Pestman, Chronologie Egyptienne d'après les Textes Démotiques (332 avant J.C.-453 aprés J.C.), (P.Lug.Bat. XV), Leiden 1967, pp. 56-60.

[19] Cfr. P Adl. I, 12, un papiro datato 26 ottobre 101 a.C. Da questo momento Tolemeo X regnò con Berenice, o Cleopatra Berenice come venne da allora chiamata assumendo il nome che cominciò a diventare un appellativo dinastico di tutte le regine della casa reale, tanto quanto Tolemeo lo era per i re. Cfr. A.E. Samuel, Ptolemaic Chronology, Munich 1962, p. 152; P.W. Pestman, Chronologie Egyptienne, cit., p. 72.

[20] Cleopatra V Tryphaena rappresenta una figura poco conosciuta e risulta molto incerto stabilire se fosse a tutti gli effetti sorella di Tolemeo XII o figlia di una madre diversa. Gli ultimi studi propendono per quest'ultima interpretazione; si veda J. Whitehorne, Cleopatras, cit., p. 178.

[21] Anche Tolemeo XI Alessandro II, il predecessore dell'Aulete, venne da Silla unito in matrimonio con la cugina e matrigna Cleopatra Berenice III nel giugno dell'80 a.C. Il suo regno durò solo 19 giorni, il suo matrimonio appena qualche giorno meno. Cfr. P.M. Fraser, Ptolemaic Alexandria I, cit., p. 124.

[22] Si veda L. Criscuolo, La successione a Tolemeo Aulete ed i pretesi matrimoni di Cleopatra VII con i fratelli, Egitto e Storia Antica. Dall'ellenismo all'età araba. Bilancio di un confronto. Atti del colloquio internazionale, Bologna 31 Agosto-2 Settembre 1987 (ed. L. Criscuolo-G. Geraci), Bologna 1989, pp. 325-339.

[23] Cfr. W. Clarysse-D.J. Thompson, Counting the People in Hellenistic Egypt, II, Cambridge 2006, p. 297 n. 257.

[24] SB XII, 11053; P Grenf II, 26. Cfr. S. Bussi, Mariages endogames en Égypte hellénistique et romain, RD 80, 2002, p. 3 nn. 12-14, p. 20.

[25] L'episodio è riportato da Ateneo, 14, 620-621; Plutarco, Moralia, 11a. Cfr. P.M. Fraser, Ptolemaic Alexandria I, cit. pp. 117-118.

[26] Cfr. N. Gonis, Incestuous Twins in the City of Arsinoe, ZPE 133, 2000, pp. 197-198.

[27] Circa questi funzionari, coinvolti nella raccolta dei documenti riguardanti la popolazione, si veda la letteratura contenuta in BGU XV, 2471, e N. Lewis, The Compulsory Services of Roman Egypt, Pap. Flor. XXVIII, 1997, p. 18. In più essi erano normalmente preposti alla ricezione di dichiarazioni di nascita: cfr. BGU I, 110-111; P Fay. 28; P Gen. I, 33.

[28] Questioni riguardanti i gemelli sono state discusse di recente da W. Scheidel, What's in age? A Comparative View of Bias in the Census Returns of Roman Egypt, BASP 33, 1996, pp. 25-59; Id., Twins in Roman Egypt: Postscript to BASP XXXIII (1996), BASP 34, 1997, pp. 35-37.

[29] Cfr. W.Chr. 211 (156 A.D.). Circa questa tipologia di documenti si veda N. Cohen, A Notice of Birth of a Girl, in R. Katzoff, Y. Petroff, D. Shaps, Classical Studies in Honor of David Sohlberg, Ramat Gan 1996, pp. 385-398; N. Lewis, Notationes Legentis. Registrations of Status, not Birth, BASP 34, 1997, p. 23.

[30] K. Hopkins, Brother-sister marriage in Roman Egypt, Comparative Studies in Society and History 22, 1980, pp. 303-354; B. Shaw, Brother-sister marriage in Graeco-Roman Egypt, Man 27, 1992, pp. 267-299; W. Scheidel, Incest Revisited: Three Notes on the Demography of Sibling Marriage in Roman Egypt, BASP 32, 1995, pp. 143-155; Id., Measuring Sex, Age and Death in the Roman Empire: Explorations in Ancient Demography, JRA suppl. 21, 1996, pp. 9-51; Id., Brother-Sister marriage in Roman Egypt, Journal of Biosocial Science 29, 1997, pp. 361-371; S. Bussi, Mariages endogames en Égypte hellénistique et romain, RD 80, 2002, pp. 1-22.

[31] Si veda la recensione di R.S. Bagnall a W. Scheidel's Measuring Sex, Age and Death, cit., in BMCR, consultabile su Internet all'indirizzo http://ccat.upenn.edu/bmcr/1997.8.17.

[32] Circa gli effetti emozionali e sentimentali derivati da relazioni sessuali endogamiche si veda D. Montserrat, Sex and society in graeco-roman Egypt, London-New York 1996, pp. 90-91.

[33] Esiste un'imponente bibliografia sui matrimoni fra consanguinei, raccolta al meglio da R.S. Bagnall-B.W. Frier, The Demography of Roman Egypt, Cambridge 1994, p. 127 n. 62.

[34] Cfr. D. Montserrat, Sex and society in graeco-roman Egypt, cit., p. 89.

[35] Cfr. C. Lévi-Strauss, Les Structures Élémentaires de la Parenté, Paris 1949, p. 30.

[36] D. Foraboschi, L'Egitto, in M.H. Crawford, ed., L'Impero romano e le strutture economiche e sociali delle province, Como 1986, p. 118; R.S. Bagnall-B.W. Frier, The Demography of Roman Egypt, cit., p. 131. Cfr. M. Hombert-Cl. Préaux, Recherches sur le recensement dans l'Egypte romaine (P. Bruxelles inv. E. 7616), Leiden 1952, p. 140; N. Sidler, Zur Universalität des Inzesttabu: eine kritische Untersuchung der These und der Einwände, Stuttgart 1971, pp. 79-80.

[37] W. Scheidel, Measuring Sex, Age and Death, cit., p. 49; A.K. Bowman, Egypt after the Pharaohs, London 1986, p. 136.

[38] Cfr. W. Scheidel, Measuring Sex, Age and Death, cit., p. 50.

[39] S. Bussi, Mariages endogames, cit., pp. 16-19.

[40] Cfr. J. Goody, The Oriental, the Ancient and the Primitive: Systems of Marriage and the Family in the Pre-Industrial Societies of Eurasia, Cambridge-New York 1990, pp. 319-341.

[41] Cfr. B. Shaw, Brother-sister marriage, cit., p. 292






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Gli dei Adelphi Arsinoe II e Tolemeo II
Gli dei Adelphi Arsinoe II e Tolemeo II

Statua della regina Arsinoe II
Statua della regina Arsinoe II

Tolemeo VIII dinnanzi a divinità egizie - 142-116 a.C. circa. Londra, British Museum
Tolemeo VIII dinnanzi a divinità egizie - 142-116 a.C. circa. Londra, British Museum

Fayum, II sec.d.C. - Ritratto di giovane donna
Fayum, II sec.d.C. - Ritratto di giovane donna

Il Dott. Marco Rolandi
Il Dott. Marco Rolandi

Testo 1
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Testo 2
Testo 2

Testo 3
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