| La Missione dell'Università di Pisa a Dra Abu el-Naga (Gurna, Luxor) – Campagne I-V (gennaio 2003 - novembre 2005)Redazione Archaeogate, 24-02-2006 Pag. 6 di 6  Novembre 2005MIDAN.05 La campagna si è svolta dal 6 novembre al 3 dicembre e si è concentrata sugli ambienti più interni di MIDAN.05, in attesa che i colleghi tedeschi del DAIK portino a termine lo scavo dell'area esterna circostante, rimuovendo la massa di terra e detriti che al momento incombe sulla tomba dal lato nord. L'indagine archeologica ha dunque avuto come oggetto il corridoio "c" , la piccola camera "e" e la vicina stanza "d". Il corridoio "c" presentava chiare tracce dell'azione di intrusi precedenti all'interramento della tomba: il deposito era infatti stato scavato in più punti per raggiungere, con dei veri e propri sondaggi, il piano di roccia dell'ambiente e su questo allargarsi a raggiera nel deposito compatto attraverso stretti e precari cunicoli, fino a raggiungere le pareti laterali. Verosimilmente, agli stessi intrusi deve imputarsi lo scavo di una sorta di "pozzo" di saccheggio nel deposito, in corrispondenza di "e", la piccola camera che si apre sulla parete sud di "c". Il "pozzo", evidentemente scavato dopo aver individuato l'accesso alla cameretta attraverso il sistema di sondaggi sopra descritto, era stato poi – presumibilmente dagli stessi saccheggiatori - rinforzato con due muretti di contenimento per impedire che la terra smossa franasse e permettere dunque un intervento di depredazione più agevole e prolungato nel tempo (fig. 13). La cameretta "e" è situata ad un livello inferiore rispetto al pavimento del corridoio "c", circa 1 m più in basso di questo (fig.14 ). La progressione dello scavo nella metà orientale del corridoio e la conseguente rimozione del muretto di contenimento ad est del "pozzo" di saccheggio hanno rivelato che in origine si accedeva ad "e" per mezzo di una serie di gradini intagliati nella roccia, che partivano quasi a ridosso della parete opposta nord. I saccheggiatori l'avevano svuotata, scavando e asportando in parte il deposito compatto che la riempiva, originato dall'accumulo di terra insieme al fango e ai detriti trascinati da una delle ondate di piena alluvionale che hanno nel tempo interessato la tomba. Tuttavia, una parte del deposito non toccata dai ladri ancora aderiva alle pareti. All'interno di questo, lungo la parete est della camera, è stata rinvenuta una mummia in cattive condizioni di conservazione, priva di sarcofago, che è stata temporaneamente lasciata in sito, sullo spesso strato di deposito ancora non scavato, in attesa di sottoporla all'esame di un esperto. Il piano del corridoio "c, una volta raggiunto, presentava uno strato biancastro gessoso piuttosto compatto e conservato in lacerti, forse originato da combustione: sia qui che negli altri ambienti della tomba sono frequenti le tracce di bruciatura sugli oggetti rinvenuti, certo frutto dell'abitudine dei ladri di dar fuoco alle mummie per recuperarne velocemente gli amuleti e gli oggetti in metalli preziosi e pietre dure. Sembra possibile che lo strato gessoso sia il risultato dell'azione di combustione sul precedente crollo dell'intonaco dipinto che ricopriva pareti e soffitti. Moltissimi frammenti minuti, ancora con tracce di pittura e colore, sono in effetti stati rinvenuti nel corso dello scavo, sia negli strati intermedi che al suolo, su quest'ultimo calpestati e agglomerati in zolle insieme al già citato materiale gessoso e a frammenti di ossa e bende. All'estremità occidentale di "c", sul lato opposto all'ingresso, la parete meridionale del corridoio devia bruscamente verso nord, in maniera da formare un angolo acuto con la parete di fondo. In questo punto, dove il corridoio si restringe, gli scavi hanno messo a nudo uno spesso muro, in parte crollato, fatto di grosse pietre e schegge, legate dalla stessa malta rosa caratteristica di tutta la tomba. Il muro era intonacato sulla faccia rivolta verso l'ingresso con una muna di colore marrone-rossastro. L'indagine dell'area alle sue spalle è appena iniziata e il muro stesso deve ancora essere liberato completamente. Solo ipotesi perciò sono possibili in questa fase: è possibile che il muro ospitasse una nicchia, forse per alloggiarvi una statua, o una stele falsa-porta. Molti frammenti di stucco, che talvolta ancora conservano intatti i colori, sono stati rinvenuti nei suoi pressi. E' certo, comunque, che il muro fosse parte del progetto originale: alle sue spalle, infatti, non sono state ritrovate tracce né della malta rosa né di pitture. L'abitudine dei costruttori, osservabile in tutta la tomba, di scavare la roccia seguendone le linee naturali di distacco può far ipotizzare che in quel punto avvenga un cambiamento nella sua stratificazione geologica tale da aver loro impedito la prosecuzione del taglio rettilineo; il muro sarebbe stato, in questo caso, la misura adottata per restituire all'ambiente la regolare pianta rettangolare prevista dal progetto. Lo spazio chiuso dietro il muro, in seguito parzialmente crollato, fu però utilizzato, come hanno mostrato i primi rinvenimenti. Il proseguimento del suo scavo, previsto nella prossima campagna, dirà come e quando. La camera "d" si apre a nord del corridoio. La sua porta principale dà sulla sala traversa "a", benché al momento essa comunichi anche con "c", attraverso una grossa breccia nella parete sud (fig. 15). L'indagine ha rivelato che la stanza è occupata per la maggior parte della sua area da un pozzo funerario rettangolare, scavato nella roccia in maniera da lasciare intorno ai lati un bordo sopraelevato, come una sorta di parapetto di roccia, una caratteristica attestata in diverse tombe della necropoli tebana (Kampp "Felsbosse")[10]. Solo i primi strati del riempimento sono stati per ora rimossi, rivelando sulle facce corrispondenti ai lati più lunghi le caratteristiche cavità semicircolari che venivano praticate per consentire l'appoggio dei piedi e facilitare così la discesa e l'ascesa lungo le pareti. Il pozzo sarà indagato nella prossima campagna (fig. 16). Nel materiale per ora ritrovato in questi ambienti, sia frammentario che integro, restano scarsi, in generale, i ritrovamenti databili al Nuovo Regno mentre prevalgono i rinvenimenti riferibili a corredi funerari tipici del III Periodo Intermedio - inizi dell'Età Tarda. Il dato trova per ora conferma anche nella maggioranza delle forme ceramiche finora ricostruite, databili al periodo tra IX e VI secolo a.C. Lo studio della ceramica proveniente da MIDAN-05 è però appena iniziato e, in particolare, ancora non è stato affrontato l'esame di quella proveniente dagli strati inferiori di "c". Ancora nessun dato certo permette ipotesi sull'identità del primo proprietario della tomba. E' probabile che la facciata esterna, una volta liberata, e lo scavo del pozzo funerario in "d" forniranno questa preziosa informazione. Tra il materiale iscritto, oltre ai coni funerari, numerosi sono gli ushabti, per ora frammentari, per lo più databili al III Periodo Intermedio, appartenuti a personaggi che portano i nomi di #nsw-wn-nxy[11], Ns-@r, &A-prt (?), i cui esemplari non danno però titoli né patronimici che possano agevolarne l'identificazione. Alla XVIII o XIX dinastia possono datarsi due ushabti in legno, policromi, di cui resta solo la parte inferiore, con il nome di un [...]-m-Hb (forse: @r-m-Hb, dalle tracce di uno dei due, meglio conservate). I due frammenti mostrano chiari segni di bruciatura sul margine superiore, suggerendo che la parte restante sia stata consumata dal fuoco in ambedue le statuette. TT 14 Nel corso della campagna, Lucia Grassi ha eseguito le copie di tutte le pitture della sala A della tomba di Huy. Un controllo comparato tra le condizioni attuali delle pitture e quelle documentate dalla prima campagna fotografica nel gennaio 2003 è stato effettuato da Dina Bakhoum, ingegnere strutturale, esperta in Conservazione. Il relativo rapporto è presentato di seguito. Barbara Lippi, antropologa, ha iniziato l'esame dei numerosi resti umani finora rinvenuti in TT 14 e MIDAN.05, fornendo il rapporto preliminare riportato oltre. Un nuovo metodo di ricostruzione tridimensionale degli oggetti è stato sperimentato da Maurizio Forte (ITABC-CNR) e Claudia Liuzza (Ename Centre for Public Archaeology and Heritage Presentation – Belgio) su una parte del materiale rinvenuto nelle passate campagne: le immagini digitali sono state elaborate con tecniche di computer vision attraverso il software Epoch 3D sviluppato presso l'Università di Leuven, nell'ambito del progetto europeo Epoch (di cui l'ITABC fa parte). La parte applicativa del software è in corso di sperimentazione presso il VHLab del CNR-ITABC. I risultati, assai promettenti, permetteranno di integrare gli ambienti virtuali della tomba, ricostruiti nelle diverse fasi di scavo tramite tecniche di rilievo tridimensionale, con i modelli tridimensionali del materiale di volta in volta rinvenutovi, completi di componenti geometriche e texture.
Note[10] F. Kampp, Die Thebanische Nekropole, Theben XIII, Mainz am Rhein 1996, p.87. [11] Per questo nome, PN, I, 178, 21 e RdE 34, 104-105. Cliccare sull'immagine per l'ingrandimento  Fig.1: Pianta generale schematica delle tombe TT14 e MIDAN.05
 Fig.2: Veduta dell’area con l’ingresso moderno a TT 14 e MIDAN.05 in primo piano.
 Fig.3: Dettaglio della decorazione dipinta di TT14: Huy e sua moglie seduti
 Fig.4: Fotomosaico da fotoraddrizzamento digitale della porzione centrale del soffitto decorato della prima camera di TT14 (P. Del Vesco)
 Fig.5: Frammento della decorazione parietale della sala A rinvenuto in C: Huy in adorazione
 Fig.6: Vaso d’età saitica da D
 Fig.7: Frammento di sarcofago dipinto da G
 Fig.8: Eva Pietroni durante il rilievo con lo scanner 3D
 Fig.9: L’acquisizione e registrazione dei dati con lo scanner in tempo reale
 Fig.10: Dettaglio dei resti della decorazione dipinta sul soffitto di c (MIDAN.05)
 Fig.11: Scarabei funerari da corredi tardi
 Fig.12: Cono funerario proveniente dalla tomba del Capitano del Profeta d’Amon Nebanesu
 Fig.13: L’accesso aperto da ladri alla cameretta e con vista del muro di contenimento ovest.
 Fig.14: La cameretta e in fase di scavo
 Fig.15: Veduta del corridoio c da ovest, con la breccia sulla parete nord che mette in comunicazione gli ambienti c e d.
 Fig.16: Il pozzo funerario in d nella fase iniziale dello scavo.
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