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Rapporto sulla documentazione d'archivio presente presso il Museo Egizio di Torino - di Alessandro Roccati

Dalla sua fondazione il Museo Egizio di Torino è stato il principale punto di riferimento in Italia, particolarmente dopo l'Unità, per la ricerca nel campo dell'egittologia. Da allora tradizionalmente l'insegnamento universitario dell'egittologia è stato conferito ai suoi conservatori. Le pubblicazioni prodotte dagli studiosi, insieme con altre acquisite, sono confluite nella Biblioteca del Museo Egizio. La consistenza di questa biblioteca è stata in genere alquanto modesta, il suo incremento avvenendo soprattutto mediante donazioni. Le opere di maggiore prestigio sono conservate nella Biblioteca Reale di Torino.

A partire dalla gestione del Soprintendente Silvio Curto (anni Settanta), il Ministero di volta in volta competente ha favorito con congrui finanziamenti l'arricchimento della Biblioteca al fine di farne un valido strumento di ricerca, dapprima praticamente unico in Italia (in seguito altre sedi si son dotate di adeguate attrezzature, specialmente mediante l'acquisto in blocco, anche se finanziariamente più oneroso, di patrimoni librari già costituiti). Questa dotazione libraria era intesa a sostenere attività di ricerca all'interno del Museo Egizio, particolarmente nell'ambito dello sviluppo del Catalogo scientifico, la cui cura è stata affidata in gran parte a chi scrive.

Con la recente creazione di una cattedra universitaria specifica per l'egittologia presso l'Università di Torino, attualmente ricoperta dallo scrivente, si modificano gli equilibrii relativi alle attività di ricerca, che sono ora condivise e promosse soprattutto dall'istituto universitario, e con cui sembra opportuno che in futuro siano sviluppate convenzioni e sinergie.

I risultati delle ricerche condotte in passato presso il Museo Egizio sono consegnati quasi interamente in lavori a stampa. Non altrettanto si può dire delle numerose ed importanti spedizioni archeologiche condotte da alcuni Responsabili del Museo Egizio, di cui restano anzitutto i reperti che hanno arricchito le collezioni: ma vi sono pure quaderni di appunti, annotazioni, disegni, lastre fotografiche, riproduzioni fotografiche d'epoca, che hanno unica importanza documentaria, classificati ed in fase di studio. La loro conservazione in questo contesto obbedisce ad esigenze diverse, ma riveste importanza pari a quella dei reperti: questi materiali rappresentano uno strumento operativo per la continuazione e l'attuazione di studi di interesse archeologico o filologico, in una sola parola "egittologico". Si deve tenere altresì conto dell'opportunità che spedizioni future continuino l'esplorazione od eseguano verifiche dei terreni già in concessione per gli scavi. E' egualmente da prevedere che l'attività universitaria susciti presto analoghe esigenze, per le quali una soluzione unitaria sarebbe auspicabile.

In considerazione della funzione del Museo Egizio come centro di studio, in passato esso è divenuto depositario di archivi costituiti in modo non direttamente connesso alla sua attività, come diversi carteggi, i cartoni originali eseguiti per lo spostamento dei templi di File, materiali di diverse mostre che sono sorte per iniziativa del Museo Egizio o in collaborazione con esso. E' da presumere che anche in futuro si presenti la necessità di accogliere altri materiali e di disporre quindi di un centro unificato di raccolta.

La custodia, lo sfruttamento e l'incremento di questi materiali d'archivio deve indurre a prevedere fin d'ora spazi adeguati, fosse anche compatibilmente con le prevedibili associazioni di attività complementari svolte sotto l'egida dell'Università.

A questa opera di tutela concorrono inoltre storicamente l'Accademia delle Scienze e l'Archivio di Stato. La prima è la sede accademica e culturale che si è assunta la cura degli aspetti scientifici inerenti al patrimonio documentario denominato "Museo Egizio" al momento della sua formazione. Quasi tutti gli studiosi torinesi o stranieri che hanno eseguito ricerche sulle antichità egizie di Torino sono stati accolti tra i membri dell'Accademia. Ad esempio carteggi dello Champollion o di Bernardino Drovetti sono conservati tra le carte dell'Accademia, la quale ha pure contribuito con le sue pubblicazioni a stampare i lavori relativi alle ricerche.

L'Archivio di Stato è legalmente depositario della documentazione amministrativa prodotta dalla gestione del Museo Egizio non appena essa acquisti valenza storica, ossia non sia più legata alla pratica corrente.

Nel nuovo assetto da assegnare alle strutture di conservazione e di fruizione delle antichità egizie nel contesto torinese, si affacciano due essenziali questioni complementari:

1) la prima relativa agli spazi ed ai locali dove situare gli strumenti di lavoro (Biblioteca e documentazione d'archivio di carattere operativo, ossia utile alle ricerche archeologiche in atto, dove la nozione "archeologia" copre tanto le antichità possedute dal Museo Egizio, quanto quelle complementari o relative alle aree di scavo);

2) la seconda questione concerne l'ambito istituzionale cui conferire tutela e sviluppo dei materiali di cui al punto precedente. Non sembra che questi interessi ricadano tra le incombenze attribuibili alla Fondazione per il Museo delle antichità egizie (anche se ad essa è stata conferita la Biblioteca del Museo Egizio, quando ancora non esisteva la cattedra universitaria), e neanche tra quelle della Soprintendenza ai beni archeologici, il cui territorio è di pertinenza regionale, e cui incombe la sola tutela fisica dei materiali egizi di proprietà dello Stato.

Mi preme sottolineare l'urgenza di provvedimenti ai fini della salvaguardia di materiali preziosi anche se, talora, di non immediata "visibilità". Le questioni sono da impostare e da risolvere sia alla luce delle vicende storiche precorse sia nel quadro del presente assetto istituzionale.