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La Description de l'Égypte - di Claudia Pernumian

Motivazioni storiche e contenuti

1.1. Motivazioni storiche e contenuti

La "Description de l'Égypte: ou recueil des observations et des recherches qui ont été faites en Égypte, pendant l'Expedition de l'Armée Français", venne pubblicata in fascicoli a partire dal 1809, in seguito alle ricerche eseguite durante la spedizione napoleonica in Egitto effettuata nel corso del 1798.
Nel tentativo di avere uno sbocco sul mare Mediterraneo, e avere quindi più vicine le porte dell'Oriente, e di conseguenza poter impedire il commercio inglese, il Generale partì alla volta di Alessandria portando con sé oltre che un esercito di soldati, anche un "manipolo" di studiosi, scelti tra i maggiori nomi della cultura francese dell'epoca.
"Napoleone incarica quindi una delle più grandi menti di Francia, Gaspard Monge, il creatore della Geometria Descrittiva, di riunire in una Commission des Sciences et des Arts en Égypte un certo numero di savants (così scritto nella grafia dell'epoca) ossia di esperti, capaci di realizzare quel programma. In due mesi Monge raccoglie ben 167 fra astronomi, naturalisti, orientalisti, ingegneri, tipografi e disegnatori trascelti tra i migliori esperti di Francia.
(...). Purtroppo, l'esito della Battaglia delle Piramidi, vinta contro i Mamelucchi, cioè le milizie turche al servizio del sultano sostenute dagli inglesi, finisce presto cancellato: il 1° agosto Nelson distrugge la flotta francese nella baia di Abukir. I Francesi debbono quindi organizzarsi per vivere con le risorse locali. In questo clima, il 2 agosto, Napoleone trova per la Commissione una sede confortevole e degna, al Cairo, nella casa situata a sud della Moschea di Ibn Tulun, appartenente a un capo mamelucco fuggito in Nubia.
In essa impianta una biblioteca, una tipografia e il deposito degli strumenti scientifici. Il 20 agosto fonda l'Istitut National d'Égypte, articolato nelle sezioni di Matematica, presieduta da Monge, di Fisica con Claude-Luis Berthollet e il geologo Dieudonnée Dolomieu (colui che diede il nome alle nostre Dolomiti), delle Lettere e delle Arti con Vivant Denon, di Economia Politica col generale Caffarelli.(...).".
La pubblicazione della Description de l'Égypte si compone di volumi di tavole accompagnati da testi che esplicano con maggior dettaglio ciò che è rappresentato nelle illustrazioni. Il numero dei volumi di testo è differente a seconda delle edizioni, infatti, nella sua prima pubblicazione, l'opera (che esce in fascicoli, tra il 1803 e il 1813, poi in seconda edizione tra il 1817 e il 1830) è costituita di nove volumi di testo e dieci di tavole in folio a litografia, mentre le edizioni successive seguono formati diversi che comportano di conseguenza un numero di tomi variabile. Infatti presso la Biblioteca del Museo Egizio è consultabile l'edizione del 1817-1830, mentre alla Biblioteca Reale è conservata la prima edizione, a cui mancano però alcune tavole. La Biblioteca Nazionale possiede esclusivamente i volumi in folio di testo, mentre la Biblioteca Civica custodisce alcuni volumi di tavole e alcuni di testo della seconda edizione.
L'apparato iconografico di quest'opera non si può considerare come una semplice raccolta di illustrazioni destinate a decorare una pubblicazione erudita, le vestigia dell'architettura egizia sono oggetto di descrizioni al tempo stesso verbale e iconiche, perchè i testi rimandano esclusivamente alle tavole.
I commenti vennero curati sia da savants che contribuirono alla stesura delle rappresentazioni, come gli ingegneri J. B. P. Jollois, R. E. Devilliers e E. F. Jomard, sia da membri della commissione scientifica che si occuparono esclusivamente di studiare e descrivere ciò che osservavano. La descrizione verbale segue sia la storia che l'architettura; ha una funzione di riferimento perchè identifica doppiamente il monumento attraverso le sue denominazioni e attraverso cratteristiche di classificazione riconosciute, ma è anche il luogo dove si racconta l'esperienza avuta in situ della rovina.
I disegnatori che maggiormente contribuirono ai primi cinque volumi della Description de l'Égypte sono gli architetti J. B. Lepere e C. L. Balzac, il pittore H. J. Redouté, gli ingegneri E. F. Jomard, A. Cécile, J. B. P. Jollois, R. E. Devilliers e A. Dutertre.
Altri savans si occuparono invece esclusivamente di fornire tavole in cui sono riportate le iscrizioni in geroglifico riportate sugli edifici che venivano studiati dagli ingegneri e dagli architetti.
In questa sede non si analizzerà il loro contributo perché esula dall'architettura.

1.2. Metodi grafici di rappresentazione

Le illustrazioni dell'opera sono quasi tutte realizzate in china, solo alcune sono anche colorate ad acquerello: tra queste meritano di essere menzionate le tre fornite dall'architetto J. B. Lepere, che si possono considerare tra le più conosciute dell'opera, essendo ormai diventate il simbolo stesso della Description de l'Égypte per la bellezza e raffinatezza che le contraddistingue. Queste tre rappresentazioni raffigurano la veduta interna del tempio di File, la colonna hathorica del tempio di Dendera e l'interno del tempio ad ovest del Ramesseum. In qualunque pubblicazione che parli della spedizione napoleonica, per dimostrare la bellezza e l'eleganza dei disegni che furono eseguiti durante la missione, sono presentate proprio queste tavole.
La suddivisione delle tavole all'interno della monumentale impresa è fatto per siti, seguendo a rovescia il reale itinerario percorso dai francesi. Infatti inizia con la descrizione dell'isola di File, raggiunta da Napoleone soltanto dopo diversi mesi di campagna, per terminare con le piramidi di Giza, passando attraverso i maggiori monumenti tra cui quelli di Edfu, di Dendera, di Karnak e di Luxor.
Il sito archeologico studiato è quasi sempre presentato con una prima pianta topografica che illustra la generale collocazione degli edifici e la situazione fisica dei dintorni, seguono poi alcune tavole di vedute generali dei templi ripresi da angolazioni diverse, sempre fedelmente riportate (ad esempio sud-est; nord-ovest); si prosegue poi con le analisi delle costruzioni attraverso piante, alzati e sezioni, e, per terminare, vengono proposti alcuni studi di particolari architettonici che hanno suscitato la curiosità degli architetti ed ingegneri che si occuparono dei rilevare le strutture.
Le vedute pittoresche presuppongono un'esperienza percettiva visiva ed in questo senso si differenziano dai rilievi in quanto forma iconica. Fanno emergere in primo piano il materiale della rappresentazione che sarà poi oggetto di studio nelle tavole dei dettegli architettonici.
molti studiosi si sono dedicati allo studio dell'argomento e sono stati quasi tutti concordi nel considerare l'opera come la prima trattazione scientifica sull'Egitto.
C. Gillespie in un articolo sulla campagna d'Egitto, afferma che i savans copiarono fedelmente ciò che si presentava davanti ai loro occhi, definendo la pubblicazione "un compendio di dimensioni monumentali" e sottolineando come "i giovani ingegneri copiarono tutto così fedelmente da tramandarci, in molti casi, la testimonianza di iscrizioni ed edifici nel frattempo scomparsi. Per esempio, il tempio di Iside situato di fronte a Esna, sull'opposta sponda del Nilo, fu distrutto nel 1828 durante il regime di Mehemet Ali. Si può quindi affermare che l'egittologia sia iniziata con la Description de l'Égypte: eppure gli autori dell'opera non avevano idea del significato di ciò che documentavano".
F. Clerici dichiara "la squadra degli architetti, disegnatori e incisori che Denon ha l'incarico di smistare ovunque ci siano reperti da rilevare, mette assieme centinaia di disegni, esatti quanto l'immagine che oggi ci è restituita dalla fotografia. E tutto è studiato con estrema esattezza per essere poi tradotto in quelle incisioni che formeranno lo splendore dei ventisei volumi", dello stesso avviso sono F. Beaucour, Y. Laissus e C. Orgogozo che ricordano "personne ne sachant lire les hiéroglyphes, seules les scènes représentées peuvent amaner è une certaine compréhension de la civilisation ancienne. Les savants regardent et resument tout ce qui est figuré. Mais rien plus" .
Per togliere il velo romantico che copriva la spedizione napoleonica e che voleva gli studiosi dell'Istitut entusiasti del loro viaggio e motivati a conoscere la terra d'Egitto, J. Ch. Herold, nel suo testo dedicato a questa campagna di guerra, propone una pungente e provocatoria interpretazione sul "come e perché" gli studiosi iniziarono ad occuparsi dello studio della cultura dell'Egitto.
Il testo è chiaramente provocatorio e spesso assume toni che non rendono giustizia all'opera, infatti egli afferma che i savants, abbandonati a loro stessi durante la missione militare, non sapendo come fare per passare il tempo, in attesa dell'agognato ritorno in patria, iniziarono a studiare e schedare tutto ciò che li incuriosiva; in seguito, con la creazione dell'Istitut d'Égypte, si iniziò a discutere con i colleghi ciò che quotidianamente veniva osservato in vista di una futura pubblicazione. Napoleone aveva portato con sé un così grande numero di studiosi soprattutto per fini pratici, affinchè studiassero la politica della terra che li ospitava, sperimentassero la vite nel deserto, pesassero il frumento egiziano, e così via, e, in secondo luogo, con lo scopo di studiare ogni aspetto di questo mal conosciuto paese.
Sebbene Herold presenti i due compiti dell'Institut d'Égypte: preparare lo sviluppo economico dell'Egitto sotto la guida di Napoleone e superare le necessità del momento, egli sottolinea che "non risulta che Napoleone abbia mai mostrato il minimo interesse personale verso la classificazione dei pesci del Nilo che Geoffroy Sait-Hilaire collezionava con passione, né verso i templi di Luxor e di Karnak, che non si preoccupò mai di visitare (...). Le Piramidi e le sfingi furono gli unici monumenti antichi che Bonaparte visitò in Egitto. Tuttavia egli rifiutò di entrare nella Piramide di Cheope". Questa interpretazione dei fatti, non accettata dagli egittologi, sottolinea come la pubblicazione che diventerà la base dell'egittologia nacque in qualche modo come diversivo: il Generale che aveva portato i savants per nobili scopi scientifici finì ben presto per lasciarli a loro stessi a causa delle difficili condizioni politiche che si andavano formando.
Il testo di Herold propone un'ottica diversa rispetto a quella che, tradizionalmente, vede la Description de l'Égypte, come il frutto di uno studio condotto con rigore scientifico e basato sulla sete di sapere dei francesi. Di Jollois, uno dei membri che più contribuì all'opera con le sue tavole, egli sottolinea "Jollois, uno degli ingegneri più giovani, non mostrava alcun entusiasmo per l'alloggio fornito a lui ed ai suoi colleghi a Rosetta. La loro casa, egli dice, era infestata da parassiti, e piena di rifiuti e sporcizia disgustosa. Non venivano distribuite razioni alimentari e non vi erano cuochi" e ancora "armato di un fucile e di un paio di occhiali da sole, vagava per la campagna, raccogliendo uccelli, esemplari botanici e studiando ruderi", così riguardo altri savants "L'architetto Norry, scriveva Bonaparte, stava "male di corpo e di spirito" e desiderava tornare in Francia; lo desideravano pure l'astronomo Quesnot, l'antiquario Pourlier, ed il chirurgo Dubois, che "non cessa mai di pensare ai suoi quattro figli, la cui madre è morta e che egli ha lasciato a Parigi".
Anche se dopo il ritorno in patria non si crearono occasioni affinchè l'Egitto continuasse ad essere oggetto di studio e lavoro di tipo continuativo, l'esperienza vissuta durante la spedizione rimase nell'animo dei partecipanti come segno forte ed indelebile; tra di loro Vivant Denon, fu forse l'unico a continuare lo studio intrapreso in Egitto diventando curatore della sezione egizia del Louvre, ma lo stesso architetto Lepere affermò di aver passato in Egitto il periodo più bello della sua vita, tanto che nella sua carriera si occupò ancora di commissioni che gli ricordavano i giorni passati nella terra dei Faraoni, è il caso della colonna Vendôme, in onore della Grande Armata, e del servizio egittizzante in porcellana di Sèvres che progettò per Napoleone.

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