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Bes, balli e ubriachezza - di Giuseppina Capriotti Vittozzi

Uno dei grandi meriti del portale Archaeogate è quello di porre in contatto, in tempi brevissimi, gli studiosi e le loro ricerche, stimolando un confronto; vado apprezzando, tra l'altro, la sezione dedicata agli scarabei - ambito tanto importante quanto spesso emarginato - generalmente condotta da Franco Magnarini. Proprio su uno scarabeo, studiato da P. Tallet e riproposto nel sito da Magnarini, vorrei tornare, interessata da un'iconografia particolare di Bes, figura che spesso ha occupato i miei studi.

La difficoltà di leggere correttamente la parte piatta di uno scarabeo sta sicuramente nelle piccole dimensioni che non solo rendono sommari i tratti, ma possono anche dettare delle deformazioni.
Nel nostro caso, si tratta indubbiamente di una figurina del tipo di Bes[1], identificato non solo dalla corona di piume ma anche dall'atteggiamento. Per quanto sembri seduto, il dio è in realtà in una posizione di danza: il seggio non è visibile e il tratto verticale che si vede dietro alle gambe è la coda del dio, meglio riconoscibile nella figura dell'impronta; la posizione degli arti, qui fin troppo piegati fino ad un angolo retto, ricalca quella delle danze scomposte attribuite e Bes e alle scimmie, fino alle figure di nani danzanti, tipiche dell'epoca greco-romana[2] e, addirittura, degli adepti dei culti di origine egizia, come si può vedere in un famoso rilievo romano, detto "di Ariccia" (fig. 1), che raffigura l'interno di un tempio di culti isiaci[3]. Bes e scimmie, musicanti e danzanti, formano lo strano corteggio della Dea Lontana al suo rientro in Egitto, pacificata dalla compagnia festosa e assimilata alla piena che torna: in tal senso trovano giusta rappresentazione nel tempio di Hathor a File[4].

L'atteggiamento della danza ben si accorda con la presenza di un tamburello, che spesso compare nelle mani del dio: nonostante i legami tra Bes e la divinità solare[5], sembra che qui sia più congruo vedere una danza con il tamburello, conosciuta nell'iconografia di Bes attraverso i secoli, che non l'adorazione del disco solare supposta da Magnarini. Per l'immagine di Bes danzante con il tamburello, come esempi citiamo solo una statuetta al Museo Britannico[6], e una figura in forma di Bes nei propilei del tempio di Hathor a File[7]; di grande interesse, inoltre, è la decorazione di un recipiente dalla tomba 1348 di Deir el-Medina[8]. Degno di nota, infine, è un frammento di ostrakon, sempre da Deir el-Medina, che ci conserva parte di una figura di Bes danzante che ha le gambe in una posizione non troppo diversa da quella riportata nello scarabeo e le mani alzate, mentre una doppia linea esce dalla bocca e si leva verso l'alto fino alla frattura[9] (fig. 2).

Se Hathor/Dea Lontana è anche dea dell'ebbrezza, Bes può avere ovviamente a che fare con le bevande alcoliche: questo aspetto, insieme ad altri, giocherà a favore di una sovrapposizione delle immagini di Bes e del sileno greco[10]. La particolarità della scena proposta dallo scarabeo sta nel fatto che Bes sembra bere con una cannuccia da un certo tipo di anfora che ha una forma allungata, è quasi priva di spalla - notandosi soprattutto nell'impronta del sigillo un lieve rigonfiamento sotto la brevissima strozzatura del collo – e ha due piccoli manici a occhiello. Auspico che studiosi del settore intervengano nel dibattito a datare, fin dove possibile, il tipo di recipiente; intanto noto che la forma non è molto lontana, pur nella diversità, da quella di anfore portate su una spalla da due personaggi nei rilievi del pronao della tomba di Petosiri a Tuna el-Gebel, presso Ermopoli Magna: essi sono i primi della fila di portatori (in basso a sinistra) che presentano i frutti della vendemmia e della pigiatura (fig. 3). La scena del bere attraverso una cannuccia è ben conosciuta dal Nuovo Regno ma, come nota C. Simon[11], in questo caso siamo sempre di fronte a cannule rigide che formano precisi angoli, mentre la testa del bevitore è sempre, necessariamente, più in alto del recipiente; la studiosa, d'altra parte, nota anche l'uso di un sifone per travasare in vino: in questo caso, la linea è morbida e non spezzata, mentre la testa di colui che aspira è più in basso; allo stesso tempo, dovrebbe trovarsi un altro recipiente minore tra lui e il contenitore maggiore[12]. A questo punto dovremmo riconoscere, nella scena dello scarabeo, un sifone e non una cannuccia, tuttavia non sappiamo quanto lo spazio e la forma dello scarabeo stesso non abbiano dettato una necessaria deformazione dell'oggetto e della posizione della figura divina rispetto al recipiente. Va tuttavia notato anche che esistono scarabei mostranti l'iconografia di Bes che beve con la cannuccia (fig. 4)[13], e dunque saremmo tentati di vedere qui, definitivamente, un sifone, che forse era rappresentato anche nell'ostrakon di Deir el-Medina (fig. 2); in un altro scarabeo, una figurina tiene in mano quello che sembrerebbe un sifone (fig. 5)[14]. A questo punto, alla luce delle osservazioni della Simon, potremmo chiederci se il piccolo oggetto in basso davanti a Bes non sia un altro recipiente o un utensile per il travaso, tuttavia non possiamo avere certezze e questa possibilità sembra meno probabile in coincidenza con l'atteggiamento della danza. La forma a campana dell'oggetto, d'altra parte, come osservato da Franco Magnarini, ricorda quella dell'infiorescenza di papiro, e anche questa ben si accompagnerebbe alla scena e alla divinità: poiché il papiro è chiamato a rappresentare il verde della vegetazione e la vitalità stessa, si accorda perfettamente con l'ambiente rigenerante e fecondo di Hathor e Bes, tant'è vero che questi, come la scimmia, può stare su un fiore di papiro[15].
Quale sia il liquido inebriante qui sorbito dal nostro nano non è certo: se di sifone si tratta, non necessariamente sarebbe il tipo di birra densa che, secondo alcuni, sarebbe stata bevuta con la cannuccia[16]. Giungiamo dunque ad alcune osservazioni sul rapporto tra Bes e il vino, utilizzando due fonti di epoca tarda.

Nella scena di vendemmia e vinificazione (fig. 3), rappresentata nel pronao della tomba di Petosiri a Tuna el-Gebel, datata intorno all'epoca di Alessandro Magno, un personaggio tra quelli incaricati di pigiare i grappoli ha chiaramente il viso di Bes (fig. 6): essendo perfettamente frontale e non accordandosi il suo corpo con quello del dio, possiamo anche supporre che si tratti di una maschera[17].
Infine una fonte greca: Ateneo di Naucrati (XI, 497) ricorda, attraverso la testimonianza di un epigramma di Edìlo, che nel tempio del Capo Zefirio, dedicato ad Arsinoe II Afrodite, esisteva un meraviglioso congegno meccanico dedicato da Ctesibio, che aveva la forma di Bes e versava vino attraverso un rhytòn che si apriva a suon di musica[18]; questa era la melodia ancestrale delle divine acque del Nilo che portavano la piena. Ateneo, dunque, ci espone perfettamente assimilata, in epoca e in ambiente tolemaico, l'immagine di Bes come colui che versa il vino, producendo una musica che accompagna la piena e, quindi, la fecondità.

In conclusione, pur nella sua peculiarità, lo scarabeo è ben comprensibile alla luce delle nostre conoscenze sull'immagine di Bes e le arricchisce, proponendoci il dio bevitore o forse una sorta di Bes "cantiniere", che sottolinea con la danza l'avvenuta vinificazione, prefigurando o adombrando, come altrove, scene di ambiente dionisiaco; come osservato da Ch. Desroches-Noblecourt, il vino avrebbe avuto un carattere osiriaco e sarebbe stato legato alla festa del capodanno, coincidente con il ritorno della piena[19]. Per meglio comprendere il rapporto tra l'ambiente egizio e quello greco, sarebbe dunque importante datare lo scarabeo: resta auspicabile che studiosi esperti dei tipi di contenitori intervengano a meglio definire l'anfora e, se possibile, a datarla; ugualmente spero che sia possibile, agli studiosi degli scarabei, tentare una datazione sulla base della forma dello stesso, oltre a offrire ipotesi sulla presenza, notata da Franco Magnarini, del segno nb sotto la scena, il quale è tuttavia ricorrente negli scarabei.


Note

[1] Non va dimenticato che il nano mostruoso può avere nomi diversi (M. Malaise Bes et les croyances solaires, in S. ISRAELIT-GROLL (a cura di), Studies presented to M. Lichtheim, Jerusalem 1990, pp. 682-684), dalle attestazioni più antiche fino a quelle tarde, come ad esempio, nelle colonne dei propilei del tempio di Hathor a File: F. Daumas, Les propylées du temple d'Hathor à Philae, ZÄS 95 (1968), pp. 8-17.

[2] G. Capriotti Vittozzi, Il fanciullo, il nano, la scimmia: immagini "grottesche" e religiosità popolare tra Greci ed Egizi, Polis 1 (2003), pp. 141-154.

[3] K. Lembke, Ein Relief aus Ariccia und seine Geschichte, RM 101 (1994), pp. 97-102; L. Sist in M. De Angelis d'Ossat (a cura di), La scultura antica in Palazzo Altemps, Milano 2002, pp. 266-267.

[4] Malaise, Bes et les croyances solaires, cit., pp.695-696 ; D. Inconnu-Bocquillon, Le mythe de la Déesse Lointaine à Philae, BdE 132, Cairo 2001, con bibliografia precedente.

[5] Malaise, Bes et les croyances solaires, cit., pp. 680-729.

[6] Statuetta in legno dipinto, n. 20865: il dio è in piedi su un fiore di loto. I. Shaw – P. Nicholson, British Museum Dictionary, Londra 1995, p. 53.

[7] Daumas, Les propylées, cit., pp. 8-9 § 15, tav. V.1. Sulle danze e l'uso del tamburello si veda anche Capriotti Vittozzi, Il fanciullo, il nano, la scimmia, cit., p. 149.

[8] V. Dasen, Dwarfs in Ancient Egypt and Greece, Oxford 1993, p. 81, fig. 6.5.

[9] B. Bruyère, Rapport sur les fouilles de Deir el-Médineh (1934-35). Troisième Partie: le village, les décharge publiques, la station de repos du col de la Vallée des Rois, (FIFAO 16) Le Caire 1939, p. 99, fig. 33.

[10] Capriotti Vittozzi, Il fanciullo, il nano, la scimmia, cit., pp. 145-149.

[11] C. Simon, Râpes, siphons ou filtres pour pailles : développement égyptien d'un art de boire, in Sesto Congresso internazionale di egittologia, Atti I, 1992, pp. 555-563.

[12] Si veda in particolare Simon, Râpes, siphons, cit., fig. 15, p. 563, tratta da G. Daressy, ASAE XVII (1917), p. 192. fig. 3.

[13] A. Grenfell, The Iconography of Bes, and of Phoenician Bes-hand Scarabs, PSBA 1902, p. 32, fig. XXXVIII.

[14] Ibid. fig. XXXIX.

[15] Oltre che su un loto (si veda nota 6). Per le figurine su papiro, si veda, ad esempio, H. R. Hall, An Egyptian St. Christopher, JEA 15 (1929), p. 1; Capriotti Vittozzi, Il fanciullo, il nano, la scimmia, cit., p. 150.

[16] Per la discussione sul tipo di bevanda: Simon, Râpes, siphons, cit., p. 557.

[17] G. Capriotti Vittozzi, Rivisitando la tomba di Petosiri: note su alcuni aspetti iconografici, VO, in stampa

[18] G. Capriotti Vittozzi, Tracce di arcaismo greco nella scultura egizia di epoca tolemaica, RendPontifAccadArcheol LXXIII (2000-2001), pp 187-188.

[19] C. Desroches-Noblecourt, Isis Sothis, - le chien , la vigne -, et la tradition millénaire, in Livre du centenaire, 1880-1980, (MIFAO 104) Cairo 1980, pp. 15-24.






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Figura 1
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Figura 2
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Figura 3
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Figura 4
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Figura 5
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Figura 6
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